Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

lunedì 30 maggio 2011

Aforisma del giorno

"Le emozioni sono all'improvviso.
Ed è nella loro esplosiva sorpresa la straordinaria perfezione
"

sabato 28 maggio 2011

Incontro con l'autore - Ilaria Donatio (26 maggio 2011)

"L'unico destino è l'invisibilità"

Ci voleva il Cassero - Centro di documentazione Arcigay Bologna - perché, grazie al quarto e ultimo evento de "Il Maggio dei libri" in collaborazione anche con Arcilesbica Bologna, potessi dare un volto all'affascinante penna del blog Gamballaria, Ilaria Donatio,  giornalista freelance (Micromega, L'Unità) e mia con-terrona pugliese attualmente vivente a Roma.
L'evento di ieri presentava, infatti, la sua prima fatica editoriale "Opus gay" (titolo assonantico) - La chiesa cattolica e l'omosessualità - edito da Newton Compton Editori; un'inchiesta divisa in dieci capitoli con cui, anche attraverso testimonianze dirette, viene affrontato il tema della difficilissima relazione tra mondo omosessuale e Chiesa.

La chiacchierata, arricchita dalla spontanea partecipazione del vasto pubblico presente in sala e dall'indole sanguigna dell'autrice, ha dato modo di eviscerare in maniera semplice e interessante il problema che partendo dal disconoscimento, da parte del mondo cattolico, dell'omosessualità come  parte delle relazioni naturali, arriva fino al riconoscimento giuridico, a mio parere risposta esclusivamente simbolica, e alla matrice culturale, vero nucleo del problema. Colpisce, dai dati riportati dalla Donatio, l'ipocrisia ecclesiastica, in cui lei stessa si è imbattuta durante l'intera ricerca delle fonti, e allo stesso modo è singolare la mancanza di connessione tra i contenuti delle dichiarazioni ufficiali delle gerarchie ecclesiastiche e le  singole, molteplici, personalità che invece compongono la base della sua espressione, rappresentando una Chiesa più magmatica che meramente dogmatica. E se lo scollamento contenutistico tra i singoli individui e la gerarchia che rappresentano è un dato abbastanza frequente (che anzi di norma è ancor più presente quanto più rigido è il sistema iniziale), piuttosto grottesca appare la capziosità che si sostanzia praticamente in questo pensiero: "... La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. L'atto omosessuale, d'altra parte, è un atto contro natura e pertanto immorale, ed ogni attività immorale «impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico ...".

Mi è realmente difficile recensire questo incontro soprattutto per due ragioni: la prima in assoluto è che lo spessore dell'inchiesta in questione è notevole, l'accuratezza difatti è senza dubbio tra le sue qualità e questo, in quanto io profano dell'argomento, mi impedisce di esporre tout court un mio pensiero, onde evitare di porre a paragone di una simile trattazione un fantomatico, quanto mediocre, "massimo sistema"; d'altro canto e quindi secondo motivo, la difficoltà è aumentata dal fatto che analizzare l'omofobia, implica inevitabilmente, e di questo si è avuta sufficiente prova soprattutto nel dibattito che ha immediatamente seguito la presentazione,  trattare di politica (nel caso italiano sarebbe meglio parlare di pochezza della politica), di società, di cultura e di mondo omosessuale, uno spettro così ampio di tematiche impossibile da racchiudere in un contesto simile a quello di questo resoconto.

Il valore dei lavori simili a questo che hanno per oggetto un'inchiesta, è principalmente quello di riportare la realtà alla portata del lettore, che potrà anche storcere il naso o aggrottare le sopracciglia, ma comunque sarà posto nella condizione di venire a conoscenza di qualcosa di nuovo o anche solo di osservare il mondo attraverso una prospettiva ulteriore.
Il valore di questo libro, in particolare, è quel suo dare voce a un mondo che vorrebbe parlare, ma che spesso è soffocato prima ancora di riuscire a spiegarsi, e non è come verrebbe naturale da pensare quello dell'omosessualità, dei preti gay o del fatto che, manco fossimo nel medioevo, la Chiesa preoccupandosi strettamente solo della "dispersione del seme" reputi depravati gli atti tra uomini (con particolare "premura" per le relazioni stabili più che per le "scappatelle"), ma consideri in tal maniera quelli femminili solo per riflesso, dato che raramente si cura della donna; il mondo in questione, dicevo, è quello della cultura del diverso, dove diversità non è sinonimo di non normale, ma di arricchimento.
 
