Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

martedì 19 giugno 2012

Incontro con l'autore - Saverio Fattori (12 Giugno 2012)

"... Tangentopoli finì non perché
 non ci fossero più politici corrotti
 o cattivi imprenditori,
ma perché la gente smise di sostenerla
 quando vi riconobbe tra gli indagati
 il vicino di casa ..."
Gherardo Colombo

Tutto ha un suo soggettivo tempo di elaborazione, è un dato di fatto e quindi non stupisca se per scrivere del mio incontro con questo libro ci abbia messo così tanto. Il tempo è infatti legato al personale revival vissuto durante buona parte della presentazione. L'inciso iniziale è invece una perfetta citazione di Alberto Sebastiani, relatore all'evento svoltosi martedì pomeriggio scorso alla libreria Mel del centro rizzoliano bolognese. La sua perfezione è insita in quel suo esprimere attraverso un parallelismo quel "nessuno è innocente" o "tutti si macchiano di crimini", a seconda di quel che vi piace di più, che caratterizza ogni pagina del libro.


12:47 Strage in fabbrica, raccontano Fattori e il suo intervistatore, nasce sulle pagine di Carmilla, dove lo scrittore tratteggiava avvenimenti ed estemporanee sulla sua quotidianità come operaio nella fabbrica di Molinella, il paese in cui vive e che nel libro ha il nome di Cittadella. L'edizione libraria di quell'esperienza internettiana è quindi stata seguita dall'editor Giulio Mozzi e pubblicata dalla casa editrice romana Gaffi. Fattori, travalicando le pagine del libro e la sua narrazione, si è soffermato anche sulle risposte comportamentali che ha ricevuto dalla sua realtà aziendale da quando il libro, "... dopo aver fatto l'infame" scrivendolo e pubblicandolo, è stato letto, raccontando brevi aneddoti riguardanti colleghi che guardandolo di sottecchi ne temono le azioni, o gli si avvicinano e amichevolmente dicono di essere dalla sua parte.
Lì, a proposito di parallelismi, mentre ascoltavo il racconto dell'elaborazione della realtà cittadina e aziendale di Ale, protagonista eroinomane del libro, e della sua personale risposta a quella quotidianità orripilante e senza speranza nemmeno nella tragedia, sono stato trasportato indietro nel tempo, precisamente al mio periodo milanese di tre anni fa, e ho ripensato al senso di vuoto cosmico da cui Bologna, con tutte le sue iniziative a portata di mano e i suoi stimoli, riesce così bene a distrarmi.
Ho pensato a quando in una lettera scrissi, sul capoluogo lombardo, questo:
"È una città vuota, ha bisogno di movimento per riempirsi, per pomparsi, per credere di valere qualcosa. E sinceramente non mi bastano i suoi giardini nascosti, i suoi eventi maestosi e continui, per ritenerla bella. È come una donna tirata a lucido prima di un party, che al mattino resta solo una battona con il trucco sbavato sul viso, l'alito di sigaretta e long drink e le narici rosse per la troppa droga usata per esorcizzare la noia dell'apparente lentezza e mai sufficiente tempo libero e della gente intorno con cui sei costretto a condividerlo. Una città delle occasioni solo per chi può permettersele o per chi ha da investire denaro o per chi sa leccare culi come una vacuum cleaner pulire i pavimenti. Ed il prezzo da pagare per tutti è l'alienazione mentale: zombi impilati sulle loro belle e nuove scale mobili, con gli occhi ancora gonfi di letto, in attesa del fine settimana che gli regali la possibilità di evadere da una vita evirata da ogni espressione piacevole di umanità; sonnambuli che a colpi di sonno viaggiano dalla periferia al centro, che per la grandezza della città è solo un'altra periferia; maleducati spocchiosi che non hanno tempo da perdere, nemmeno per chiedere permesso o per sorridere di una gentilezza ...".

Non ho ancora letto il libro e non racconterò nulla che possa analizzare anche solo lontanamente il lucido dubbio che viene delineato, cui strizza l'occhio senza la minima esitazione, rimandando l'analisi a quando lo leggerò. Intanto, però, sconsiglio l'acquisto a due tipologie di individui: tutti coloro i quali non abbiano abbastanza acume da percepire prima e subire poi, il peso della mediocrità e/o della meschinità, anche proprie, in cui vivono; quindi, anche a tutti coloro i quali non abbiano abbastanza padronanza della propria sanità, da scegliere la risoluzione di imbracciare un fucile mitragliatore e sparare sulla folla durante l'ora di punta. Potrei, difatti, esserci anche io in quel mucchio e so già da me di essere colpevole.
A presto e buona lettura!

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