Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

domenica 21 novembre 2010

Incontro con l'autore - Girolamo de Michele (19 novembre)

"Basta approfondire per scoprire un bluff".

Quando sentii parlare di De Michele, durante una delle mie tipiche chiacchierate da osteria, ne venne fuori il quadro di uno scrittore noir dai tratti precisi e coinvolgenti dotato di una scrittura molto densa e di una cultura enciclopedica.
In questo personalissimo secondo appuntamento (da quando sono a Bologna) alla libreria Modo infoshop, devo ammettere che, questi aggettivi, non sono esattamente in grado di dipingere le caratteristiche qualitative degli scritti e del pensiero di questo autore/insegnante.

La serata, introdotta dalla loquacità comunicativa di
Wu Ming1 (un "personaggio" che spero di poter rincontrare al più presto), si apre con un breve preambolo proprio sulle qualità personali dell'autore del libro (tra l'altro mio conterraneo tarantino), come la ricerca puntigliosa che scava fino a trovare ciò che stava cercando, e la causticità elegante di chi è abituato al dialogo documentato; qualità che senza dubbio sono riscontrabili all'interno di questo libro di 338 pagine, edito dalla Minimum fax, che porta il nome di "La scuola è di tutti".

Ciò che colpisce di più in questo saggio (caratteristica evinta anche nei brevissimi passi citati durante la serata), ricco di molti interventi esperienziali esterni all'autore, è il suo essere scritto in una maniera talmente puntuale, interessante e divulgativa (solo in taluni tratti accademica), da risultare comprensibile per qualunque lettore.
Del resto già il titolo esplicita la chiara volontà dell'autore di destrutturare l'intero dedalo di miserabili luoghi comuni, su cui si costruiscono la maggior parte delle bufale che sappiamo riguardo la scuola, con lo scopo di informare il pubblico sulla condizione reale della pubblica istruzione.

Viene trattato il fenomeno del bullismo (fenomeno molto più mediatico che reale), discusso quello del precariato, affrontata l'immotivata esigenza (sempre più inculcata) di passare al maestro unico come unica via per tagliare i costi e analizzata la spinta verso una scuola privata con lo scopo di demolire l'istruzione pubblica; attraversando, in questa dissertazione, tutti quelli che sono i contenuti e i ruoli sociali e programmatici dell'attuale scuola italiana.

Ora, è evidente, questo non è il primo libro che tratta questo tipo di argomento, né De Girolamo è il primo a vantare capacità di ricerca o attenzione per le fonti o a lavorare nel settore di cui scrive, esempi in tal senso si trovano anche in autori come Cosimo Argentina o Sandro Onofri.
La reale differenza, a mio parere, che poi è quella che si è percepita durante l'incontro, è nel taglio scelto dall'autore.
La scuola è di tutti, infatti, è in primis un saggio, che, con puntualità, esprime il disagio di un occhio attento ed esperto che avverte l'avvio di una fascistizzazione della società; brevemente intesa come imposizione culturale programmatica dello stato, atta alla creazione di individui, che abbiano una formazione contenutistica e alla realizzazione di una società statica e limitata.
Questo fenomeno, si lega alla tematica scuola, proprio per il ruolo istituzionale/formativo da essa ricoperto, per l'ostacolo da essa costituito nell'ottenimento di un simile disegno "strategico".

Quando è terminata la presentazione vera e propria, quando anche le ultime domande si sono esaurite e mi son ritrovato a camminare fuori dal Modo, ho ripensato alla risposta, fatta dall'autore, a una domanda in particolare; quella in cui gli si chiedeva quale utilità diretta, al di là dell'informare, avessero libri di denuncia come questo, vista l'insensibilità del cambiamento prodotto: "I libri sono cassette degli attrezzi attraverso i quali costruire pensieri nuovi o intervenire su quelli già esistenti. Questa funzione non produce effetti in breve tempo...".
Un po', come disse Focault, in un suo scritto: "Il mio sogno del tutto personale, non è propriamente quello di costruire bombe, poiché non mi piace uccidere la gente. Vorrei piuttosto scrivere dei libri che fossero come bombe, vale a dire libri che venissero utilizzati nel momento esatto in cui vengono scritti o vengono letti da qualcuno: dopodiché dovrebbero scomparire. Libri, insomma, destinati a scomparire poco tempo dopo essere stati letti o utilizzati. I libri dovrebbero essere delle bombe, e nient'altro".

