Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

martedì 31 gennaio 2012

Soundmagazine.it - Il teatro degli orrori - Il Mondo nuovo

“… Entrati videro appeso al muro uno splendido ritratto del loro padrone, quale l’avevano visto l’ultima volta in tutta la magnificenza della sua meravigliosa bellezza e gioventù. Per terra giaceva un uomo morto con un coltello piantato nel cuore. Aveva i capelli bianchi, il viso raggrinzito e ripugnante. Soltanto esaminando gli anelli riuscirono a riconoscerlo.”
Oscar Wilde - Il ritratto di Dorian Gray

Ho deciso di aprire con una citazione libraria con lo scopo di raccontare l’effetto immaginifico prodotto da Face cancel, la copertina realizzata dall’artista Roberto Coda Zabetta, per questo album di fine gennaio dei Teatro degli orrori pubblicato da La Tempesta e distribuito dalla Universal.
Il mondo nuovo, terzo disco della band, comincia il suo essere concept dalla copertina, ritraendo in un’indecifrabile espressione il volto grinzoso, sfregiato, appena mostruoso di un uomo. E l’uomo è il centro se non anche il suo nucleo artistico.

venerdì 27 gennaio 2012

GIPI - LMVDM

Titolo originale: LMVDM - La mia vita disegnata male
Autore: Gianni "GIPI" Pacinotti (a quanto pare nome in divenire)
Anno 2008
Edizione:Coconino press (Fusi orari)
Pagine: 143 
"Ho mentito tutte le volte che ho detto "sto bene".
Tutte le volte. E questo lo sapevano tutti. 
Era per questo che distoglievano lo sguardo. 
Siamo tutti vigliacchi, non è vero?" 

Non so quante volte mi è capitata tra le mani questa graphic novel, direi decine di volte, anche se poi lasciandomi perplesso nell'acquisto ho sempre optato per altri più sicuri lidi. Poi è arrivato Natale e tadaaan eccotelo in regalo. Un bel colpo netto alla mia insicurezza di consumatore e così eccomi qua.

martedì 24 gennaio 2012

Marta sui tubi live (23 Gennaio 2012)

"Io non ho sentimenti solo mestruazioni"
Re-interpretazione di Post
 
La cosa più bella di quando si è di casa, intesa come quando ci si sente a casa, è non solo l'aria che per stessa naturalità della condizione si respira, ma soprattutto le nuove relazioni che la tranquillità consente d'intrecciare.
Aurora Bernardinello - Giovanni Gulino
Erano giorni che attendevo di poter aggiungere un nuovo evento al palinsesto blogghesco, aprire questo anno con i Marta è dunque la perfetta continuità di quanto seguito nel primo anno bolognese "appena" trascorso.
L'evento della serata diviso in due tempi ha visto due sfondi profondamente differenti e ognuno a proprio modo caratteristico. 

domenica 22 gennaio 2012

Frivolezza del giorno - Fanfullata di Costantino

"Fatemi rivedere Totò, lasciatemi adorare ancora le labbra di quel mai dimenticato bacio infuocato"

Giulio Andreotti - Politico e grande Vecchio italiano

giovedì 19 gennaio 2012

Marco Modugno & Vincenzo Spina - Cedimento strutturale

Titolo originale: Cedimento strutturale
Autore: Marco Modugno & Vincenzo Spina
Anno 2011
Edizione:
Pagine: 20 + 373

Ultimamente a chi mi chiedeva: "Cosa leggi?", rispondevo con una certa solerzia: "Cedimento strutturale un romanzo cyberpunk autoprodotto", "MADDAI, il Saiberpanc è morto da decenni ormai".
Comincio così a parlare di questo romanzo, perché vorrei proporre una brevissima (prometto) divagazione. Affermare la morte del Cyberpunk sarebbe come affermare la morte della Fantascienza. Il Cyberpunk non è morto, né credo abbia esaurito i suoi fuochi, salvo che con morto non s'intenda semplicemente che le motivazioni date da Sterling al Genere non abbiano perso di motivazione. Vero, viviamo in tempi turbolenti, difficili e anche particolarmente ipertecnologici, tanto da non aver troppo bisogno di un genere nato nella realistica depressione socio-culturale post-yuppies degli anni Ottanta, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di libri e fortunatamente, come spesso accade per tutti i figli dell'arte, sono l'espressione umana dell'infinito.

venerdì 13 gennaio 2012

Milano - New York solo andata.

