Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

lunedì 12 settembre 2011

Claudio Bagnasco - In un corpo solo

Titolo originale: In un corpo solo
Autore: Claudio Bagnasco
Anno 2011
Edizione: Quarup 
Pagine: 64
"Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza"
Friedrich Nietzsche
"Se tu penserai, se giudicherai da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni più le spese
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo
"
Fabrizio de André - La Città Vecchia 

Apro con un ringraziamento (che resterà pure anonimo, ma che sarà comunque letto dalla persona cui è indirizzato), perché la gentilezza deve sempre essere onorata e, se ho avuto la possibilità di leggere questa raccolta e di poterla così anticipatamente commentare, alla gentilezza devo tutto. 

In un corpo solo, di Claudio Bagnasco (già autore dei romanzi Silvia che seppellisce i morti e Luciana) edito da Quarup, è una raccolta di racconti dall'eccezionale delicatezza e non è un caso se ho deciso di aprire proprio con quei versi de "La città vecchia" di De André, quelle parole così dense e così quotidiane sono state infatti rievocate in me sin dal primo racconto "Il violinista di Largo L." e non c'è un racconto che mi abbia colpito di più, perché non c'è nessun racconto che mi ha colpito meno.

Come si può leggere in chiosa, questa piccola opera raccoglie un anno e mezzo di fatica scrittoria e questo è ancora più significativo; infatti se la maggior parte delle raccolte di racconti contengono idee, spunti di riflessione, la risposta di un narratore ad un unico genere, ciò che della scelta stilistica di Bagnasco sembra invece la firma, è la sua totale sospensione del giudizio.
Questo libro è come un concept album in vinile, composto da quindici tracce che raccontano un'unica storia. La storia potrebbe essere quella di un fotografo onniscente dilettato dal passeggiare, con la sua attenzione che si sofferma, per il tempo di un'istantanea, all'indirizzo dei curiosi, caricaturali, perversi, in una parola quotidiani, profili umani che incontra sul suo cammino. In questo passaggio lascia con leggera poesia "i corpi, ignari di tutto". 
Buona lettura!

Ps. Siete invitati alla presentazione del libro che si terrà al CostArena sabato 17 settembre. 

domenica 11 settembre 2011

Giuseppe Tomasi di Lampedusa - Il Gattopardo

Titolo originale: Il Gattopardo
Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Anno 1958 
Edizione: Feltrinelli editore 
Pagine: 254

"Perché tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi" 

Ci sono un discreto numero di buoni motivi per cui poter parlare di questo meraviglioso romanzo, dalle fortune postume (Elio Vittorini, che al tempo lavorava per conto dell'editore Einaudi, non volle pubblicarlo e solo dopo la morte di Tomasi grazie a Feltrinelli vide la luce della stampa), ma su tutti solo uno è quello veramente fondamentale, l'aver fatto il lettore di parti dell'opera collaborando con la Compagnia TenTeatro.
E proprio alla fine di questa tenzone semiteatrale, che si è chiusa ieri con la visione del film di Luchino Visconti (che devo ammettere, spero non bestemmiando troppo, mi ha impressionato molto meno del libro), ho pensato di scrivere delle brevi impressioni, su un romanzo che poco importa se non può essere considerato strettamente legato al filone "storico", resta una magnifica e appassionata dichiarazione di sofferente amore per la Sicilia, terra che a centocinquant'anni di distanza dall'unificazione d'Italia appare molto simile a quella riscontrabile in queste pagine.
Eccettuando quello posto su un ristrettissimo gruppo di personaggi (il Principe Salina, Tancredi, Padre Pirrone, e qualche altro), comunque tutti maschili, non è su loro che è posizionato l'occhio di bue dell'autore. La sapienza di Tomasi è tale, che nel Gattopardo è la mescolanza tra linguaggio, caratteri umani, eventi e luoghi a creare un elisir di elevatissima delicatezza letteraria e la sua attenzione è concentrata esattamente su questo connubio. L'ambiente e le persone che ne fanno parte sono un tutt'uno, tanto che l'uno risponde, in un modo che sembra quasi da interazione diretta, sempre agli stimoli dell'altro. Lo stesso Principe (che sembra in tutto e per tutto rappresentare l'autore all'interno dell'opera) in questo superbo monologo confonde, proprio per questo loro essere un tutt'uno, siciliani e Sicilia.

