Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
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domenica 8 settembre 2013

James Ballard - L'isola di cemento


Titolo originale: Concrete island 
Autore: James Graham Ballard
Anno 1974
Edizione: Anabasi Tascabili
Pagine: 198

Siamo alla stazione, un uomo vestito con un completo gessato marrone, incravattato su una camicia bianca, attende febbrilmente l'arrivo del treno. Nel sentire la voce automatica, sputata dagli altoparlanti: "Si ricorda ai gentili viaggiatori che è severamente vietato attraversare la linea gialla", proprio mentre con la punta del piede è sul punto di toccarne i bordi, trasale, riportandosi all'interno del suo spazio calpestabile. La testa oscilla a destra e a sinistra, come se non sapesse, o non ricordasse, da quale lato dovrebbe arrivare il treno.
Sinistra. Lo sente fischiare, in lontananza vede l'aria tremolare, una sagoma vibrante nella luce calda del mattino, come una traveggola, proiettarsi in movimento nella sua direzione. E' quasi sul punto di mettere il piede destro sulla linea gialla, "Si ricorda, ai gentili viaggiatori, che è severamente vietato attraversare la linea gialla".
La fronte è imperlata dal sudore, gli occhi vanno a destra e a sinistra come a cercare un passaggio, una via. Dagli altoparlanti arriva qualcosa su un treno in transito al binario uno, quello dove l'uomo è in attesa, ma la voce è disturbata da qualcosa, l'automatismo fallisce, così come l'orecchio di lui, distratto.  Il treno si avvicina sempre più velocemente, accompagnato da un fischio prolungato. L'uomo guarda a destra poi sinistra e chiude gli occhi. Il treno fischia.
La stessa colonna sonora dei titoli di testa, un piano dalla melodia semplice, una di quelle che farebbe l'invidia delle atmosfere da ascensore di un grande magazzino da telefilm, parte nel buio del fischio del treno. Poi, primo fotogramma dall'alto, l'immagine della stazione, un secondo sui volti increduli della gente intorno, l'ultimo va alle scarpe vuote dell'uomo, il tacco rivolto verso il binario e la punta verso la linea gialla e, poi, oltre la banchina verso l'ingresso della stazione.

Questo soggetto che ho trascritto grazie ai ricordi, e a qualche spunto immaginifico, credo che sia tuttora inedito e senza titolo, e sarebbe dovuto essere la base di un cortometraggio che fu comicamente ideato sul tema dell'insicurezza umana e sull'esser zelanti, da un gruppo di amici pisani durante gli anni di università ed è tornato a galla proprio grazie a questo libro, breve e bellissimo, figlio della mente visionaria di Ballard. 
L'isola di cemento, o forse meglio sarebbe stato l'isola nel cemento, inteso proprio come in mezzo al cemento, racconta una storia bizzarra quello di un uomo che vive una vita abbastanza regolare, un borghese, un architetto con una relazione extraconiugale che in viaggio con la sua Jaguar ha un incidente d'auto e si ritrova proiettato all'interno di una specie di isola spartitraffico che è come una bolla senza continuità tra l'autostrada a vista d'occhio e la periferia di un borgo qualsiasi, una brughiera nel mezzo del nulla, un ecosistema che risponde solo ai bisogni primarii, quegli stessi che per il borghese Maitland, come per noi, ormai son così quotidianamene mischiati al superfluo. Ed improvvisamente, Maitland, comprende che le sue abitudini lo hanno reso solo e sconosciuto anche a se stesso e, soprattutto, inconsapevole. 

Non è fantascienza, se non nella misura in cui può esserlo la mente umana, ma è surrealtà, allucinata, ripetitiva, più nel senso di ciclica, che di ridondante. E' come un viaggio dell'"Eroe" che compie il suo percorso ritornando sempre sugli stessi punti, la Partenza, la Discesa alla Caverna più recondita, il Ritorno e così via, all'infinito
Non ho trovato una risposta esauriente al motivo per cui la presenza di Maitland, o la stessa matrice di questo romanzo psicologico, mi abbiano riportato alla mente quell'idea iniziale, il cortometraggio. Forse è il vivido senso di evanescenza dal reale che si respira in entrambi, diventando nel corto intenzionalmente comico e grottesco nel romanzo, forse è semplicemente il rimando all'idea stessa di isola spartitraffico con la segnaletica orizzontale gialla a fare da confine ultimo, quella stessa linea gialla delle banchine ferroviarie, o forse la ricerca del punto di rottura attraverso la messa in scena dell'insicurezza umana.
Buona lettura. 

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