Forse non essenzialmente io, ma io

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Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
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venerdì 26 dicembre 2014

Soundmagazine.it - Yamaliva - Uomini si nasce schiavi si muore

Le copertine, a volte, raccontano molto dei dischi che contengono e in questo caso un occhio proiettato su un mondo astratto fatto d’acqua di lacrime, di cielo, di valli, cascate e piume, o di qualunque altra cosa vi vediate che non vi ho visto io, sembra parlare della dimensione onirica in cui intendono proiettarvi gli Yamaliva con questo loro Uomini si nasce, schiavi si muore -
che rimanda a un ricordo cinematografico, quel Uomini si nasce poliziotti si muore di Deodato, ma che poi in termini di concept nulla ha a che spartire con la pellicola poliziottesca del ‘76.

Si tratta di un album dall'ascolto molto complesso, con registrazioni mixate sulle tracce strumentali ma quasi totalmente privo di cantato, caratterizzato da ridondanze elettroniche, distorsioni elettriche che sembrano come piccole continue esplosioni e più che un lavoro così a se stante sembrerebbe molto più studiato e anche adeguatamente adagiato sul copione di un film, colonna sonora a un ambiente dai toni cupi, ossessivi, per certi versi surreali. Questo secondo disco degli Yamaliva si apre con i volumi sincopati di Indagine. Biennio di sangue 80-81 e attraversa forse una sorta di concept, che riconosco più facilmente nella quasi continuità, attenzione non contiguità, delle tracce strumentali che non nei titoli, fino ad arrivare in meno di quaranta minuti agli effetti e alla chitarra di Bennie Vs Carnera in un crescendo di tensione armonica che svapora in dissolvenza sul finale.

Nel complesso è difficile consigliare l’ascolto di un simile disco, non tanto per la mancanza di bellezza, quanto per la stanchezza prodotta nell’attenzione di chi ascolta, le colonne sonore o gli album che, come mi sembra in questo caso, più si avvicinano al concetto di colonna sonora, hanno bisogno di una storia da raccontare che anche nell’astrazione lasci qualche immagine più nitida della nebbia in un mondo in dissolvente, deprimente ignoranza come il nostro. E nel mio caso questa visione cupa non è bastata.
Buon ascolto. 

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.

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