Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

martedì 28 giugno 2011

Soundmagazine.it - One dimensional man - Better man

"La mente dell'uomo
aperta a un'idea nuova
non torna mai alle sue
dimensioni originali"
Sir Oliver Wendel Holmes

Un inquietante cuore fa da copertina a questo improvviso, ma non per questo meno atteso, fulmine di inizio estate. 
A poco meno di un anno di distanza dall'uscita di The box, la raccolta comprendente i primi quattro dischi, arriva in cd Better man degli One dimensional man, distribuito da La Tempesta/Universal (dal 5 luglio disponibile anche in vinile, sotto l'etichetta Tannen Records), che battezza l’allontanamento dalle sonorità dei dischi passati e che si avvale dei testi del pittore e poeta australiano Rossmore James Campbell e della collaborazione di artisti nazionali e internazionali come: Eugene Robinson degli Oxbow, Rodrigo D'Erasmo degli Afterhours ed Enrico Gabrielli dei Calibro 35, per citare alcuni dei “complici” di questo gruppo sempre in evoluzione.

La formazione di questo disco prevede un ritorno, quello di Giulio Ragno Favero, mai realmente distanziatosi dal progetto musicale, e un nuovo ingresso alla batteria (già battezzato nel 2010) Luca Bottigliero, come sempre accompagnati dalla voce imperiosa di Pierpaolo Capovilla. Il prodotto finale di questo trio e di tutte le sue correlazioni artistiche, è qualcosa di portentoso. E se è vero che c'è una certa distanza tra questo e gli altri precedenti dischi, non è certo per sottolineare uno stato di sudditanza inesistente con il passato. Quel che si percepisce invece è una ricerca più compiuta non solo nelle miscelazioni (soprattutto elettroniche) musicali, ma anche nell'ampiezza emotiva dei testi, senza dubbio arricchiti dalla penna di un autore australiano di cui non avevo, a torto, mai sentito parlare. 

A better man, che è anche il titolo della traccia di apertura, è caratterizzato da un cambio continuo di registri musicali, mai in dissonanza, ma sempre in qualche modo coerenti e consequenziali, undici brani (inclusa la cover Face on breast di Scott Walker, dall’album "Tilt") che raccontano un nuovo mondo di una band di cui si sentiva la mancanza. 
Il disco ha bisogno di due ascolti. Al secondo c'è l'orgasmo.
Buon ascolto! 

Ps. Ringraziare Valentina e Soundmagazine, per l'onore concessomi di questa recensione, va al di là di qualunque parola!

lunedì 27 giugno 2011

Soundmagazine.it - Naked truth - Shizaru

Anche chi non conosce nulla della cultura giapponese, ricorderà senza nessuna fatica le “Tre scimmiette sagge” che apparentemente sembrerebbero simboleggiare uno stato omertoso del vivere, ma in realtà rappresentano i tre modi del vivere correttamente: “Mizaru” “non vedere il male”, “Kikazaru” “non sentire il male” e “Iwazaru” “non parlare del male”; a queste non è poi così raro trovarne accostata una quarta “Shizaru” “non fare del male”.

Ed è proprio dal nome di quest’ultima dei quattro saggi primati, che il gruppo polistrumentale dei fenomenali Naked truth - Lorenzo Feliciati (basso), Roy Powell (piano e tastiere), Cuong Vu (trombettista), Pat Mastelotto (batterista) - trae spunto per il titolo del suo album pubblicato il 3 giugno scorso dall’etichetta Rare Noise Records e distribuito da Cargo/Good Fellas. Un gruppo autoriale che non ha bisogno di presentazioni viste le rispettive collaborazioni internazionali con artisti del calibro di Pat Metheny, King Crimson,  Laurie Anderson e David Bowie e che in questo progetto musicale, prodotto da Feliciati, mette tutta la sua sagacia musicale anche nella ricercatezza delle miscelazioni jazz misurata a distorsioni e sintetizzatori elettronici.

Un lavoro che stupirà senza fatica alcuna la maggior parte dei palati più raffinati e che al tempo stesso incuriosirà i meno abituati al genere compositivo; in questa degustazione si troverà il godimento che solo artisti di questa qualità possono offrire, quel godimento che tutti ricercano al di là della personale raffinatezza. Sono pronto a giurarvelo, questa è la “nuda verità”.
Buon ascolto!

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

venerdì 24 giugno 2011

John Le Carré - Ronnie, mio padre

Titolo originale: In Ronnie's court
Autore: David Cornwell  alias John Le Carré
Anno 2006
Edizione:Mondadori
Pagine: 103
 "... ogni volta che sono spinto 
all'ammirazione nei suoi confronti,
ricordo le sue vittime. ... 
Ronnie ha mai calcolato quanto costa
essere il figlio eletto di Dio? ..."
Certe volte non leggere la quarta di copertina, cioè niente di più niente di meno di come faccio io quasi sempre quando mi ritrovo davanti a un libro, è davvero una iattura; cioè si è così attratti dalle parole stampate su quel raccoglitore di fogli di carta stampati da non "perdere" tempo a vedere di che si tratta. 
Ecco, non dico che non vada bene, solo che è facile non trovare quel che si sperava, ad esempio io speravo di trovare un romanzo di Le Carré, agli annali David Cornwell (o mi sbaglio?), invece ho trovato la biografia che lui ha scritto per stigmatizzare la repulsione/attrazione provata per suo padre.

