Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

lunedì 13 febbraio 2012

Soundmagazine.it - Bad love experience - Pacifico

Ché quando Curzio Malaparte scriveva “Maledetti toscani” non aveva che ragione. Mi si presenta oggi un disco che vedrà i riflettori delle scene domani (14 febbraio 2012): la copertina curata dall’artista statunitense Sanya Glisic è inquietante e surreale come un quadro di Bosch (erano dieci giorni che mi ronzava in testa la voglia di usare il pittore a metro di paragone e finalmente ce l’ho fatta), mescolando in un ambiente simil cittadino demoni zannuti e cornuti e un uomo dal sorriso disturbato che abbraccia tutto. 
Un titolo campeggia in alto, Pacifico, il gruppo è Bad Love Experience e questo loro terzo traguardo discografico segna l’ingresso nel roster della Black Candy records (cui si affianca alla pubblicazione Audioglobe e per il vinile la Tannen records).
E, guarda un po’, i protagonisti son toscani.

Questi quattro ragazzi di livorno (ma per capirlo ho dovuto leggere il comunicato, che mai l’avrei detto, ops, temo di aver appena confessato la mia ignoranza), reduci dalla candidatura al David di Donatello per la Miglior canzone (21st Century Boy, presente nella colonna sonora de La prima cosa bella di Virzì), in una quarantina di minuti propongono schitarrate prorompenti come in Devil in the town, accostandoci poi ballate folk come Dream eater e suoni armonizzati dal sapore brit pop. Il loro rock è piacevole, orecchiabile e, in una parola, fresco.

Un mesetto fa, in un giornale dalla quasi incontestabile autorevolezza, si leggeva che il rock aveva i giorni contati e poteva chinare pure la testa di fronte alla scure boiaccia del pop. Ora, non per contraddirvi in pubblico, cari giornalisti mainstream, ma forse dovreste pesare un po’ più la vostra attenzione a quel che la scena, soprattutto indie, propone.
Per chi cerca una conferma in questo gruppo di capaci musicisti italiani, scoprirà un disco in grado di stupirlo e fortunatamente anche questa volta in bene.
Buon ascolto.



TRACKLIST
01 The kids have lost the war PT. I
02 The kids have lost the war PT. II
03 Devil in town
04 That country road
05 Old oak wood
06 Dream eater
07 Cotton candy
08 Dawn ode
09 Rotten roots
10 The princess and the stable boy
11 Samba to hell
12 Words in the wind
13 The kids have lost the war PT. III
14 The kids have lost the war PT. IV

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

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