"Accettando l'invisibilità, legittimiamo la gretta ignoranza", ha detto la Donatio o come dico spesso io " La colpa non è degli stronzi, loro seguono solo la loro natura. La colpa è di chi consente agli stronzi di esser tali"
Leggetelo! 

A presto e buona lettura!

mercoledì 25 maggio 2011

Metti e un giorno scopri che ti hanno plagiato

Oggi avrei voluto poter postare qualcosa di nuovo, non foss'altro perché passato il giorno di routine è parte dei miei impegni aggiornare queste pagine, MA è accaduto un fatto piuttosto spiacevole, un tale che non conosco né posso ottenere (per ora) di saperne il nome, ha pensato bene di copiare e incollare sistematicamente ogni cosa (o quasi) che io abbia scritto da Gennaio a Marzo...
Attualmente sto cercando di porre rimedio a questo fattore.

Il buontempone del caso risponde a questo sito (che tra l'altro alcuni anti-virus segnalano come malevolo, quindi occhio) http://ossauniverumnblogs.blogspot.com, riparato dal candido nomignolo A Letter of Jesus, che se potessi mettergli le mani addosso non avrebbe nemmeno bisogno di scrivergli, vista la mia gentilezza di spedirlo al suo cospetto per direttissima.

Non appena saprò qualcosa sarete informati anche voi, nel frattempo se qualcuno fosse così gentile da indicarmi siti dove poter ottenere una firma digitale senza sborsare la bellezza di 80 denari, gliene sarei grato.
A presto.

lunedì 23 maggio 2011

Charles Bukowski - Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle

Titolo originale: 
Autore: Henry Hank Chinaski (Charles Bukowski) & Fernanda Pivano  
Anno 1982
Edizione: Universale economica Feltrinelli
Pagine: 106



"Trovo la vita del tutto priva di interessi, e questo avveniva specialmente quando lavoravo otto o dodici ore al giorno. E la maggior parte degli uomini lavora otto ore al giorno almeno cinque giorni alla settimana. E neanche loro amano la vita. Non c'è ragione per uno che lavora otto ore al giorno di amare la vita, perché è uno sconfitto. Si dorme otto ore, si lavora otto, si va avanti e indietro, tutte le piccole cose che si hanno da fare ... uno che lavora otto ore al giorno ha soltanto due ore o un'ora e mezzo libere per se stesso ... credo che chiunque lo ami sia un grande idiota ..."



Avendo la stessa capacità di concentrazione di un gatto in amore irretito da un gomitolo di lana,  è abbastanza frequente che prima di partire per uno dei miei viaggi, che usando esclusivamente i regionali si rivelano sempre mooooolto lunghi, mi dimentichi di comprare un libro.
Oltre alle inevitabili imprecazioni del caso, parte quindi la ricerca. Questa volta, visto che è da un po' che ci ronzavo intorno, mi son convinto a prendere questa intervista di Fernanda Pivano ad uno degli scrittori più alcolisti della storia della letteratura mondiale, Charles Bukowski.

Probabilmente le interviste a un autore sarebbero l'ultima delle cose da avere in una propria libreria; non so, prima conquisti la vetta della completezza dei grandi classici, poi ti accosti alla letteratura contemporanea occludendo con le opere più sottili anche gli interstizi tra le scaffalature, quindi rivesti l'esterno della libreria magari usando il patafix (o come diavolo si chiama) con le interviste agli autori. Purtroppo pur ricercando abbondantemente l'ordine, faccio le cose per come queste mi passano per la testa (leggasi ǝuɐɔ ıp ozzɐɔ ɐ), per cui più che buono a completare, son più facile preda degli impulsi.
A ogni modo Quello che importa è grattarmi le ascelle, non mi pare per niente essere stato un cattivo acquisto!

Le pagine dell'intervista son piene di aneddoti davvero eccellenti e, come se in questo senso non bastassero già i suoi libri, parlano di un Bukowski che porta nella scrittura nient'altro che il proprio naturale sentire, senza filtri, senza mediazione. Nelle risposte che vengono offerte, si legge tutta la causticità irriverente per un mondo che si muove secondo regole prestabilite di tale abiezione da risultare quantomeno discutibili. Il tutto è condito da ironia, semplicità e quella grettezza, che forse può anche risultare scomoda, visto il modo di comunicare sempre molto "formale" a cui siamo abituati, ma che osservata attentamente, nella sua essenza nasconde un occhio molto vivo e analitico, forse proprio per il suo essere cinico.