N.B. Si tratta di un'idea inedita per una sceneggiatura del videoclip del pezzo Milano - New York solo andata dei Calibro 35. Per apprezzarla a pieno vi consiglio di ascoltare il brano mentre leggete.
buona lettura!

Un uomo con in mano una valigetta, alto, spalle larghe, capelli castano chiari, indossa un dolce vita bianco e pantaloni neri, cammina attraversando un corridoio di moquette verde illuminato a neon, tre piante a foglie larghe in vasi stondati di ceramica bianca sul pavimento, alla parete solo i muri bianchi. Ai due lati del corridoio uffici, porte a vetri, luci spente non c'è nessuno all'interno, solo l'ultima porta
in fondo è accesa e opacizza una luce gialla.
La targhetta in ottone porta il nome di U.N.Owen (cit.). Entra senza bussare, ad attenderlo, nella penombra, dietro una scrivania in noce c'è un uomo pelato con gli occhi blu, giacca nera, camicia bianca, cravatta blu come gli occhi. L'unica illuminazione della stanza arriva dalla lampada stile marinaro sulla scrivania. Mette la valigetta sulla scrivania, con l'apertura rivolta verso l'uomo pelato, quello la apre, guarda, non tocca, chiude la valigetta. Si guardano un attimo, poi anche il pelato si alza. Si stringono la mano.

martedì 10 gennaio 2012

#blogletterari

Oggi su Twitter, piattaforma su cui da qualche tempo mi muovo con più costanza, la casa editrice Einaudi (almeno da quel che mi è parso) ha scatenato l'hashtag #blogletterari aggiungendo le domande cosa siano, se esistono, quali siano le caratteristiche per render tale definizione corretta. Si trattava di una chiacchierata a più voci tra gli utenti, curiosità che partendo da quel cancelletto a inizio di sigla ha scaturito una serie di discussioni.

Ora, non ho seguito l'argomento di discussione abbastanza da poter sapere quali siano stati gli sviluppi e non sono sicuro di poter dire che in fondo trovo la cosa davvero da discutere. 
Mi spiego, si può forse polemizzare della qualità generale dei blog letterari esistenti in Italia, ma di quale stima potremmo mai parlare? E' evidente che l'apparato più creativamente esplosivo non potrà certo essere prodotto da gruppi autorali strafrequentati e straconosciuti come quello di Finzioni, che, tra l'altro, pur in tutta la sua assoluta qualità di settore e organizzazione resta molto più webzine che non blog e quindi di cosa stiamo parlando?

domenica 8 gennaio 2012

Intervallo

"Il cinema non morirà mai,
ormai è nato e non può morire:
morirà la sala cinematografica, forse,
ma di questo non mi frega niente"
Mario Monicelli


Embé che fin'hai fatto caro il mio LettereeGiorni, lo sai che qua non è che puoi prendere ferie e lasciarci tutti così. Eh! Eh! Eh! Nonsifa LettereeGiorni! No! No! No!

Essendo che di base ho il culo pesante e inoltre sono un poco impegnato con la scrittura del volume secondo di Dei o Demoni le mie possibilità di scrivere, scrivere, scrivere, nuovi riempimenti da blog non sembrano così vicine, ma, e naturalmente c'è sempre il ma, il vero motivo per cui non sto aggiornando (ma - appunto - preparatevi che il prossimo è un romanzo cyberpunk) è che sto vedendo film. Sì, qualcuno ... diciamo al ritmo di tre al giorno più o meno... una vera mattanza cinematografica, che mescolandosi per la vicinanza nel tempo di visione diventano un pastrocchio di sceneggiature, così poi ho gli incubi notturni, tipo chessò un sogno con protagonista uno squalo serial killer sadico che ha 'sta capacità di pilotare bolidi manco fosse Schumacher e però sta fuggendo dalle fatine dei denti dalla mentalità borghese che abitano in un appartamento di New York. Insomma intanto li vedo ché mi piace, se poi magari mi vengono anche nuove idee è tutto brodo da cui attingere.

