Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

sabato 1 dicembre 2012

Soundmagazine - The Charlestones - Off the beat

Ti odio
E poi ti amo
E poi ti odio
E poi ti apprezzo


Ogni volta che penso al nome Charleston, mi viene in mente il film omonimo interpretato da quel mito di mazzate di Bud Spencer, quello dove c’è quella scena da risate a lacrime con i pagliacci del circo. E invece qui il protagonista è un disco, che in effetti l’accostamento musicale dovrebbe venire molto più naturale di quello da me proposto, e a onor del vero il nome del gruppo è The Charlestones.
Ora, è ormai risaputo il mio rifiuto quasi indistinto per il brit-pop e infatti comincio a pensare che in redazione sotto sotto mi odino, visto il loro mandarmi dischi in larga percentuale brit-pop e dubstep (di cui già altrove ho detto abbastanza). Potrebbe sembrare che io stia divagando, e in effetti è parzialmente così, ché in questi casi non provo piacere nelle mie ammissioni, però questo mio dozzinale mezzuccio verboso è tutto teso a enfatizzare il fatto che Off the beat, secondo disco di questo quartetto italiano, è sinceramente un eccellente lavoro.

Il disco, registrato al Moskow Recording Studio, è un viaggio da ventenni in una macchina decappottabile con al fianco gli amici di una vita. Uno di quegli intermezzi condivisi di tempo in cui il problema è il non voler arrivare al parcheggio definitivo della macchina, quello dove viene svuotato il bagliaio per non essere più riempito, e riesce a trasmettere tutte queste salvifiche sensazioni con un’energia e una freschezza armoniche, tipiche del genere a cui fanno capo, che cominciano sin dalla giovane voce del cantante, ma poi trovano sostanza in ogni parte dell’album, fino all’apice toccato con la presenza dei fiati in Eager Beaver. E così si viene trasportati con morbidezza in un piano sequenza spensierato, tra amori e gonnelle svolazzanti e piccole riflessioni sul quotidiano, che sul finale si chiude con gli accordi malinconici di (Standing in) The prime of life, e sembra quasi che con quegli ultimi accordi dica: “Siamo arrivati ed è finita, ragazzi, ma è solo fino al prossimo giro”.
Buon ascolto.



Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.

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