Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

giovedì 29 aprile 2010

Avvenimento estemporaneo - Brucerò la Vucciria

Titolo originale: Brucerò la Vucciria - col mio piano in fiamme
Autore: Akkura + Autori Vari
Anno 2009
Edizione: Dario Flaccovio Editore
Pagine: 111 + Cd


Entusiasta.
Entusiasta lo sono stato dal primo momento in cui mi è stata offerta l’opportunità di scrivere questa recensione, e ne sono rimasto per tutto il tempo, costantemente.
Questi Akkura e questo composito prodotto musicale-librario, non possono lasciare altrimenti. Il binomio realizzato, mette in scena le caratteristiche poliedriche di una città radiosa e allo stesso tempo ricca di ombre come Palermo, e lo fa non solo attraverso parole e testi altamente descrittivi, ma soprattutto grazie a una musicalità che ricalca, miscelandoli, i suoni mediterranei alle percussioni e alle arie brasiliane.


Brucerò la Vucciria, registrato interamente in Brasile, è il titolo di questo nuovo album degli Akkura, del libro edito dalla Dario Flaccovio Editore ed anche del brano di apertura del cd. Un titolo carico di significati ma dai connotati appassionati e nient’affatto violenti. Questo progetto, infatti, forte delle tante collaborazioni, si propone, di raccontare la Palermo di oggi, offrendo uno spaccato credibile, omogeneo, ma al tempo stesso articolato, che attraversa la città su vari livelli. Il titolo stesso (la Vucciria è uno dei mercati storici di Palermo e il termine, in palermitano, è usato per indicare il vociare caotico tipico dei posti affollati) sottolinea lo stato d’animo di tutti quei palermitani che vedendo la loro città “ristrutturata” e venduta ai ceti più ricchi, vorrebbero annientare, letteralmente bruciare, tutto, anche se stessi, pur di non veder svilire in mani estranee la propria casa.

È una passeggiata quella che vi viene offerta dal gruppo siciliano e dagli autori del libro (Davide Enia, Alli Traina, Dario Tosini, Andrea Gullotta e Cesare Basile), non si tratta di un viaggio di sola andata, badate bene, ma piuttosto di un giro turistico. Una gita che possa raccontarvi la storia, anzi le storie, della città di Palermo: istantanee fotografiche cittadine, come nella canzone Vicoli vicoli e nel racconto Non leggere; ritratti di figure umane che sfilano intorno al visitatore come nelle canzoni Nico il gigante, Benefattore e Attore merdionale e nei racconti Funerali e Nico; o ancora brevi provocazioni e proclami d’orgoglio, come nei brani Brucerò la Vucciria e Sabbie immobili e nei racconti Cani ed Emigranti.


Quando alla fine dell’ultima parola e dell’ultima nota, la musica sarà finita e sotto i vostri occhi sarà la quarta di copertina, lo sentirete anche voi il calore di quel sole rovente, l’odore forte del cibo, della sabbia e del mare e il riecheggiare delle voci e del sussurro di un futuro che, a Palermo, già ci fu.
Buon ascolto e buona lettura.

Ps. Ringrazio Vale e Sound Magazine per l'opportunità

lunedì 19 aprile 2010

Chuck Palahniuk - Rabbia

Titolo originale: Rant
Autore: Chuck Palahniuk
Anno 2007
Edizione: Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
Pagine: 355

Mi trovo a dover parlare di un libro come questo e il mondo delle idee, in cui latito, mi appare confuso. D'altro canto, con un autore come Palahniuk la situazione non potrebbe essere molto diversa...
Partiamo dall'inizio... più o meno.

Rabbia è un libro non immediatamente classificabile, appartenente al genere horror, thriller, drammatico e, considerando l'ambientazione e la speculazione narrativa spazio-tempo, anche fantascientifico. Ad ogni modo cercherò di non lasciare troppi spoiler, per cui seguitemi senza fare domande, almeno fino a quando non avrete letto il libro.

