Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

giovedì 6 dicembre 2012

Soundmagazine.it - Calibro 35 - Dalla Bovisa a Brooklyn

Mai l’avrei detto, davvero, mai.
Quando mi è arrivato tra le mani Dalla Bovisa a Brooklyn, ultimo EP dei Calibro 35, “condito” da una brevissima graphic novel omonima firmata da Gianfranco Henry Enrietto e Marco Philopat, son saltato a un metro da terra tanta era l’emozione. Primo perché non immaginavo che nel 2012 sarebbero usciti ancora sei brani del gruppo - registrati ai Brooklyn Recording and Mission Sound Studios di New York, luogo di creazione di quel capolavoro assoluto di: Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale, senza dubbio uno degli album italiani dell’anno -, secondo e più in generale, perché avendolo tra le uscite novembrine mi sarei trovato proprio nella possibilità di recensirlo subito e quindi già mi immaginavo chissà in quale storia sarei stato proiettato, uomo-proiettile in una ben più che abile pistola. E invece, invece.
Partiamo dalla parte semplice, la graphic novel. Sebbene l’idea di accompagnare un disco dei Calibro con un’opera libraria sia eccezionale e le joint venture siano sempre ben apprezzate, la realizzazione è senza particolare lode, nel senso che al di là dell’accuratezza delle citazioni, non bastano né la scrittura creativa di Philopat, né le psichedeliche illustrazioni patinate di Enrietto a rendere il breve fumetto qualcosa di più che uno spunto narrativo, un racconto breve ganzo, ma fatto un po’ alla buona, senza particolari piacevolezze da palati raffinati.
E qui subentra il difficile.
Ora, la partenza, ed è doveroso dirlo, è che stiamo parlando di un lavoro che tecnicamente è indiscutibile, più che mai da me che dei tecnicismi son profano e difatti, non è la qualità stretta delle sei tracce il problema. Questo, anche se ho notato temi molto più ripetitivi e meno accattivanti del solito, con giri armonici che ritornano come semplice eco del precedente senza invenzioni di sorta, senza particolari incandescenze. Il problema però, quello vero, è la componente onirica. Il disco è solo suonato eccezionalmente, che di questi tempi andrebbe anche bene di per sé, ma essendo dei Calibro non è abbastanza. Di tutti i film, di tutte le storie, di tutti i viaggi che ho vissuto con i precenti album, con ognuna delle precedenti tracce da loro composte non ho avvertito che il ricordo. Per intendersi, su sei tracce son rimasto favorevolmente impressionato praticamente solo dal funk fumoso di New York by night e dalle armonie da inseguimento groove di Death dies, omaggio ai Goblin e a una traccia della colonna sonora di Profondo Rosso, piuttosto ricorrente in tutto quel meraviglioso film. 
Adesso, mentre continuo a mandare in loop il disco nella speranza finora vana di essere posseduto dal demone dell’ispirazione creativa, vi attendo per il prossimo, Calibro 35. Siate bravi, è inverno, non fatemi prendere troppo freddo.
Buon ascolto e buona lettura.










Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.

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