Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

sabato 7 luglio 2012

Colapesce live (5 Luglio 2012)

"... Io la notte ancora sto sveglio
a pensare al tempo che ho perso
e ne accumulo altro..."
Colapesce - Bogotà

Vivere i tempi dell'attualismo, significa, tra le altre cose, ritrovarsi in poco tempo nello stesso posto e ritrovarci la stessa gente della volta prima, come se si vivesse in un quadro dalla scena tripartita e statica. A cambiare son naturalmente gli spettatori e in questo mondo rovesciato, se il pubblico e l'ambiente sono il quadro, gli spettatori finiscono per essere gli artisti sul palco. Tutto questo pippone, era per dire che dopo nemmeno due giorni son tornato al Vicolo Bolognetti per trovarci questa volta Colapesce.
Di lui avevo già parlato qualche mese fa durante la recensione a Un meraviglioso declino, il suo magnifico disco, eccezionale rappresentazione di una poetica amorosa invincibile e malinconica, espressione in musica di emozioni in relazione. Quanto detto allora, tutto il suo eccezionale live me l'ha confermato, anzi sciogliendomi un dubbio: temevo, infatti, che avrei trovato il live poco catturante, forse per la natura tutto sommato intima dei testi e dell'atmosfera di raccoglimento che sono in grado di creare; ecco, ammetto senza remore di essermi sbagliato e di aver temuto a torto una simile possibilità. Live, questa band, vale ogni minuto d'ascolto.
Lorenzo Urciullo, accompagnato da: Vincent Migliorisi (chitarra e seconda voce), Peppe Sindona (Basso), Peppe Burrafato (batteria) e Valerio Vittoria (seconda chitarra), arriva sul palco, facendosi strada nella nebbia prodotta dalla macchina del fumo (nessun bonjo è stato usato per ottenere questo effetto) e, con indosso mezzo scafandro da astronauta e il microfono della voce imbozzolato in un calzino, s'insinua con quel suo volto gentile nel mio cuore di fanciullo, cantando quella che ritengo essere una tra le più belle canzoni d'amore della musica italiana degli ultimi anni, Restiamo in casa. È il suo inizio, da quel momento e per poco più di una sessantina di minuti successiva, ogni altra cosa, sollevata da quella voce così accogliente, e dai musicisti intorno perfetti in ogni battuta, è fuori, appartiene a un'altra vita (eccetto un gruppo di marmocchi butterati che si piazzano al centro sotto al palco a farsi i fatti loro, infastidendo gli astanti, leggasi "a rompere senza sosta il cazzo").
Il concerto, ripercorrendo con il tasto random premuto, il disco Un meraviglioso declino della 42 Records, è come una specie di viaggio onirico in un'amorosa guerra quotidiana, in cui emozioni, situazioni e relazioni non sono riunite insieme solo a far rima, ma a creare romantici amplessi e irresistibilità umane. Il dinamismo del viaggio c'è anche nel cambiare con una certa continuità la formazione presente sul palco, con solo Lorenzo come punto fermo di questo movimento.  Non c'è stato però solo il suo ultimo disco. C'è stato Thalassa, il brano realizzato da Colapesce per l'omonimo documentario, suonato a quattro mani, due chitarre e due voci, con Migliorisi. C'è stato Summer on a solitary beach di Battiato, piccola anteprima bolognese al festival "Arriveranno presto", organizzato oggi a Roma dalla 42 records, dove suoneranno non il loro disco in promozione, ma La voce del padrone di Battiato (EMI 1981). C'è stato, infine, Sera senza fine, ennesimo e ultimo bis (il quarto per essere precisi), brano tratto dal primo EP omonimo al progetto musicale, breve poesia prima della notte che avrebbe atteso gli astanti. Del resto, Colapesce, è innanzitutto poesia e le parole, si sa e non finirò mai di ripeterlo, sono importanti.
A presto e buona lettura.


Ps. Ringrazio Aurora Bernardinello per le foto e il video (quest'ultimo, maledetta Americana, non troppo buono, purtroppo. Occhio ai bassi).
Pps. Venia anche alla mirabile batteria di Peppe Burrafato, non immortalata nelle foto.

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