Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter
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lunedì 12 maggio 2014

AA. VV. - Dato il posto in cui ci troviamo

Titolo originale: Dato il posto in cui ci troviamo. Racconti dal carcere di Marassi
Autori: AA. VV. a cura di Claudio Bagnasco
Anno 2013
Edizione: Il canneto Editore
Pagine: 114 




"Ci sono momenti in cui mi chiedo: 
sono io il pazzo, o lo sono gli altri? 
L'unico motivo per cui non siamo tutti rinchiusi
 è che siamo in troppi. 
Viviamo basandoci su idee pazze riguardo all'amore, 
ai rapporti con gli altri, a tutto quanto. 
Sono giunto a credere che siamo pazzi a tal punto,
che se tutti sono d'accordo su qualcosa,
 quella cosa è sicuramente sbagliata."


Questa recensione comincia con una mail, la risposta all'aver ricevuto questo libro:

lunedì 12 settembre 2011

Claudio Bagnasco - In un corpo solo

Titolo originale: In un corpo solo
Autore: Claudio Bagnasco
Anno 2011
Edizione: Quarup 
Pagine: 64
"Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza"
Friedrich Nietzsche
"Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo
"
Fabrizio de André - La Città Vecchia 

Apro con un ringraziamento (che resterà pure anonimo, ma che sarà comunque letto dalla persona cui è indirizzato), perché la gentilezza deve sempre essere onorata e, se ho avuto la possibilità di leggere questa raccolta e di poterla così anticipatamente commentare, alla gentilezza devo tutto. 

In un corpo solo, di Claudio Bagnasco (già autore dei romanzi Silvia che seppellisce i morti e Luciana) edito da Quarup, è una raccolta di racconti dall'eccezionale delicatezza e non è un caso se ho deciso di aprire proprio con quei versi de "La città vecchia" di De André, quelle parole così dense e così quotidiane sono state infatti rievocate in me sin dal primo racconto "Il violinista di Largo L." e non c'è un racconto che mi abbia colpito di più, perché non c'è nessun racconto che mi ha colpito meno.

Come si può leggere in chiosa, questa piccola opera raccoglie un anno e mezzo di fatica scrittoria e questo è ancora più significativo; infatti se la maggior parte delle raccolte di racconti contengono idee, spunti di riflessione, la risposta di un narratore ad un unico genere, ciò che della scelta stilistica di Bagnasco sembra invece la firma, è la sua totale sospensione del giudizio.
Questo libro è come un concept album in vinile, composto da quindici tracce che raccontano un'unica storia. La storia potrebbe essere quella di un fotografo onniscente dilettato dal passeggiare, con la sua attenzione che si sofferma, per il tempo di un'istantanea, all'indirizzo dei curiosi, caricaturali, perversi, in una parola quotidiani, profili umani che incontra sul suo cammino. In questo passaggio lascia con leggera poesia "i corpi, ignari di tutto". 
Buona lettura!

Ps. Siete invitati alla presentazione del libro che si terrà al CostArena sabato 17 settembre. 

mercoledì 4 maggio 2011

Claudio Bagnasco - Silvia che seppellisce i morti

Titolo originale:
Autore: Claudio Bagnasco
Anno 2010
Edizione: Edizioni Il Maestrale
Pagine: 201


Mi dispiace profondamente aver già trattato nella presentazione delle caratteristiche di questo libro, perché l'unica parola che mi resta per descriverlo è bello. Una parola troppo logorata da utilizzi inconsulti, per poter esprimere al meglio quanto sia adatta in questo caso.

La scrittura densa di Bagnasco è un balsamo, a dispetto di un titolo che non cattura davvero l'anima profondamente sentimentale di cui si fa portavoce.
E' una storia che è un insieme di storie, tutte aventi come fulcro Silvia, la protagonista: c'è chi la ama, chi ne è morbosamente ossessionato, chi è legato a lei perché legato a un suo affetto, chi vorrebbe odiarla, ma tutti sono schiavi del bisogno di incontrarla almeno un'altra volta. Per tutti Silvia rappresenta qualcosa o di conosciuto o di immaginato, ma in entrambi i casi di desiderato. Tutti vivono un momento cruciale della loro vita e giocano senza riserve.
Questo è un romanzo che incanta, non solo nella sua trama o nel suo finale pensoso, ma persino nelle sue digressioni in corsivo, che sono un po' quel che succede altrove, mentre la storia con quei suoi attori prende forma.

Le impressioni di quella sera al Modo hanno trovato conferma.
Cercatelo.
Leggetelo e lasciatelo commuovervi.
Buona lettura.

lunedì 7 febbraio 2011

Incontro con l'autore - Claudio Bagnasco (5 febbraio 2011)


“… forse impegnarsi è celebrare la morte.”

