Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

domenica 25 novembre 2012

Soundmagazine.it - I Fasti - Morula


E auguriamo a noi e auguriamo a voi,
tutto l’impeto possibile e tutta la vivacità, ma anche tutta la bellezza e tutta la dolcezza, perché siamo altamente incantati dall’idea di costruire una nuova prospettiva.

Che la casualità, cioè quell’insieme di molteplicità umane e fisiche, sia regina su ogni cosa è un dato di fatto, d’altronde questo non intende che debba muoversi sempre controvento rispetto all’individuo e seppur non necessariamente legata alla qualità del seminato, è possibile che il raccolto sia buono e rigoglioso.


A prescindere dall’estemporanea precedente, l’ep Morula, che prende il nome dalla fase che attraversa un organismo durante i primi stadi della gestazione, nasce casualmente, all’improvviso – avete visto che ero partito bene? Malfidati! - durante alcuni live degli instancabili I Fasti e, come tutti i loro lavori, aderisce alla filosofia del Do it yourself. Morula, sono tre brani di recitazione musicata, accompagnati e accompagnanti, quattro racconti brevi, caratterizzati, i primi e i secondi, da un’attenzione al sociale e al civile, che forse non aggiunge nulla di nuovo a quanto già detto e scritto sull’argomento, ma arricchisce in quanto voce plurale, ingentilisce con una ricerca che ha solo del mirabile.
Ho apprezzato decisamente di più la componente disco, della raccolta di racconti, probabilmente per come arriva il primo rispetto alla ridondanza del secondo. Strano a dirsi, vista la mia vicinanza alla parte scritta e soprattutto visto l’utilizzo in quella musicata delle sincronie dubstep. Normalmente, infatti, le avrei aborrite, ma in questo contesto le ho invece trovate perfette, miscelate alla voce da palco del cantante, alla chitarra e ai due bassi.

Ad ascoltare il disco sembra di essere in una stanza in penombra, siamo dall’alto e possiamo vedere che tutto è illuminato solo da una fioca lampada di scrivania, qui una schiena piegata si agita febbrilmente sul piano in legno del tavolo, mentre una mano è intenta a scrivere su un foglio bianco sbavato in più punti dall’inchiostro. Vicino c’è una bottiglia di vetro verde scuro senza etichetta, nel bicchiere in vetro trasparente in parte svuotato, vino rosso fermo. Nel volto, pallido per la stanchezza della veglia notturna, la disperazione consapevole e l’agitazione di chi crea sono un tutt’uno. Noi osserviamo soltanto, forse con compassione, forse con stessa o nessuna agitazione interiore.
Ma non è importante.
Non è importante quanto eccellente o approvabile sarà ciò che verrà prodotto, ma solo che non smetta.
Buon ascolto e buona lettura.



Ps. Ringrazio Soundmagazine e Valentina per l'opportunità.

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