Tanto per cominciare con una polemica, mi piacerebbe chiedermi se basti saper scrivere per farsi pubblicare la biografia di un padre, oppure è necessario firmarsi Le Carré? Perché vorrei vedere davvero la Mondadori pubblicare la biografia paterna del primo autore con una penna accettabile. Uso accettabile, perché non è che la prosa dello scrittore in questo caso sia particolarmente avvincente, questo pur raccontando la vita di un figlio di buonissimadonna (con tutto il rispetto). Chi tra noi non ha un amico figlio di puttana? Non uno stronzo egoista che pensa solo a sé e che considera gli altri intorno a lui merda, quello non è un amico. Io parlo di quel tipo di persona che quando fotte qualcuno, non lo fa con cattiveria, magari solo con un poco di cialtroneria, insomma la sua natura affabulatrice ha la meglio sulla sua etica morale. La linea è in effetti sottile, ma poniamo che sia ben visibile, abbastanza da non lasciare dubbi sul fatto che la persona in questione appartenga alla seconda tipologia. Bene, ora al posto dell'amico metteteci vostro padre. E' evidente il motivo per cui poi la gente cresce mentalmente labile.

Se c'è una lista di libri di cui poter fare a meno, "Ronnie, mio padre" si candida a farne parte e non c'è alcuna acrimonia nel dirlo, semplicemente il libro non racconta nulla che possa davvero meritare d'essere raccontato, anzi non è corretto, che meriti di essere letto (almeno in questi termini). Certo, il Ronnie è un "personaggio", anzi senza dubbio, ma forse la consapevolezza che si tratti di una biografia e anche lo stile con cui Le Carré tratteggia il suo passato su carta, sterilizza quel poco di mordente che quel Lupin-tragico del padre potrebbe regalare all'attenzione del lettore.
Buona lettura.

martedì 21 giugno 2011

End of internet

Per tutta la giornata di ieri non ho fatto altro che imprecare: la connessione Tiscali, il mio prezioso modo per poter essere connesso comodamente in mutande dalla mia stanza con il resto del mondo era andato a Marengo (leggasi ǝuɐʇʇnd ɐ).
Benché abbia smadonnato con una certa costanza per l'accaduto, alla fine l'aver avuto molto da fare mi ha impedito di subirne globalmente gli effetti; dico globalmente, perché nel particolare, mi ha, in ordine, impedito di: aggiornare e controllare il blog; leggere la mia posta elettronica; terminare un comunicato stampa che avrei preferito non dover fare oggi; cercare casa (visto che dopo averla trovata, ho ricevuto la telefonata dei miei futuribili co-inquilini con la quale mi avvisavano di essersi sbagliati e che la singola di mio interesse era già stata data a un'altra ragazza).

Il momento topico è accaduto la sera.
Al ritorno in casa, le camere da letto avevano tutte le luci spente, inusuale visto che nessuno di noi va a dormire prime dell'1.00
Tutte eccetto quelle della cucina.
Sentendo parlottare nella stanza, ho fatto capolino e ho visto i miei due coinquilini intenti a chiacchierare.
La serata nel mal comune dell'essere senza internet, ci ha portato naturalmente a trascorrere insieme il dopo cena. Da quando sono in questa casa, non era mai accaduto (se non nelle serate organizzate) e non perché le persone siano poco socievoli, ma semplicemente perché ci confinavamo ognuno nel proprio mondo di pochi metri quadri con uno schermo a far da porta sull'ovunque, piuttosto che sul fisico stare insieme.

Prima di andare a dormire ieri ho pensato sorridendo a questo jpg., che trovai casualmente durante una delle mie scorribande per la rete atte a procacciarmi virus.
... come potete vedere, oggi la connessione è ritornata.
... per fortuna (?)

Buona lettura.

domenica 19 giugno 2011

Incontro con l'autore - Lorenzo Sorbo (17 Giugno 2011)

"... ma come non lo sai cosa si nasconde in quel caffè?"

Non c'è un'insegna (o per lo meno io non l'ho vista) e dato che non ricordavo il numero civico, ma solo che era in via Nosadella, ho trovato la Libreria Golconda a naso. Non a caso, visto il suo essere "succulento", perché è una cosa che generalmente mi riesce con le pasticcerie. Qui mi attendeva la presentazione di "Scendo a comprare le sigarette, ma poi torno" di Roberto Acerra (il grande assente all'evento) e Lorenzo Sorbo pubblicato nell'aprile scorso dalla Boopen Led.

Prima, quindi, di addentrarmi nella presentazione, vorrei spendere due parole per la bellissima libreria indipendente che ho casualmente scoperto grazie a questa circostanza. Golconda infatti, (tralasciando il nome che mi fa venire in mente in ordine: un quadro surrealista e il riff di una canzone che non saprei nemmeno se dire demenziale, di un omonimo numero di Dylan Dog... quando il fumetto bonelliano era ancora leggibile...) non è semplicemente una libreria, è un luogo dove inseguire tra gli scaffali i post it degli avventori a te precedenti, o dove cercare le interazioni proposte con te cliente, o dare un'occhiata alle pareti dove troneggia la popputa protagonista di una strip comica. Bella, bella, bella!
Ma arriviamo al dunque, che ho già sentito un rumore di palle (le vostre) che s'infrangevano sul pavimento.

Scendo a prendere le sigarette, ma poi torno, ha caratteristiche decisamente fuori dall'ordinario, soprattutto perché nasce come scambio epistolare tra i due autori (nel libro sotto le mentite spoglie di Goffredo e Vittorio) che hanno voglia di scrivere un romanzo, ma non sanno né come fare, né cosa scrivere, trasformando il libro in un "elogio della polvere" direi ampiamente riuscito. La matrice è una composizione di soliloqui dialogati, ironici, che con lazzo esprimono il gusto stesso della divagazione, per sua natura non avente bisogno di alcuna trama, ma solo di spirito viaggiante. Quest'opera prima, fa della frivolezza la sua stessa ragion d'essere, questo nonostante la sua visione a volo d'uccello del contesto umano. E si chiude anche con frivolezza viste le sue due appendici: la prima Aforismi ai tempi di Feisbuc e l'altra composta da "recensioni" al libro, scritte dai bambini della scuola elementare dove insegna Lorenzo.