Altro giro, altra corsa e son di nuovo al Modo, che potrebbe essere un po’ il corrispettivo del mio personalissimo Paese dei balocchi. E questa volta del paese dei balocchi ha tutto, persino la parte fiabesca.
Un’ora e mezza, cioè la durata dell’incontro (minuto più minuto meno), tanto è bastato per interessarmi, emozionarmi, divertirmi, commuovermi e convincermi a comprare il libro  Silvia che seppellisce i morti, scritto da Claudio Bagnasco ed edito da Il Maestrale.
Questa presentazione ha esattamente quattro protagonisti, due uomini e due donne: Claudio Bagnasco autore del libro (come appena detto), dotato di una spontanea simpatia e di un eloquio diretto e intenso; Alberto Sebastiani, un personalissimo uomo della provvidenza (di cui saprete meglio nel post scriptum) che nel suo presentare il libro, ha consentito: a “noi” pubblico di orientarci all’interno dell’incantevole trama e all’autore di svelarsi in alcuni sui ghiotti retroscena; quindi menzione d’onore alle due intrattenitrici, senza le quali certamente l’alchimia perfetta dell'incontro non si sarebbe creata: Rita Felicetti e Mikaela (o Micaela?) Cappucci, rispettivamente l’emozionante interprete vocale degli estratti letti del romanzo e la musicista che l‘ha accompagnata nelle sue parentesi di lettura recitata, con chitarra, voce, gargarismi e kazoo a labbra (che non sottintende alcuna volgarità [depravati!], ma semplicemente che simulava il suono del kazoo con le labbra).

“Quando si è di fronte a una scelta radicale è evidente che tutto il resto viene cancellato, l’adesione incondizionata al proprio destino consegna una patente di validità anche all’equivoco”.

Silvia che seppellisce i morti è un libro dai tratti molto complessi a “fargli da padrone” ed è, per questa ragione, difficilmente inscrivibile in un unico genere letterario. Questo per mettere il cuore in pace dei catalogatori. Forse, pensandoci, se c’è un genere a cui si può avvicinare, ma per i tratti surreali e favolistici di alcuni suoi passaggi, è proprio quello fiabesco. In questo sembrano allinearsi il gatto apparentemente parlante che accompagna Silvia e soprattutto i protagonisti della trama principale, che vivono con l’intensità di chi intraprende in un certo senso la strada senza ripari dell’eccesso, quella che non prevede compromessi. Un po’ come accade nelle fiabe dove i protagonisti hanno un destino segnato nel bene e nel male dal loro temperamento invitto. Così è Silvia nella sua ricerca della gerbera da regalare a Caterina; così il figlio di lei, Davide che si rifugia nell’odio per la madre e nell’assuefazione alla droga e all’amore per Alice; così è la stessa Alice che a sua volta incarna nel suo amore d’incondizionata accettazione per Davide la Misericordia, così per tutti gli altri, fino all’unico personaggio innominato (nel senso di privo di nome proprio), il monomaniaco che morbosamente perseguita Silvia.

I personaggi del romanzo son privi di lacrime, persino quando queste non potrebbero far altro che bene, ma del resto come fa notare Bagnasco stesso: “il pianto è lo sfogo di un dolore inatteso e improvviso. Il quale non può colpire i protagonisti perché artefici del loro stesso destino". Probabilmente quindi è questa privazione ad avermi messo nella condizione di commuovermi profondamente. Sicuramente in questo senso c’è lo zampino della bravura artistica di Rita e Mikaela.

Vorrei aggiungere un altro paio di piccole perle nell’intento di presentarvi più accuratamente le pagine del romanzo e convincervi ulteriormente a comprarlo, ma le conserverò per quando, dopo averlo letto, arriverà il momento di recensirlo.
D’accordo, via, ne aggiungo una (di perla), ma sadicamente la butterò nello stagno del vostro genio lasciando ad ognuno i propri cerchi concentrici. Vi introduco quindi le digressioni, le brevi storie parallele che intrecciano il tema narrativo principale, che durante la presentazione hanno avuto il nome di corsivi e il merito di entusiasmare con ancor più forza la mia  immaginazione. Hanno esattamente due funzioni, la prima, più evidente, di abbassare il tono emotivo del romanzo e di accrescere l'aspettativa del lettore nei confronti della trama principale; la seconda, più interessante, è quella di mostrare come, anche nei momenti più cruciali della vita di un individuo, il destino si muova per tutti senza concentrarsi sulla crucialità vissuta dal singolo. Ma prometto che ve ne parlerò a tempo debito.

Silvia che seppellisce i morti varrà la vostra “messa in lettura”, ve l’assicuro.
Cercatelo.
Leggetelo e lasciatevi commuovere.
A presto e buona lettura.

Ps. Il motivo per cui ho aggiunto ad Alberto il titolo di uomo della provvidenza è legato all’avermi, prima ricordato l’esistenza della cena di Letteraria, e quindi impedito, grazie alla sua gentile disponibilità, di perdermi l'evento nel disperato quanto vano tentativo di raggiungere la Sala rossa (mi pare si chiami così) nei pressi di Borgo Panigale - Bo. A lui un personale saluto.
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