Il protagonista assoluto è Buster "Rant" Casey, uno dei peggiori criminali della storia dell'umanità e insieme, a seconda dei punti di vista, uno dei più grandi miti generazionali; la voce del quale, più che giungere in prima persona, arriva attraverso i personaggi di questa storia, surreali, normalmente depravati e polifonici. Si tratta infatti di un romanzo che tratteggia lo stile del racconto biografico orale, in cui tutto viene narrato attraverso varie testimonianze, e si direbbe, retoricamente, che appare assai singolare quanta gente sia in grado di parlar di te dopo che sei morto.
Sarete proiettati dunque in un mondo alternativo, in cui esistono diurni e notturni separati da una campanella, la quale, una volta suonata, da il via ad un mondo rispettivamente banale o impazzito, in cui avere la rabbia rappresenta la peggiore delle sciagure o una delle mode per cui vendersi l'anima e, infine, l'ultimo sballo del momento sono i Party Crusching, serate a tema in cui si gioca una specie di autoscontro urbano a dir poco vivace.

Il tratto è quello solito di Palahniuk, duro, crudo, e, se mi vien permesso, benché catturante, sia per trovata scrittoria che per linguaggio usato (arriverete a fine libro e vi chiederete: "Com'è possibile che ho letto così velocemente 355 pagine?"), anche la scelta del finale è tipica di Palahniuk. Per lo meno per me, lettore di Fight club e Invisible monster.
E' vero, sto restando un po' sul vago, ma ammetto che si tratta di un libro piuttosto complesso da raccontare senza mettervi di fronte l'unica vera cosa, salvo che non siate amanti assoluti dello scrittore, che vi terrà incollati fino all'ultima pagina, la storia. E, vi assicuro, non è sul Party Crusching che vi ritroverete, per così dire, scimmiati.
Non me la sento di negativizzare. Vorrei, ma sarebbe un giudizio affrettato e, tutto sommato, niente affatto veritiero. Facciamo che lo leggete e poi se volete se ne parla.

Adesso ritorno a perplimermi, anche se dalla Crusca l'uso di questo modo verbale non è particolarmente apprezzato...
Buona lettura.

mercoledì 14 aprile 2010

Aforisma del giorno

"L'estro ha i suoi tratti, finché vengono rispettati portano il nome di genio, quando vengon superati quello di kitsch"

martedì 6 aprile 2010

Aforisma del giorno

"Troppo spesso si preferiscono bugie scodellate per pranzo, piuttosto che un po' di fame di verità. Questo non è essere idioti, è essere morti"

domenica 7 marzo 2010

Giorgio Scerbanenco - I milanesi ammazzano al sabato

Titolo originale: I milanesi ammazzano al sabato
Autore: Giorgio Scerbanenco
Anno 1999
Edizione: Elefanti Garzanti
Pagine: 181

Era da un po' che mi ero riproposto di leggere Scerbanenco, una di quelle voglie tipiche del lettore che passeggia molto nelle librerie e si ritrova spesso di fronte agli stessi autori e ai loro stessi titoli, prende il libro, ne vede la copertina, lo soppesa alla ricerca di un'ispirazione per "osmosi" che gli consigli di comprarlo, poi lo lascia ripromettendoselo per il futuro.


Il libro che state per leggere è un poliziesco, un'indagine compiuta dal personaggio per eccellenza di Scerbanenco, Duca Lamberti, come dire Auguste Dupin di Edgar Allan Poe per intenderci. L'indagine riguarda la sparizione della figlia di un onesto lavoratore milanese. Non scervellatevi sul motivo del titolo, lo troverete spiegato in fondo. Spiegazione che già di per sé, anche se non me ne occuperò in questo contesto, meriterebbe un'accurata attenzione sociologica.