Leggerlo è un'esperienza fantastica, lo è ancora di più per la sofferente, rabbiosa e disarmante consapevolezza, che quella indolente ineluttabilità può avere il nome di Italia.
Buona lettura.

sabato 10 settembre 2011

Selacapo.net - Vent'anni, non ci pensare!


Un quinto di secolo niente più che questo sono i vent’anni, del resto per le persone non ci sono feste da assimilare a questa fatidica data di gran lunga meno importante del diciottesimo, ma per gli eventi, per le creazioni, sono i numeri con lo zero quelli da festeggiare.
 
Quando arriverà il 24 settembre, e badate che ve lo suggerisco con un largo anticipo, non preoccupatevi siate rilassati e bevete (mi dicono dalla regia di suggerirvi con moderazione) alla salute di Nevermind, uno dei più grandi dischi alternative rock di tutti i tempi ...

... continua qui!
Buona lettura!

giovedì 8 settembre 2011

Incontro con l'autore - Monica Longobardi (8 Settembre 2011)

“Il sogno segreto dei corvi di Orvieto
è mettere a morte i corvi di Orte”
Toti Scialoja

Se c’è una cosa non particolarmente ganza nel lavorare la sera, è senza dubbio il non riuscire a trovare (se non raramente) il tempo per dedicarmi agli incontri con gli autori. Nello specifico, però, svolgendosi il mio lavoro in un circolo culturale mi consente, in qualche circostanza, di poter appagare il bisogno di attenzioni di questa rubrica, troppo spesso lasciata in disparte.
Questa sera sotto un magnifico cielo settembrino ritagliato sul cortile del CostArena, è stato presentato Vanvere. Parodie, giochi letterari, invenzioni di parole scritto dalla filologa romanza Monica Longobardi con la commistione di contributi creativi di vari autori ed edito dalla Carocci editore.

Che fosse una presentazione sui generis lo si è capito da subito grazie all’esilarante apertura di tre membri (Maurizio Tonelli, Patrizia Angelone, e Sebastiano Spada) della Compagnia TentTeatro (che ormai son di casa e di bottega al CostArena) che hanno inscenato Acqua minerale, una brevissima pièce teatrale di Achille Campanile, e, giocando teatralmente sull’ambiguità della lingua italiana e sulle ambivalenze linguistiche della parola “naturale”, hanno introdotto il midollo intorno a cui è stato costruito l’excursus del libro, la nostra lingua come meraviglia ludica.
Lo stesso titolo, Vanvere, che inizialmente avrebbe potuto essere “Saldate il soldato Ryan” dal titolo di una recensione scritta da uno studente dell’autrice poi inserita nel libro, tende in questo suo essere così neutro, un sostantivo che indica tutto ma senza poi esprimere nulla, mettendo in crisi la connotazione significato/significante.
Del resto di giocose vanvere poetiche, metalinguistiche e ben assortite si son dilettate le tre presenze sul palco, Raffaele Riccio (moderatore della serata), Monica Longobardi (l’autrice) e Mario Sucich (attore) che tra ghiribizzi, letture e scambi continui, hanno animato un libro che affrontando fin nelle radici semantiche la lingua italiana, avrebbe potuto correre il rischio dell’ampollosità (rischio che, a dir la verità, mi pare sin dal testo superato brillantemente dalle scelte dell’autrice) e hanno creato un’atmosfera piacevole e ridancianamente contagiosa e conviviale.