Questo libro regala risate, qualche vezzo di disgusto e brevi perle di sagacia, oltreché demolire tutta una serie di luoghi comuni attecchiti sulle spalle di questo grande autore, che ha un unico vero difetto, quello di non essere più tra noi.
"... Scrivere è qualcosa che non si sa come si fa. Ci si siede ed è qualcosa che può succedere e può non succedere. E allora come si fa a insegnare a qualcuno a scrivere? Non riesco a capirlo perché noi stessi non sappiamo se saremo capaci di scrivere ...".
Buona lettura!

sabato 21 maggio 2011

Marta sui tubi live (20 maggio 2011)

Aurora Bernardinello - "Voi mi appartenete" - Basilisco
"La paura degli esseri umani
è paura di essere umani "

Tempo fa un Massimo Lopez condannato alla fucilazione chiedeva come ultimo desiderio di poter fare una telefonata, diventando imperitura icona del motto: "Una telefonata allunga la vita!". Questo spot pubblicitario, considerando l'energia regalatami, si lega perfettamente a quel che è stato questo mio perfetto venerdì sera milanese!

"Pronto, Radio Popolare Network?
Salve, senta ho letto sul vostro sito che ci sarà un live dei Marta sui tubi presso l'Auditorium Demetrio Stratos, come potrei fare per parteciparvi? Ah, basta lasciare un nominativo e rientrare nel numero dei 100 posti che avete preparato.
Bene, a che numero siamo? 108... Capisco... ma continuate a prendere eventuali altri nominativi? Ottimo! Vorrei prenotare Broggi più uno. Grazie e buon lavoro"

Aurora Bernardinello - Carmelo Pipitone
Milano, Auditorium D. Stratos, un Carmelo Pipitone (chitarra e voce) sorridente è quello che mi scorge a spiare l'ingresso del luogo adibito al concerto serale. Solo la discesa a separarci, poi siamo tutti un'unica oscillante e sorridente stretta di mano, come se con i ragazzi della band fossimo (io e la fotografa) amici di penna che s'incontrano dopo anni di scorribande d'inchiostro; definirli come la cordialità personificata è un eufemismo. 

Aurora Bernardinello - Ivan Paolini
E' ancora metà pomeriggio, il gruppo, eccetto Carmelo fagocitato dalla mia incessante logorrea, e Ivan Paolini (batteria) già in sala per le prove del suono, è assorbito da una partita a biliardino (non sono in grado di poter dire chi contro chi, né sono in grado di poter fare gli omaggi ai vincitori!). 

Al sopraggiungere delle 21:30, in una sala completata nei suoi posti a sedere da un pubblico che si rivelerà essere ultra-partecipe , "abbiamo già portato a casa" infinite e spassosissime chiacchiere, due bicchieri di vino (uno di refosco dal peduncolo rosso e uno di pinot nero, per la cronaca) e l'intero sound check della band, e dalla diffusione della trasmissione Patchanka di Radio Popolare Network si "spegne" la voce di Wanda Jackson e della sua "You know that i'm no good", per far posto all'accendersi delle luci sul palco e dei microfoni. 

La prima domanda di Niccolò, la voce di Radio Popolare nonché presentatore della serata, è un vero e proprio rompighiaccio:
- Cos'è carne con gli occhi, perché l'uso di questo titolo per il vostro ultimo lavoro prodotto da Tommaso Colliva che dà il nome anche al tour, cosa significa?
- Si tratta di un modo di dire siculo con cui si identifica una persona priva di spinta, l'ignavo per eccellenza! Il titolo trova le ragioni nell'inaccettabilità da parte nostra del restare in silenzio di fronte all'attuale scempio italiano; qualcosa che non può trattenere in silenzio e che anzi, quando sarà passato speriamo lasci in chi resterà un ricordo molto vivido delle facce e dei nomi di chi ha scelto il mutismo.
Aurora Bernardinello - Giovanni Gulino

Con  la risposta di Giovanni Gulino (voce) e con i rapidi accordi della chitarra di Carmelo nell'apertura di Basilisco, comincia il primo vero live in cui mi capita di poter ammirare l'abilità dei Marta (a dire il vero, li avevo già sentiti durante il concerto del 10 maggio organizzato dal comitato "pro-Pisapia", ma troppo breve era stata la loro presenza sul palco e l'acustica non eccellente della piazza per problemi tecnici non gli aveva reso piena giustizia), gruppo musicale dotato non solo di un'eccezionale gestione del palcoscenico, definibile come miscela perfetta tra simpatia e coralità, ma soprattutto di straordinarie e godibilissime capacità tecniche in tutti i reparti, senza nessuna eccezione; un esempio su tutto stasera è stato mostrato in tutta la sua maestà con la rivisitazione in formula jazz de Il giorno del mio compleanno.
Aurora Bernardinello - Paolo Pischedda

Non ero a conoscenza, tra l'altro, della capacità canora di Mattia Boschi (violoncello) (ho apprezzato peratro l'emozione che lo ha genuinamente imporporato in viso) che con Giovanni ha cantato in doppia voce la prima parte di Di vino, dedicata a una certa Rossella (niente da dichiarare a riguardo), né della raffinata eleganza esecutiva delle tastiere di Paolo Pischedda.