Ora, ad averlo saputo prima, non sarei stato così entusiasta dell'acquisto. Non perchè la storia sia scritta male o manchi di coerenza o connessione tra le parti, anzi, direi che, pur non eccellendo, nella sua scorrevolezza raggiunge la piena sufficienza. Non è la vicenda il problema, sono i personaggi che la vivono a convincermi meno.
Non pretendo affatto di conoscere l'animo di un poliziotto, di sapere cosa provi ad avere a che fare con puttane e magnaccia e criminali di vario tipo e della peggior specie, ma conosco abbastanza gli uomini da sapere, per certo, che sono in grado di abituarsi a qualunque cosa, persino alle più turpi azioni, se effettuate con una certa regolarità. Ho pertanto trovato inverosimili questi personaggi, soprattutto il Lamberti ed il suo secondo, Mascaranti. Infatti tra le pagine del libro si respira il disprezzo (niente affatto riprovevole) verso chi si approfitta degli altri sfruttandone la debolezza, i bisogni primari, privando l'individuo del rispetto, che in quanto individuo merita di avere. Un disprezzo continuo che risulta però poco convincente e ripetitivo, apparentemente appartenente più all'autore, che non al carattere più naturalmente vicino al background dei personaggi.


Ed è l'aver ritrovato costantemente questa forzosità tra le pagine del libro a impedirmi di apprezzarlo come avrei voluto.
Buona lettura.


Ps. Dimenticavo un'ultima curiosità. Gli Afterhours, gruppo musicale del rock alternativo italiano, s'ispirarono per un loro cd al titolo di questo libro, sbagliandolo ma lasciando correre l'errore perché soddisfatti dalla coerenza sostanziale di ciò che loro volevano intendere. Il cd s'intitola "I milanesi ammazzano il sabato".

sabato 27 febbraio 2010

Aforisma del giorno

"Ed è quell'adorante vuoto ad occhi chiusi, come sospesi in una densa realtà di nera pece, che, del primo bacio, amo"

martedì 16 febbraio 2010

Aforisma del giorno

"I puntini di sospensione sono propri di un cervello pensante, nell'atto stesso del pensare.
I punti sono invece l'affermazione ultima e precisa di un pensiero.
Gli uni senza gli altri non avrebbero rispettivamente, motivo di esistere, perchè il pensiero vacuo e ridondante cessa della sua utilità, o reale valore, perchè il pensiero fisso senza un'accurata puntinizzazione, cessa la sua valenza viaggiante, diventando mero dogma"

venerdì 12 febbraio 2010

lunedì 8 febbraio 2010

sabato 6 febbraio 2010

Oscar Wilde - Il ritratto di Dorian Gray

Titolo originale: The picture of Dorian Gray
Autore: Oscar Wilde
Anno 1991
Edizione: I Classici Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 261

Dato che il prefatore è il sig. Busi, comincio con l'elogiare lui, complimentandomi per lo spirito sagace con cui apre queste voluttuose e un pò depravate (almeno nell'innalzamento smodato dei costumi dediti al piacere) pagine.

E' impossibile non conoscere questo libro, ciò che rappresenta nel mondo della letteratura o cosa ne resta (potrei dire ahilui) nel vivido ricordo dei suoi lettori. Quel che non sapevo, invece prima di leggerlo, è che la maggior parte degli aforismi di Wilde son estrapolati da questo testo. Il quale testo, è senza dubbio la più degna conclusione della mia personalissima trilogia del doppio, in cui Il Visconte dimezzato di Calvino e Il dottor Jekyll e Mr. Hyde di Stevenson sono stati predecessori.

