Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

mercoledì 12 ottobre 2011

Shingo Tamai Giallo - Con gli occhi aperti

“Pelle: [pèl-le] s.f.
Rivestimento più esterno del nostro corpo

 e più in generale, di un vertebrato

Alexander Gonzalez Delgado - Senza nome


Anche un filo di luce mi basterebbe per distinguermi in questo specchio.
Detesto gli specchi. Distorcono la realtà. Rendono la nostra naturale asimmetria talmente deforme, da poterla assimilare a quella di un quadro di Picasso e, in questo acuire le imperfezioni perfette che dovrebbero renderci unici, svelano impunemente la nostra natura mostruosa, nascosta sotto i panni che tutti i giorni indossiamo.
Come se fossimo tutti innocenti. Niente di più falso.
Le favole, alla fine, hanno vinto. Nessuno le conosce più, ma tutti sanno raccontarsele.

Eppure, nonostante il mio disprezzo, sono qui ad ammirare le mie nudità. Se il pensiero non fosse così perverso vorrei potermi soddisfare da solo.
Qui.
Ora.

Riempire il mio stesso corpo svuotando il mio godimento ansimante. Sono in uno stato di eccitamento nervoso. Nello specchio le forme dei miei muscoli sono come geometrie scalene, le vene in risalto sono enfie del mio sangue, autostrade sottocutanee. La penombra mi rende come lucido, quasi riflettente. Sono il marmo di un dio greco del Canova.

Se chiudessi gli occhi, immerso in questo silenzio potrei sentire il più perfetto dei muscoli, il mio cuore, pulsare sotto gli strati di peli, pelle, nervi, muscoli, e ossa. È a riposo, pur nel mio stato di eccitamento, è a riposo. Lo sa il mio cervello, lo sanno le mie orecchie, persino i miei tessuti, se potessi trovare un modo per lasciarglielo esprimere, me lo direbbero.


... 
scritto per "Pelle" mostra fotografica di Alexander Gonzalez Delgado.
Buona lettura!

lunedì 10 ottobre 2011

De Leica. Ovvero una risposta personale a tutte le lettere aperte

In questi giorni, tra le altre cose, un concorso che sta impazzando per la rete, ha generato un discreto numero di polemiche e mi piacerebbe spendervi qualche parola, solo per offrire un punto di vista non richiesto.
Vediamo di dare qualche indizio in più, come se non bastasse il titolo:
- E' un concorso fotografico.
- E' sponsorizzato da un pezzo grosso del settore. 
- Si usa il "mi piace" per votare.
- Ed è esattamente quello che state pensando che sia, il concorso LEICA 24x36.
Le polemiche sono varie e non voglio entrare nei particolari di ognuna, cercherò piuttosto di rispondere più in generale a tutte, giusto per non mantenere un mutismo tutto sommato sterile.


E’ vero abbiamo rotto il cazzo, uso il noi perché anche io sono tra quelli che stanno smussando i coglioni altrui, ho infatti la mia ragazza che vi partecipa e pur non condividendo nulla di questo concorso, nemmeno il premio, appoggio lei e i suoi scatti.
Parliamoci chiaro, questo concorso è un insulto a svariate cose: ai fotografi di mestiere; al concetto che c’è dietro la parola concorso e a quello che c’è dietro la parola giuria; al concetto di capacità; giusto per citarne qualcuno e, quello che sto per dire non è un però, è risaputo infatti che tutto quel che viene detto prima di un’avversativa ha lo stesso valore della merda paragonato a ciò che la segue, dico solo che questo accanimento lo trovo legato alla modalità social network, che sta rendendo il tutto più massificante, più che alla situazione in sé.