martedì 3 gennaio 2012

Soundmagazine.it - Gaspare Palmieri e Cristian Grassilli - Psicantria

Partiamo da una definizione importante ai fini della comprensione di questo lavoro, cos'è la psicopatologia? Trattasi di una disciplina indipendente legata alla psicologia, avente per oggetto il funzionamento anormale dell’attività psichica e per scopo l'individuazione delle cause specifiche delle diverse malattie mentali e dei diversi disturbi comportamentali. Essa si esprime attraverso la scelta di dare priorità al mondo interno e alle esperienze vissute dal paziente stesso. 
Decisamente roba seria.
E se ci son due qualità che rendono più interessanti (anche oltre ogni ragionevole dubbio) le cose, soprattutto quelle serie, queste sono ironia e leggerezza. Con questa intenzione nasce il connubio decisamente perfetto tra Gaspare Palmieri, psichiatra e cantautore, e Cristian Grassilli, psicoterapeuta, musicoterapeuta e cantautore, (che ho entrambi conosciuto durante una loro presentazione live del progetto) che ha dato vita a Psicantria. Il manuale di psicopatologia cantata, libro-cd edito dalle Edizioni La Meridiana.

domenica 1 gennaio 2012

Fosco Maraini - Il lonfo


Il Lonfo non vaterca né gluisce
e molto raramente barigatta,
ma quando soffia il bego a bisce bisce
sdilenca un poco e gnagio s'archipatta.

E' frusco il Lonfo! E' pieno di lupigna.
Arrafferia malversa e sofolenta!
Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna
se lugri ti botalla e ti criventa.

Eppure il vecchio Lonfo ammargelluto
che bete e zugghia e fonca nei trombazzi
fa lègica busìa, fa gisbuto;
e quasi quasi in segno di sberdazzi
gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto
t' alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi.

sabato 31 dicembre 2011

Frivolezza del giorno - Fanfullata di Costantino


"Ragazzi, ho capito che la fase anale è una di quelle più delicate, ma non siate timidi e spingete a fondo per superarla" 

Sigismund Schlomo Freud - Psicanalista e neurologo

giovedì 29 dicembre 2011

Soundmagazine.it - La rivolta - Guerra e pace

Già nella copertina, un patchwork femminile, è inserita la Guerra e pace contenuta sia nel titolo dell'album pubblicato dalla NerdSound records, sia nell'Io in conflitto raccontato dalla musica di questo gruppo di ragazzi di Frosinone. 

lunedì 26 dicembre 2011

Nichilismo del giorno - APPELLO A RETI UNIFICATE

"Uomo avvisato mezzo salvato"
Motto popolare

Il Pontifex ci riprova e dalle sue pagine ci manda, Attenzione Attenzione, un appello a reti unificate
 DIO SI STA INCAZZANDO
Quindi smettetela di scrivere o recitare cagate CONTRO DIO E I SUOI SOSTENITORI e di bestemmiare anche, che qui non se ne esce vivi.
Oltretutto il Padreterno è un fervente praticante della vendetta trasversale.

State in palla e buona lettura.

Giancarlo De Cataldo - Terroni

Titolo originale: Terroni
Autore: Giancarlo De Cataldo
Anno 2006
Edizione: Sartorio
Pagine:137

Da quando son andato via da Taranto, ed è passato davvero taaanto tempo, non sono molte le date natalizie che mi son trovato a non presenziare circondato dalle mura familiari, questo appena trascorso è il terzo su trentuno. Così pur non potendo farne un consiglio per gli acquisti, ché il 24 è ormai passato, mi son detto che avrei potuto visitare attraverso un libro, un po' di pagine di ricordi, e scegliere Terroni, l'unico libro di narrativa che parla di Taranto da me attualmente letto, è stato facile. Però giocavo in casa, visto che in effetti si tratta di una ri-lettura.