Trovo inutile soffermarmi realmente sulla trama, o operare una critica, soprattutto per il fatto che il palinsesto librario è zeppo di simili digressioni, certamente più preparate di quanto possa essere io sull'argomento. Lascerò tuttavia un appunto per tutti i futuri lettori.
Per leggere Wilde e soprattutto questo suo libro, che con naturale scorrevolezza tratteggia i caratteri del Dandysmo (per più accurate voglie di conoscenza rivolgersi al De profundis), bisogna aver l'intelligenza di capire i motivi che lo sorreggono, le riflessioni che lo plasmano e il quadro sociale che lo genera. Senza questo approccio, senza questa attenzione, il ritratto di Dorian Gray, apparirà un libro dal pensiero giovane (figo lo chiamerebbero banalizzandolo i giovani lettori moderni) e occulterà al lettore non solo i suoi angoli bui, ma anche il suo brillante nucleo.

Buona lettura.

giovedì 4 febbraio 2010

Pensieri liberi successivi a "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?"

Titolo originale: Do androids dream to the electric sheep?
Autore: Philip Kindred Dick
Anno 1968 (pubblicato in Italia)
Edizione: Fanucci Editore (cartonato)
Pagine: 238

Diamo per scontato.
Tutto il giorno, tutti i giorni, non passa un momento che non accada. Lo facciamo nel lavoro, lo facciamo nell'amore, lo facciamo ogni qualvolta pensiamo, senza troppa attenzione, al benessere in cui viviamo e, tragicamente, lo facciamo anche quando pensiamo alla vita ed alla crudeltà (quale?) della morte.


Ciechi, limitati ed assurdamente illusi dal nostro bugiardo sentirci.
Piccole mammolette che non hanno altro appiglio se non le certezze, quelle che ci disegniamo anche quando ci raccontiamo "guarda ti sbagli, io non do nulla per scontato".
Ben detto figlio di puttana, perchè se è questa la migliore delle tue risposte sei un doppio fallito, il primo perchè dici di non illuderti, il secondo perchè lo fai.
Bang! Sei morto.


Buona lettura.

lunedì 1 febbraio 2010

William Seward Burroughs - Il pasto nudo

Titolo originale: Naked lunch
Autore: William Seward Burroughs
Anno 1959
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 272

Potrei cominciare, nel parlare di questo libro, citando l'omonimo film di Cronenberg del 1991 e chissà quali altri tra autori, artisti e musicisti, si siano ispirati alla sua opera. L'unico problema è che la mia conoscenza, si ferma esattamente con la consapevolezza della loro esistenza, senza coincidere con la conoscenza dei loro rispettivi prodotti "surrogati".
Detto questo, il Pasto nudo è un viaggio. Innanzi tutto nei meandri profondi e tutto sommato non troppo conosciuti dell'omosessualità, ma naturalmente non solo.
E' piuttosto complesso stare al passo con la convulsa, frammentata, narrazione di questo libro. Trovo, però, che il viaggio identifichi eccellentemente l'opera finita per due essenziali ragioni: la prima è il fondamento stesso della trama, un fluire di pensieri, anzi meglio un insieme di istantanee fotografiche, legate solo dal fluire limpido (meglio metterlo tra virgolette) dei pensieri; la seconda è che la scena spaziale è talmente ampia, che solo la parola "viaggio" è in grado di comprenderla e spiegarla totalmente.

Quel che fa Borroughs, è raccontare senza schemi, nè coerenza o reale fluidità narrativa, una storia di una mente allucinata, stordita, da varie sostanze psicotrope (di cui un elenco viene fornito, con tanto di catalogazione narrativa dell'autore, a fine libro), e delineare, attraverso essa, le immagini brevi e pittoresche, che compongono il suo alterato stato intellettivo.

Un lavoro, questo, privo di morale e di qualunque moralismo di sorta, pulsante d'ingegno e patologica, depravata, visionaria, creatività.
Buona lettura.

domenica 10 gennaio 2010

Heinrich Boll - Opinioni di un clown

Titolo originale: Ansichen eins Clowns
Autore: Heinrich Boll
Anno 1965
Edizione: Oscar Mondadori classici moderni
Pagine: 253

Ho trovato delizioso questo libro, non solo per il suo modo di essere scritto, assolutamente scorrevole e originale, ma anche, anzi soprattutto, per il suo acuto utilizzo dell'ironia. Fatto questo preambolo su cui ritornerò, mi soffermo brevemente sull'ambientazione e la trama, le quali, evidentemente, sono le dirette genitrici delle riflessioni maturate.