La Leica infatti non ha inventato nulla. Questo tipo di concorsi c’erano anche prima. Prima erano per mail. Me ne ricordo uno in particolare che mi pare fosse organizzato dalla Heineken (era di certo una birra, non ricordo la marca), era un concorso per grafici creativi, votavi iscrivendoti al sito. Qualche tempo fa, per fare un altro esempio, la Fandango (se non vado errato) ha fatto la stessa cosa scegliendo i finalisti del suo contest letterario, i quali però ottenevano la vittoria, una volta arrivati in finale, a colpi di applausi (erano a Roma e presumo quindi che all'ultimo vero turno saranno arrivati romani o universitari fuori sede stanziati a Roma).
Condivido molto di quello che ho letto in giro (qui ad esempio o anche qui). Davvero, dalla risata amara all’incazzamento acido. Questo quotidiano si burla senza remore di chiunque abbia anche solo un briciolo di sensibilità e talento. 
Penso che la mia ragazza non sia la migliore del concorso, penso sia brava, questo sì, e penso anche che i voti alla fine non basteranno a decretare i migliori, visto che gli eventuali giudici hanno avuto tutto il tempo del mondo per poter scegliere, prima di postare le gallerie di ogni partecipante e quindi prima dei voti, gli eventuali finalisti papabili.
Sarebbe bello poter tornare un momento indietro negli anni quando la selezione era capillare e la partecipazione non così massificata, ma non credo che la cosa rappresenti una vera soluzione, al massimo solo un ridimensionamento del problema; d'altro canto oggi è oggi e attraverso questi mezzi ci tolgono tutto. Il televoto, il culto dell’immagine, la pubblicità stessa mangiano ogni cosa, il significante è diventato tutto in tutte le cose.
Quello che sto per dire è una cosa che io stesso potrei non essere disposto a fare con il mio senso artistico e con l’unica capacità reale che ritengo di avere, la scrittura, MA (e qui è necessario) mi sono rotto il cazzo. 
Mi sono rotto il cazzo io di vedere incapaci ottenere risultati in questo genere di cose, semplicemente perché solo gli incapaci vi partecipano. Questi contest non ci dovrebbero essere, va bene, ma ci sono, e chi ha talento ha il dovere di ficcargliela in culo a tutto questo manipolo di mediocrità soffocante, perché a furia di rifiutar di scendere in lizza contro questo tipo di realtà, che è in grado di organizzare una competizione così ampia solo in quest’unica maniera, ci stanno spazzando via. Tutti.

Quando sarà finito toglierò ogni like, della Leica non mi frega assolutamente nulla, anzi le serberò ancora più disprezzo per avermi costretto a cliccare il bottoncino blu del mi piace facebookiano, fino ad allora considero questo concorso un gioco, nemmeno troppo divertente, ma ormai già che ho cominciato finisco. Se mi fosse toccato di esserne il protagonista (o se avessi trovato una cosa simile nella scrittura) non l’avrei fatto perché sono un cocciuto idiota e sono più il tipo da “fate come dico, non come faccio”. Fortunatamente in questo caso sono solo un supporter e mi illudo che votando vincano i migliori.
A presto, buona lettura.

sabato 8 ottobre 2011

venerdì 7 ottobre 2011

Soundmagazine.it - Threelakes - Four days ep


Un disco brevissimo come l’emozione di un ricordo che ti sveglia all’improvviso dalla monotonia di una mattina uggiosa. Three Lakes è il personalissimo progetto acustico di Luca Righi (già membro dei Machete e tutt’ora dei Thunder bomber) all’interno del quale fa convogliare le sue esperienze, la sua delicata voce e la sua poetica intimista, mescolandole all’essenzialità e a vere e proprie imboscate elettroniche strumentali della durata di poco più di un lampo.


Four days ep, primo Ep del progetto registrato in presa diretta, senza l’ausilio di amplificatori o effetti, al Dead Keyboard Studio di Luciano Ermondi (già membro dei Tempelhof, che partecipano tra l’altro anche alla realizzazione del disco suonando harmonium, lapsteel, tromba, string machine e percussioni), ricalca fortemente non solo la ricerca dell’minimalità musicale, ma nei sussurri cantati di Righi soprattutto una armoniosa leggerezza malinconica.

Da Gold, meraviglioso inizio, ad Alone in the car, semisilenziosa chiusura, trascorreranno poco più di quindici minuti e sei sole tracce (ascoltabili in streaming qui), ma tutto questo basterà a commuovervi e a sentire quel nodo in gola per qualcosa che avevate creduto di dimenticare...
... e sarà piacevole.
Buon ascolto!