"Strano paragone", direte voi, "immaginate come mi senta io", risponderei.
Comprate questo libro, ma vi incazzerete, sappiatelo.
A presto e buona lettura.

lunedì 15 novembre 2010

Aforisma del giorno

"Siamo tutti pieni di lacune. Il tempo, un po' di impegni, qualche contatto, relazione o viaggio, colmano quel poco o nulla che ci separa dalle infinite cose che non sapremo mai"

giovedì 11 novembre 2010

Aforisma del giorno

"Io non sono preoccupato dal presente, quanto dal futuro. Gli italiani non recidono la testa del loro re. Gli italiani lo mandano in esilio e, dopo cinquant'anni, hanno da rispondere ai rimborsi che gli vengon chiesti per i danni subiti dall'esilio e, dopo gli stessi cinquant'anni, invitano il nipote del re nei talkshow"

mercoledì 10 novembre 2010

Shingo Tamai - Il mondo di Zeta (Dei o Demoni)

Titolo originale:
Autore: Shingo Tamai
Anno 2010
Edizione: Società editrice La Torre
Pagine: 408


Saranno in pochi a non ricordare le parole: "Quando udrai un fragor a mille decibel...", ma non servirà affatto averne anche solo il ricordo per leggere questo freschissimo libro e restarne piacevolmente colpiti. Il celebre Shingo Tamai (già famoso per le sue estreme qualità di calciatore) esordisce nei palinsesti editoriali con un romanzo (primo di una serie) che tratteggia, descrive, racconta ed esalta la sceneggiatura dei celebri fumetti e cartoni animati del genio nipponico, Go Nagai, padre dei fantomatici "robottoni" (per favore, siamo seri, che c'entra Gundam?).

Siamo in Giappone, alla fine degli anni novanta, una giornata qualunque viene squarciata da una voce, che termina il suo discorso con queste parole: "... Giapponesi! Alle sei anti meridiane di domani, mi aspetto la resa incondizionata del governo e delle forze di difesa. Altrimenti, tremerete davanti alle mie armate di mostri meccanici"; è il Doctor Hell dello stato di Bados a parlare, il suo è il preludio di tutto ciò che accadrà e che troverete leggendo.

Hanno fatto un libro su Mazinga?
Sì, ne hanno fatto un libro e, vi dirò di più, l'idea, del gruppo di autori che si nasconde dietro la firma di Shingo Tamai, nasce da una serie di sessioni di gioco di ruolo che potrete trovare, in formato scrittorio, qui.

A mio giudizio, ci sono un buon numero di cose, che in assoluto apprezzerete o che troverete stuzzicanti, se tali, da spingervi a comprarlo o quantomeno ad informarvi, lo lascio decidere a voi, benché ve lo consigli. Troverete, ad esempio, che la sua principale caratteristica, quella di seguire con una straordinaria attenzione per i dettagli, le vicende degli anime dei giganti di ferro (con il focus, in questo primo libro, su Mazinga Zeta), lascerà la possibilità di apprezzare la storia a qualunque lettore, o regalandogli un magnifico e accresciuto revival della vicenda, o portandolo per mano nei meandri di una storia particolarmente famosa, ma mai raccontata così bene. Questo aspetto, primeggiante tra tutti gli altri, taglia i fili con l'aria vagamente nerdistica che si potrebbe attribuire al libro; il quale, infatti, pur trattandosi di una cover, è tanto vicino alla sceneggiatura di Go Nagai, quanto indefinitamente più complesso e distante nella sua dinamica scrittoria, nella profondità con cui i personaggi vivono il loro essere protagonisti, co-protagonisti, antagonisti o anche semplici spettatori.
Persino le città, qui, hanno una loro voce, non è la Tokyo dei cartoni animati che vedrete respirare; quella che pare ricostruirsi immediatamente dopo l'ultimo devastante attacco dei "malvagi" mostri meccanici, ma una più realistica raffigurazione di come vivrebbe un luogo costantemente minacciato non solo dalla pericolosità del nemico, ma anche dalla mole e dalla distruttività del suo proprio salvatore (anche se il plurale, visto il numero dei protagonisti, sarebbe d'uopo). Sarete proiettati nel bel mezzo dei manifestanti che tifano per Mazinga, reggerete i cartelli che lo indicano come il pericolo numero uno e fuggirete sommersi (letteralmente) dal suono della sirena, unico tramite tra la quiete e l'attacco improvviso di questo avversario piombato dal cielo con lo scopo di assoggettare l'umanità.