Boll, ambienta questo romanzo nel periodo della ricostruzione industriale tedesca, successivo al secondo conflitto mondiale. Lo fa dando voce ad un clown, disperato per la perdita dell'amore della donna che ama, che, nella sua caduta in disgrazia, dipinge attraverso i suoi monologhi e con efficace comicità, tutta la società dei suoi tragici anni.

Ed è questa l'ironia di cui parlavo all'inizio.
Quel tipo di ironia, che diventa come un coltello saldamente piantato nella morale cattolica ed occidentale insieme, così ipocritamente perbenista e falsamente sociale, anzi troppo spesso, solo apparentemente sociale.
Un coltello piantato in quella ferita, credo mai chiusa, della colpevolezza tedesca nella "questione ebraica".
Un coltello inoffensivo come le "opinioni di un clown", ma non per questo meno significativo.

Un'ultima passata di biacca, et voilà, la maschera è pronta. Una perfetta riconoscibile maschera, per mimetizzarsi tra la gente, i dilettanti che vivono tutti i giorni della loro vita mascherati.
Buona lettura.

mercoledì 6 gennaio 2010

lunedì 4 gennaio 2010

Kurt Vonnegut - Mattatoio n°5 o la crociata dei bambini

Titolo originale: Slaughterhouse-five
Autore: Kurt Vonnegut
Anno 2003
Edizione: Universale economica Feltrinelli
Pagine: 196


"Un Tedesco, americano di quarta generazione, oggi residente in mezzo agli agi di CapeCod ... ebbe modo di assistere, molto tempo fa, come soldato di fanteria hors de combat, prigioniero di guerra, al bombardamento di Dresda in Germania, "la Firenze dell'Elba", e di sopravvivere per narrarne la storia. Questo è un romanzo scritto un pò nello stile telegrafico e schizofrenico in uso sul pianeta Tralfamadore, da dove vengono i dischi volanti.
Pace.
"

Ho voluto cominciare questa recensione con la dedica riassuntiva scritta dall'autore. Assurdo, assurdo è questo libro, assurdo nel suo essere scritto, paradossale nel suo essere pensato e originale, creativo, a suo modo dissacrante.

E' dissacrante nel banalizzare la percezione di spazio, tempo, morte e vita. Originale e spietato nel frantumare i compassionevoli pensieri umani di fronte alle disgrazie, quel "perchè proprio io", che mai diventa "perchè non io". Anche se non è mai il protagonista, umano, a frantumare, quanto i terzi, gli alieni.
Mattatoio n°5, così brutale nel suo soggetto, mattatoio, così quotidiano, quasi anonimo nel suo numerale, eppure è proprio questa ambivalenza del titolo ad esprimere tout court la guerra.
La quale guerra è troppo spesso sottovalutata nell'esser ritenuta esclusivamente mortifera...
... "Ma che volete farci, così va la vita!".
Buona lettura.

sabato 26 dicembre 2009

Paolo Maurensig - Vukovlad. Il signore dei lupi

Titolo originale: Vukovlad. Il signore dei lupi
Autore: Paolo Maurensig
Anno 2006
Edizione: Oscar Mondadori scrittori moderni
Pagine: 109

Il libro di oggi lo presenterò in maniera del tutto inusuale, pensandoci, solo in un'altra occasione ho scelto di citare parte del testo del libro che recensivo: quando mi occupai di Confessioni di un'artista di merda di P. Dick.