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

mercoledì 5 ottobre 2011

La situazione è grave, forse ora anche seria

Quando ci accorgeremo che gridare "basta" è paragonabile a parlare con il muro nella speranza che ci spieghi come risolvere il problema della fame nel mondo, forse allora potremo impedire a chicchessia di spurgare i propri orifizii sul futuro. 
Se chi comanda ascolta senza provar alcun altro rispetto che non quello verso i propri fini, le parole di chi parla cessano di avere alcun valore.
Quando passerà questa norma prima chiuderanno Wikipedia. 
Poi ci chiuderanno tutti.
A Uno a Uno.
Buona lettura.

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27

«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia

martedì 4 ottobre 2011

Frivolezza del giorno - Portraits Robot. Un estratto di Vanvere.


Per questo piccolo estratto, ringrazio sentitamente la gentilezza della Professoressa Longobardi, che mi ha dato accesso a questa parte del suo elegantemente ludibrico libro, Vanvere (ma tanto anche senza collegamento ipertestuale so che sapete già di cosa parlo, vero?).

I Portraits-robots sono un vero e proprio gioco di comitato e mi piace pensare ad una tavola imbandita con intorno un gruppo di amici che alla seconda bottiglia di vino al posto di dire "dai, tira fuori le carte", dica:
"Il Macellaio"
per poi, dagli altri commensali, ricevere a turno come risposta:
Stinco di santo
Polmone d'acciaio
Cuor di leone
...
- Portraits 
Il nostro modello è la galleria di tipi umani fornita nei Portraits-robots, gioco combinatorio proposto da Michèle Métail nell’ambito dell’OuLiPo... Esso offre 50 identikit umani; ognuno assomma nel classico ordine dalla testa ai piedi quasi una panoplia di stereotipi e modi di dire francesi, tradotti o adattati in italiano da Ruggero Campagnoli. La nostra, però, non è stata una traduzione dal modello, ma un ampliamento di quei ritratti, seguito dall’invenzione di nuovi. 
...
Frasi fatte o idiomatiche, metafore d’uso comune o cristallizzate nelle nomenclature delle professioni e nei gerghi dialettali possono dunque trovare una valorizzazione insospettabile nei cosiddetti ritratti alla maniera dell’Arcimboldo. Tutti conoscono i ritratti pittorici a trompe-l’œil di Giuseppe Arcimboldi: l’Ortolano che, rovesciato, si legge come una pignatta colma di ortaggi; il Bibliofilo, cuspide di libri impilati ad arte; l’imperatore Rodolfo ii-Vertunno (dio delle mutazioni). I tipi umani e professionali, in specie, sono identificati «con un’esagerazione caricaturale che ironizza appena [...] su quella che noi chiameremmo la “deformazione professionale”» (Baltrušaitis , 1987, p. 40). Tali ritratti sono l’antecedente e il referente di un gioco verbale e retorico che consiste nel combinare in sistema i tratti anatomici (prosopografia) o caratteriali (etopea) di un tipo umano, grazie a un collage di modi di dire.
Si crea così, appunto, l’effetto-Arcimboldo, che dà l’illusione di dipingere ritratti umani inediti e meravigliosi, assemblando ad arte oggetti della vita quotidiana.
...
Tipi umani completati, ma ancora completabili. Ecco esempi dati da Métail-Campagnoli in forma scorciata (carattere tondo) con sviluppo nostro (corsivo) 
 
