Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

mercoledì 18 marzo 2015

Soundmagazine.it - Paolo Benvegnù - Earth Hotel

Molti anni fa, ero ancora negli enti, m'imbattei in quella che, allora non potevo saperlo, sarebbe stata una delle più belle graphic novel mai lette, La locanda alla fine dei mondi di Neil Gaiman. 
In questo luogo mistico, persone provenienti da dovunque, nello spazio e nel tempo, portate lì da una minacciosa tempesta, si ritrovano per superare la notte. Unico prezzo da pagare per vitto e alloggio, la moneta di scambio, raccontare una storia.
Earth hotel, ultimo disco di Paolo Benvegnù, si presenta con questa copertina di un grattacielo vista mare, come un ultimo gigantesco bastione affacciato sull'interminabile vastità tutt'intorno, ospitando dieci tracce, cantate con una voce di una profondità imperiosa, che è data dalla vocalità di Benvegnù, ma anche arrangiata strumentalmente in maniera magnifica e dotata di un poesia incredibilmente pesata e suggestiva.
Lo so che le iperboli creano sempre spazio a repliche, più che giustificabili peraltro, ricolme di impeto, ma penso che questo sia il miglior disco atteso del 2014, dotato di una maturità incantevole e impressionante, soprattutto testuale, a fronte di una scena italiana che spesso risulta banalotta e superficiale o solo apparentemente profonda e, in questa sua cantautoralità, subisce influenze musicali post-rock miscelate a brevi interferenze elettroniche, fino a cedere spazio di quiete brit-pop con la beatlesiana Life e con la cantautorale, in purezza, Orlando; quest'ultima destinata a restare tra quelle pietre miliari musicali in grado di restituirmi fiato e energia in quelle stagioni della vita in cui la bruttezza prenderà gli occhi.
Il disco è composto da un insieme di cortometraggi i cui protagonisti sono uniti dall'unico filo conduttore di occupare le stanze dell'Earth Hotel e noi, che ascoltiamo i loro pensieri e bisogni prendere forma, qui siamo comparse, ma fuori, nella nostra personale stanza, i protagonisti. Ché forse è questo l'obiettivo di Benvegnù, in osservazione sui sentimenti umani e sulle relazioni da essi innescate, ricordarci poeticamente che come in quella Locanda alla fine dei Mondi di cui accennavo all'inizio, siamo tutti ospiti dell'Earth Hotel e come in quel caso si esce solo dopo aver raccontato una storia che meriti di essere raccontata.


Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.

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