Lorenzo Sorbo (il solo presente dei due autori), le sue letture di estratti del romanzo e la presenza di Morozzi (autore della postfazione al libro) che, detta come va detta, è un mattatore impenitente, hanno trasformato la fin troppo poco seguita presentazione, in una letterale, quanto rilassata e divertente farsa teatrale, in cui quasi era impossibile distinguere, i connotati del romanzo dall'evento stesso.


Paolo Nori nella prefazione di "Scendo a comprare ...", risponde all'affabile "stalking" di cui i due autori si sono fatti protagonisti per poter ottenere la sua attenzione così: "Mi piace molto di Lorenzo e Roberto che come me non ce la fanno più". Diavolo, anche se, è evidente, per motivi differenti, è bella la consapevolezza di provare sentimenti simili!
A presto e buona lettura!

venerdì 17 giugno 2011

Carlo Monni - Noi siamo quella razza



No' semo quella razza
che non sta troppo bene
che di giorno salta fossi
e la sera le cene.

Lo posso grida' forte
fino a diventa' fioco
no' semo quella razza
che tromba tanto poco.

Noi semo quella razza
che al cinema s'intasa
pe' vede' donne 'gnude
e farsi seghe a casa.

Eppure, la natura ci insegna
sia su' i monti, sia a valle
che si po' nascer bruchi
pe' diventa' farfalle.

Noi semo quella razza
che l'è tra le più strane
che bruchi semo nati
e bruchi si rimane.

Quella razza semo noi
l'è inutile far finta:
c'ha trombato la miseria
e semo rimasti incinta.


Ps. Tratto dal film "Berlinguer ti voglio bene" 1977, regia di Giuseppe Bertolucci.

mercoledì 15 giugno 2011

Porno-Auditel. Ovvero ricapitolando - Primo tempo.


Ogni buon blogger che abbia l'ego di un artigiano, sa quanto è importante districare i fili attorcigliati del suo prodotto e restituire un adeguato bandolo della matassa al proprio occhio. Per cui questo post, che è un semplice accorgimento tecnico, prendetelo per quel che è: una pagina di appunti presi dal suo autore.

1 luglio 2010 - 14 giugno 2011 7493 accessi totali
Maggio 2011 - 1351 accessi
22 Maggio 2011 - 145 accessi
21 Maggio 2011 ore 17 - 22 accessi

Post più visualizzati
Primo - Marta sui tubi live (20 maggio 2011) - 194
Secondo - Vaffanculo. Una risposta - 158
Terzo - Shingo Tamai - Il Mondo di zeta (Dei o Demoni)  - 146
Quarto - Matei Cazacu - Barbablù. La vera storia di Gilles de Rais  - 116
Quinto - Incontro con l'autore - Roberto Mandracchia (27 ottobre) - 104

Post più commentati
Primo - Marta sui tubi live (20 maggio 2011) - 13
Secondo - Metti e un giorno scopri che ti hanno plagiato - 9
Terzo - Vaffanculo. Una risposta - 8
           - Il desiderio di un pagliaccio - 8
           - David Sedaris - Me parlare bello un giorno - 8

Per qualcuno, forse molti, questi non sono grandi numeri. E' possibile. Del resto però sono la crescita di qualcosa che mi impegna abbastanza da impedirmi di collezionare ormoni femminili o trovarmi un lavoro serio o diventare un serial killer, per cui tanto basta per ora...
Ché in fondo per il resto c'è sempre tempo...

Che cosa mi resta, se non ringraziare tutti voi con la fortuna di rivedervi presto?
Augurarvi buona lettura. Forse...

martedì 14 giugno 2011

Soundmagazine.it - Gli impossibili - Senza ritorno

Araya (voce e chitarra), Ale (basso elettrico e cori) e Davide (batteria) sono Gli Impossibili, milanesi e come parte della seconda generazione punk rock nazionale attivi dal 1994. A tre anni di distanza da “Alcol e furore”, primo album completamente autoprodotto, il 7 giugno è arrivato sulla scena musicale il loro "Senza ritorno", tredici tracce di punk melodico, che richiama nella velocità ritmica il precedente ep.

Questo secondo album è di una freschezza e un'energia a dir poco sensazionale, l'orecchiabilità del loro punk è trascinante e anche i testi godono della stessa qualità, questo nonostante l'ampiezza dei temi trattati che vanno dagli ironici e frivoli, come nelle canzoni dedicate ai tre nomi femminili "Alice", "Laura" e "Ilaria" a quelli più impegnati, ad esempio, di "Utopia", "Multinazionali" e "No-nazi".

Questo prodotto artistico si presenta decisamente in tema con il genere a cui il gruppo fa riferimento e la metrica dei testi, pur non raggiungendo particolari vette di originalità, rende più che genuinamente il carattere energico di questo gruppo che da ben 17 anni è sulla scena musicale alternativa.
Un ascolto che ancora di più risulta meritevole, vista la coraggiosa scelta dell'autoproduzione, che in un mondo dominato da MTV e simili, vale almeno il rispetto verso la coerenza dimostrata per il genere proposto. Il punk è caos, e Gli Impossibili sono espressione di un casino degno del più divertente pogo.
Buon ascolto!

Tracce
- 1 Milano
- 2 Utopia
- 3 La mia ragazza
- 4 Elicoltura
- 5 Sangue freddo
- 6 Multinazionali
- 7 Alice
- 8 No-nazi
- 9 Laura
- 10 Paura di reagire
- 11 Ilaria
- 12 La febbre del gioco
- 13 Voglio vederti danzare

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

venerdì 10 giugno 2011

Come fosse oggi

Il 10 Giugno di trent'anni fa un bambino di sei anni della piccola campagna di Frascati, Alfredo Rampi, meglio conosciuto da tutti come Alfredino, cadde, giocando (?), in un pozzo artesiano.
L'Italia fu assorbita totalmente da quell'inaspettato quanto scioccante e discusso (soprattutto per l'attribuzione delle colpe del mancato salvataggio) avvenimento.