Colonna sonora, e condimento essenziale di ogni evento ben strutturato, la musica sorniona del disco 1974 di Paolo Conte.
Una serata perfetta, appena ventosa, che ha offerto una sorta di varietà d’altri tempi, con quell’aria un po’ scanzonata anche nel trattare argomenti impegnati, ma mai culturalmente avvilente come pare essere fin troppo spesso la leggerezza sub-demenziale di questi nostri giorni. Singolarmente alla fine di quest’aria morbida non è seguita l’uggia del silenzio, ma piuttosto il sorriso della condivisione di qualcosa di bello.
A presto e buona lettura!

Ps. Purtroppo non posso mostrarvi la meravigliosa interpretazione offerta dall'abilità artistica di Mario Sucich, ma consoliamoci pure con il buon Proietti.
Il Lonfo poesia di meta-semantica di Fosco Maraini.

mercoledì 7 settembre 2011

Frivolezza del giorno - Vademecum semiserio del lavoro creativo anche conosciuto come orgia o stupro mentale


A cura del dott.granfigl.diputt. Andrea Broggi

1) Comunicare le informazioni principali che si possiedono di tutto ciò che riguarda l’oggetto/soggetto del comunicato

2) Contrariamente a quanto potrebbe sembrare il punto uno non è irrilevante

3) Se si ha in mente un punto di vista creativo da comunicare all’utente, non siate timidi nel farlo presente

4) Esser chiari nell’esposizione del prodotto che si vuole aiuta non solo a sentirsi più svuotati, ma anche a esser soddisfatti successivamente del lavoro svolto dai comunicatori in fase di creazione

5) Non esiste la parola “abbastanza” nell’elargire informazioni, nemmeno l’espressione “non ho tempo per dilungarmi”

6) Chi scrive comunicati o prepara la grafica non è Dio, ma solo la sua espressione terrena, va da sé quindi la sua fallacia che però si chiamerà distrazione

7) Lamentarsi del prodotto finito solo dopo averlo ricevuto rende più puntuale il servizio futuro, ma nella fattispecie potrebbe essere utile quanto cercare l’acqua da una sedia

8) Ci si può accontentare solo in due casi, di fronte a un limite umano o di fronte alla mancanza di tempo, la stupidità è da considerarsi un limite umano

9) È sempre troppo tardi quando ci si dimentica di riferire qualcosa a un creativo, ma è meglio ricevere la maledizione di Montezuma e riferire tardivamente, che un legno sul groppone per aver provveduto a farlo a lavoro finito  

10) Prima di inviare la richiesta rileggere dal punto uno

lunedì 5 settembre 2011

Karen Anders - Fantasie al lampone

Titolo originale: The bare facts
Autore: Karen Alarie
Anno 2002
Edizione: Harmony Temptation
Pagine: 195

“Se non l’avessi letto non avrei saputo tutto quel che so sull’ars amandi”
Ovidio
“C’è questo e poi c’è Le Ore”
Roberto Gervaso
“Impara l’arte e mettila da parte”
Jessica Rizzo

E’ inutile che fate quelle facce, se ho fatto quel che ho fatto è solo per voi, che lo so che siete maniaci del voyeurismo quotidiano da youporn, vittime delle vostre stesse passioni così spesso tarpate. Il pensiero di potervi titillare l’apparato mi è venuto oggi, mentre agognavo in ritirata l’espletamento di certuni bisogni cui sono poco avvezzo. Ero lì in solitudine senza far nulla di concreto, poi la scintilla: “Demonio, ma al CostArena c’è un Harmony (allora non sapevo che fosse anche Temptation, una delle linee più piccanti), ma come ho fatto a non pensarci prima!”.
Così eccomi qui, dopo un estenuante lavoro di cesellamento, a parlarvi di questa rarissima perla nascosta al mercato editoriale (e un motivo ci sarà pure se così è stato finora); so che i vostri cuori induriti abbisognano del giusto calore per ritornare al loro originario stato carnoso e la scelta di Fantasie al lampone è stata una di quelle tipicamente obbligate per ottenere un tale risultato … il secondo sarà una forma virale di dissenteria, ma di questo parleremo un’altra volta magari.

