Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

mercoledì 1 giugno 2011

Saverio Fattori - Acido Lattico

Titolo originale: Acido lattico
Autore:  
Anno 2008
Edizione: Collana i Sassi - Gaffi editore
Pagine: 158


"... Ho preso il primo Eurostar per Roma che
ancora  la notte faticava a sbiancarsi. 
Lo scompartimento brulicava di microbi patogeni. 
Una coppia di turisti tedeschi ha consumato il proprio
pranzo made in McDonald's  accanto al mio posto, 
il fetore mi ha aggredito le narici, ho trattenuto il vomito. 
La domanda perché si diventa serial killer è mal posta.
La domanda intellettualmente onesta è 
perché non si diventa serial killer ..."

Prima di tutto un'ammissione. 
Se non avessi avuto la fortuna di conoscerne personalmente l'autore, non credo che mi sarebbe capitata davvero l'occasione di cercare e leggere questo breve quanto coinvolgente romanzo. Tutto mi avrebbe, infatti, tenuto distante dal comprarlo, a partire dal titolo fino alla collocazione, quella sportiva, in cui la maggior parte dei librai sgangherati da multinazionale della vendita avrebbe riposto quest'opera decisamente sui generis.


Il protagonista del libro è Seregni Claudio (non Claudio Seregni ché le persone nel suo settore hanno prima il cognome e poi il nome) classe 1980 "... razzista, cinico, ossessionato dalla paura dell'insuccesso. Per esorcizzarla colleziona schede di giovani talenti "perduti" o martoriati da infortuni. E' una specie di psicopatico con un'esistenza tetra e variabili minime ...". Come potete notare l'Io narrante del romanzo non è una brava persona, né ha voglia o la pretesa di esserlo, è uno strippato, dalla verve lisergica, ossessionato dalla paura, irritante, arrogante. Non è per niente un atleta mediocre, anzi è tra le papabili scelte degli atleti che parteciperanno alle olimpiadi di Pechino, ma ha una quotidianità mediocre, senza eccessi, senza pulsioni, a far da contrappeso all'unica cosa che conta davvero e che sa far bene, la corsa; il resto (l'amore, gli affetti, lo svago, la società) sono cose, il superfluo sufficiente, almeno fino a un certo punto, a consentirgli di mantenere sulla soglia di pseudo-normalità la sua sanità mentale.

Il registro del romanzo si snoda su due vie perfettamente coincidenti nella figura di Claudio. Attraverso le sue parole, infatti, viene a rappresentarsi il mondo senza eccessi e sacrificato di chi ha scelto lo sport non come hobby, ma come parte integrante della sua vita, devastato dalla corruzione, annichilito da medicinali e controllato da medici e preparatori atletici dall'etica discutibile; la seconda via è la quotidianità del protagonista che s'imbatte in Carla Arlati, primatista europea dei 3000 metri piani juniores, nel suo fallimento come atleta, infine nella sua morte; queste due parti sono intervallate dall'ossessione di Claudio, quella di collezionare aneddoti che archiviano tutti gli insuccessi, i “caduti” e i dimenticati dell'atletica, quegli esseri umani fragili che diventano parte del suo archivio con tanto di scheda bio e documentazione varia, qualcuno finisce anche appeso alle pareti di casa sua. Istantanee di fallimenti.

Non c'è scampo, e se ci fosse poi, lo sarebbe davvero? In un modo o nell'altro siamo tutti spettatori ossessivi di qualcosa, c'è solo chi non sente il bisogno di nasconderlo.
Buona lettura!
 

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