Con la breve quanto movimentata chiosa  di Arco e Sandali  alla storia vera musicata di Muratury (vi consigliamo di non fermare mai una ragazza sola con il suo cane, avendo come scusa la battuta: "ma che bel cagnetto, come si chiama?"), si è chiuso dopo circa un'ora e mezza il concerto live offerto da Radio Popolare network. Un evento ben gestito nell'auditorium di via Ulderico Ollearo a Milano, che per l'acustica fa onore all'"ingombrante" nome con cui è stato battezzato, e che ha visto protagonista un rock italiano molto particolare arricchito da interessanti contaminazioni ritmiche e decisamente galvanizzante. 
Aurora Bernardinello - Mattia Boschi

Siamo ai saluti, temo, e davvero non vedo già l'ora di poter condividere ulteriore tempo, musicale e umano, con questi ragazzi che non mettono nella loro arte solo qualità tecniche senza dubbio pregevoli, ma soprattutto passione, ed è impagabile essere spettatori di chi ha passione per quel che fa.

Mi piacerebbe chiudere con stupefescion, un neologismo che dovrebbe descrivere l'attonimento di fronte a qualcosa di magnifico, ma per tradizione vi chiedo di accettare il mio a presto e buon ascolto!

Ps. Ringraziamento speciale ex-resoconto a tutta la band e al fratello di Paolo, per la sopportazione della mia favella.
Pps. Tutte le foto sono proprietà di Aurora Bernardinello, che potete ammirare qui, a cui vanno i miei ringraziamenti, visto che per la prima volta ho potuto arricchire un resoconto con delle foto! N.b. Niente furbate, se le volete prendere, prima chiedetele. Grazie. 
Aurora Bernardinello - Ricordate il referendum del 12/13 giugno

venerdì 20 maggio 2011

Incontro con l'autore - Stella Pende (19 maggio 2011)

"Gaza è un malato terminale infinito"


Quali siano i retroscena vissuti da un qualunque reportage giornalistico, sono di facile immaginazione, ma poter conoscere con molta più franchezza le avventure umane che si celano dietro le tre/diecimila battute spazi inclusi di un articolo, non può essere solo declinato come un semplice gioco atto a soddisfare la curiosità.
Nella serata di ieri i locali della COOP Ambasciatori hanno ospitato la giornalista Stella Pende, autrice del libro “Confessione reporter. Quello che non ho mai scritto” edito da Ponte alle grazie, un lavoro che non è solo una raccolta di circa quindici anni di viaggi in luoghi di dolore, di guerra o per dirla con una sola parola di sofferenza, ma soprattutto un aneddotico, generoso, diario di appunti che precedono e seguono (in qualche caso anche di alcuni anni) gli articoli correlati, fulcro dell’effettivo reportage. Questo taglio concettuale unitamente alla scelta narrativa operata dall’autrice, lascia trasparire un quadro che da semplici spettatori del dolore ci muta in testimoni dello stesso.

Due Giovanna hanno accompagnato questa interessante presentazione: la dottoressa Giovanna Gragnaffini e l’ex ministro Giovanna Melandri, che hanno entrambe manifestato genuino entusiasmo per questo accurato e complesso lavoro editoriale, che è parso rappresentare per l’autrice anche una sorta di catarsi benefica, un modo forse per liberarsi dalla visione dell’orrore “offerto” dal peggio che l’essere umano può dare di sé. Una restituzione di se stessi che proprio grazie alla testimonianza e al messaggio implicito su cui si fonda, cioè la possibilità di “poterla raccontare”, incarna l’essenza stessa della vita.
 
Noi giornalisti di guerra siamo tranquilli 
solo quando siamo seduti con il biglietto in mano
all’aereoporto, che è una sorta di casa

La pregevolezza di questo lavoro è nel suo mescolare le "piccole storie" che compongono il quotidiano, ai fatti, alle notizie e agli avvenimenti “puri”, anche se, come tiene a precisare l’autrice stessa: “non esistono grandi storie e piccole storie, come non esistono addetti ai lavori di serie B solo per il loro essere dietro le quinte. Tutto è alla pari, tutto è essenziale dagli stringer che agevolano sul territorio il lavoro dei giornalisti, fino ai fotografi che sono i veri pionieri dei reportage”.