Vi prego, però, di leggere con me la quarta di copertina, perché vi basterà a comprendere la pienezza di una letteratura così sopraffina, che si fa beffe del miglior Bulgakov: 
“Haley Lawton per mantenere il suo lavoro di giornalista presso la Spice [leggasi Cronaca vera], un magazine femminile piccante, deve produrre quattro articoli da urlo [leggasi da orgasmo per mani solitarie e donne frettelose] e suggerire quattro fantasie che accendano il rapporto di coppia. Avendo però poca esperienza e molti sogni [è una di quelle a cui piace l’anal ma non avendolo provato, ancora non lo sa (cit.)] convince l’amico Dylan Malone [ma senza stare a pregarlo troppo, che fino al giorno prima l'omone riusciva a restar in forma grazie a dosi massicce di seghe] a provare con lei i passaggi cruciali prima di raccontarli nei suoi articoli.
I passaggi cruciali appunto [leggasi ammicca ammicca] … Dylan è molto esperto in teoria e disponibile alla pratica [ve l’avevo detto che il poverino aveva i calli alle mani]. La bocca sexy di Haley e le sue mani impazienti sono difficili da dimenticare terminate le lezioni [altro che poca esperienza!]. Dopo le quattro fantasie Dylan inizia a volerne provare altre, destinate a non essere pubblicate [leggasi almeno finché non diventeranno ex, dopodiché, da bravo americano, giù a condividerle in rete!]”.

In questo romanzo al "cardiopalma", non sono lasciate al piacere tappe segrete, non ci sono geometriche velleità onanistiche, né iconografiche masturbazioni da salotto, qui siamo di fronte al culmine di due persone che diventeranno l’uno il leone della passione dell’altra.
Non volendo lasciarvi sulle spine, che a scherzar con il cuore non si sa mai cosa può accadere, posso assicurarvi che in questa calda rincorsa alle coronarie dell’eros vi attende un lieto fine. Immaginate cosa sarebbe successo se Grecia Colmenares avesse incontrato la pelle nuda di Julio Iglesias, o Margareth Thatcher si fosse lasciata intorpidire dalla lascivia di Giacomo Casanova e avrete questo libro, un gorgo irrefrenabile che termina con un “Sì, lo voglio” e non dove pensate voi!
Buona lettura…

sabato 3 settembre 2011

Frivolezza del giorno - Fanfullata di Costantino


 "Abbiamo scelto la rivoluzione, ma quanto sarebbe stato più comodo un Bidet?"
Georjes Jacques Danton 
- politico e rivoluzionario

giovedì 1 settembre 2011

Frivolezza del giorno - in aggio. Ovvero: Guido i' vorrei che tu Lapo ed io


Nel cercar di fare omaggio
a erudito e umano saggio,
senza scorrer da un sondaggio
cui dover pagar pedaggio,
perso nel vagabondaggio
mi trovai di sotto a un faggio:
“Guido, Lapo” si era in Maggio,
“Oh come vorrei il coraggio
di attirarla sul mio Piaggio,
e finire il nostro viaggio
con gran pomp… libertinaggio;
dico, almeno, un buon assaggio
di lei cinta sul mio ortaggio!”
In quel mentre un mio ingranaggio
ebbe come uno svantaggio,
non so dir se pel formaggio
o del vino beveraggio,
ma lì capii che il mio lignaggio
non di Dante era appannaggio,
bensì d’un bifolco di villaggio!

giovedì 25 agosto 2011

Intermezzo straordinario - Istitvto LVCE - Avgvsteo Agosto



6 agosto 2011 - Colline pisane
Matrimonio di Sergio e Simona (per gli amici Valeria)


Voce e testi di Edoardo Barsotti
Icone:
Andrea Broggi (Pederasta afro)
Vincenzo Neri (Giovane maschio Italico)
Erica Risimini (Signorina dai molli costumi)
Giuliano Toppvto (Pederasta biondo)

lunedì 22 agosto 2011

Canne. Descrizione di una battaglia

Titolo originale: Canne
Autore: Massimo Bocchiola, Marco Sartori
Anno 2008
Edizione: Le Scie Mondadori
Pagine: 278