"I mediocri popolano il mondo, ci sono eserciti di mediocri che pensano di farsi strada a gomitate, mediocri che pregano catechizzano e pontificano, altri che si prostituiscono, che camminano in ginocchio senza avere neppure il coraggio di alzare lo sguardo verso chi li domina. Mediocri che fanno carriera in politica perchè aggrappati a schiere di mediocri, mediocri che invadono le cancellerie di Stato, altri che si distinguono nell'esercito per l'assoluta vocazione alla sottomissione.
Tutti questi mediocri hanno la presunzione di determinare le sorti del mondo; ciascuno è orgoglioso del proprio miserabile ruolo. Tutti questi mediocri credono di aver avuto un ruolo significativo negli avvenimenti della storia ... "

Vive, sullo sfondo di questo libro, la storia di un doppio, per cui vi lascio con una domanda. Chi dei doppi che vi caratterizza è il fisico e chi l'ombra?
Buona lettura.

sabato 19 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

Daphne du Maurier - Gli uccelli

Titolo originale: The birds
Autore: Daphne du Maurier
Anno 1996
Edizione: Sellerio editore Palermo
Pagine: 119

Il titolo del libro in questione, appartiene (non a caso, dato che ne rappresenta il diretto ispiratore) ad uno di quelli che restano nei miei ricordi cinematografici, prima che librari: Gli Uccelli di Alfred Hitchcock, semplicemente sensazionale.
Questa edizione della Sellerio si struttura in due racconti apparentemente differenti tra loro: Le lenti azzurre e Gli uccelli.
Nel primo romanzo, la protagonista, a causa di un'operazione oculistica, cessa di vedere il naturale volto delle persone, sostituendolo con il volto dell'animale che ne caratterizza la personale essenza.
Nel secondo romanzo, invece, per motivi del tutto imprecisati, "E' come se col vento di Levante fossero impazziti" suggerisce il protagonista, sono gli animali stessi a sovvertire le regole naturali di convivenza tra esseri umani e animali.
Questo in effetti è quanto avrebbe potuto dire chiunque, in una qualsiasi recensione giornalistica.

I due racconti sono legati da un filo, peraltro molto spesso, da una particolare accordanza; l'autrice, infatti, nel sovvertire le regole naturali a cui siamo abituati, osserva e ci mostra quel che secondo lei accadrebbe. Credo che l'angoscia e la tensione emotiva siano le caratteristiche più forti in cui il lettore viene proiettato e sta proprio qui, a mio parere, la bellezza di questi racconti, più che nella trama in sé (anche se entrambe le idee, non sono niente male).

In ultima analisi, aggiungo che i finali non sono necessariamente scontati, mi soffermo però sul secondo racconto (Gli Uccelli) che è l'unico su cui ho possibilità reali di raffronto.
Nel film hitchcockiano le speranze sembrano esistere, i personaggi principali salgono a bordo della macchina e si allontano circondati dagli uccelli lungo tutta la strada. Nel suo racconto la du Maurier appare un pò più realistica e, in questa sovversione naturale, la speranza, sembra piuttosto spegnersi con l'ultimo lapillo incandescente della sigaretta.

Buona lettura.

lunedì 7 dicembre 2009

Patrick McGrath - Grottesco

Titolo originale: The Grotesque
Autore: Patrick McGrath
Anno 2000
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 214

Il dizionario online della Hoepli, per il lemma grottesco, dà, cito testualmente, questo significato: "Bizzarro, stravagante, strampalato per goffaggine o deformità".
Ed è eccezionale come la parola che ho ricercato, venga sviscerata perversamente dall'autore, il quale non si sofferma solo a usarla come titolo del suo libro, ma la rende caratteristica eccelsa, in qualche maniera, di tutti i personaggi ivi presenti. Ognuno infatti ne incarna, seguendo le proprie inclinazioni, la bizzarria, la stravaganza o la deformità, fisica o morale.

giovedì 3 dicembre 2009

Aforisma del giorno

"Non importa la sapienza, nè l'arrivare goloso. Silenziate, impedite ad altrui di disturbarvi. Godetevi il viaggio"

domenica 22 novembre 2009

sabato 21 novembre 2009

Patrick Rambaud - La battaglia

Titolo originale: La bataille
Autore: Patrick Rambaud
Anno 1997
Edizione: Tascabili Bompiani
Pagine: 217

