Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

lunedì 26 dicembre 2011

Giancarlo De Cataldo - Terroni

Titolo originale: Terroni
Autore: Giancarlo De Cataldo
Anno 2006
Edizione: Sartorio
Pagine:137

Da quando son andato via da Taranto, ed è passato davvero taaanto tempo, non sono molte le date natalizie che mi son trovato a non presenziare circondato dalle mura familiari, questo appena trascorso è il terzo su trentuno. Così pur non potendo farne un consiglio per gli acquisti, ché il 24 è ormai passato, mi son detto che avrei potuto visitare attraverso un libro, un po' di pagine di ricordi, e scegliere Terroni, l'unico libro di narrativa che parla di Taranto da me attualmente letto, è stato facile. Però giocavo in casa, visto che in effetti si tratta di una ri-lettura.

De Cataldo papà di libri ben più complessi e corposi, primo tra i quali Romanzo criminale, pubblica nel 1995, questa breve raccolta di rimembranze, di sensazioni, di storture e di ritratti intitolata Terroni, con la casa editrice Theoria, di cui vorrei anche dire di più, ma posso invece solo dire di non averne nemmeno mai sentito parlare. Quindi nel pieno del suo successo editoriale la ripropone nel 2006 "sotto l'egida" della Sartorio.
La partenza è un viaggio in autobus Roma-Taranto (si sente odor di Marozzi) durante il quale due signore pugliesi tutte impernacchiate (come direbbe la siculianicità di mia suocera) dopo una giornata di shopping capitolino, chiacchierano sedute nel pullman di quanto superiore sia Milano, quanto sia bella, insomma quanto sto sud con tutti i suoi disagi, in fondo non è che proprio sia da metter a paragone. Con questo inizio esplosivo dal sapore volutamente approssimativo e condito di luoghi comuni (almeno fino a un certo punto), si apre il drappo che nasconde la scena teatrale e l'autore racconta della sua tarantinità, di quei mali e quelle meraviglie che pervadono in ogni cosa il sud e la sua città in primis, dei Terroni migrati che o guardano con un non troppo celato disprezzo la loro terra e i loro compaesani, o si profondono in un campanilismo senza se e senza ma, di alcuni personaggi tipici della scena tarantina, tra cui spicca, anche merito di un capitolo a lui dedicato, il sindaco di allora Giancarlo Cito (del resto il libro è stato pubblicato nel 1995, quindi esattamente durante il mandato del sindaco più discusso, non tra i più discutibili purtroppo visto che al peggio pare non esserci fine, della storia della città) e si conclude sulle vicissitudini vacanziere salentino-greche di un'estate passata. 

Se parlassi di Sud, se parlassi di Taranto, uscirei inevitabilmente fuori da qualunque attenzione, intendo dire che scriverei praticamente per me, o produrrei nei lettori delle assolutamente non desiderate discussioni su quanto ci sia da dire sull'argomento, non desiderate perché già è difficile uscirne vivi parlandone, figuriamoci usando il botta e risposta della scrittura. Comunque c'è un detto dall'assoluto sapore di Sud che più o meno suona così: "Quando vieni al Sud piangi due volte, quando vieni e quando te ne vai". Ecco, la bellezza di questo libro è nell'aggiungere una terza lacrima, dedicata a quando lo si pensa.
Buona lettura.

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