"Cicileu"
Annibale Barca ai consoli 
Lucio Emilio Paolo e Gaio Terenzio Varrone

"Gli dei evidentemente non hanno concesso alla stessa persona tutte le doti: tu sai vincere, Annibale, ma non sai approfittare della vittoria"
Maarbale - luogotenente di cavalleria - ad Annibale Barca
dopo la Battaglia di Canne

 
Il libro si presenta per Mondadori e questo, son certo, ai più schizzinosi di voi farà storcere il naso, perché se si parla di umanistica seria non è al marchio di punta della Casa milanese che la si associa. Ma, attenzione(!) con il mare e l’estate e il caldo (l’ho già detto il mare, vero?) si fa presto a prendere un granchio, o mischiare “scuercl’ cu fav’” come si direbbe dalle mie parti.

Come perché, ragazzi qui si parla di Canne!

La località pugliese intendo, quella che ha dato i natali a uno dei momenti più tragici (e anche maestosi) della storia di Roma e ne ha fatto le fortune di uno dei più grandi generali che la storia occidentale abbia partorito (o visto il suo essere fenicio forse non dovrei dire strettamente occidentale…) ed il modo di affrontare l’argomento da parte dei due scrittori è decisamente piacevole, accattivante e puntuale.

La Battaglia del 216 a.C., la prima in cui si confrontano vis à vis Publio Cornelio Scipione (il futuro Africano) e Annibale Barca, senza che però il cartaginese ne sia informato, è d’altro canto solo un presupposto per parlare di guerra, di psicologia della guerra e di un giorno d’armi qualsiasi del mondo antico. E diventa anche il presupposto per poter parlare della realizzazione dell’impareggiabile impresa di forze inferiori numericamente che annientano con l’accerchiamento totale l’esercito nemico.

La raffigurazione cha a quattro mani riescono a realizzare è talmente vivida da terrificare, e come spesso accade proprio per questo attrarre ancor di più l’attenzione del lettore conducendolo letteralmente su quella piana pugliese, oscillando tra la tenda di Annibale e quella dei due consoli (l'impulsivo Terenzio Varrone e lo sfortunato Lucio Emilio Paolo). 

Il ritratto di un giorno agosto, che è insieme un’orazione funebre e un Gloria in excelsis deo.
Buona lettura.

venerdì 19 agosto 2011

Soundmagazine.it - Pineda - Pineda

Poi dici “Dagli amici mi guardi Dio…” e chi potrebbe spacciarmi la musica se non ci fossero gli amici?

In questo caso certo nessun altro! Per chi ogni giorno prega (come il sottoscritto fa da tre anni a questa parte) che il mondo musicale italiano abbia una decisa svolta rock psichedelico-progressiva (stile anni Settanta), imbattersi nei neo-nascenti Pineda, progetto musicale creato dall’unione di Marco Marzo Maracas (chitarra) Floriano Bocchino (piano rhodes) e Umberto Giardini, di cui più spesso avrete sentito parlare con lo pseudonimo di Moltheni (batteria), è come vincere al Totocalcio, o almeno così si sarebbe detto non meno di venti anni fa.

Il debut ep Pineda, è un concept album di sette tracce (in realtà sei non contando lo split della quinta traccia), registrato dalle sapienti accortezze di Antonio “Cooper” Cupertino, presso le “Officine meccaniche” milanesi di Mauro Pagani e pubblicato dall’etichetta indipendente Deambula Records, dalla qualità musicale impressionante e sarò anche in brodo di giuggiole per le sonorità post-rock coese al progressive, ma davvero il parere va al di là delle mie preferenze ritmiche.
A trasportare nelle dimensioni da concept album basta già la prima traccia “Give me some well-dressed reason”, che nel giro ripetitivo d’accordi e con il piano rhodes di Bocchino mi ha letteralmente proiettato in un film di Dario Argento bonanima, ché sappiamo tutti che non è ancora morto, ma Argento il regista con le contro[parola a piacere], quello sì è solo un ricordo. E il primo brano sarà solo la quiete prima della tempesta.