La sanguinosa battaglia di Essling del 1809 è la colonna portante di questo straordinario romanzo storico, scritto da questo giornalista e scrittore francese.
L'idea da cui il libro trae la linfa vitale, è uno scambio epistolare con Madame Hanska, con il quale Honoré de Balzac esprime la volontà di scrivere un romanzo (mai portato a termine, nonostante tutti i suoi sforzi), che parli dello scontro avvenuto, in quei giorni della tarda primavera, tra l'esercito napoleonico e l'esercito austriaco.


Il romanzo è un'eccezionale visione a "volo d'uccello", sorvolante sulle distese erbose, sul fumo denso e scuro, lasciato dall'esplosione della polvere da sparo e sulle masse di soldati in movimento, sapientemente miscelata ad un accurato interesse per il particolare, sempre ben delineato, palpabile, pulsante, della vita e dell'emotività, anche razionalizzata, dei personaggi che lo popolano. La forza del romanzo storico rivive intensamente nelle pagine di questo libro, dalla lettura fluente, come lo scivolare sul terreno di una palla di cannone, meno mortifero, ma ugualmente dirompente nel suo coinvolgere.


Ammetto che sono rimasto estasiato, come in poche altre occasioni, e, se è vero che l'età napoleonica è così carica di espressività già per la sua stessa natura, è eccezionale la capacità di Rambaud di seguirne il flusso concertandolo magistralmente.

Essling riecheggia, attraverso la carta inchiostrata, tutt'intorno al lettore e non solo nella sua mente.
Buona lettura.

mercoledì 18 novembre 2009

Aforisma del giorno

"Mi domando, abbastanza frequentemente, come si possa pensare di organizzare un sit-in in difesa della democrazia, quando non basterebbe l'Oceano Indiano a contenere il sangue della gente morta per crearla"

giovedì 12 novembre 2009

Friedrich Durrenmatt - Il minotauro

Titolo originale: Minotaurus
Autore: Friedrich Durrenmatt
Anno 1987
Edizione: Marcos Y Marcos
Pagine: 74

Conobbi questo libro quando durante uno dei miei lavori di editing, m'imbattei in un testo di psicologia terapeutica. La forza con cui colpì la mia immaginazione di antichista fu tale, che mi ripromisi di comprarlo al più presto.


Benchè sia un libro, per la sceneggiatura e per la sua brevità, è molto più vicino ad un racconto o, al più, al testo di uno spettacolo teatrale.
La trama prende spunto, anzi meglio, si appropria, rivisitandolo, del mito di Teseo e del Minotauro intrappolato nel labirinto, con tanto di filo rosso finale che conduce l'eroe in salvo verso l'uscita. La chiave di volta e di lettura non è infatti l'intelletto che vince sulla brutalità, nè la giustizia che prevale di fronte alle avversità del destino; la chiave è il punto di vista rovesciato, quello del minotauro, in primis, dell'emotività umana in secundis e, dulcis in fundo, delle realtà sovrapposte e contrarie degli specchi che rivestono le pareti del labirinto.


Ciò che mi ha deluso, è che tutti gli aspetti salienti del libro li conoscevo già prima di poterlo sfogliare con le mie mani, questo, proprio a causa del lavoro che me l'aveva portato alla ribalta. Va però detto, che la rilettura dei miti operata da Durrenmatt, ha sempre qualcosa di profondo, di commovente e, nel caso de "Il minotauro", la tragica figura della fiera appare umanizzata come mai è accaduto nel mito, troppo intento a perorare la causa dell'eroe.


Una lettura che vi colpirà nella vostra emotività e che vi consiglio, anche per il senso di vuoto che proverete, quando le brevi pagine avranno finito di viaggiare sotto la spinta delle vostre dita.
Buona lettura.
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