Quel tragico evento di cronaca italiana fu il primo reality della storia della televisione. Da allora il giornalismo mondiale imparò quanto avrebbe potuto lucrare sulla disperazione altrui.
Da allora non l'ha più dimenticato.
Come io non ho mai dimenticato quel bambino che è rimasto per sempre di sei anni.
Buona lettura.

giovedì 9 giugno 2011

Amos Oz - D'un tratto nel folto del bosco

Titolo originale: Suddenly in the depth of the forest - A fairy tale
Autore: Amos Oz
Anno 2005
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Pagine: 114

Anno nuovo, vita nuova si direbbe, almeno a giudicare dal fatto che se fino a qualche tempo fa non erano presenti con così grande frequenza miei pareri negativi, ora sembrano, soprattutto ultimamente, abbondare.


D'un tratto nel folto del bosco è un bel libro, almeno finché dalla quarta di copertina, che bisogna ammettere è davvero accattivante, con questo mondo silenzioso, profondamente mutato dalla scomparsa degli animali, non si passa al suo contenuto.
E' innanzitutto evidente che pur avendo come protagonisti due adolescenti, Mati e Maya, questa non è una fiaba scritta per incontrare i gusti dei soli più piccoli, così come è evidente che il lessico narrativo è volutamente non appesantito, per essere più in tema soprattutto con il genere fiabesco, infatti non è in questo che si sostanzia il mio dissapore. Il vero problema è il suo essere buonista (avrei voluto aggiungere anche inutilmente, ma non è il caso di rendere particolarmente acrimonioso il mio scrivere) e se il messaggio del rispetto e il paragone che facilmente si può trovare tra Olocausto e trama (del quale parallelismo mi domando se davvero ci fosse il bisogno) alla fine non tolgono nulla, anzi tutto sommato nel primo caso arricchiscono, son proprio i contenuti a pagare di più il fio. Infatti, da un lato risultano ripetitivi, come se la giustezza di un'affermazione si esprimesse attraverso la reiterazione, dall'altro superficiali attraverso il concetto animali buoni  e pacifici contro umani malvagi e aggressivi.

Affiniamo. Che gli animali siano buoni e gli umani malvagi, per quanto pressappochista come affermazione, tutto sommato non mi pare esser troppo distante dal vero, ma che gli animali siano pacifici e gli umani siano aggressivi, diversamente è un bel tuffo nel risibile, visto che sì, non ci sarà cattiveria forse nell'ammazzare un giovane gnu da parte del leone, ma della violenza, che regola con profonda interezza l'ecosistema naturale, meglio non parlare, almeno non in questi termini così assoluti.

Una piccola caduta di stile, per un autore che pur non conoscendo molto (mea culpa, ora pro nobis), dovrebbe essere tra i massimi autori viventi contemporanei.
Buona lettura.

mercoledì 8 giugno 2011

Frivolezza del giorno

"Ma io vi dico che chiunque guarda una donna per desiderarla ha già commesso in cuor suo adulterio con essa" 
Vangelo di Matteo

"... Cioè, come dire che sì è fatto lingua in bocca con una, dopo aver ricevuto un bacio sull'angolo esterno della bocca"

martedì 7 giugno 2011

David Small - Stitches. Ventinove punti

Titolo originale: Stitches: a memoir...
Autore:
Anno 2009
Edizione: Rizzoli Lizard
Pagine: 326


"Chiunque abbia mai amato porta una cicatrice"
Alfred de Musset 


L'incontro con questa perla di romanzo illustrato è avvenuta casualmente, un consiglio editoriale di uno dei miei compagni di casa.
Molti anni fa, ormai, lessi Blankets di Craig Thompson, e pur in tutte le differenze del caso la malinconia che mi ha avvolto per l'intera lettura di Stitches mi ha riportato nostalgicamente a quando lessi per la prima volta Blankets.

Il romanzo è una sorta di autobiografia, un modo di Small per dar voce ai fantasmi di quando era bambino. E dare voce è molto più che un semplice eufemismo, dato che l'intreccio verte sui silenzi, sugli sguardi, sulle cose non dette. I personaggi sono tutti muti, anche quando parlano, come se il troppo dire una cosa la rendesse più grave di quanto già non fosse. 
Stitches in inglese sono i punti di sutura. 
Non è solo il protagonista a riceverli quando a quattordici anni l'asportazione di un tumore gli causerà la rimozione di parte delle sue corde vocali; il libro stesso e l'arte più in generale è per l'autore un punto di sutura (sottinteso con il passato), il modo con cui salvificamente tornare alla vita, una catarsi.

Lo stile di Small oscilla tra l'essenziale e il precisamente elaborato sia nei tratti delle sue illustrazioni, sia nel racconto ed è toccante, fino a essere in alcuni punti straziante e meraviglioso insieme, come forse solo il dolore più profondo sa essere. La fantasia è la realtà trovano nelle sue tavole una vicinanza che attanaglia, anche quando sembra tanto distante da non toccarci.

Ventinove punti di sutura sono nel romanzo la differenza che passa tra comunicare la verità e nasconderla con il silenzio del non detto, non sembrano così tanto distanti, non apparentemente almeno.
Buona lettura. 


domenica 5 giugno 2011

Edward Bunker - Animal factory

Titolo originale: The animal factory
Autore:
Anno 2004
Edizione: Einaudi Stile libero noir
Pagine: 237
 

"Chi trova un amico trova un tesoro"
motto popolare 

Edward Bunker è uno di quegli autori che non hanno bisogno di un’intera bibliografia per essere scoperti davvero, infatti il suo lato stronzo e la sua dissacrazione della società è talmente lampante, da mostrarsi senza alcun mistero in ognuno dei suoi lavori.