Questo album è un’apocalisse di interferenze, di giochi musicali, di rivalse strumentali (non dichiarate né letteralmente volute) sulla voce, di cui non si sente affatto la mancanza. Il pensiero che compaia alla celebrazione, guarda caso (?), dei sessant’anni del vinile è il miglior regalo che si potesse sperare.
Mentre sentite la puntina graffiare i microsolchi del disco pensatemi.
Buon ascolto.


Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità!

mercoledì 17 agosto 2011

Pelle

S. Fuoco - senza titolo
Del tuo corpo nudo ho più bisogno
che del tuo carattere, della tua voce.
Non perché t'ami in un silenzio denso o già feroce,
ma è della mia natura esser sanguigno.

Il quotidiano, invece, è come un ghigno,
ci ammanta di sollazzi e perversioni
che di rado trovano leggere concessioni,
dimenticate come gioie in uno scrigno.

Gli amanti  perdon
presto il condividere
del passar il tempo distesi, il loro ardore
troppi egoismi, troppa la vita da vivere

per dedicarsi ai gemiti, alla pelle, senza ore.
E così scordano com'è bello ridere,
guardandosi negli occhi dopo aver fatto l'amore.
 


Ps. Altre fotografie di Sara Fuoco potete trovarle qui
... il suo blog qui.

martedì 16 agosto 2011

Aforisma del giorno

"Ormai manca solo che un qualche politico in diretta tv dica: giacché finora vi siete mangiati e bevuti tutto quel che ho detto, è ora che vediate com'è fatto il vostro pasto; quindi calandosi le braghe defechi sotto gli sguardi attenti di tutti"

lunedì 15 agosto 2011

Due volte cento di questi post

Dato che è notte, anche se poi quel che sto scrivendo comparirà di giorno tra le dieci e le undici come quasi sempre accade, scribacchio qualche pensiero e non è che abbia proprio una ragione precisa è più una forma liturgica, come quelle insegne che "dicono" dal mille e(continuazione di data a piacere).
Una di quelle trovate idiote che starebbero a indicare il solco della tradizione che resiste alle intemperie; o cose tipo: "fidati che facciamo le cose come le faceva il nostro povero bisnonno morto", tutto questo mentre i pochi resti del povero estinto dopo aver sentito quanto detto dal nipote si rivoltano da qualche parte, temo non più nella tomba, almeno dopo che gli hanno tolto il loculo per mancati pagamenti dei famigliari (anche sta cosa poi, famigliari o familiari?).

Ho trovato!
Forse sono più vicino all'ovvietà perversa del: "Massì lo faccio lo stesso, in fondo diciotto (venti, trentaquattro, cinquantotto, sessantadue) anni sono una volta nella vita", come se in effetti per far qualche cagata ci fosse bisogno dell'alibi del compleanno o della festa.
A ogni modo eccoci qui, duecento post belli freschi di giornata.
Cioè, di giornata una sega, visto che ci ho messo quasi due anni, ma via non sottilizziamo, del resto se contiamo questo siamo già a duecentouno o duecentoEuno: "'he si fa signora, so' andato lungo, lascio"?

Buona lettura o buon Agosto o buon Ferragosto o chissà...

sabato 13 agosto 2011

Trilussa - Er teppista


Credi ch’io si monarchico? Pe’ gnente:
che me ne frega? E manco socialista!
Repubblicano? Affatto! Io so’ teppista
E, pé di più, teppista intransigente!

Ciancico, sfrutto, faccio er prepotente
cor proletario e cor capitalista,
caccio er cortello, meno a l’imprevista,
magno e nun pago e provoco la gente.

