Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

domenica 10 gennaio 2010

Heinrich Boll - Opinioni di un clown

Titolo originale: Ansichen eins Clowns
Autore: Heinrich Boll
Anno 1965
Edizione: Oscar Mondadori classici moderni
Pagine: 253

Ho trovato delizioso questo libro, non solo per il suo modo di essere scritto, assolutamente scorrevole e originale, ma anche, anzi soprattutto, per il suo acuto utilizzo dell'ironia. Fatto questo preambolo su cui ritornerò, mi soffermo brevemente sull'ambientazione e la trama, le quali, evidentemente, sono le dirette genitrici delle riflessioni maturate.

Boll, ambienta questo romanzo nel periodo della ricostruzione industriale tedesca, successivo al secondo conflitto mondiale. Lo fa dando voce ad un clown, disperato per la perdita dell'amore della donna che ama, che, nella sua caduta in disgrazia, dipinge attraverso i suoi monologhi e con efficace comicità, tutta la società dei suoi tragici anni.

Ed è questa l'ironia di cui parlavo all'inizio.
Quel tipo di ironia, che diventa come un coltello saldamente piantato nella morale cattolica ed occidentale insieme, così ipocritamente perbenista e falsamente sociale, anzi troppo spesso, solo apparentemente sociale.
Un coltello piantato in quella ferita, credo mai chiusa, della colpevolezza tedesca nella "questione ebraica".
Un coltello inoffensivo come le "opinioni di un clown", ma non per questo meno significativo.

Un'ultima passata di biacca, et voilà, la maschera è pronta. Una perfetta riconoscibile maschera, per mimetizzarsi tra la gente, i dilettanti che vivono tutti i giorni della loro vita mascherati.
Buona lettura.

mercoledì 6 gennaio 2010

lunedì 4 gennaio 2010

Kurt Vonnegut - Mattatoio n°5 o la crociata dei bambini

Titolo originale: Slaughterhouse-five
Autore: Kurt Vonnegut
Anno 2003
Edizione: Universale economica Feltrinelli
Pagine: 196


"Un Tedesco, americano di quarta generazione, oggi residente in mezzo agli agi di CapeCod ... ebbe modo di assistere, molto tempo fa, come soldato di fanteria hors de combat, prigioniero di guerra, al bombardamento di Dresda in Germania, "la Firenze dell'Elba", e di sopravvivere per narrarne la storia. Questo è un romanzo scritto un pò nello stile telegrafico e schizofrenico in uso sul pianeta Tralfamadore, da dove vengono i dischi volanti.
Pace.
"

Ho voluto cominciare questa recensione con la dedica riassuntiva scritta dall'autore. Assurdo, assurdo è questo libro, assurdo nel suo essere scritto, paradossale nel suo essere pensato e originale, creativo, a suo modo dissacrante.

E' dissacrante nel banalizzare la percezione di spazio, tempo, morte e vita. Originale e spietato nel frantumare i compassionevoli pensieri umani di fronte alle disgrazie, quel "perchè proprio io", che mai diventa "perchè non io". Anche se non è mai il protagonista, umano, a frantumare, quanto i terzi, gli alieni.
Mattatoio n°5, così brutale nel suo soggetto, mattatoio, così quotidiano, quasi anonimo nel suo numerale, eppure è proprio questa ambivalenza del titolo ad esprimere tout court la guerra.
La quale guerra è troppo spesso sottovalutata nell'esser ritenuta esclusivamente mortifera...
... "Ma che volete farci, così va la vita!".
Buona lettura.
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