La storia di Animal factory, da cui il buon Steve Buscemi ne trasse  nel 2000 un film, si ambienta in una prigione, quella di S. Quentin, il protagonista è Ron Decker un acutissimo figlio di puttana di buona famiglia che spaccia droga "come se avesse la licenza", scaltro, ma non abbastanza da non farsi beccare. Il punto di svolta del romanzo è l’incontro con Earl Copen, che regala a Ron un nuovo modo attraverso cui osservare la realtà carceraria, oltre che una chiave per sopravvivervi. Uno spaccato quotidiano in cui la durezza di un ambiente “extra-societario” e il significato di affinità elettiva si fondano insieme.

Quando si ha a che fare con i libri come questo, accade sempre di parteggiare per i  personaggi principali della trama, e ha un’importanza davvero molto relativa il fatto che le anime a cui si finisce per sentirsi affini, siano non molto più che mostri, che diventano simil-eroi per la semplice fortuna di occupare un posto di rilievo in una storia, non perché ne meritino la posizione.
Bene, la cosa più terribile è che mentre inconsciamente verranno resi dalla nostra immaginazione oltremodo  brillanti questi individui, nei brevi momenti di realtà respirabili o alla riacquisizione finale della realtà con la chiusura del libro, ci apparirà in tutto il suo fulgore quanto il nostro generico quotidiano biasimo per quegli stessi mostri, diventi sottile fino a scomparire se sollecitato al contrario.

Bunker fissa il principio base del relativismo, quello su cui creare le sue storie: ogni società ha le sue proprie regole, l’accettazione e l’elaborazione delle quali valgono in senso assoluto solo per essa. Ed è talmente perfetto, per quanto tutto sommato ripetitivo, il suo tema, da lasciare disarmati o forse solo diversamente consapevoli.
Buona lettura!

sabato 4 giugno 2011

Metti e un giorno scopri che ti hanno plagiato - parte II

 





Finalmente, dopo un fitto scambio effettuato tra me e gli operatori di Google, sono riuscito a venire a capo della situazione. Infatti, benché l'ultima mail dicesse testualmente:

"Buongiorno Andrea,
La ringraziamo per il messaggio.

Abbiamo ricevuto il tuo reclamo datato 25 di maggio 2011. In occasione del
recente esame del blog menzionato nel tuo reclamo, non siamo stati in
grado di individuare i contenuti in presunta violazione nelle pagine in
questione. Se il problema persiste, ti preghiamo di rispondere a questa
email con informazioni dettagliate che ci consentano di individuare i
contenuti in presunta violazione.

Cordiali saluti,
Il team di Google"
Quando son andato sul sito incriminato mi compariva questa esaustiva pagina.
Il mio godimento sublimato da una paginetta in html, non l'avrei mai detto.
Mission Accomplished, qualcuno direbbe.
Grazie a tutti per l'appoggio e buona lettura.

venerdì 3 giugno 2011

Gaza

F. Tinti - Dove giocavo con le spighe


Era sempre estate
dove giocavo con le spighe
piccoli cuori di papaveri rossi
in un mare color dell'oro
in cui sparire immersi
nuotando con la testa nell'aria
inseguendoci l'un l'altro.

Non ci son più bambini, ora,
dove giocavo con le spighe
né più alcun oro,
ma terra e pietre e silenzi.
Solo i piccoli cuori rossi vegliano ancora,
resti di umani
che attendono la prossima semente.

Ps.
Altre foto di Federica Tinti potete trovarle qui

mercoledì 1 giugno 2011

Saverio Fattori - Acido Lattico

Titolo originale: Acido lattico
Autore:  
Anno 2008
Edizione: Collana i Sassi - Gaffi editore
Pagine: 158


"... Ho preso il primo Eurostar per Roma che
ancora  la notte faticava a sbiancarsi. 
Lo scompartimento brulicava di microbi patogeni. 
Una coppia di turisti tedeschi ha consumato il proprio
pranzo made in McDonald's  accanto al mio posto, 
il fetore mi ha aggredito le narici, ho trattenuto il vomito. 
La domanda perché si diventa serial killer è mal posta.
La domanda intellettualmente onesta è 
perché non si diventa serial killer ..."

Prima di tutto un'ammissione. 
Se non avessi avuto la fortuna di conoscerne personalmente l'autore, non credo che mi sarebbe capitata davvero l'occasione di cercare e leggere questo breve quanto coinvolgente romanzo. Tutto mi avrebbe, infatti, tenuto distante dal comprarlo, a partire dal titolo fino alla collocazione, quella sportiva, in cui la maggior parte dei librai sgangherati da multinazionale della vendita avrebbe riposto quest'opera decisamente sui generis.


Il protagonista del libro è Seregni Claudio (non Claudio Seregni ché le persone nel suo settore hanno prima il cognome e poi il nome) classe 1980 "... razzista, cinico, ossessionato dalla paura dell'insuccesso. Per esorcizzarla colleziona schede di giovani talenti "perduti" o martoriati da infortuni. E' una specie di psicopatico con un'esistenza tetra e variabili minime ...". Come potete notare l'Io narrante del romanzo non è una brava persona, né ha voglia o la pretesa di esserlo, è uno strippato, dalla verve lisergica, ossessionato dalla paura, irritante, arrogante. Non è per niente un atleta mediocre, anzi è tra le papabili scelte degli atleti che parteciperanno alle olimpiadi di Pechino, ma ha una quotidianità mediocre, senza eccessi, senza pulsioni, a far da contrappeso all'unica cosa che conta davvero e che sa far bene, la corsa; il resto (l'amore, gli affetti, lo svago, la società) sono cose, il superfluo sufficiente, almeno fino a un certo punto, a consentirgli di mantenere sulla soglia di pseudo-normalità la sua sanità mentale.