Questo romanzo è la perfetta metà strada tra il fumetto e un più dinamico scritto di fantascienza, un'idea assolutamente originale, se non nella sua creazione, nell'evoluzione ad essa successiva, in attesa che il tempo scorra in fretta e così poter leggere la restante parte.
Buona lettura.

Ps. Prima di chiudere, tolgo la maschera a Tamai sotto la quale si cela un collettivo di cinque autori: Daniele Bordonaro, Cristiano Brignola, Nicola Della Lena Guidiccioni, Francesca Guidi e Juri Guidi, a tutti loro imboccallupo, sperando che vengano restituiti interi (che di questi tempi di lupi ce ne son fin troppo pochi per sperar che crepino).

domenica 7 novembre 2010

Vaffanculo. Una risposta

Capitan Fracassa

Vaffanculo a voi, sì a voi, che dal basso di questo palco mi guardate con le vostre facce sorridenti ed ora sbalordite, di chi ogni giorno se la racconta ed intanto se ne sbatte alla grande di tutto ciò che non abbia come soggetto la prima persona singolare, IO.
Vaffanculo a voi perbenisti, che vi schifate delle guerre nel mondo, che credete nella pace, che credete che l'Occidente sia la base della civiltà e non sapete un cazzo né di storia, né di cosa si provi a non poter chiamare la propria casa con questo nome.

Vaffanculo, d'altronde, a voi orientalisti, che credete che per imparare ad abbracciare gli altri sia necessario andare in espiazione in India o ad altre simili idiozie.
Vaffanculo a tutti voi, stronzi, che inquinate con la vostra presunta furbizia, con il vostro menefreghismo, con tutta la vostra grettezza il mondo, più di quanto possa fare una centrale nucleare con un fiume e se non sapete che può fare una centrale nucleare, leggete un giornale e cercate di comprendere quel che succede in Cina.

Vaffanculo a tutti coloro che credono di essere dei in terra, solo per il fatto di avere un conto in banca a nove zeri; non esistono gli dei è tempo che lo comprendiate, anzi peggio, se esistono, è perché c'è gente che ci crede, per cui, di grazia, smettete di credere voi stessi come dei, quando in questa maniera non vi considerano nemmeno gli altri, siete semplicemente patetici.
Vaffanculo agli dei sotto ogni loro forma, perché solo gli esseri umani potevano inventare delle forme "superiori" così ottusamente imperfette e vaffanculo a chi ci crede e a chi no, ai primi per le illusioni di Babbo Natale in cui vivono ed in cui chiedono agli altri di vivere con le loro stupide imposizioni ideologico-sociologiche, ai secondi per le illusioni che sfruttano a loro agio. 
Vaffanculo ai bianchi, ai negri, ai mulatti, ai rossi, ai gialli, ai fuxia, ai pois, per non aver capito ancora un cazzo riguardo alle differenze razziali; soprattutto a quelli che sono solo in grado di etichettare ogni cosa come "omofobo" o "razzista" e vaffanculo ai razzisti di merda, quelli veri, per il letame tossico, altamente nocivo, che producono ogni qualvolta si impegnano in una loro inutile, ingiusta, ignorante, insudiciante battaglia per lo stabilimento del migliore.
Vaffanculo, signori e signore qui convenute, non tanto per essere qui, ma per il fatto che in tutta la vostra porca esistenza, non avete fatto altro che ripetere a voi stessi ed agli altri "l'importante è la salute".

Vaffanculo a tutti quelli che credono, che per far sentire la propria voce, che per cambiare le cose, sia sufficiente farsi quattro passi per strada e dire che si sta manifestando un solo spilorcio giorno della propria misera vita lavorativa. Guardate cosa ci ha lasciato il passato, i morti che insozzano e che innalzano le rivoluzioni sociali (o presunte tali) magari c'è possibilità che impariate come vivere e come cambiare il presente.

