Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

venerdì 30 ottobre 2009

Jack London - La peste scarlatta

Titolo originale: The scarlet plague
Autore: Jack London
Anno 2009
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 94

State avvicinandovi a leggere un libro che segue (meglio sarebbe dire, che si colloca tra i fondatori) il filone post apocalittico, genere che usualmente lascia un pò di fiele da ingurgitare.
Il titolo, La peste scarlatta, mi ricorda uno straordinario racconto di Edgar Allan Poe "La maschera della morte rossa", ma penso che sia una commistione tra il leitmotiv dello scritto Londoniano e il titolo dello stesso, a richiamare alla mente Poe.
Tra l'altro, pensandoci, visto il formato dei caratteri di stampa usati e la brevità che lo contraddistingue, sarebbe meglio definire questo un racconto, piuttosto che un romanzo. Un racconto dal punto di vista stilistico scorrevole, pur nella sua terribile visione.


Einstein disse: "Non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma la quarta lo sarà con pietre e bastoni". Ed è così che London immagina (ma presumo qualche anno prima dell'aforisma del genio del novecento) l'ecosistema in cui si muovono i personaggi del libro, ecosistema che non a causa di una guerra, ma di un'inarrestabile pandemia, è stato drasticamente ridotto nel numero degli esseri umani retrocendendo culturalmente ad una sorta di società simil-tribale.


Ciò che mi ha particolarmente colpito è anche qui, come in "Cecità" di Saramago, la scelta fatta dall'autore. Questi, infatti, con la scomparsa di un controllo statale e per contro con l'aumento della libertà individuale, lascia che le peggiori pulsioni dell'animo umano, prendano forme concrete, anche in persone tutt'altro che criminose nel quotidiano civile.
Viene, così, retrocessa una "giustizia economica", in cui è il più ricco ad avere più potere, ad una giustizia del più forte, del più prepotente; la prima, simbolo, nel libro, della società preapocalittica (riconducibile alla nostra contemporanea), la seconda, simbolo di una qualunque società primitiva.


Naturalmente è un racconto scritto, ma è, nel suo significato, il canto di un aedo, una fiaba della buonanotte per persone coscienziose, un tentativo opposto dalla tradizione orale alla scomparsa di una memoria collettiva (incarnato dal protagonista del libro, il nonno, che all'inizio sembra quasi nemmeno ricordarsi il suo nome, ma alla fine lo enuncia per esteso, professor James Howard Smith).
Ora, questa tradizione orale, proprio perché appartenente ad un passato degradato dal punto di vista morale, pur nel suo insegnamento, pur nella sua encomiabile funzione, semina uno sperma (nel senso greco del termine di "seme del grano") malato, che ogni lettore particolarmente idealista, realista, scrupoloso, si augurerebbe di non veder nuovamente germogliare.


Anche se la storia suggerisce che si tratta di una speranza vana...
Buona lettura.

giovedì 29 ottobre 2009

martedì 27 ottobre 2009

Aforisma del giorno

"C'è una rara stupidità nell'offrire cortesia solo dopo che questa viene imposta con la forza o con l'aggressività"

martedì 20 ottobre 2009

Niccolò Ammaniti - Io non ho paura

Titolo originale: Io non ho paura
Autore: Niccolò Ammaniti
Anno 2001
Edizione: Einaudi Stile libero
Pagine: 219

Spesso quando mi trovo di fronte a scrittori blasonati dai media o a penne raccontate come incredibili dal pubblico di massa, il mio scetticismo (sempre allarmato dal binomio testè citato) rende il mio occhio più clinico, la mia mente più "aprioristicamente" confutante. Tutto sommato ammetto che questa fu l'impressione iniziale nei confronti di Ammaniti e verso le sue brevi armoniose opere.


Contrariamente a ciò che pensavo, invece, "Io non ho paura si è rivelato un libro dalle caratteristiche straordinarie, particolarmente per la prospettiva su cui tutta la struttura del testo si poggia. Quella degli occhi di un bambino che si relazionano ad una natura circostante tutta adulta, o precocemente adulta, com'è quella del sud.