Se me capita, sfascio: e sputo in faccia
a le donne, a li preti, a li sordati…
Ma nun me crede poi tanto bojaccia:
che so’ più onesto, quando semo ar dunque,
de tutti sti teppisti ariparati
de dietro a ‘na politica qualunque.

giovedì 11 agosto 2011

Soundmagazine.it - Verily so - Verily so

"He picks flowers along the field,
but sun consumes his bones.
The dream of big white unicorns
is fallen in big black holes …”
- Wax mask

Tre componenti, tre voci che tutto sembrano fuorché di matrice italica, tre polistrumentisti e una batteria, lo strumento musicale in comune, ecco forgiato il progetto musicale toscano coronato alla fine del 2010 dei Verily so: Marialaura Specchia (voce, batteria, chitarra), Simone Stefanini (voce, chitarra, batteria) e Luca Dalpiaz (basso, voce, batteria).

Dal momento in cui ho accennato un ascolto del loro primo lavoro, c’è stata solo una parola in grado di descrivere il modo in cui mi son sentito: “spiazzato”. Non me l’aspettavo, lo so che sono confessioni da non farsi, ma è così. Perché va bene essere bravi, ma il talento all’improvviso è sempre qualcosa che non puoi aspettarti e poi, diciamocelo, mi sono innamorato appena ho sentito Wax mask. Tengo a precisare che mi sono innamorato sia della canzone, in assoluto nella mia personalissima top five delle canzoni scoperte quest’anno!, sia della voce di Marialaura la cui profondità è da brividi.

La musica dei Verily so è così accogliente che quasi ti fa desiderare che arrivi l’inverno per poterli sentire sotto le coperte davanti a un caminetto scoppiettante, (quasi, ché io amo l’estate e nonfacciamoscherziperfavorechesiamoadagosto,grazie!). L’emotività dei testi, la coralità perfetta delle voci, il folk che si sporge sornione quasi a completare la miscelazione musicale acustica dei brani, ogni cosa in questo debutto fa ben sperare per il futuro.
Foto di gruppo

Gli “In verità è così” sono portentosi, vanno acquistati promossi e appoggiati, perché il panorama italiano ha bisogno di loro e di artisti come loro, poco importa se la verità è un concetto relativo.
Buon ascolto!

 
Ps. (Che donna!)
Pps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità! 

mercoledì 10 agosto 2011

Aforisma del giorno

"Le attenzioni di un solo uomo non potranno mai bastare alla felicità di alcuna donna, come alcuna donna potrà mai bastare a soddisfare la fame sessuale di un solo uomo"

lunedì 8 agosto 2011

Michail Lermontov - Un eroe del nostro tempo

Titolo originale: Geroj nasego vremeni
Autore: Michail Jur'evič Lermontov
Anno 2010
Edizione: Oscar classici Mondadori
Pagine: 214

"All'inferno il Diavolo è un eroe positivo"
Stanislaw Jerzy Lec

Mentre Huysmans con il suo Controcorrente e la sua accidia demoliva il lirismo del Romanticismo, Lermontov un po' prima di lui aveva già operato a demolire il mito dell'eroe romantico con il suo Un eroe del nostro tempo, che dire bellissimo è sminuirlo terribilmente.


Il protagonista dell'opera è un ufficiale dell'esercito russo, un tal Grigòrij Aleksàndrovic Pecòrin (perdonate la mia mancanza di caratteri cirillici, quindi leggasi - Grigòri Aliecsandravic Pieciòrin) un protagonista bislacco visto che non compare immediatamente all'interno del romanzo. Nella storia ci si avvicina a Pecòrin (ricordate che si legge Peciòrin, per carità) a piccoli passi, come piccoli benché estesi siano i passi del viaggio che fa da sfondo alla vicenda, ma in questo passeggiare ci si addentra non solo nella bieca visione machiavellica del protagonista, quanto anche nella bassezza del genere umano che lo circonda.