Il registro del romanzo si snoda su due vie perfettamente coincidenti nella figura di Claudio. Attraverso le sue parole, infatti, viene a rappresentarsi il mondo senza eccessi e sacrificato di chi ha scelto lo sport non come hobby, ma come parte integrante della sua vita, devastato dalla corruzione, annichilito da medicinali e controllato da medici e preparatori atletici dall'etica discutibile; la seconda via è la quotidianità del protagonista che s'imbatte in Carla Arlati, primatista europea dei 3000 metri piani juniores, nel suo fallimento come atleta, infine nella sua morte; queste due parti sono intervallate dall'ossessione di Claudio, quella di collezionare aneddoti che archiviano tutti gli insuccessi, i “caduti” e i dimenticati dell'atletica, quegli esseri umani fragili che diventano parte del suo archivio con tanto di scheda bio e documentazione varia, qualcuno finisce anche appeso alle pareti di casa sua. Istantanee di fallimenti.

Non c'è scampo, e se ci fosse poi, lo sarebbe davvero? In un modo o nell'altro siamo tutti spettatori ossessivi di qualcosa, c'è solo chi non sente il bisogno di nasconderlo.
Buona lettura!
 

lunedì 30 maggio 2011

Aforisma del giorno

"Le emozioni sono all'improvviso.
Ed è nella loro esplosiva sorpresa la straordinaria perfezione
"

sabato 28 maggio 2011

Incontro con l'autore - Ilaria Donatio (26 maggio 2011)

"L'unico destino è l'invisibilità"

Ci voleva il Cassero - Centro di documentazione Arcigay Bologna - perché, grazie al quarto e ultimo evento de "Il Maggio dei libri" in collaborazione anche con Arcilesbica Bologna, potessi dare un volto all'affascinante penna del blog Gamballaria, Ilaria Donatio,  giornalista freelance (Micromega, L'Unità) e mia con-terrona pugliese attualmente vivente a Roma.
L'evento di ieri presentava, infatti, la sua prima fatica editoriale "Opus gay" (titolo assonantico) - La chiesa cattolica e l'omosessualità - edito da Newton Compton Editori; un'inchiesta divisa in dieci capitoli con cui, anche attraverso testimonianze dirette, viene affrontato il tema della difficilissima relazione tra mondo omosessuale e Chiesa.

La chiacchierata, arricchita dalla spontanea partecipazione del vasto pubblico presente in sala e dall'indole sanguigna dell'autrice, ha dato modo di eviscerare in maniera semplice e interessante il problema che partendo dal disconoscimento, da parte del mondo cattolico, dell'omosessualità come  parte delle relazioni naturali, arriva fino al riconoscimento giuridico, a mio parere risposta esclusivamente simbolica, e alla matrice culturale, vero nucleo del problema. Colpisce, dai dati riportati dalla Donatio, l'ipocrisia ecclesiastica, in cui lei stessa si è imbattuta durante l'intera ricerca delle fonti, e allo stesso modo è singolare la mancanza di connessione tra i contenuti delle dichiarazioni ufficiali delle gerarchie ecclesiastiche e le  singole, molteplici, personalità che invece compongono la base della sua espressione, rappresentando una Chiesa più magmatica che meramente dogmatica. E se lo scollamento contenutistico tra i singoli individui e la gerarchia che rappresentano è un dato abbastanza frequente (che anzi di norma è ancor più presente quanto più rigido è il sistema iniziale), piuttosto grottesca appare la capziosità che si sostanzia praticamente in questo pensiero: "... La tendenza omosessuale è una tendenza ad agire in modo disordinato rispetto alle finalità del proprio corpo: si tratta di un disordine evidente fra il pensiero e la realtà e tradurre la tendenza omosessuale in atto omosessuale significa aggravare questa situazione di disordine. L'atto omosessuale, d'altra parte, è un atto contro natura e pertanto immorale, ed ogni attività immorale «impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l'omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico ...".

Mi è realmente difficile recensire questo incontro soprattutto per due ragioni: la prima in assoluto è che lo spessore dell'inchiesta in questione è notevole, l'accuratezza difatti è senza dubbio tra le sue qualità e questo, in quanto io profano dell'argomento, mi impedisce di esporre tout court un mio pensiero, onde evitare di porre a paragone di una simile trattazione un fantomatico, quanto mediocre, "massimo sistema"; d'altro canto e quindi secondo motivo, la difficoltà è aumentata dal fatto che analizzare l'omofobia, implica inevitabilmente, e di questo si è avuta sufficiente prova soprattutto nel dibattito che ha immediatamente seguito la presentazione,  trattare di politica (nel caso italiano sarebbe meglio parlare di pochezza della politica), di società, di cultura e di mondo omosessuale, uno spettro così ampio di tematiche impossibile da racchiudere in un contesto simile a quello di questo resoconto.

Il valore dei lavori simili a questo che hanno per oggetto un'inchiesta, è principalmente quello di riportare la realtà alla portata del lettore, che potrà anche storcere il naso o aggrottare le sopracciglia, ma comunque sarà posto nella condizione di venire a conoscenza di qualcosa di nuovo o anche solo di osservare il mondo attraverso una prospettiva ulteriore.
Il valore di questo libro, in particolare, è quel suo dare voce a un mondo che vorrebbe parlare, ma che spesso è soffocato prima ancora di riuscire a spiegarsi, e non è come verrebbe naturale da pensare quello dell'omosessualità, dei preti gay o del fatto che, manco fossimo nel medioevo, la Chiesa preoccupandosi strettamente solo della "dispersione del seme" reputi depravati gli atti tra uomini (con particolare "premura" per le relazioni stabili più che per le "scappatelle"), ma consideri in tal maniera quelli femminili solo per riflesso, dato che raramente si cura della donna; il mondo in questione, dicevo, è quello della cultura del diverso, dove diversità non è sinonimo di non normale, ma di arricchimento.
 