Quello che colpisce di Stella Pende è la sua umanità, che si intravede tanto nel registro narrativo, quanto nel suo dedicarsi a tutte le creature a lei prossime, che incontra nei suoi viaggi.
Perché non dobbiamo ascoltare anche le voci dei pirati?” ci domanda retoricamente alla fine, un “restiamo umani” tutto al femminile.
A presto e buona lettura.

giovedì 19 maggio 2011

Soundmagazine.it - Vintage Violence - Piccoli intrattenimenti musicali



Prima di poterne ascoltare le capacità, ad attirare la mia attenzione di recensore, è stato il nome “Vintage violence”, troppo accurato per non rispondere ad una specifica raffrontabilità musicale, che invece viene perfettamente colta sia nel suono sia nelle tematiche e trattata con un certo gusto retrò.
Piccoli intrattenimenti musicali, (Prodotto da Popolar e distribuito da Self)  è il terzo album del gruppo fondato nel 2002 a Lecco, che da Psicodramma  (il primo album autoprodotto) a oggi ha visto crescere sempre di più l'apprezzamento per il proprio talento. Questo terzo disco è dedicato alla memoria di Gilbero Valsecchi (Nemesi), e trova collaboratori illustri nella sua creazione: dai mixer di Lorenzo Monti (Zen Circus) alla masterizzazione di Maurizio Giannotti (Afterhours, Prozac+ etc.). 

Il titolo Piccoli intrattenimenti musicali ricalca esattamente gli undici brani inediti da cui questo breve lavoro è composto. Il rock dei Vintage violence è veloce, altamente ritmico e melodico, riempito e completato dalla voce affilata del cantante del gruppo. 
I testi, tutti in italiano (mi piace sempre quando la lingua italiana trova spazio nel rock, territorio quasi sempre occupato dall'inglese), sono volutamente scurrili, irriverenti e irredenti nel linguaggio e anche nel loro essere tutto sommato frivoli, con qualche eccezione come "Raiuno" e "Il processo di Benito Mussolini", e colgono nel segno disegnando un quadro della quotidianità lisergico, che ho trovato particolarmente piacevole.

Ascoltate il terzo album di questo promettente gruppo di Lecco, di cui nel post scriptum lascio un assaggio. Se fossero tutti così gli intrattenimenti musicali l'Italia avrebbe più spesso qualcosa da raccontare musicalmente.
Buon ascolto!

Ps. Normalmente cerco di dare un taglio più generale alle recensioni sugli album, cercando di non scegliere un unico particolare al suo interno, qualcosa che dia valore al tutto complessivo, MA "Caterina" è davvero un pezzo notevole!

  


Pps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l’opportunità.

lunedì 16 maggio 2011

Frivolezza del giorno - in etta. Ovvero: In nozze di Brunetta

Oggi ho letto di Brunetta
che per luglio già prospetta
di sposar in una chiesetta
una di lui più giovinetta.
Anche noi dell'Italietta
tosti avremo la diretta
con connessa favoletta
di un Romeo e la sua Giulietta,
quasi fossimo, oh disdetta,
la genia di Elisabetta.
Vorrei dire al "buon" Brunetta
che si tolga la smorfietta
di chi il pio imeneo rispetta,
ché non basta l'etichetta 
di marito con ninfetta
per mostrar con schiena eretta,
manco fosse una bacchetta,
quanto sia d'indole retta,
quando, in verità, è sì abietta.

Tutta questa piroetta
mi ricorda una strofetta
[una rima che rigetta
la valenza circospetta],
che più o meno è così detta:
"Chi col dito il cul si netta,
come in cuor fa baionetta,
presto in bocca se lo metta
e senza usar la saponetta 
pulizia sarà perfetta!

sabato 14 maggio 2011

Frivolezza del giorno

"Possiamo dire tutto, ma non che la comunicazione in Italia sia una merda, quella almeno galleggerebbe"

mercoledì 11 maggio 2011

Trilussa - La ninna-nanna della guerra



Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d'un impero
mezzo giallo e mezzo nero.
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili
de li popoli civili
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s'ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d'una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro.
Chè quer covo d'assassini
che c'insanguina la terra
sa benone che la guerra
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finchè dura sto macello:
fa la ninna, chè domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro
senza l'ombra d'un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!

lunedì 9 maggio 2011

Bret Easton Ellis - Imperial bedrooms

Titolo originale: Imperial bedrooms
Autore: Bret Easton Ellis Anno 2010
Edizione: Supercoralli Einaudi
Pagine: 148