l’androide: bacino artificiale, voce metallica, scudo spaziale [...]
l’architetto: testa di palo, mano d’opera, vena porta [...]
il gioielliere: culo di bicchiere, bacino di rame, verga d’oro [...]
il macellaio: occhio di pernice, gota di maiale, lingua di bue [...]
la difficoltà di esistere: testa contro il muro, sangue di Giuda, tallone d’Achille [...]
il pappagallo: occhio indiscreto, sesso forte [...]
lo scrittore: vita romanzata, corpo di lettera [...]
l’egittologo: faccia di Sfinge, naso di Cleopatra [...]
l’inviato di dio: corpo santo, voce celeste, braccio secolare [...]
il falsario: finta pelle [...]
la donna fatale: sesso gentile, piede in fallo [...]
il guardiano dello zoo: voce d’usignolo, dorso di mulo, stomaco di struzzo [...]
il geografo: gola del Furlo, ventre di Parigi [...]
l’eroe antico: testa di Medusa, faccia di bronzo [...]
l’uomo di legge: sedere in giudizio [...]
l’uomo preistorico: ossa fossili, sangue da una pietra [...]
l’ubriaco: corpo di Bacco, dito di vino [...]
l’ortolano: capo d’agli, piede del fungo [...]
il marinaio: coste marittime, scheletro di una nave [...]
il medico: occhio clinico, dito sulla piaga [...]
il falegname: vene del legno [...]
il metallurgico: polso di ferro, nervi d’acciaio [...]
il meteorologo: testa nelle nuvole, pancia all’aria [...]
il militare di carriera: fronte occidentale, onore del mento, piede di guerra [...]
il musicista: timpani, bischero [...]
il pescivendolo: occhio di triglia, vescica natatoria [...]
il professore: borsa di studio, corpo insegnante [...] 
il suicida: faccia da funerale, corpo morto, piede nella tomba [...] 

la difficoltà di esistere 
testa contro il muro
bacino di sprofondamento
culo di sacco
tallone d’Achille
bocca da sfamare
labbro inferiore
obtorto collo
riso amaro
fiato sprecato
spalle al muro
braccio della morte
gomito del tennista
cassa da morto
mani giunte/mani legate
mano manca
pollice verso
coda tra le gambe
uccello del malaugurio
fondo perduto
peli superflui
ginocchio della lavandaia
piede nella fossa
lotte intestine
peso morto
corpo composto
gesto insano
personale non autorizzato
magra figura
parole povere
vita da cani
carne debole
ragione da vendere 
A presto e buona lettura.

Sintesi da: Monica Longobardi, Vanvere. Parodie, giochi letterari, invenzioni di parole. Roma. Carocci, 2011. 
pp. 91-95 (3 esempi) + in Appendice, pp. 219-225 (altri 29 ess.).

domenica 2 ottobre 2011

Marta sui tubi live (30 Settembre 2011)

Per chiudere la mia settimana in bellezza mi son detto: "vediamo quegli sciagurati dei Marta che combinano!" e così, essendo il pensiero prossimo all'azione (per lo meno lo è stato in questo caso), mi son prima fatto accompagnare da Trenitalia a Milano, quindi da lì a Como ci son arrivato in macchina, con mio sommo gaudio.

L'organizzazione perfetta di Auto Rock produzioni (del cui gruppo ho avuto il piacere di conoscere Leo) prevedeva la divisione dell'evento in due parti: una acustica ospitata nel tardo pomeriggio dalla Feltrinelli; l'altra un concerto dal vivo con i cinque componenti al completo sul lago di Como accanto allo splendore maestoso del Tempio Voltiano, giusto per sottolineare quanto ganza fosse la location (detesto usare gli inglesismi), aperta dagli artisti di Parada Par Tücc, la manifestazione di arte e solidarietà che si svolge a Como nei mesi primaverili.


Lo so che vi aspettereste una delle mie recensioni sulla serata, ma non sarei in grado di potermi ripetere per una quarta volta senza risultare superfluo (potete trovare ciò che cercate qui, un'anticchia qui e poi anche qui). 
Però la bellezza della parte acustica è stata tale che davvero non posso esimermi dal parlarne e poi la mia favolosa fotografa, che quando riprende soffre di un "vago" stato di ubriachezza (ma come sempre è più che indispensabile) mi ha rimpinzato di video (alcuni dei quali non li vedrete mai perché sssono i miei tesssssori) il primo, Stitichezza cronica, l'avete già visto quassù, il secondo invece è quello di Post (direttamente dall'album d'esordio del gruppo), canzone che sento particolarmente mia. 