Lermontov disegna, con la peculiare abilità degli scrittori russi di interpretare l'animo umano con una maestria senza precedenti, ogni fisionomia umana, ogni suo comportamento, ogni sua quotidiana emanazione e il suo prediletto protagonista, Pecòrin, non è altro che una risposta quella nella Prefazione: "... Un eroe del nostro tempo ... è proprio un ritratto, ma non di un singolo uomo: è un ritratto composto con i vizi di tutta la nostra generazione nel loro pieno sviluppo. Mi ripeterete che un uomo non può essere così malvagio, e io vi dico: avete ritenuto possibile l'esistenza di tutti gli scellerati tragici e romantici; perché non credete dunque nella realtà di Pecòrin? ... non sarà perché contiene più verità di quanto non vorreste? ..."

Un eroe del nostro tempo è, come quasi tutti i classici, senza alcun tempo eppure,  anche in questo "dogmatico" assioma, vi ritroverete gli estremi della sorpresa, quella suscitata dal sapere che qualcuno abbia scritto di voi senza conoscervi.
Buona lettura!


Ps. E' ganzo scoprire le chicche. Lermontov in questo suo romanzo è il primo a parlare della roulette russa.

martedì 2 agosto 2011

Shingo Tamai Giallo - Le coincidenze di un agosto

SenzaBaffi era salito da un’ora sul treno Ancona-Chiasso e dai dieci minuti successivi al momento in cui si era seduto, stava maledicendo la sua sfortuna. A chi imputare sennò l’aver prenotato proprio quel posto in quella cabina occupata solo da altre due persone così egotiche, da aver bisogno di sentire le loro voci con quell’insistenza? Infatti CongliOcchiali e BarbaRiccia stavano parlando, anzi litigavano, scannandosi moderatamente, su questioni politiche, come se fossero stati in piena campagna elettorale e dovessero convincere un’invisibile platea a votar per uno di loro due.


Era già più di un’ora che sentiva ripetere ciclicamente gli stessi argomenti: “pensiero piccolo borghese”, “Agnelli è una persona rispettabile”, “fascista”, “comunista”; e tutto era cominciato con un commento al titolo dell’Unità che stava leggendo BarbaRiccia: 
Se solo le loro opinioni non fossero state così divergenti e le loro voci così accalorate, forse avrebbe anche potuto provare a starsene sulle sue, con i suoi pensieri, invece non aveva nemmeno potuto provare a chiudere gli occhi e dormire per far passare il tempo più velocemente.
Non che non ci avesse provato, è che proprio non gli era riuscito.
Aveva fumato almeno otto sigarette, letto tutte le scritte del vagone, due volte, era ritornato nello scompartimento e li aveva trovati ancora intenti, anzi ancora più di prima.
Ormai era rassegnato, in fondo l’unica cosa che contasse di quel viaggio era che passasse in fretta, ogni minuto era un minuto in meno a separarlo da Clara.
Clara.
Erano passati tre mesi dall’ultima volta che avevano avuto l’occasione di vedersi.

...
Buona lettura!

lunedì 1 agosto 2011

Intermezzo - Bologna - parte terza

Non è che il pensiero di approcciarvi qui, vista la natura di questo "qui", alla mia vita privata mi renda saltellante di gioia, del resto dubito che voi possiate essere particolarmente soddisfatti da questa scelta, ma via, concedetemelo saranno momenti più unici che rari.
Direi che se volessi suddividere la mia vita in periodi potrei scegliere la strada dei traslochi, ed è seguendo questo filone che mi si aprirebbe quel "Bologna - parte terza" che trovate nel titolo.

Inizialmente mi era venuto in mente solo di scriverci su, una specie di impulso immotivato, nella notte appena trascorsa ho però riflettuto sul perché. Forse è che questa volta non mi sembra una sistemazione precaria. Quando sono arrivato in città sono stato ospite, poi ho preso posto in una camera di un ragazzo partito per un viaggio di ricerca scientifica al Polo Sud, adesso non ci sono più scadenze. 
Adesso c'è Bologna sempre in casa condivisa, è vero, ma con spazi miei.
Una nuova Bologna con un altro inizio.

E voi come suddividereste la vostra vita?
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