De Cataldo papà di libri ben più complessi e corposi, primo tra i quali Romanzo criminale, pubblica nel 1995, questa breve raccolta di rimembranze, di sensazioni, di storture e di ritratti intitolata Terroni, con la casa editrice Theoria, di cui vorrei anche dire di più, ma posso invece solo dire di non averne nemmeno mai sentito parlare. Quindi nel pieno del suo successo editoriale la ripropone nel 2006 "sotto l'egida" della Sartorio.

sabato 24 dicembre 2011

Frivolezza del giorno - in Ale. Ovvero: Un augurio molto personale


Thomas Nast - Santa

Non vi farò l’augurio più banale
con quel suo suono pieno: “Buon Natale”.
No, ecco, basta è sempre uguale,
è bello come un culo s’un pitale
con quel rombar corposo, viscerale.
Non è che io non sia sentimentale,
è che un augurio è vero se informale,
e lo è tanto di più se personale
perché dà voce al nostro Io ospitale.
Così, io spero non vi sia fatale
l’approccio ai pasti in tutto il lor quintale,
spero che al vostro partner il genitale
gli pruda un po’ di più, ché non fa male,
che in banca monti a panna il capitale,
 che ogni vostro guaio, il più accidentale,
non abbia da rimar con ospedale,
che cessino l’invio di una cambiale,
e che l’oggi vi si faccia più cordiale.
Infine che la Festa sia speciale,
l’anno che ormai giunge sia cruciale
e che, per essere quasi dialettale
godiate quanto e meglio d’un maiale!

giovedì 22 dicembre 2011

Daniel Pennac - La lunga notte del dottor Galvan

Titolo originale: Ancien malade des hopitaux de Paris
Autore: Daniel Pennac
Anno 2005
Edizione: Universale economica Feltrinelli
Pagine: 77

Questo libro, che ho sgraffignato da una libreria non mia e con nonchalance ho imbarcato nella mia valigia, parte da ben specifici intendimenti, primo dei quali è che ci sono tante cose che si tramandano di padre in figlio, spesso non bastano i geni o diciamo meglio è solo l'inizio. Non è un caso del resto che molti figli finiscano a fare il mestieri dei padri o le figlie delle madri, o i figli delle mad... vabbè ci siamo capiti. 

martedì 20 dicembre 2011

Frivolezza del giorno - Fanfullata di Costantino

"Dite alle donne di comprare due banane quando vanno al mercato, almeno una così potranno mangiarla"
Sun Tzu - generale e filosofo

domenica 18 dicembre 2011

Alessandro Raina live (17 dicembre 2011)

"... In ogni caso a noi non sarà chiesto che un voto ..."
 
Ero talmente ansioso di partecipare a questo evento organizzato dai laboriosi ragazzi della Fabbrica, che la scorsa settimana avevo pensato di presenziare anticipatamente, trovando tutto chiuso anche il locale...
Comunque, tralasciando la mia ormai risaputa cialtroneria, ho avuto il mio lieto fine e così grazie a Gigi, a Nika e all'ospitalità del Rifugio del Neurone posso dire: "Mr. Lettere&Giorni was here".
La serata ha visto come unico protagonista della scena (pensandoci quasi unico, ma saprete il perché tra poche righe) Alessandro Raina (Amor fou) in una sessione acustica intervallata dal reading/presentazione del libro: Cosa volete sentire. Compilation di racconti di cantautori italiani, nato dall'idea della curatrice editoriale Chiara Baffa ed edito da Minimum fax, in cui lo stesso Raina partecipa con il racconto L'uomo che puliva il pesce.

venerdì 16 dicembre 2011

Soundmagazine.it - The beets - Let the poison out

Non sempre è facile capire dal titolo dell'album o dal nome del gruppo in cosa ci si imbatterà, viviamo in tempi stantii quanto creativi e questo non fa che creare continuamente confusioni, almeno per chi non vuole profondersi in attenzione e restare sulla superficie delle cose. Poi però ti ritrovi tra le mani Let the poison out, l'ultimo lavoro dei The Beets pubblicato dalla Hardly Art, il terzo per la precisione,  e tutto quello che c'è da sapere è praticamente racchiuso tra titolo, copertina e nome della band.

mercoledì 14 dicembre 2011

Selacapo.net - I Media e l'ipocrisia sulle morti bianche

Se c’è una cosa di cui bisognerà sempre essere grati ad Hunter Stockton Thompson, non è di aver scritto Paura e disgusto a Las Vegas, ma di aver inventato, o per lo meno dato un precedente decisamente referenziale, il Gonzo-journalism, la qual cosa rende la mia persona più qualificata di quanto in realtà sia, MA sto divagando e molto.