Tutto questo mentre in formazione ridotta (Gulino, Pipitone e Boschi, i soli presenti alla sessione pomeridiana) se la ghignavano rispondendo alle domande del preciso quanto piacevole Alessio Brunialti, giornalista e introduttore di questo preserale feltrinelliano, e a quelle del pubblico come sempre assai numeroso e ridancianamente partecipe.
Ciò che secondo me rende questi ragazzi davvero straordinarii non è solo la loro musica, ma il loro modo di approcciarsi alla musica, al pubblico, all'entusiasmo artistico. E' questo che davvero me li fa amare, che mi spinge a seguirli con tanta insistente ammirazione.
A presto e buon ascolto!

Ps. Se notate la locandina dell'evento presenta una firma in corrispondenza della fotografia, ora, sapendo che la mia fotografa è Aurora Bernardinello, notate qualcosa?
Pps. Che si sappia, l'ho scoperta io!
Ppps. Ma lo sapete che c'è anche il Fans club? Come no? Sapevatelo!

sabato 1 ottobre 2011

Incontro con l'autore - Martín Caparrós (28 Settembre 2011)


Dalla caduta del Muro la destra si è impossessata della parola cambiamento, per sua natura parte del patrimonio culturale di sinistra. Tuttavia la destra non se ne usa, anzi semmai la tiene in ostaggio. Ecco per gli ecololò il cambiamento è un veleno, specialmente se climatico
Martìn Caparròs

Prima settimana libera e via, ritorno pimpante, disponibile e interessato alla città bolognese e alle sue attrattive culturali (benché mi sia durata poco visto che nel fine settimana poi mi son sparato a Milano-Como, ma c'erano i Marta e non ho saputo resistere), così prima tappa di fine settembre zompo alla Modo e vado a sentire che hanno da raccontare. E loro che fanno? Tac! Mi fanno incontrare, grazie ai geniacci della VerdeNero edizioni (che mi stanno sempre più simpatici e che mi hanno pure invitato, nella figura di Michele Monesi, tramite Facebook all'evento) Martìn Caparròs giornalista e narratore argentino impegnato nel suo tour di promozione della sua ultima fatica "Non è un cambio di stagione" edito dalla VerdeNero (appunto), casa editrice che ha fatto della parola eco la sua sigla.
Io arrivo, mi siedo e conosco il sosia di mio suocero con tanto di baffi spioventi, solo che è argentino, si interessa ai problemi della fame del mondo ed è il padre del giornalismo narrativo.

Non è un cambio di stagione, che non si può identificare con il genere saggistico per svariate ragioni, tra cui la scelta narrativa che è quella del racconto, è lo scritto di un viaggio compiuto da Caparròs stesso attraverso realtà molteplici, un modo per porre l'accento su chi è destinato, dagli interessi del mondo occidentale, al silenzio. Il libro nasce da una domanda: “perché porsi con attenzione al problema del riscaldamento globale quando non è il più importante dei problemi?” e attraverso questa domanda, cui la risposta dell'autore non tarda ad arrivare, s'inscena con una leggerezza quasi dissonante rispetto all’importanza della struttura generale, ma nient'affatto da confondere con l'aggettivo grossolano, il reportage di interviste, di riflessioni, di fotografie scrittorie di un viaggio che a tratti sembra ai confini della realtà. 
Quella del libro è la stessa aria che si è respirata nella stanza mansardata della libreria Modo. Ricca dello stesso attrito coinvolgente. Nelle letture, nelle parole che descrivevano genesi e struttura del libro e nelle riflessioni dell’autore sugli atteggiamenti del mondo occidentale nei confronti dell’ecologia, strumento spesso abusato solo per poter sviluppare una forma di conservatorismo avente lo scopo di mantenere un inflessibile status quo, ho ripensato a un vecchissimo monologo che vedeva protagonista uno dei miei preferiti comici americani, George Carlin, alle prese con il medesimo argomento.


