Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
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I Peripatetici

giovedì 19 gennaio 2012

Marco Modugno & Vincenzo Spina - Cedimento strutturale

Titolo originale: Cedimento strutturale
Autore: Marco Modugno & Vincenzo Spina
Anno 2011
Edizione:
Pagine: 20 + 373

Ultimamente a chi mi chiedeva: "Cosa leggi?", rispondevo con una certa solerzia: "Cedimento strutturale un romanzo cyberpunk autoprodotto", "MADDAI, il Saiberpanc è morto da decenni ormai".
Comincio così a parlare di questo romanzo, perché vorrei proporre una brevissima (prometto) divagazione. Affermare la morte del Cyberpunk sarebbe come affermare la morte della Fantascienza. Il Cyberpunk non è morto, né credo abbia esaurito i suoi fuochi, salvo che con morto non s'intenda semplicemente che le motivazioni date da Sterling al Genere non abbiano perso di motivazione. Vero, viviamo in tempi turbolenti, difficili e anche particolarmente ipertecnologici, tanto da non aver troppo bisogno di un genere nato nella realistica depressione socio-culturale post-yuppies degli anni Ottanta, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando di libri e fortunatamente, come spesso accade per tutti i figli dell'arte, sono l'espressione umana dell'infinito.

Detto questo, a me il Cyberpunk piace ancora moltissimo, avevo sentito parlare di questo progetto editoriale ed ero felice di approcciarmici prima ancora di avere anche solo l'occasione di poterlo leggere (mi piacciono i regali a sorpresa!). 
Cedimento strutturale è quindi una storia scritta a quattro mani con l'intento di pilotare l'immaginazione del lettore all'interno di un'ambientazione depressa, disturbata, sull'orlo del collasso se non addirittura ben collocata già al suo interno. Siamo a Detroit, in un arco narrativo che pur nelle dilatazioni praticamente è collocabile nell'anno 2049 (a proposito delle dilatazioni, vi consiglio di tener sotto controllo SEMPRE il sottotitolo al motto latino, questo vi eviterà di perdere l'orientamento della cronologia degli eventi) e l'innesco della storia è dato da un'esplosione che non cambierà geograficamente solo il tessuto urbano cittadino, ma anche le affettività di una Famiglia (notare l'effe maiuscola, capisc-ammè) italo-americana, i Vitalone. E' un'opera che investe molto su tre fattori: ben otto personaggi principali; un utilizzo strutturato della lingua italiana, anche arricchito da peculiari ricercatezze; un'ambientazione forse non originale, ma molto ben caratterizzata.
Ricordate questi tre Magi e congelateli nella vostra memoria, ché adesso ne parlo meglio.

Lo spin-off in allegato è il prequel del libro, ora, se il ritmo e la spietatezza incondizionata di cui si possono fregiare quelle "prime" venti pagine, fossero state letteralmente trasposte anche nelle trecentosettanta pagine del romanzo, vi parlerei di ganzezza assoluta, o per dirla in maniera meno puffonesca, avrei sottoscritto la sigla "Occhio, questo libro spacca il culo".

Torniamo al punto di congelamento, a me i vostri occhi.
Partiamo con i personaggi croce e delizia del libro. Gestirne otto dal punto di vista scrittorio è una bella fatica e soprattutto nelle parti corali il peso di una tale scelta è evidente. Bello è il linguaggio di ognuno anche nella scelta dei toni, meno bello diventa quando si prodigano in spiegazioni o in alcune situazioni più sul  filo del rasoio (cit. nec.), durante le quali scene i magnifici sette otto perdono improvvisamente, quanto brevemente, di personalità.
Quindi la lingua, ovvero il registro narrativo. Sul quale uso molto ben orchestrato (soprattutto in alcuni passaggi centrali della vicenda) brigo solo nei riguardi di due cose, la metafora e la citazione. Ce ne sono troppe e in alcuni punti l'abusare tende a interrompere la narrazione abbassandone il ritmo, cosa che soprattutto nei momenti di azione ho trovato davvero di troppo. Forse sono gusti, ma da editor l'avrei segnalato come difetto.
In ultimo l'ambientazione, la sua parte migliore. E' perfettamente tratteggiata, comunicata, vissuta. Se la storia fosse stata caratterizzata da intrecci più vistosi e meno lineari, sarebbero venuti allo scoperto tutti i motivi di un tale scenario. L'ambiente è infatti in grado di raccontare tutto il suo vissuto, i motivi per cui è diventato così e qui, nei tratti che i due scrittori delineano, c'è tutto il narrabile.

Di solito non mi prodigo così tanto nel raccontare un libro, sono infatti molto meno tecnico. Se in questa occasione ho optato per questa scelta, è perché davvero c'è mancato tanto così dal farmi considerare Cedimento strutturale una perla italiana del Genere, un Nirvana di Salvatores. E' un bel libro, mancante del quid che lo avrebbe reso galattico.
Buona lettura.


Ps. Il ricavato di questo progetto sarà devoluto in beneficenza, che fa poco cyberpunk se vogliamo, ma molto umani. E ci piace.

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