Questo libro parla dell'estate, di un luogo imprecisato, in un posto imprecisato. E' la storia di un bambino e del mondo visto con i suoi occhi, che vedono il significato senza ricercarne il significante. E' il racconto di una stretta amicizia tra bambini che si sostanzia, ad un certo punto del libro, in quel "... io e te siamo uguali". Un messaggio profondo, questo, rivolto non solo ai bambini, che fin troppo spesso stanno dimenticando di essere bambini, ma a tutti gli adulti, che un tempo bambini, hanno dimenticato crescendo il significato della parola uguale.
Questo libro è la corsa di un bambino in una torrida estate del sud Italia, un nuovo salto verso un altrove, che in queste pagine appare di minore importanza rispetto alla corsa stessa.

Buona lettura.

domenica 18 ottobre 2009

Aforisma del giorno

"Vorrei esplorare mondi nuovi, per comprendere i colori prima ancora di dargli un nome"

sabato 17 ottobre 2009

Aforisma del giorno

"L'utilità di uno strumento è inversamente proporzionale alla sua fallacia e direttamente proporzionale alla sua imparzialità"

giovedì 15 ottobre 2009

Roy Lewis - Il più grande uomo scimmia del pleistocene

Titolo originale: The evolution man
Autore: Roy Lewis
Anno 1960
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 178

Mi è sempre un pò complesso definire divertente un libro (soprattutto perchè non ritengo esilarante e divertente sinonimi, né l'uno l'approssimazione per eccesso dell'altro), presumibilmente perché io stesso resto perplesso di fronte al significato reale di tale aggettivo.
Ad ogni modo, assumendo spassoso come sinonimo ed indipendentemente dal filosofeggiare, ho trovato questo romanzo eccezionale in tutto il suo anacronismo, sia dal punto di vista narrativo, che per la scelta linguistica adottata dall'autore.
Come già accennato per Jerome questo di Lewis è uno di quei libri da bollino rosso, non per contenuti sconci, ma solo per il rischio che si corre, leggendolo in pubblico, di passare per il matto che ride da solo.
Meraviglioso è stato leggere questo breve romanzo, che sul finire lascia anche spazio, dopo le tante risate e i sorrisi, per riflettere sulla natura avida dell'umana specie.

Veloce lettura, giusta lunghezza.
Buona lettura.

mercoledì 14 ottobre 2009

Aforisma del giorno

"Gli italiani sono un'accozzaglia di individualisti furbi, ma come si sa, se tutti si credono furbi, qualcuno o è un bugiardo o è un coglione"

lunedì 12 ottobre 2009

Aforisma del giorno

"A volte mi chiedo come mai la gente si ostini a scegliere il bene, senza dichiarare di aggiungere il complemento di vantaggio "per me"

Leonardo Sciascia - A ciascuno il suo

Titolo originale: A ciascuno il suo
Autore: Leonardo Sciascia
Anno 1988
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 151

Nel leggere Sciascia, e senza dubbio questo romanzo breve (molto breve) ne è l'emblema, si ha sempre a che fare con un qualcosa di impalpabile, di indefinito ma incontrovertibile, ineluttabile e predeterminato.
Questo qualcosa è arricchito dall'immutata, tacita, consapevolezza che le leggi del sud sono crudeli e quanto più l'agire dell'individuo è scrupoloso, genuino, mosso da qualche virtù, tanto più loro sono stringenti nel cappio che vengono a formare intorno al suo collo.

"A ciascuno il suo" è un giallo "a perdere", cioè pur inserendosi all'interno di questo genere se ne dissocia dai suoi criteri standard. Infatti il protagonista nello scontrarsi con il criminale, si scontra (o si incontra) anche con il suo stesso fato ed il finale della storia, non è un finale, ma lo scorrere quotidiano della vita.

Buona lettura.
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