L’atteggiamento del libro sarà senza dubbio fonte di infinite e accese discussioni, ma ciò che mi pare davvero interessante è il suo porsi continuamente domande. Nella prosa di Caparròs, come nel suo eloquio (brillantemente altalenato tra argentino e italiano, e coadiuvato dall’abile traduttrice dell’incontro che ringrazio per la guida offerta alla mia ignoranza!) non ci sono certezze dogmatiche, bensì riflessioni sull’utilità che il mondo occidentale (soprattutto nella figura alla ricerca di pubblicità degli ecololò), ricava seguendo determinati bisogni e movimenti culturali.
E quando afferma che tutto sommato l’Ecologia è solo un modo per somministrare la paura suscitata dal tema apocalittico a piccole quotidiane dosi, quando sostiene che il mondo occidentale sembra soffermare la sua propria attenzione sull’urgenza del cambiamento climatico, senza riflettere sulle difficoltà di vita in cui questo obbligo costringe un numero così esteso di essere umani, quando sottolinea come il metodo scientifico venga soppiantato abbastanza sistematicamente in questo contesto da un metodo democratico-statistico, che per sua stessa natura si allontana da un approccio critico, non si può fare a meno di riflettere, né di dubitare, che tutto sommato in troppi casi l’ecologia sembra più vicina a una sorta di neo-capitalismo, che a una panacea o a una salvezza reale.
Uno status quo vantaggioso, ma ancora una volta per gli stessi di sempre.
A presto e buona lettura!

giovedì 29 settembre 2011

Dal Cern al Gransasso, l'intervista di un successo d'Italica speme

In agio all'eminenza del genio della nostra Italica intellighentia, vogliamo riportare la determinazione delle parole del nostro Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelmini, tratte da un comunicato datato Roma, 23 settembre 2011:


Ed è da questo plauso, sentito dal più profondo del cuore, che ringraziamo Il Dottor G.G. (che ha richiesto l'anonimato proprio per rispettare il successo di un laborioso progetto collettivo), benemerito ricercatore italiano al CERN di Ginevra e tra i firmatari del progetto del tunnel per la facilitazione della Circolazione dei neutrini tra il CERN e i laboratorii del Gran Sasso, per essere su queste pagine e aver accettato di rispondere alle nostre curiosità.

Benvenuto su Lettere e Giorni Professore e grazie sinceramente per la sua disponibilità, ci racconti com'è nata questa idea magnifica.  
- Innanzitutto grazie a voi per il cortese invito! 
Come sempre la genesi di questi ambiziosi progetti non è opera di una sola mente, né avviene in poco tempo. Era già evidente dagli anni 80 che, per ottenere risultati mai raggiunti prima nella fisica dei neutrini, fosse necessario regolarne e migliorarne la circolazione tra i laboratori del CERN e del Gran Sasso. Come si può intuire erano vari i punti problematici della circolazione in superficie, due fra tutti: le dogane svizzera e francese, le autostrade italiane spesso affollate e di certo non ben attrezzate per supportare la circolazione di miliardi di neutrini al secondo (emblematico era il costante rallentamento dei neutrini nei pressi di Casalecchio, nonché le interminabili file estive nei pressi di Rimini). Fu proprio in queste condizioni che molti fisici incominciarono a pensare ad una possibile soluzione del problema. All'inizio l'idea del tunnel nonostante si presentasse come la più efficace, non fu accollata con favore viste le grandi difficoltà tecniche associate. Ben presto però le divergenze e le diffidenze, anche alla luce delle riuscite esperienze europee dei grandi tunnel, dal Monte Bianco al San Gottardo, furono superate, e un rinnovato entusiasmo si diffuse nella comunità scientifica. Ci volle lo sforzo di quasi 200 tra fisici ed ingegneri, ben 5 anni di progettazione e quasi 20 di costruzione, ma alla fine eccoci qua.