Vaffanculo a tutti i "Pride" del pianeta, che hanno così poca capacità di compatirsi da soli e di combattere le proprie guerre, d'aver bisogno che siano gli altri a farlo con, o peggio al posto, loro.

Vaffanculo alle teologie, che non sono in grado di comprendere nulla che non sia legittimato dalla parola tradizione e starebbero, se potessero, ancora lì a credere nell'imperatore/Dio o nella sfiga del gatto nero, o nel Sole che gira intorno alla Terra. SVEGLIA! Il mondo cambia, se non siete in grado di stare al passo con i vostri liquami dogmatici, forse è il caso di togliere le tende, voi ed i vostri adepti incartapecoriti nell'encefalo.
 

Vaffanculo a tutti i politici del mondo, ai giudici corrotti, ai membri delle forze dell'ordine prezzolati, perchè loro, che dovrebbero essere i portavoce di una delle più grandi idee, la giustizia, sono i primi a non crederci e ad infangarla, sproloquiando, friggendo aria, abusando del loro potere e fregando quanti più possono con tutta la meschinità di cui sono capaci.
Vaffanculo ai bastardi che usano l'eskimo, alle associazioni onlus, a quelli che di giorno sono persone sociali e di notte o quando nessuno li vede e li sente, diventano terroristi, briganti, criminali e poi pretendono però un trattamento civile come risposta ai propri atti incivili, violenti, indiscriminati, criminosi.
 

Vaffanculo signori e vaffanculo signore, ma vaffanculo soprattutto a me, che da questo palco inveisco contro tutto e tutti, mi sgolo, urlo, mi dibatto, ma poi come ognuno di voi seduto con le sue mani sulla pancia, svendo a poco prezzo le parole, senza voler, poter, saper, risolvere i problemi.
Sipario e buona serata.

sabato 6 novembre 2010

VerdeNero All Star - Reading teatrale

Se non fosse stato per Saverio Fattori, non avrei mai saputo di questo evento e apro la recensione, con questo brevissimo preambolo, semplicemente perché pare che "passaparola", sia la parola magica di questo mio vivace inizio bolognese (ad esempio l'incontro con Mandracchia, mi era stato suggerito da Charlotte Pitagora).

Il di Bologna, il luogo ospitante, è uno spazio cittadino che descriverò con le uniche parole che trovo davvero indicate, quelle lette su un rettangolo di foglio A4, affisso su una delle due ante di ingresso: "Teatrino clandestino".


Verdenero All star
, questo il nome dato al "galà" organizzato dalla casa editrice VerdeNero, con lo scopo di promuovere il libro Delta Blues, ultima fatica del gruppo Kaizen, e "... chiamare a raccolta tutti i suoi autori bolognesi per una serata di festa, impegno e divertimento". L'evento si è quindi diviso tra un reading teatrale del libro con annesso incontro con l'autore, anche se trattandosi del gruppo Kaizen, l'autore in questione ha 4 nomi e 4 entità fisiche (Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, per ragioni geografiche i soli presenti, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani) e una vera e propria festa mondana, arricchita da musica rock alternativa e scrittori famosi. In proposito, però, ho trovato stonata la scelta di accentuare nella locandina la presenza di questi ospiti speciali, per l'apparente vicinanza del concept di base a un'offerta di possibili relazioni pubbliche, piuttosto che a una serata culturale. Ad ogni modo, probabilmente anche grazie alla partecipazione di tali scrittori, (permettetemi di non fare superflui elenchi!) le presenze in sala erano numerose e, se sottolineo la decina di minuti di ritardo, con cui è cominciata la performance, è solo per indicare quanto, per entusiasmo personale, abbia percepito l'attesa dell'inizio del reading teatrale, in assoluto il primo a cui ho assistito (prima fila, tra l'altro); un'esperienza che spero di poter ripetere presto.