Ho chiesto a internet di dirmi cosa avrei potuto comprare con cinque euro, moneta forte l’Euro peccato in Italia manchi di reale potere d’acquisto, bene le tre risposte che mi son piaciute di più son state: un pacchetto di preservativi, due chili di banane e per la categoria “geni incompresi” cinque carrelli della spesa. Sto divagando ancora, ma solo di poco.

...continua qui
Buona lettura! 

martedì 13 dicembre 2011

Trilussa - La cecala d'oggi


Una Cecala, che pijava er fresco
all'ombra der grispigno e de l'ortica,
pe' da' la cojonella a 'na Formica
cantò 'sto ritornello romanesco:
- Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
- Eh! da qui ar bel vedé ce corre poco:
- rispose la Formica -
nun t'hai da crede mica
ch'er sole scotti sempre come er foco!
A momenti verrà la tramontana:
commare, stacce attenta... -
Quanno venne l'inverno
la Formica se chiuse ne la tana.
ma, ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: - ancora canti?
ancora nu' la pianti?
- Io? - fece la Cecala - manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mó ciò l'amante: me mantiè quer Grillo
che 'sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi? l'onestà? Quanto sei cicia!
M'aricordo mi' nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n'ha due? Chi se la leva.

domenica 11 dicembre 2011

Mia Couto - Perle

"... E la lacrima ci ricorda questo: noi,
più di ogni altra cosa, non siamo forse fatti d'acqua?"

Titolo originale: O Fio das Missangas
Autore: Antònio Emilio Leite Couto
Anno 2011
Edizione: Quarup
Pagine: 125

Pare sia destino che io debba cominciare le recensioni ai libri della Quarup con i ringraziamenti, questa volta non diretti all'autore, Mia Couto, che mai avevo sentito nominare prima (rapido esempio di outing editoriale), ma alla casa editrice stessa. Grazie Quarup per la vostra spedizione, la vostra gentilezza è stata molto più che apprezzata! 

giovedì 8 dicembre 2011

Soundmagazine.it - Buen retiro - In penombra

“…dodici ombre che attraversano
la metamorfosi della penombra;
quando luce e buio s’incontrano
dando vita a inattesi cambiamenti …”



Oggi mi sono svegliato con in mente questa parola panopticon, non conoscendo l’esatto significato, quello per intendersi che superava la traduzione greca “che fa vedere ogni cosa”, come da mia buona abitudine faccio sempre, sono andato a cercarlo sulla rete e mi è venuta in soccorso Wikipedia: il Panopticon, nato da un’idea di Jeremy Bentham, è una costruzione radio centrica all’interno della quale un solo guardiano può osservare tutti i prigionieri senza che questi siano  in grado di stabilire se sono osservati o meno e reputando di essere sempre osservati scelgano quindi di mantenersi sempre disciplinati. Bene, e tutto questo che c’entra direte voi?

domenica 4 dicembre 2011

Soundmagazine.it - Filippo Andreani - Scritti con Pablo


“… perché il potere la voce
 contraria la chiama bugia …”

Un excursus degli ultimi cinquant’anni di tradizione cantautorale elevato da una poetica romantica sensibilmente toccante, così appare il disco Scritti con Pablo,secondo lavoro di Filippo Andreani (Lucente/Many e distribuito da Venus) che irrompe attraversandoti  nei sentimenti come se fosse il motivo della sua naturale esistenza, come se quella precisa corda sentimentale ci fosse sempre stata e si fosse svegliata, in tutta la sua cristallina chiarezza, all’improvviso.

venerdì 2 dicembre 2011

Frivolezza del Giorno - in one. Ovvero: Giornata mondiale contro l'AIDS

Vorrei sentirlo in chiesa durante una funzione,
o urlato da un passante nel mezzo a uno stradone,
che il Papa non v'accostasse la sua diffamazione
e il politico a lui vicino lo pensasse soluzione.

