Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
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martedì 21 luglio 2015

Soundmagazine - Incontro con l'autore - Giacomo Toni e Francesco Pignalosa Live (3 Luglio 2015)

Il Parco Pincherle è uno di quei deliziosi posti bolognesi in cui ci s’imbatte anche con una certa frequenza, ma che se ti vengono nominati possono essere individuati solo aggiungendo altre indicazioni stradali, tipo: “Hai presente il Mercato delle erbe? Ecco, lo superi e poi più giù sulla stessa strada trovi questa piazzetta di palazzi con al centro questo parchetto alberato”, o cose così. E dato che in questo primo venerdì di Luglio la rassegna del Pincherle Social Garden presentava un’apertura molto amica e uno dei cantautori più interessanti in circolazione, ho deciso di abbandonare la mia torre di avorio e perseguire la via della socialità.

La prima voce a riempire il vento del parco è quella di Francesco Pignalosa, cantautore e mio conterrone della provincia di Taranto che aprendo con Baraonda, una sua personale apologia del ritardo, dà inizio al suo SPTR-Storia di un Polemico, Tradizionale, Romantico – uno spettacolo di poesie in musica, leggere, che negli arpeggi di chitarra dai ritmi folk, raccontano di figure umane bislacche e vizi alcolici. L’odore degli arrosticini abruzzesi preparati nel chiosco al centro del parco, come un sottofondo olfattivo, accompagnano l’acustica di Pignalosa, fino a Mosche bianche, una specie di inno del fuorisede che tornando a casa al sud, viene assorbito dal male di vivere di quella bellezza immutabile. 
Chiusa tra le risate della leggerezza del cantautore pugliese la prima parte dello spettacolo, con un crepuscolo che ormai si è trasformato quasi in sera, sale sul palco armato di piano e microfono, Giacomo Toni, il quale istantaneamente travolge la platea del Pincherle con le armonie incalzanti di Come una specie di mezzo matto, dove una delle sue tipiche figure umane in costante naturale sovrappensiero sull’ambiente intorno, osservato attraverso il vetro di un bicchiere (facciamo anche del terzo o del quarto), insegue con poesia metrica tutto ciò che colpisce il suo immaginario visivo. E lo spettacolo per almeno un’ora, si dipana arrotolandosi, intrecciandosi e svolgendosi tra eccentrico swing e morbidezza jazz, riempiendo i tavoli di sorrisi sornioni e il palco di occhi puntati. Quindi il riccioluto artista romagnolo tra un’irriverenza e un racconto di quel tipo di umanità stravagante che la vita ti lascia incontrare di tanto in tanto, dopo aver anche eseguito una personalissima versione di Mi ami ed essere salito e sceso dal palco, richiamato a gran voce dal pubblico,  per una doppia razione di bis, chiude con la rocambolesca Cugino rotorio pasticca e la profondamente malinconica A nessuno, che negli applausi serali, mi ha come lasciato dentro qualcosa di non detto, rendendomi piacevolmente in degustazione sia rispetto alla poetica di Toni, sia rispetto a pensieri trasversali di vita quotidiana.
 
Ora, non starò a dirvi nient’altro che questo: se trovate il nome di Giacomo Toni scritto sulle locandine di qualche locale, fatevi il regalo di entrare e, soprattutto, il Pincherle si trova tra via Gian Battista Morgagni e via Maggia, affacciandosi su via Marconi. Ché le indicazioni stradali, possono sempre tornare utili. 


Ps. Ringraziando Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

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