Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

lunedì 25 giugno 2012

Federico Aldrovandi mi sembrava morto di noia

Il 21 giugno, quattro giorni fa, una pagina orripilante della storia nazionale della polizia italiana è stata chiusa in Cassazione con una condanna definitiva, ripeto, Condanna DE - FI - NI - TI - VA, a tre anni e sei mesi di carcere per i quattro macellai in divisa che si fregiano dei nomi di: Paolo Forlani, Monica Segatto, Enzo Pontani, Luca Pollastri

Potrei soffermarmi sul fatto che tre anni e sei mesi mi sembrerebbero adeguati per una rapina a mano armata a un mercato ortofrutticolo, piuttosto che rincuorarmi che per una volta i matti con una divisa addosso non l'hanno passata liscia - non ce n'è bisogno, ma siccome i cerebrolesi son a distanza di un click, è evidente che non tutti quelli che indossano una divisa sono matti o bestie. Bene, se hai avuto bisogno di leggere questa annotazione, amico o amica, ho due notizie la prima è che a usare le generalizzazioni si rischia di incorrere in inutilità scrittorie, la seconda è che appartieni alla categoria dei cerebrolesi -  oppure potrei soffermarmi sul fatto che Paolo Forlani ha sporto querela nei confronti della madre del ragazzo massacrato di botte: 54 lesioni constatate dal medico legale sul suo corpo di diciottenne. 
Per lo meno questa sentenza ha chiuso il caso di come quel povero ragazzo sia morto quella mattina di fine settembre, quindi: non di freddo, non di droga, non di noia. Ma non ho scritto quattro giorni fa, né tre, né due, né ieri, e a oggi non sono sicuro di poter gioire, se non della "vittoria morale", se ne esiste una di fronte alla follia omicida o se è possibile osservando simili manifestazioni di disumanità. 
Oggi, però, dopo essere rincasato alle 5 del mattino passate (non festeggiando l'Italia, che a osservare il quotidiano c'è poco da festeggiare), mi sono imbattuto in un articolo del Fatto Quotidiano, che parlava di uno scambio di cagate vomitate dal cervello tra membri della pagina Facebook di Prima difesa e dopo aver sentito le budella rivoltarsi per l'indignazione, sono andato a letto solo per svegliarmi e trovare pubblicato su un bellissimo blog, quello di Femminismo a sud, un'immagine agghiacciante dello scambio avvenuto sull'appena citata pagina facebucchiana, questo:
Non sono senza parole. E non ho nemmeno tutto dentro ma non so come dirlo [cit.], né mi interessa cosa accadrà da adesso in poi, perché tutto questo è già andato oltre il consentito. 
Del resto anche qualunque mio sproloquio sarebbe inutile, come sarebbe inutile anche augurar loro di essere malmenati "... fino a che morte non sopraggiunga". 
Inutile. Inutile. Inutile.
Perché questo è un abisso di lacuna culturale. Un'infima manifesta incapacità umana di comprendere cosa conti, soffermandosi sulla superficie, senza nemmeno avere gli strumenti per superare l'ostacolo offerto dall'attrito del guardare più a fondo. Una deficienza intesa come mancanza anche mentale. 
Queste persone che scrivono nei riquadri qui sopra sono talmente lucide nel credere che il loro atteggiamento sia corretto, da non comprendere quale differenza esista tra "servire e proteggere" ed "educare e punire".
Non può esistere alcun dialogo con simili persone, sono iene, bestie feroci, alieni, assassini in potenza, quando non di fatto, vista la sentenza. Il loro linguaggio non può comprendere alcun altro linguaggio, né mai lo comprenderà, è l'immagine surrealmente comica di un finlandese e un congolese che parlano nelle loro rispettive lingue al telefono, senza la parte comica. 
Anche se usare il verbo parlare, nel caso di quel che si legge qui sopra, è pura carità o miopia.
Informatevi.
A presto e buona lettura. 

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