Sarebbe bene scriverlo su ogni cartellone
e forse troppo aggiungerlo alla Costituzione,
del resto il Sesso è libero, galante e un po' predone
e non lo trovo umano ridurlo a produzione.

Così, che al mondo siate gazzella o anche leone,
che andiate in strada in auto o viviate da pedone,
sia brutti come un culo o belli come Adone, 

non è question di credo ma solo di ragione.
"Usatelo", dico, quindi, a tutti in conclusione
e se non vi piace profillattico, chiamatelo goldone!

martedì 29 novembre 2011

Una breve comunicazione di servizio e due notizie

Per rendere la vostra visita più simile a una passeggiata, con le sue naturali e continue variazioni sul tema, che non a un blitzkrieg recensorio, ho pensato che da oggi in poi a un certo punto di ogni post metterò un intervallo, potrete quindi leggere la continuazione di quanto scritto seguendo il Continuamimi.

lunedì 28 novembre 2011

Soundmagazine.it - Intervista a unòrsominòre.


I gagliardi di Sound Magazine mi hanno chiesto di intervistare unòrsominòre e così ci siam messi di buona lena e questo è stato il risultato.

Cominciamo con le presentazioni che c’ho sto pallino dei nomi e mi piacerebbe capire il perché del tuo. Perché unòrsominore. tutto minuscolo, tutto attaccato e col punto finale?
Perché richiede impegno e attenzione, per disorientare un po’, perché è diverso dagli altri; o per lo meno lo era quando ho iniziato, cinque o sei anni fa. Non c’era questa invasione di bestie nell’indie italiano. Adesso con tutti i quadrupedi e i plantigradi in giro mi sa che cambio pseudonimo. Mi ricorda l’invasione di nomi di donna nella scena degli anni 2000. Bah, tutto passa.

Il tuo ultimo album “La vita agra” parla di questo presente. Cosa vedi?
Quello che vedo l’ho scritto e cantato: un paese stravolto, sconvolto, abbruttito nel suo intimo da decenni di corrosione della cultura, dello spirito critico, della tensione morale, e generazioni di padri e di figli distratti e superficiali e smemorati. Il 12 novembre scorso è cambiato qualcosa, è finita un’epoca ed è caduto un simbolo, ma l’epoca nuova di serenità e progresso è ben di là da venire. Le radici del disastro nel quale viviamo ormai da troppo tempo affondano nella storia di questa nazione. Questa liberazione, diversamente da quella del ’45, non porta con sé la voglia di ricominciare a ricostruire; siamo tutti stanchi, sfiduciati, non ci aspettiamo niente di nuovo. La mia generazione è cresciuta con l’imperativo categorico di rinunciare a credere, a sperare di cambiare qualcosa; “ci hanno preso tutto” e non vedo spiragli di sorta, nel futuro. La sinistra non esiste più da anni, l’Italia era e resta un paese di destra più o meno criptica, populista e ignorante, con o senza il tirannuccio in prima persona sullo scranno. E circa le nuove generazioni, direi che Manuel Agnelli la cantava giusta già una quindicina d’anni fa, e la situazione non è migliorata, anzi.
E il mondo discografico, invece, come ti appare?
Se parli del mondo indie, direi per lo più un mondicino piccino tutto teso a vivacchiare di cosine piccine; una piccola rete di amicizie e favori personali, esattamente come ogni altro settore. Per carità, esistono le eccezioni, ci mancherebbe. E comunque ovviamente io parlo solo per invidia. Del mondo major non posso parlare perché non lo conosco direttamente, ma mi pare che abbia sempre meno a che fare con la musica e sempre più con altre faccende. 
“Le parole sono importanti”, quanto lo sono per te e da quali letture o esperienze o modi di sentire nasce la tua poetica?
Lo sono assai, e mi piace pensare presuntuosamente che si intuisca nelle cose che scrivo e canto. Forma e sostanza non sono scindibili, “chi parla male pensa male e vive male” e chi scrive male difficilmente parla bene. Non è solo il godimento estetico di leggere e ascoltare costruzioni verbali piacevoli, c’è anche la necessità di essere chirurgici e spietati con le parole, per dire esattamente quello che va detto, per non lasciare spazio a formulazioni deboli – sia che si scelga di non essere ambigui, sia che si scelga di esserlo, il che è solo una questione stilistica. L’importante è avere coscienza di quello che si scrive e si dice. Letture: circa l’uso delle parole, direi Borges, su tutti; e poi Eco, Buzzati; Bulgakov. Ma metti anche Moretti, ovviamente, anche se non scrive romanzi.

