Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

venerdì 28 settembre 2012

Soundmagazine.it - Epsilon Indi - Wherein we are water



Tutto comincia con una distorsione elettrica gorgogliante, seguita da corde di chitarre accarezzate e tasti di piano che si inseguono assecondando il timbro di voce profondo perfetto di Alex Romagnoli, uno dei cantanti che guiderà il disco. È Dawn, l’alba, un risveglio in uno spazio infinitamente buio, lattiginoso, denso, che diventa sul finale caos, cacofonia, colore e movimento.

La prima volta che ho ascoltato Wherein we are water, ottava fatica degli Epsilon Indi (prodotta da BitBazar e distribuita da Audioglobe), formazione storica ritornata proprio in questo settembre sulla scena musicale dopo tredici anni di eclisse, mi sono sentito un astronauta all’interno della sua capsula spaziale a osservare da un oblò l’universo intorno, con la terra a far la parte di un foruncolo in un mare di pece e di pace.
Di questo gruppo non sapevo nulla, non avevo mai sentito nulla e l’incontro con la loro scelta stilistica, sempre differente di brano in brano, è stata una scoperta piacevole, coinvolgente e talmente al di fuori dagli schemi della musica italiana che conosco, prog incluso, da lasciarmi quasi sconcertato per il fatto che fosse fatta da italiani.
Delicatezza, armonia e raffinatezza da “musica confidenziale”, si contrappongono di traccia in traccia a suoni spezzati, elettrici, isterie ritmiche e, in questo cambio repentino di stazioni cariche di onomatopee vocali ed echi, sono proprio le voci, tante, a trasportare, a fare da formidabile collante. Raccontano il tempo nel suo scorrere, gli affetti, le apparenze e le sostanze, spingendo chi ascolta a un inaspettato tuffo in sensazioni, ora definite, ora appena accennate.
Wherein we are water, cioè “Dove noi siamo acqua”, cioè dove siamo talmente dentro noi stessi da essere liquidi, indifesi, umani. Ed è di questo che parla questo disco: di esseri umani, imperfetti, sincopati, contraddittorii e bellissimi.
Buon ascolto!



Ps. È un peccato che il pc segnali sul disco la presenza di una ghost track, la pazienza di chi si fa assorbire dal ronzio del silenzio, perde un prezioso premio a sorpresa.
Pps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.

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