Delta Blues, è un romanzo che immerso nello sfondo degradato dell'Africa del Delta del Niger, ricalca, attualizzandolo, l'immenso Cuore di Tenebra di Conrad (a sua volta ambientato sul fiume Congo). Un lavoro dai tratti complessi, che supera il muro del romanzo conradiano, rappresentato dal contrasto tra l'uomo bianco, protagonista parlante e attivo, e l'uomo nero, comparsa muta e misteriosa; quest'ultimo, infatti, qui diventa parte attiva e giocante un proprio autonomo ruolo. E non c'è da stupirsi se tutto questo contribuisce, in breve,
non solo a inscenare una valida storia consolidata dai tratti fumosi del noir, ma che miscela anche il gusto sottile del thriller, a quello "sfacciato" del reportage d'inchiesta.
A rappresentarlo erano presenti sul palco tre persone: Jadel Andreetto, co-autore e inteprete delle parti non recitate del romanzo, come voce riassuntiva, più che narrante (in procinto di iniziare un tour letterario che lo porterà fino a New York, Toronto e Buenos Aires, solo per citare alcune delle prossime tappe) e poi
Daniele Bergonzi e Andrea Giovannucci della Compagnia fantasma come attori/lettori. Quest'ultima, composta anche dall'organizzatrice Cristina Buono, e da Stefano D'arcangelo e Alessandro Giovannucci, dal canto suo, è un nome che continuerà a stimolare per un bel po' la mia mente, non solo per l'abilità tecnica, interpretativa e a tutto tondo teatrale di Daniele e Andrea, che persino da seduti e per più di mezz'ora, hanno reso fotograficamente nitide le immagini e dato tridimensionale vita ai personaggi presenti nei passi letti dell'opera, ma anche per una perfetta colonna sonora, a cura di Stefano e Alessandro, decisamente efficace e in tema, caratterizzata da suoni elettronici chillout e percussioni (a voler cercare il pelo nell'uovo, forse peccando nel volume, appena più alto del necessario).

Non c'è finale deludente, né credo di dover menzionar, il mio “oltranzismo” alla seconda parte mondano-musicale della serata, in fondo le relazioni sociali sono fondamentali, ad esempio, senza loro, avrei "rischiato" di trascorrere un venerdì sera in un’ennesima osteria.

A presto e buona lettura.


Ps. Ringrazio infine, Jadel dei Kaizen e Daniele della Compagnia Fantasma, per la gentilezza dimostrata nel sopportare,
rispettivamente, domande curiose e domande mancate.

giovedì 4 novembre 2010

Thomas de Quincey - L'assassinio come una delle belle arti

Titolo originale: On murdered considered as uno of the Fine arts
Autore: Thomas de Quincey
Anno 2009
Edizione: La Biblioteca - Robin edizioni
Pagine: 126


"... La gente comincia a rendersi conto che nella composizione di un bell'assassinio, c'è qualcosa di più di due stupidi, l'uccisore e l'ucciso, un coltello, una borsa e un vicolo buio. Trama, signori, allestimento, luce e ombra, poesia, sentimento, sono ora considerati indispensabili a prove di questa natura. ...Ogni cosa a questo mondo ha due aspetti. L'assassinio, per esempio, può esser preso per l'aspetto morale ... e quello lo ammetto è il suo lato debole; oppure può essere trattato esteticamente, come dicono i tedeschi, cioè in relazione al buon gusto ...".

E' con questo ironico inizio che si viene a conoscenza del tema che verrà trattato per l'intero brevissimo romanzo, che, se vogliamo, possiamo considerare, con un certo divertimento, molto vicino ad un'opera saggistica, una specie di elogio della polvere estremamente dissacrante e godibile.
Infatti, attraverso l'escamotage inventivo di un uomo morbosamente virtuoso, che entra in possesso di materiale scottante appartenente a una Società londinese, che dovrebbe occuparsi della diffusione del vizio (a sindacare che l'esercizio del moralizzare sia un leitmotiv senza tempo particolarmente suscettibile della nostra società), de Quincey ci spinge in articolate descrizioni, che dal genio incontrastato dell'inventore dell'omicidio, Caino, giungono fino all'Inghilterra dei suoi anni.
Vengono descritti con minuzia e sopraffino eloquio ben due omicidi, piuttosto differenti tra loro, ma accomunati dalla architettura artistica della loro globale esecuzione e dal gesto atletico compiuto dalle vittime per salvare la propria vita.

Il taglio narrativo scelto è una strampalata quanto "geniale" iperbole, tipica dello humour britannico, un modo per vivacizzare con scelte stilistiche raffinate e del tutto fuori schema, un argomento di approccio più accademico, con il risultato non di ridicolizzare la materia trattata, ma l'occhio con cui la società l'osserva.
Buona lettura.
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