 "Amici amici, amici il cazzo"
Proverbio meridionale

Per scrivere di questo romanzo avevo pensato a due maniere in particolare, la prima diretta al tipico fan che sarebbe arrivata dritta al punto, del resto l'autore si presterebbe piuttosto bene alla soddisfazione di questa tipologia; quindi una seconda meno orientata che avrebbe preso le cose da una certa distanza. 
Mi sarebbe piaciuto molto il primo approccio, anche perché mi avrebbe risparmiato non di poco lo scrivere e, come si sa, internet è tiranno nella lettura, tuttavia io non sono un fan di Ellis, anzi lui, che pure nella volta in cui mi capitò di incontrarlo parve divertente, mi sta profondamente antipatico (leggasi ozzac lus ats im), e vorrei poter spiegare il perché, ma non lo so, è una sensazione a pelle.

Imperial Bedrooms è un seguito autonomo, nel senso che non avrete la necessità di andare a leggere la prima parte, ma in qualche maniera forse potrebbe aiutarvi.
A ogni modo io non l'ho fatto.
Questa parte a cui faccio riferimento è Less than zero, che se lo scrivo non tradotto è solo perché, come anche il suo seguito, trae il titolo da un album di Elvis. 
In questo primo libro la protagonista è la città di Los Angeles, nel cui ventre pascono i suoi  americani e la loro gioventù borghese tra edonismo e decadenza, tra sessualità dissoluta e angoscia quotidiana causata dalla vuotezza dei loro valori (per la serie "modello americano in Europa ci si rivede tra vent'anni").

Da allora sono trascorsi venticinque anni, Clay (già personaggio principale del precedente romanzo) ritorna dopo quattro anni vissuti a New York nella sua città, Los Angeles, ri-intrecciando la sua vita con i suoi vecchi amici di sempre, amori inclusi, con la loro dubbia moralità, con le loro perversioni, con le loro vite da ricchi annoiati.
Un altro libro generazionale? No.

Perché con la sua sagacia, lascivia ed esperienza, Ellis non imbastisce solo un promiscuo accavallamento sentimentale, ma ci infila di rimonta anche un po' di bella violenza, che come il bianco sta sempre bene su tutto (... o era il nero? Boh!).

Non esiste in questo romanzo un dubbio etico che venga risolto con un sospiro di sollievo, il motto è: "se qualcosa può farti accapponare, sta sicuro che ti accapponerà", facendoti ridere sardonico, peraltro. La scrittura è, come al solito di Ellis, agevole e accattivante, fatta a posta per rendere un libro senza infamia e senza lode un best seller (come se a far questo già non bastasse il nome in copertina).

Però, come potete leggere, c'è un però!

Inizialmente, infatti, avevo detto che forse potrebbe aiutare leggere Less than zero, prima di approcciarsi a Imperial bedrooms. E davvero, la cosa mi era venuta in mente senza malizia e senza pensarci, di getto. Ora, riflettendoci, penso che il motivo sia legato al fatto che il senso di nostalgia provato per i personaggi di quel primo libro d'esordio, potrebbe aiutarvi ad apprezzare questo libro, di cui tutto sommato, vista la già numerosa produzione dell'autore, sono abbastanza convinto che avremmo potuto pure fare a meno; questo, non tanto per la sua poca godibilità, quanto piuttosto per la riproposizione di un solito Ellis, che esaspera il lato oscuro della viziata e priva di rimorsi società americana, ritrovabile nella gran parte dei suoi libri.
Buona lettura.

Ps. La battuta "come se a far questo già non bastasse il nome in copertina", vista quella americana del romanzo, non è affatto casuale, come potete ammirare voi stessi. 

venerdì 6 maggio 2011

Soundmagazine.it - Brothers in law - Brothers in law

Il suono argentino di una tenda in filamenti di cristallo che si scosta sotto il leggero tocco delle vostre mani del brano "Crystal bird", sarà il suono che vi accoglierà all'interno di questo giovanissimo progetto musicale nato nel 2010. Brothers in law, nome del gruppo fondato dai due giovani pesaresi, Giacomo (voce e chitarra) e Nicola (chitarra), è anche il titolo del loro primo ep edito dalla TannenRecords.

La ricerca armonica è in un suono distorto elettronicamente che, come eco, rimanda immediatamente al rock psichedelico, ma non è quaesta la sua unica caratteristica; infatti è possibile ritrovare una continua miscelazione con i timbri cupi e la ritmica ripetitiva e insistente tipici delle influenze dark anni ottanta base, per fare un esempio, del brano "Like a good dream". Insistenza che si troverà assai presente anche nei testi anglofoni, ricchi di ripetizioni, come a suggerire il preciso significato di tenere a mente qualcosa di importante.

