Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

venerdì 9 maggio 2014

Soundmagazine.it - Guitar Ray and The gamblers - Photograph

Il blues suonato con la voglia di acchiappare istantaneamente l’orecchio di chi ascolta, colpendone immaginazione e voglia di restare attento, raramente manca il bersaglio e, partendo da questa massima, Photograph di Guitar Ray and The Gamblers è di certo parte di questa categoria di dischi. Oltretutto, forse per la somiglianza alla theme di apertura, il disco mi ha praticamente trasportato in una puntata di quella serie televisiva che mai cesserò di rimpiangere, I Soprano, e sembra quasi di viaggiare in macchina con l’empatico mafioso ciccione italoamericano protagonista della serie, mentre dal finestrino scorre il New Jersey. Ma senza perdermi in facezie, ritorno al disco.

L’anglofono Photograph possiede notevolissime peculiarità tecniche dovute senza dubbio alla storia decennale dell’italica band e suona in un modo che pur restando nel blues, ne miscela i suoni e le armonie e modernizzandone i loop crea un’eccellente opera finale, godibile e soprattutto non noiosa, né ripetitiva. Son certo, tra l’altro, che questo progetto artistico sia di quelli che all’ascolto piace, per strabiliare a colpo sicuro dal vivo, in quel modo che ti fa battere le nocche sui bicchieri e i palmi delle mani sui tavoli, mentre nella mente pensi di essere diventato un percussionista afroamericano.

L'album, che viaggia da pezzi più movimentati alla Give it up e Do the dance, a morbidezze più caute e intime come You are the one suonata con gli Gnu quartet e He thinks of you, si chiude con una traccia in italiano, Bella bambina, cantata dal cantautore canadese Paul Reddick e registrata in acustico durante un'unica sessione notturna, una specie di ultimo pezzo, come a diventare la campanella del locale che indica l’ultimo giro di bevute prima di mandare tutti a dormire. Forse quando siam saliti sulla macchina di Tony Soprano dopotutto non era mattina o, forse, ci siam fatti troppi Manhattan e abbiam perso la cognizione del tempo.
Buon ascolto!



Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

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