Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

giovedì 27 febbraio 2014

Cesare Malfatti live (26 febbraio 2014)



Se c'è una cosa che mi piace fare pochissimo, è l'esercizio onanistico dell'autoreferenzialità. Nel senso che, sì, ok, è divertente raccontare se stessi dicendo: "son figo, son beo, son fotomodeo", però alla fine sempre figli di Onan si resta. Dico questo, perché, vista la fondamentale presenza all'organizzazione dell'evento dell'etichetta La Fabbrica e visto il mio essere fabbrichevole, ero indeciso se scriverne o no e se alla fine sono qui, oltre che perché vi voglio bene [cit.], è perché mi son trovato di fronte a qualcosa di talmente bello, che il non scriverne sarebbe stato quasi come privarmene, sicuramente come privarvene.
Nella serata di ieri, in quella singolare via bolognese che è il Pratello, con quell'odore di cannabinoide che pervade buona parte della via, dal comando dei carabinieri, fino alla perpendicolare Pietralata e ti assicura qualche tiro di fumo passivo buono anche nelle serate in cui ne faresti a meno, all'interno del Barazzo, uno di quei locali che anche grazie al proprio nome immaginifico ha scritto infinite storie, popolate a loro volta da una mitologia di personali eroi, eroine, semidei, semidee e divinità di varia caratura, si è esibito Cesare Malfatti, al suo terzo album solista - secondo di inediti -, accompagnato da Matteo Zucconi al contrabbasso e Riccardo Frisari alla batteria. Sul palco del locale pratellese ha infatti portato i suoi due dischi: l'omonimo "Cesare Malfatti" del 2011 e il secondo più acustico, con brani armonicamente e ritmicamente strutturati in chiave jazz, "Una mia distrazione" del 2013. Ed è il tenue accordo di chitarra di Andare via ad aprire in musica alla poetica di Malfatti, che attraverso i testi di Luca Lezziero e Vincenzo Costantino, racconta con una matura intensità perfetta, sentimenti imperfetti, come sempre sono le vite al loro punto di incontro/scontro con altre vite. La sua voce è densa ed esile insieme, con un sussurrato che aggiunge poesia alla poesia palpabile del cantato ed è accompagnata dalle armonie degustative del jazz, ad una ritmica da fusion che rendono l'esecuzione acustica non solo godibilissima nell'amalgama, ma soprattutto incantevole nell'arrangiamento. 
Nicoletta Antonini - Riccardo Frisari, Matteo Zucconi, Cesare Malfatti

E anche se di fronte a un pubblico troppo spesso distratto, persino quando l'ex La Crus suona e canta camminando tra la folla Sembra quasi felicità o suona l'auto-harp in Senza te, il trio mantiene il palco, per un tempo che non ho nemmeno sentito il bisogno di contare, lasciandoci a galleggiare tra la fluidità jazzistica e una carica armonicamente a tratti più rock - Quello che abbiamo; Mi han detto che; senza mai perdere il piglio d'accompagnamento alla serata, senza mai soffocare in una massa di note o di volume il pubblico. 
Quando si arriva alla fine con Il bilancio, ci si sofferma a pensare a come il cantautorato italiano viva una profonda depressione e ciononostante offra ancora dei luminosi e profondissimi barlumi di speranza, come quello di questo mercoledì bolognese, fatto di spettacoli morbidi, eleganti e di una bellezza che ognuno con i propri mezzi ha il dovere di raccontare.
Buono, buonissimo ascolto!

Ps. Tutto questo nonostante l'approccio molesto della Contessa Melania, da cui ci siam presi anche uno schiaffo sul culo, a imperversare durante lo spettacolo. Del resto, Bologna, come ogni paesino che si rispetti, è di chi la vive da sempre, prima che cittadina del mondo.

Pps. Per l'unica fotografia smartofonica ringrazio la mia "Nika", che a sua insaputa si ritrova ancora una volta su queste pagine.

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