"Accettando l'invisibilità, legittimiamo la gretta ignoranza", ha detto la Donatio o come dico spesso io " La colpa non è degli stronzi, loro seguono solo la loro natura. La colpa è di chi consente agli stronzi di esser tali"
Leggetelo! 

A presto e buona lettura!

mercoledì 25 maggio 2011

Metti e un giorno scopri che ti hanno plagiato

Oggi avrei voluto poter postare qualcosa di nuovo, non foss'altro perché passato il giorno di routine è parte dei miei impegni aggiornare queste pagine, MA è accaduto un fatto piuttosto spiacevole, un tale che non conosco né posso ottenere (per ora) di saperne il nome, ha pensato bene di copiare e incollare sistematicamente ogni cosa (o quasi) che io abbia scritto da Gennaio a Marzo...
Attualmente sto cercando di porre rimedio a questo fattore.

Il buontempone del caso risponde a questo sito (che tra l'altro alcuni anti-virus segnalano come malevolo, quindi occhio) http://ossauniverumnblogs.blogspot.com, riparato dal candido nomignolo A Letter of Jesus, che se potessi mettergli le mani addosso non avrebbe nemmeno bisogno di scrivergli, vista la mia gentilezza di spedirlo al suo cospetto per direttissima.

Non appena saprò qualcosa sarete informati anche voi, nel frattempo se qualcuno fosse così gentile da indicarmi siti dove poter ottenere una firma digitale senza sborsare la bellezza di 80 denari, gliene sarei grato.
A presto.

lunedì 23 maggio 2011

Charles Bukowski - Quello che importa è grattarmi sotto le ascelle

Titolo originale: 
Autore: Henry Hank Chinaski (Charles Bukowski) & Fernanda Pivano  
Anno 1982
Edizione: Universale economica Feltrinelli
Pagine: 106



"Trovo la vita del tutto priva di interessi, e questo avveniva specialmente quando lavoravo otto o dodici ore al giorno. E la maggior parte degli uomini lavora otto ore al giorno almeno cinque giorni alla settimana. E neanche loro amano la vita. Non c'è ragione per uno che lavora otto ore al giorno di amare la vita, perché è uno sconfitto. Si dorme otto ore, si lavora otto, si va avanti e indietro, tutte le piccole cose che si hanno da fare ... uno che lavora otto ore al giorno ha soltanto due ore o un'ora e mezzo libere per se stesso ... credo che chiunque lo ami sia un grande idiota ..."



Avendo la stessa capacità di concentrazione di un gatto in amore irretito da un gomitolo di lana,  è abbastanza frequente che prima di partire per uno dei miei viaggi, che usando esclusivamente i regionali si rivelano sempre mooooolto lunghi, mi dimentichi di comprare un libro.
Oltre alle inevitabili imprecazioni del caso, parte quindi la ricerca. Questa volta, visto che è da un po' che ci ronzavo intorno, mi son convinto a prendere questa intervista di Fernanda Pivano ad uno degli scrittori più alcolisti della storia della letteratura mondiale, Charles Bukowski.

Probabilmente le interviste a un autore sarebbero l'ultima delle cose da avere in una propria libreria; non so, prima conquisti la vetta della completezza dei grandi classici, poi ti accosti alla letteratura contemporanea occludendo con le opere più sottili anche gli interstizi tra le scaffalature, quindi rivesti l'esterno della libreria magari usando il patafix (o come diavolo si chiama) con le interviste agli autori. Purtroppo pur ricercando abbondantemente l'ordine, faccio le cose per come queste mi passano per la testa (leggasi ǝuɐɔ ıp ozzɐɔ ɐ), per cui più che buono a completare, son più facile preda degli impulsi.
A ogni modo Quello che importa è grattarmi le ascelle, non mi pare per niente essere stato un cattivo acquisto!

Le pagine dell'intervista son piene di aneddoti davvero eccellenti e, come se in questo senso non bastassero già i suoi libri, parlano di un Bukowski che porta nella scrittura nient'altro che il proprio naturale sentire, senza filtri, senza mediazione. Nelle risposte che vengono offerte, si legge tutta la causticità irriverente per un mondo che si muove secondo regole prestabilite di tale abiezione da risultare quantomeno discutibili. Il tutto è condito da ironia, semplicità e quella grettezza, che forse può anche risultare scomoda, visto il modo di comunicare sempre molto "formale" a cui siamo abituati, ma che osservata attentamente, nella sua essenza nasconde un occhio molto vivo e analitico, forse proprio per il suo essere cinico.

Questo libro regala risate, qualche vezzo di disgusto e brevi perle di sagacia, oltreché demolire tutta una serie di luoghi comuni attecchiti sulle spalle di questo grande autore, che ha un unico vero difetto, quello di non essere più tra noi.
"... Scrivere è qualcosa che non si sa come si fa. Ci si siede ed è qualcosa che può succedere e può non succedere. E allora come si fa a insegnare a qualcuno a scrivere? Non riesco a capirlo perché noi stessi non sappiamo se saremo capaci di scrivere ...".
Buona lettura!

sabato 21 maggio 2011

Marta sui tubi live (20 maggio 2011)

Aurora Bernardinello - "Voi mi appartenete" - Basilisco
"La paura degli esseri umani
è paura di essere umani "

Tempo fa un Massimo Lopez condannato alla fucilazione chiedeva come ultimo desiderio di poter fare una telefonata, diventando imperitura icona del motto: "Una telefonata allunga la vita!". Questo spot pubblicitario, considerando l'energia regalatami, si lega perfettamente a quel che è stato questo mio perfetto venerdì sera milanese!