Quali sono state le difficoltà intervenute?
- Le difficoltà incontrate sono state tantissime: scavare un tunnel di quelle dimensioni (750 Km) perfettamente dritto, sviluppare sistemi di drenaggio dell'acqua proveniente dalla superficie, prevedere uscite di sicurezza utilizzabili da particelle che viaggiano a velocità paragonabili a quelle della luce, sono state cose che in più di un'occasione hanno dato enormi grattacapi ai nostri ingegneri e che hanno richiesto soluzioni innovative e creative. Ma il problema che ha veramente rischiato di far saltare il progetto è stato più che altro politico: superato il problema della dogana francese grazie alle nuove regole della comunità europea, rimaneva quello della dogana svizzera. Infatti equiparare i neutrini a merci avrebbe portato alla necessità di prevedere la presenza di un ufficio di controllo doganale svizzero nel tunnel che, oltre ad essere estremamente difficile da costruire per garantire condizioni di lavoro accettabili e sicure per i doganieri, avrebbe causato notevoli rallentamenti alla circolazione dei neutrini, riducendo notevolmente i vantaggi del progetto. Per questo fu intrapresa e vinta una battaglia politica per far rientrare i neutrini negli accordi di Schengen e garantirne la libera circolazione. Per questo tutta la comunità scientifica deve ringraziare i Ministeri francesi ed italiani degli Esteri e della Ricerca nelle persone dei rispettivi ministri, che hanno sempre appoggiato e creduto nel progetto. 


Se mi posso permettere, il successo in questo caso è senza dubbio dovuto al vostro rispetto per le persone più esposte ai vostri lavori e cioè gli abitanti di quei luoghi attraversati da quest'opera di immense proporzioni. Come avete fatto ad ottenerne la benevolenza senza riscuotere l'attenzione e quindi i riflettori dell'opinione pubblica o dell'informazione, restando nell'anonimato fino al completamento dei lavori?
- Come avrà notato tra le difficoltà appena elencate non facevo riferimento ad eventuali problemi con le popolazioni dei luoghi attraversati dal tunnel. Dopo l'approvazione del progetto fu convocato un grande incontro tra una delegazione degli scienziati del CERN e dei Laboratori del Gran Sasso, i rappresentanti di tutti i Ministeri coinvolti nel progetto e i rappresentanti, istituzionali e non, di tutte le realtà locali. Dopo qualche perplessità e paura iniziali, il progetto fu accolto benevolmente anche perché fu chiaro da subito il basso impatto di un tunnel costruito a decine di metri sotto il livello del terreno. Sorrido ancora se ci ripenso, ma un contributo determinante nell'accettazione del progetto fu dovuto a quel sano antagonismo e campanilismo presente tra le popolazioni europee: i francesi non volevano essere meno degli svizzeri, gli italiani meno dei francesi, i lombardi meno degli emiliani ecc… Così appena fu convinta una parte dei rappresentanti delle comunità locali, una specie di effetto domino rese tutto più semplice. 

Sono sicuro che questo che lei dice possa davvero incuriosire i nostri lettori, ma con questa separazione epocale non ritenete di poter affermare, con le dovute precauzioni del caso s'intende, che oramai non solo gli eventuali lavori di una Salerno-Reggio Calabria, ma persino quelli di un Ponte sullo Stretto possano considerarsi non più in fase embrionale? 
- Questa è una domanda naturale che molti italiani si saranno posti. Tengo però a precisare che nonostante l'imponenza e l'innovazione di questo nuovo tunnel perfettamente dritto che collega due laboratori lontani ben 750 Km l'uno dall'altro, attraversando zone geograficamente e morfologicamente molto diverse tra loro, è comunque un progetto relativamente piccolo e sicuramente meno impegnativo rispetto a quello di un'autostrada di circa 400 Km, che dispiegandosi su un territorio dal pianeggiante al montano attraversa ben tre diverse regioni italiane: i soldi ed il tempo speso non fanno che confermare questa semplice considerazione. Un discorso a parte andrebbe fatto per il Ponte sullo Stretto, ma non voglio sbilanciarmi non essendo un esperto del settore.

Come cambierà quindi il nostro mondo dopo questa vostra opera?
- La risposta a questa domanda non è facile, sicuramente nel campo della fisica permetterà studi sui neutrini impensabili fino ad oggi. Ma non dobbiamo limitarci a questo, il tunnel potrebbe essere utilizzato per lo studio e lo sviluppo di esperimenti nei più disparati campi scientifici, dalla geologia alla speleologia, dalla biologia alla medicina. Senza parlare poi di eventuali perfezionamenti e utilizzi su grande scala delle tecnologie sviluppate per la costruzione del tunnel, che potrebbe presto portare a radicali cambiamenti nei modi di pensare, gestire ed organizzare grossi centri abitati. Immaginate ad esempio fognature che scorrono a decine di metri sotto le città. Addio odori sgradevoli! Oppure alcuni di questi tunnel potrebbero essere usati per raggiungere falde acquifere o sorgenti sotterranee e dare il via a tutta una nuova branca del turismo. Perché precluderci delle possibilità, è nella natura umana pensare in grande e che cosa è il Tunnel se non questo, un grande pensiero che si è trasformato in realtà grazie all'impegno e al lavoro di tanti esseri umani.