Un progetto ben costruito, che trova nella sua sostanza musicale una sua strada precisa anche per essere un'opera prima, qualcosa che troverà certamente apprezzamento. 
Buon ascolto.

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l’opportunità.

mercoledì 4 maggio 2011

Claudio Bagnasco - Silvia che seppellisce i morti

Titolo originale:
Autore: Claudio Bagnasco
Anno 2010
Edizione: Edizioni Il Maestrale
Pagine: 201


Mi dispiace profondamente aver già trattato nella presentazione delle caratteristiche di questo libro, perché l'unica parola che mi resta per descriverlo è bello. Una parola troppo logorata da utilizzi inconsulti, per poter esprimere al meglio quanto sia adatta in questo caso.

La scrittura densa di Bagnasco è un balsamo, a dispetto di un titolo che non cattura davvero l'anima profondamente sentimentale di cui si fa portavoce.
E' una storia che è un insieme di storie, tutte aventi come fulcro Silvia, la protagonista: c'è chi la ama, chi ne è morbosamente ossessionato, chi è legato a lei perché legato a un suo affetto, chi vorrebbe odiarla, ma tutti sono schiavi del bisogno di incontrarla almeno un'altra volta. Per tutti Silvia rappresenta qualcosa o di conosciuto o di immaginato, ma in entrambi i casi di desiderato. Tutti vivono un momento cruciale della loro vita e giocano senza riserve.
Questo è un romanzo che incanta, non solo nella sua trama o nel suo finale pensoso, ma persino nelle sue digressioni in corsivo, che sono un po' quel che succede altrove, mentre la storia con quei suoi attori prende forma.

Le impressioni di quella sera al Modo hanno trovato conferma.
Cercatelo.
Leggetelo e lasciatelo commuovervi.
Buona lettura.

lunedì 2 maggio 2011

La morte di Bin Laden. Ovvero una preghiera.

Non vorrei occuparmi di questo, ma lasciare che la cosa che sto pensando (probabilmente banale, ma temo non superflua) mi resti dentro non mi va, per cui scrivo.
Come sapete, ormai passata l'ora di cena è impossibile esserne allo scuro, alla fine l'hanno preso. Il più ricercato 54enne, il sedicente
Osama bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden, è stato finalmente ammazzato! Evviva che gran giubilo. Perdonate se non salto di gioia, ma visto che non sto vedendo l'ultima puntata del Grande Mazinga non mi pare che morto bin Laden si possa dire chiusa la guerra, anche perché ancora non abbiamo esportato a sufficienza la democrazia. Ma scusate, divagavo.


A ogni modo oggi ero lì in palestra, quando ho inavvertitamente ascoltato una delle istruttrici parlare dell'affare Torri Gemelle a uno dei pesisti (entrambi miei coetanei); la prima spiegava al ragazzo come lei non ci vedesse tanto chiaro riguardo a tutta la questione (Torri Gemelle, bin Laden, guerra, morte dell'infame) e gli sviscerava la teoria complottista; l'altro a tutte le affermazioni di lei maldestramente documentate (probabilmente perché solo citate per sentito dire o magari non troppo approfondite) rispondeva, con faccia appena contratta dall'incredulità sorniona: "non credo che"; "non penso che possano aver potuto"; "ma dai è impossibile".
 
Stavo per intervenire. Mi sarebbe piaciuto chiedergli al ragazzo cosa facesse nella vita, quale istruzione avesse avuto, ma venivo da una discussione complessa affrontata per tutta la mattina che riguardava le privatizzazioni e mi sono tirato indietro. 
A memoria la prima volta da dieci anni a questa parte che non mi intrometto in una discussione di questo tipo. Ho continuato a guardare in silenzio, ero arrabbiato, infastidito e sopra ogni altra cosa impensierito.

Avvenimento:
Abbiamo un ambiente qualsiasi.
Tre coetanei.
Una discussione che sarebbe seria, trasformata in fantomatico massimo sistema, anche un po' più appiattito, tutto sommato.
Una ragazza che racconta, non troppo ben informata sui fatti.
Un ragazzo che non risponde strettamente alle cose che gli vengono dette, se non con frasi di incredulità irridenti.
Un terzo (impiccione) che ha ascoltato e osservato gli altri due, appena più informato sui fatti, con un disegno ben più ampio riguardo a ciò che è accaduto e a cosa ha importanza di ciò che è accaduto, con non molte sicurezze, salvo il non essere vero quel che ci hanno fatto intendere.