"Pronto, Radio Popolare Network?
Salve, senta ho letto sul vostro sito che ci sarà un live dei Marta sui tubi presso l'Auditorium Demetrio Stratos, come potrei fare per parteciparvi? Ah, basta lasciare un nominativo e rientrare nel numero dei 100 posti che avete preparato.
Bene, a che numero siamo? 108... Capisco... ma continuate a prendere eventuali altri nominativi? Ottimo! Vorrei prenotare Broggi più uno. Grazie e buon lavoro"

Aurora Bernardinello - Carmelo Pipitone
Milano, Auditorium D. Stratos, un Carmelo Pipitone (chitarra e voce) sorridente è quello che mi scorge a spiare l'ingresso del luogo adibito al concerto serale. Solo la discesa a separarci, poi siamo tutti un'unica oscillante e sorridente stretta di mano, come se con i ragazzi della band fossimo (io e la fotografa) amici di penna che s'incontrano dopo anni di scorribande d'inchiostro; definirli come la cordialità personificata è un eufemismo. 

Aurora Bernardinello - Ivan Paolini
E' ancora metà pomeriggio, il gruppo, eccetto Carmelo fagocitato dalla mia incessante logorrea, e Ivan Paolini (batteria) già in sala per le prove del suono, è assorbito da una partita a biliardino (non sono in grado di poter dire chi contro chi, né sono in grado di poter fare gli omaggi ai vincitori!). 

Al sopraggiungere delle 21:30, in una sala completata nei suoi posti a sedere da un pubblico che si rivelerà essere ultra-partecipe , "abbiamo già portato a casa" infinite e spassosissime chiacchiere, due bicchieri di vino (uno di refosco dal peduncolo rosso e uno di pinot nero, per la cronaca) e l'intero sound check della band, e dalla diffusione della trasmissione Patchanka di Radio Popolare Network si "spegne" la voce di Wanda Jackson e della sua "You know that i'm no good", per far posto all'accendersi delle luci sul palco e dei microfoni. 

La prima domanda di Niccolò, la voce di Radio Popolare nonché presentatore della serata, è un vero e proprio rompighiaccio:
- Cos'è carne con gli occhi, perché l'uso di questo titolo per il vostro ultimo lavoro prodotto da Tommaso Colliva che dà il nome anche al tour, cosa significa?
- Si tratta di un modo di dire siculo con cui si identifica una persona priva di spinta, l'ignavo per eccellenza! Il titolo trova le ragioni nell'inaccettabilità da parte nostra del restare in silenzio di fronte all'attuale scempio italiano; qualcosa che non può trattenere in silenzio e che anzi, quando sarà passato speriamo lasci in chi resterà un ricordo molto vivido delle facce e dei nomi di chi ha scelto il mutismo.
Aurora Bernardinello - Giovanni Gulino

Con  la risposta di Giovanni Gulino (voce) e con i rapidi accordi della chitarra di Carmelo nell'apertura di Basilisco, comincia il primo vero live in cui mi capita di poter ammirare l'abilità dei Marta (a dire il vero, li avevo già sentiti durante il concerto del 10 maggio organizzato dal comitato "pro-Pisapia", ma troppo breve era stata la loro presenza sul palco e l'acustica non eccellente della piazza per problemi tecnici non gli aveva reso piena giustizia), gruppo musicale dotato non solo di un'eccezionale gestione del palcoscenico, definibile come miscela perfetta tra simpatia e coralità, ma soprattutto di straordinarie e godibilissime capacità tecniche in tutti i reparti, senza nessuna eccezione; un esempio su tutto stasera è stato mostrato in tutta la sua maestà con la rivisitazione in formula jazz de Il giorno del mio compleanno.
Aurora Bernardinello - Paolo Pischedda

Non ero a conoscenza, tra l'altro, della capacità canora di Mattia Boschi (violoncello) (ho apprezzato peratro l'emozione che lo ha genuinamente imporporato in viso) che con Giovanni ha cantato in doppia voce la prima parte di Di vino, dedicata a una certa Rossella (niente da dichiarare a riguardo), né della raffinata eleganza esecutiva delle tastiere di Paolo Pischedda.

Con la breve quanto movimentata chiosa  di Arco e Sandali  alla storia vera musicata di Muratury (vi consigliamo di non fermare mai una ragazza sola con il suo cane, avendo come scusa la battuta: "ma che bel cagnetto, come si chiama?"), si è chiuso dopo circa un'ora e mezza il concerto live offerto da Radio Popolare network. Un evento ben gestito nell'auditorium di via Ulderico Ollearo a Milano, che per l'acustica fa onore all'"ingombrante" nome con cui è stato battezzato, e che ha visto protagonista un rock italiano molto particolare arricchito da interessanti contaminazioni ritmiche e decisamente galvanizzante. 
Aurora Bernardinello - Mattia Boschi

Siamo ai saluti, temo, e davvero non vedo già l'ora di poter condividere ulteriore tempo, musicale e umano, con questi ragazzi che non mettono nella loro arte solo qualità tecniche senza dubbio pregevoli, ma soprattutto passione, ed è impagabile essere spettatori di chi ha passione per quel che fa.

Mi piacerebbe chiudere con stupefescion, un neologismo che dovrebbe descrivere l'attonimento di fronte a qualcosa di magnifico, ma per tradizione vi chiedo di accettare il mio a presto e buon ascolto!

Ps. Ringraziamento speciale ex-resoconto a tutta la band e al fratello di Paolo, per la sopportazione della mia favella.
Pps. Tutte le foto sono proprietà di Aurora Bernardinello, che potete ammirare qui, a cui vanno i miei ringraziamenti, visto che per la prima volta ho potuto arricchire un resoconto con delle foto! N.b. Niente furbate, se le volete prendere, prima chiedetele. Grazie. 
Aurora Bernardinello - Ricordate il referendum del 12/13 giugno

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...