Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

mercoledì 23 settembre 2009

Philip Kindred Dick - Confessioni di un artista di merda

Titolo originale: Confessions of a crap artist
Autore: Philip Kindred Dick
Anno 1976
Edizione: Fanucci editore (cartonato)
Pagine: 256

"...Posso vedere tutti i Charley Hume del mondo, con le loro radioline sintonizzate sulle partite dei Giants, un grosso sigaro che gli esce dalla bocca e quell'espressione vacua sui loro volti grassi e paonazzi... e sono proprio delle mezze calzette come queste, che tengono le redini di questo paese e le sue più importanti attività economiche e l'Esercito e la Marina, in pratica tutto... ...Un uomo come quello, in una posizione dalla quale può soffiarsi il naso su tutti noi, su chiunque abbia sensibilità e talento...".


Comincio citando una delle parti più travolgenti del romanzo, quella in cui con pochissime battute il protagonista, Jack Isidore (l'artista di merda, per intenderci) fotografa i suoi deliziosi anni della seconda metà del XX secolo (che in verità non avrebbero bisogno alcuno di datazione di sorta, tanta è la loro attualità), annientando il sogno romantico e progressista dell'American Way life. L'obiettivo è quello di prepararvi ad affrontare un Dick, che senza ricorrere alla fantascienza, delinea una realtà pulsante e vivida, che appare, soprattutto per la natura indolente del protagonista, come la tela di un ragno, affascinante e mortale.


La grandezza di Dick, a mio parere, è che in questo romanzo, a metà tra una sorta di biografia e la cronaca di uno spaccato quotidiano, grazie alla sua accurata visione, riesce non solo a definire le relazioni tra i tre personaggi principali (Jack, sua sorella Fay e suo marito Charles Hume), ma soprattutto quelle tra questi e tutto il mondo che li circonda; fino a realizzare il click dello scatto fotografico, necessario a mostrare l'ampiezza dell'intero paesaggio. Una visione nichilista, quella di questo Dick, che non nasconde, come nella maggior parte dei suoi scritti, la sua visione misogina, e che insieme tratteggiano una realtà troppo reale da lasciare indifferenti.


Buona lettura.

1 commento:

  1. uno dei miei scrittori preferiti in assoluto! grazie della recensione, sembra molto interessante

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Commentate, ché solo nello scambio c'è ricchezza per entrambi.

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