Mentre tornavo a casa, mi sono sentito vuoto. Perché sono stato attore a mia immediata insaputa, cioè senza che me ne accorgessi lì per lì, dei quotidiani siparietti in cui latitiamo.
Non c'è bisogno che io entri in gamba tesa su nessuno. Non è questo il motivo di questo post. Quello che sto per darvi non è un consiglio. Non è una lettura. E' una preghiera. 
E' una mia preghiera di essere umano a voi altri esseri umani.
Non Rispondete "io non credo" senza motivare il perché.
Non Rispondete
"non penso che possano aver potuto".
Non Rispondete
"ma dai è impossibile".

Non so se esistono delle oggettività, molto probabilmente no. 
Questa mia preghiera però è l'unico modo che conosco, per poter comprendere il mondo in cui viviamo, l'unico per trovare una via, che non sia tra quelle scabrose che quotidianamente ci indicano.
Leggete, informatevi, chiacchierate, osservate. 
E quando l'avrete fatto dubitate e ricominciate di nuovo.
Vi prego.
A presto e buona lettura.

Ps. Un nobel per la pace che usa le parole che ha usato Obama, ci fa riflettere molto su quel premio e su quanto valga.

domenica 1 maggio 2011

James Ellroy - Scasso con stupro

Titolo originale: HOT-PROWL RAPE-O
Autore: James Ellroy
Anno 2007
Edizione: Tascabili Bompiani
Pagine: 138

.. un attimo di attenzione prego, abbiate pazienza signore e signori e prima di dedicarmi i vostri occhi, vogliate farvi la cortesia di premere quel triangolino orizzontale e dedicargli le vostre orecchie pochi secondi, quanto basta, prima di impegnarvi, con l'accompagnamento di uno dei più grandi maestri della musica jazz, nella lettura.

Signore e Signori, Mesdames et Monsieurs, Ladies and Gentlemen, Django Reinhardt!




"Vieni a Los Angeles, il sole splende, le spiagge sono ampie e accoglienti e
le piantagioni di aranceti si estendono a perdita d'occhio.
I posti di lavoro abbondano e i terreni costano poco.
Ogni lavoratore può avere casa propria e,
in quella casa, una tipica famiglia felice americana.
Tu puoi avere tutto ciò e chissà... potresti anche venire scoperto,
diventare una stella del Cinema o almeno avvicinarne qualcuna.
La vita è bella a Los Angeles è un paradiso sulla terra! ..."
L.A Confidential

Ogni volta che sento nominare Ellroy non posso fare a meno di ripensare al jazz e a quel capolavoro che è L.A. Confidential, sia letterario, sia cinematografico.
Scasso con stupro non possiede la stessa potenza di quel romanzo, né, d'altronde, lo stesso ingarbugliato intreccio o la medesima lunghezza. E' un lavoro differente, ossessionatamente ossessivo sin dall'utilizzo del linguaggio condito da innumerevoli allitterazioni. Ma la figura retorica è solo l'iniezione iniziale; infatti la fase discorsiva è introdotta da ripetitivi disse/dissi a ogni botta e risposta e, per dirne un'altra, il nome di Megan Moore "l'attrice che fa quei film soft-porno che vanno a notte fonda ...", "perno" (capirete dopo aver letto il  libro il perché libidinoso delle virgolette) di gran parte dell'intreccio, viene ripetuto continuamente, non meno di 100 volte. Ma anche i personaggi sono ossessivi: nella loro ricerca di gossip; nel loro feticismo; nella loro serialità criminosa. Persino il protagonista, il detective Jensen è ossessivo nella sua passione per Donna.

Ellroy, in questo quadro sesso-centrico e patologico, non si smentisce e con fare da funzionale funambolo costruisce, lega, intreccia, svela, gioca. Si titilla coi suoi topo-lettori con felicità felina e sciorina un romanzetto (etto per la brevità) noir con i controfiocchi, con tanto di corruzione, fumo, immaginifici flashback in bianco nero e jazz. E poi bulli e pupe, qualche scazzottata, qualche povero stronzo che s'invischia in disegni più grandi di lui, pistole, giornalisti sbruffoni  e sbrufolizzati segaioli.

Chiudete gli occhi, c'è ancora Django? Godetevelo, lui e quel che resta di quelle poco meno di 140 pagine che compongono Scasso con stupro, "... ma ricordate, cari lettori, è una notizia di prima mano molto ufficiosa, resti fra noi e quindi Zitti Zitti".
Buona lettura.
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