Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

domenica 27 ottobre 2013

Soundmagazine.it - L'amo - Di Primavera in Primavera

Di Primavera in Primavera è un disco indecifrabile e, perdonatemi se esordisco con un simile colpo a bruciapelo, ma immaginate di dover operare al cervello con una chiave inglese, citazione da film brucewillissiano e anche, per siglare il fatto di aver preso due piccioni con una fatidica quanto prodigiosa fava, il simbolo dell’etichetta di questo disco dei L’Amo, la Fallo Dischi, e capirete come possa sentirmi io a doverci scrivere su.

Venti minuti, solo una ventina di minuti di follia caotica che cominciano dai titoli in copertina – Dura la vita del superdotato, Le parole sono orpelli del metal, Sulla svirilizzazione di Quagliarella, per citare quelli più significativi e strambi – passando dai cantati pressoché tutti urlati, essenziali, ridondanti - a tratti ho dovuto mandare indietro per capire cosa dicessero - e almeno apparentemente non identificabili nei rispettivi titoli o facilmente intercambiabili tra loro, eccetto per Dale Cooper sei un feeesso!, perché viene nominato nella traccia, per finire con le musiche caricate a elettricità, a riverberi, a distorsioni e a ritmi martellanti e ripetitivi.

Tutte queste caratteristiche fanno sì che l’aggettivo di riferimento per la mia descrizione sia “singolare”, questo dal momento che è riuscito a catturarmi senza che però ne abbia capito il senso; e qui son in dubbio tra il pensare che le mie sinapsi abbiano colto un significato recondito senza però mandarmi la lettura per fax, oppure semplicemente il ritenere la mia attrazione puramente estetica, che avrei potuto realmente comprendere solo avendo dieci anni di meno.
Resta l’impressione di smarrimento e la comprensione che il senso di incompiutezza sia voluto, del resto l’incostanza e l’inconcludenza fanno da leitmotiv al tutto anche senza sembrarne il focus reale, che invece sembra puntare ai sentimenti relazionali, forse più precisamente a quel tipo di amore post-adolescenziale, un po’ più pasticciato dal non detto che non dagli imbarazzi fisici.

L’immagine, che mi si presenta a ogni ascolto, è quella di un cortometraggio di una ventina di minuti che racconta una notte qualsiasi, compressa e alterata, di un giovane uomo, da poco lasciato dalla sua ragazza, completamente strafatto di speed o per contrappasso di ketamina, vissuta attraverso i suoi occhi. Un’immagine forte direte voi, sì abbastanza in effetti, e anche a suo modo definita, ma a raccontarla è un quadro di Escher specchiato. 
Buon ascolto!


Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

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