Questo disco segna un’ulteriore crescita rispetto ai precedenti lavori, sia dal punto di vista degli arrangiamenti che delle tematiche proposte. Quando hai cominciato a scrivere “La vita agra” e come si sono sviluppati i pezzi?
Ho iniziato a scrivere le canzoni per questo disco molto tempo fa, un paio di anni almeno. E’ stato un processo lungo e complicato, non è il tipo di canzoni che sono sempre stato abituato a scrivere e quindi ho dovuto e voluto limare e sistemare ogni dettaglio. Poi cercare i suoni e le soluzioni musicali giuste per quelle parole è stato altrettanto difficile, e in questo ho ricevuto un enorme aiuto da Fabio. Ho cercato, sia nelle parole che nelle musiche, di evitare stereotipi di genere e cercare di non scadere in ovvietà. Non tutti sono convinti che ci sia riuscito, ma era preventivato. Alla fine, per aggiungere complicazioni alle complicazioni, ho deciso di registrare tutto da solo suonando tutti gli strumenti. E’ stato divertente.
Cinismo, rabbia, voglia di reagire, disillusione… Quali sono gli stati d’animo che hai riversato in questo disco?
Molta rabbia, sì, e molta disillusione, ma sempre cercando di filtrarle attraverso uno sguardo il più possibile razionale. Ho cercato di evitare sfoghi emotivi, anche quando urlo lo faccio con coscienza.
Il cinismo fa parte di me ma non credo si avverta troppo in queste canzoni, mi sa che tendo più a dare voce al mio idealismo romantico (per quanto pessimista) nella musica, per poi essere cinico e fastidioso nella vita di ogni giorno. Circa la voglia di reagire, in Celluloide sono abbastanza esplicito a riguardo: “Se cambiare qualcosa è impossibile, a cosa ci può servire la voglia di fare?”. La voglia magari c’è anche, è il metodo che manca.

Ci sono state altre possibilità musicali o precisi momenti in cui hai pensato di dover cercare nuove esperienze, oppure dal momento in cui hai aperto questa nuova parentesi artistica ogni ripensamento ha trovato soddisfazione in ciò che stavi riuscendo a creare?
No, hai voglia, decine di ripensamenti, continuamente. Ogni giorno, anche oggi. Sono un insicuro e non sono mai del tutto convinto delle mie scelte. Per questo lavoro poi, avendo deciso per scelta e per necessità di virare significativamente rispetto alle cose passate, i dubbi e le incertezze sono stati numerosissimi. Però posso dire che alla fine la soddisfazione è maggiore rispetto ad ogni altra mia esperienza passata in ambito musicale. Mi sembra di aver fatto, insieme e grazie a Fabio, il meglio che si potesse fare.

Ci sono musicisti o gruppi italiani che godono della tua manifesta stima?
Come no, e anzi grazie che me lo chiedi, così per una volta non sembro l’eterno insoddisfatto di tutto. Fra i cosiddetti indipendenti mi piacciono Il teatro degli orrori, Offlaga disco pax, Ministri, Non voglio che Clara. Meno noti ma bravissimi: Dilaila, Bancale, Misachenevica. Poi ci sono quelli veri, ma lì è un altro discorso, no? [sorride n.d.r.]

