Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

mercoledì 12 maggio 2010

Simona Vinci - Stanza 411

Titolo originale:
Autore: Simona Vinci
Anno 2006
Edizione: Einaudi Stile Libero
Pagine: 121

Ammetto che parlare di questo libro mi è davvero difficile. E' il suo aver invaso la mia sfera sentimentale, a rendermi complicata la stesura della recensione, un esercizio che ha bisogno di chiarezza logica, di attitudine all'attenzione per i particolari, presenza.
Invece questo libro mi ha tolto tutto già con la copertina; quella silhouette di donna così eterea da essere quasi trasparente, come se lei fosse relativamente importante, come se il focus non fosse lei, ma la stanza. Una fotografia persistente nella lettura e nella mia memoria.
Stanza 411
è un libro d'amore. Credo simile a nessuno tra quelli a cui siete abituati. E' come se vi entrasse un coltello nel petto e la sua punta cercasse la vostra vulnerabilità, trovandola senza alcun indugio.

E' una storia d'amore raccontata in prima persona. Ma è priva di nomi. Non sono importanti. Le sue pagine sono come gli occhi di una donna: vivaci, sensibili, ammalianti e crudeli.
Non c'è un lieto fine. E' una catarsi. E' talmente bello da togliere il fiato, una notte d'amore prima del carcere a vita.
Questo libro mi ha innamorato, patologicamente.
Ma, come una donna, non è per tutti. Non è un Harmony, non è di Sparks, né della Steel, né di Moccia. La Vinci vive come donna prima che come scrittrice i postumi dei sentimenti che racconta, ne vive i ricordi, l'emozioni, la carnalità. O almeno è così che l'ho percepito.
Leggetelo, anzi fateci l'amore. Accarezzatelo, leccatelo, sentitene l'odore come fareste con la pelle della vostra (o del vostro) amante. Badate, amante, non amato. E' una relazione che saprete già finita prima ancora di cominciare, non per questo meno dolce, chimerica e avvolgente.
E' apoteosi e inferno.
E' una destinazione, non un arrivo.
Buona lettura.

3 commenti:

  1. Inverno 2007, ecco quando lo lessi, o meglio, quando lo divorai, questo è un libro, o forse sarebbe meglio dire una lettera che probabilmente può risultare irritante per alcuni versi, probabilmente perchè quando si pensa ad una storia d'amore tutti la desideriamo e nello stesso tempo l'immaginiamo a lieto fine, due cuori ed una capanna. Ma non è questa la storia che racconta stanza 411.
    Questa è la storia che forse nessuno vorrebbe vivere, ma che tutti vivrebbero per la sua pienezza, per la sua passione, per la sua follia...

    Aurora

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  2. Hai suscitato la mia curiositá! Non l'avrei mai notato, non è il mio genere ed ultimamente non sto comprando molti testi che non siano universitari, ma fidandomi del tuo giudizio non posso che dare prioritá all'amore nella sua naturale torbidezza. È che di base sono diffidente sul trovare l'amore raccontato con naturalezza. Una prova che voglio fare!

    Claudio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Penso che alcuni libri d'amore, superino grandemente il favore personale nei confronti del genere letterario a cui appertengono.
      Leggilo.
      Buonissima lettura e buon lunedì!
      A.

      Elimina

Commentate, ché solo nello scambio c'è ricchezza per entrambi.

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