Ha ragione dottore, è proprio vero, la ringraziamo per questa esauriente intervista. 
Con questo, cari lettori di Lettere e Giorni, attraverso le parole del professor G. istantanee italiche della nostra vorace capacità e del nostro estro laborioso, vi lasciamo con i vostri pensieri a considerare l'obiettivo raggiunto e quel comunicato, così incoraggiante del nostro brillante Ministro Gelmini, come a una pietra miliare su cui poggiare la speme futura.
A presto e buona lettura!

martedì 27 settembre 2011

Frivolezza del giorno - Fanfullata di Costantino


"Esistono due tipi di cazzi: i cazzi miei e quelli di quegli altri; che in un certo senso sono potenzialmente anche miei"
Ilona "Cicciolina" Staller 
- politica e attrice

domenica 25 settembre 2011

Selacapo.net - Dottò c'ho famiglia


Lo so che avreste voluto leggere qualcosa sui REM, ma non mi va di parlare di loro e non perché non lo meritino, intendiamoci, ma alla fine va bene anche così, anzi saper comprendere quando appendere i microfoni al chiodo è un segno di grande intelligenza (c’era scritto anche su Focus scienze della settimana scorsa) ed io non posso far altro che approvare la loro scelta. Eccellenti fino all’ultimo.
 
Ma non temete che qualcosa si trova sempre. Infatti, mentre in Italia ci consegnavano tra le mani la “bellissima” legge Levi, che regola quanti cm le major editoriali possono decidere di far risalire lungo il retto dei lettori la loro contabilità, l’Europa sfornava la genialata del secolo: la legge 50+20, che poi fa settanta (anni), ancora 20 e si ritornava nella posizione consona del contribuente, la pecorina, che tanto piace sempre a tutti. Peccato, si è persa un’occasione!
... continua qui 
Buona lettura!

venerdì 23 settembre 2011

Secondo anno

A. Bernardinello - Scary
"Tanti auguri a me 
tanti auguri a me 
tanti auguri LettereeGiorni
Tanti auguri a me!"
Canto propiziatorio

Quando oggi mi ha telefonato mia madre dicendomi "Lo sai che devi fare gli auguri a me e a papà, anzi papà dice che devi fargli le condoglianze", in famiglia gli uomini sono tutti dei brillanti umoristi, capire che stava parlandomi del loro anniversario di matrimonio è stato facile (tra l'altro bel figlio degenere che sono a dimenticare questa data), al che mi è venuto in mente questo quaderno bislacco e le ho aggiunto dopo gli auguri: "Ma sai che anche Lettere e Giorni fa gli anni oggi?" Ecco, visto il suo silenzio successivo non credo che la cosa sia arrivata alla stessa maniera in cui l'avevo pensata, comunque vabbè non importa, credo si siano ormai abituati al mio fluire dei pensieri dal cervello alla bocca. 
Come immagino che in tutto questo tempo anche voi assidui Lettereegiornini e Letteregiornine miei vi siate abituati, per cui colgo l'occasione per ringraziarvi tutti, dai Facebookiani agli Stumbliani, dai Googliani + ai Twitterani e dai passaparolai ai cercatori occasionali, perché queste pagine virtuali che fino a settembre scorso contavano meno di 300 visitatori al mese adesso vengono visitate da un numero quattro, cinque volte superiore costantemente in crescita. E i grazie non sono mai abbastanza.
 
Auguri a Lettere e Giorni nato sotto il segno della Bilancia con l'ascendente in Sagittario e se siete degli astrologi questo è il momento dei vaticinii!
Per tutti gli altri a presto e Buona lettura!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...