Quanto pesa una tua canzone e quale del tuo ultimo album senti ti appartenga di più?
Quanto pesa per chi? Per me parecchio, troppo probabilmente; per gli altri dipende, non saprei. Immagino non molto, altrimenti vivremmo in un paese migliore. Circa le canzoni, ce ne sono due o tre a cui sono molto legato: Celluloide, La vita agra II, Ci hanno preso tutto. Sono forse fra le meno immediate, e fra le più dirette, e cupe. Fosse stato solo per me forse il disco sarebbe stato tutto su quei toni, ma il mio produttore non ha voluto sentire ragioni e ha esatto il singolo ballabile.

Quali sono i tuoi programmi prossimi?
Suonare un po’ in giro, dove si riesce a farlo.
A presto, buon ascolto e buona lettura!

Ps. Ringrazio e non una volta sola, Valentina e SoundMagazine per l’opportunità!
Pps. Ringrazio FrizziFrizzi per la domanda sul peso dell’arte, su cui mi auguro non esista un copyright!

venerdì 25 novembre 2011

Incontro con l'autore - Jacopo Storni (22 novembre 2011)

Il 22 novembre il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha sollevato l’argomento dello Ius Soli, stimolando eventuali approfondimenti in tal senso ad opera del Parlamento, che a onor del vero e della logica avrebbero già dovuto essere trattati. Nello stesso pomeriggio nella sala sotterranea della Feltrinelli di Bologna, un giovane giornalista del Corriere fiorentino presentava il suo libro, Sparategli! Nuovi schiavi d'Italia edito da Editori Riuniti. A completare l'incontro il professore e giornalista Mauro Sarti e l'assessore comunale alle Politiche sociali Amelia Frascaroli, portavoce bolognese di un piano freddo, che molto probabilmente creerà accese discussioni, già promesse dai pdellini, visto l'intento di non voler operare distinzioni negli aiuti destinati agli immigrati o più in generale ai senza tetto. 
Il titolo, scelto dalla casa editrice per l'evidente forza mediatica, è l'apertura di un libro che non può lasciare indifferenti in questo suo trattare la decisamente complicata relazione tra immigrazione, clandestinità e lavoro. Un problema quotidiano che nelle storie raccontate da Storni, assume tinte decisamente cupe, inaccettabili, disumanizzate. L'intento dell'autore è stato quello di riportare in maniera vivida le indagini svolte da lui stesso sul territorio italiano, costringendo il lettore all'immedesimazione e per conseguenza alla relazione con la propria coscienza di individuo umano, prima che pensante.

L'avvio delle venti storie, parte dai comunicati stampa e dagli articoli pubblicati dall'agenzia Redattore sociale, una vetrina informativa di cui l'autore si è servito per poter arrivare più rapidamente al tessuto agghiacciante da lui poi presentato, un tessuto sul filo di un Terzo mondo invisibile, che apparentemente non sembrerebbe popolare lo Stivale, salvo poi presentarsi in tutta la sua crudezza continuamente, come dimostra la concentrazione posta da Storni nel raccontare la storia dei singoli protagonisti, gli esseri umani che popolano il libro.
L'incontro è stato intervallato, e questo lo considero come unico neo, dall'informale intervista all'assessore Frascaroli, e l'effetto d'allontanamento non tanto dalle tematiche del libro, assolutamente attinenti, quanto dalle modalità l'ho percepito come stridente. Diciamo che il potersi muovere nel contesto del "problema" immigrazione già per la sua stessa naturale ampiezza, pone delle difficoltà a non divagare parlandone come se ci si approcciasse a un "massimo sistema", per cui aggiungere a un tale incontro editoriale, la presenza e l'esperienza di una donna che da sempre è stata attiva nel campo del sociale, ma che nella fattispecie attuale ricopre degli incarichi politici, ha generato non pochi momenti di allontanamento dal fulcro della presentazione, che avrebbe dovuto ruotare strettamente intorno al libro.

La fine è che non c'è una fine, perché pur nella denuncia, resta il problema con tutte le sue contraddizioni legislative, con le colpe di uno smarrimento umano sfociante in razzismo passivo (quando non in peggio) da addebitare allo Stato, alla politica, ai giornali, alla scuola,  e di tutto questo il libro ne è profondamente cosciente. 
Si auspica il prossimo futuro.
Sperando di non morire di speranza.
A presto e buona lettura.
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