Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

martedì 3 marzo 2015

Cul in aria #6, Ovvero scintille di scrittura creativa in cucina

 Waiting for Moscow mule

Sigarette su sigarette e il fumo che mangiava prima le pareti di quel locale di periferia e poi anche le nostre bocche con una voracità nient'affatto normale, ma cosa poteva ancora essere  normale dopo il nostro quarto giro di drink? E, certo, non avremmo potuto chiamare cena due ciotole di olive verdi.
Avevo finito il mio Moscow mule e tu mi parlavi dei tuoi problemi di donna, il tuo esser da sola al mondo senza nemmeno un uomo a sorreggerti le spalle, ma poi a che servivano gli uomini, forse aggiungevi, "portano guai". Io avevo già perso il filo di ogni tua parola, intorpidito com'ero nel fondo dei tuoi occhi, quelle lucenti pietre opache di luna, a inseguire il disegno delle tue labbra che emettevano suoni inascoltati di un'accogliente dolce nota civettuola.
Come magneticamente attratto, mi ero avvicinato sempre di più a quelle linee in movimento, vestite appena di quel che restava di un rossetto rosso veneziano, sempre più tenue di bicchiere in bicchiere, di sorso in sorso. I nostri respiri erano a meno di un palmo di distanza, nei tuoi occhi se davvero avessi voluto, avrei potuto vederci l'interezza del mio volto. Prima fui colpito dall'oliva, poi potei sentire il gusto viscoso del Manhattan, il tuo Manhattan, investire il mio viso. 
"Stronzo!", avevo potuto udire distintamente nel vociare del mondo intorno, poi eri scivolata sui tuoi tacchi neri giù dallo sgabello e il fumo intorno, nella penombra del locale, aveva mangiato anche te. 
"Un'altra vittima, non c'è tregua" pensai "per chi ha sempre vissuto nel blu di un cielo senza nuvole, la nebbia è senza poesia". Quando mi voltai verso il bancone il quinto Moscow mule già mi stava attendendo e chissà quanti ancora ne avrei baciati prima di addormentarmi.


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