Forse non essenzialmente io, ma io
- Andrea Broggi
- Bologna (itinerante), Bo, Italy
- Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter
domenica 24 gennaio 2010
Aforisma del giorno
"Le idee limitate hanno muri sottili"
lunedì 11 gennaio 2010
Aforisma del giorno
"E' proprio della mente viaggiante l'incontro casuale"
domenica 10 gennaio 2010
Heinrich Boll - Opinioni di un clown
Titolo originale: Ansichen eins Clowns
Autore: Heinrich Boll
Anno 1965
Edizione: Oscar Mondadori classici moderni
Pagine: 253
Ho trovato delizioso questo libro, non solo per il suo modo di essere scritto, assolutamente scorrevole e originale, ma anche, anzi soprattutto, per il suo acuto utilizzo dell'ironia. Fatto questo preambolo su cui ritornerò, mi soffermo brevemente sull'ambientazione e la trama, le quali, evidentemente, sono le dirette genitrici delle riflessioni maturate.
Boll, ambienta questo romanzo nel periodo della ricostruzione industriale tedesca, successivo al secondo conflitto mondiale. Lo fa dando voce ad un clown, disperato per la perdita dell'amore della donna che ama, che, nella sua caduta in disgrazia, dipinge attraverso i suoi monologhi e con efficace comicità, tutta la società dei suoi tragici anni.
Ed è questa l'ironia di cui parlavo all'inizio.
Quel tipo di ironia, che diventa come un coltello saldamente piantato nella morale cattolica ed occidentale insieme, così ipocritamente perbenista e falsamente sociale, anzi troppo spesso, solo apparentemente sociale.
Un coltello piantato in quella ferita, credo mai chiusa, della colpevolezza tedesca nella "questione ebraica".
Un coltello inoffensivo come le "opinioni di un clown", ma non per questo meno significativo.
Un'ultima passata di biacca, et voilà, la maschera è pronta. Una perfetta riconoscibile maschera, per mimetizzarsi tra la gente, i dilettanti che vivono tutti i giorni della loro vita mascherati.
Buona lettura.
mercoledì 6 gennaio 2010
Aforisma del giorno
"Gli accidiosi non hanno presente, i golosi non hanno futuro"
lunedì 4 gennaio 2010
Kurt Vonnegut - Mattatoio n°5 o la crociata dei bambini
Titolo originale: Slaughterhouse-five
Autore: Kurt Vonnegut
Anno 2003
Edizione: Universale economica Feltrinelli
Pagine: 196
"Un Tedesco, americano di quarta generazione, oggi residente in mezzo agli agi di CapeCod ... ebbe modo di assistere, molto tempo fa, come soldato di fanteria hors de combat, prigioniero di guerra, al bombardamento di Dresda in Germania, "la Firenze dell'Elba", e di sopravvivere per narrarne la storia. Questo è un romanzo scritto un pò nello stile telegrafico e schizofrenico in uso sul pianeta Tralfamadore, da dove vengono i dischi volanti.
Pace."
Pace."
Ho voluto cominciare questa recensione con la dedica riassuntiva scritta dall'autore. Assurdo, assurdo è questo libro, assurdo nel suo essere scritto, paradossale nel suo essere pensato e originale, creativo, a suo modo dissacrante.
E' dissacrante nel banalizzare la percezione di spazio, tempo, morte e vita. Originale e spietato nel frantumare i compassionevoli pensieri umani di fronte alle disgrazie, quel "perchè proprio io", che mai diventa "perchè non io". Anche se non è mai il protagonista, umano, a frantumare, quanto i terzi, gli alieni.
Mattatoio n°5, così brutale nel suo soggetto, mattatoio, così quotidiano, quasi anonimo nel suo numerale, eppure è proprio questa ambivalenza del titolo ad esprimere tout court la guerra.
La quale guerra è troppo spesso sottovalutata nell'esser ritenuta esclusivamente mortifera...
La quale guerra è troppo spesso sottovalutata nell'esser ritenuta esclusivamente mortifera...
... "Ma che volete farci, così va la vita!".
Buona lettura.
Buona lettura.
sabato 26 dicembre 2009
Paolo Maurensig - Vukovlad. Il signore dei lupi
Titolo originale: Vukovlad. Il signore dei lupiAutore: Paolo Maurensig
Anno 2006
Edizione: Oscar Mondadori scrittori moderni
Pagine: 109
Il libro di oggi lo presenterò in maniera del tutto inusuale, pensandoci, solo in un'altra occasione ho scelto di citare parte del testo del libro che recensivo: quando mi occupai di Confessioni di un'artista di merda di P. Dick.
"I mediocri popolano il mondo, ci sono eserciti di mediocri che pensano di farsi strada a gomitate, mediocri che pregano catechizzano e pontificano, altri che si prostituiscono, che camminano in ginocchio senza avere neppure il coraggio di alzare lo sguardo verso chi li domina. Mediocri che fanno carriera in politica perchè aggrappati a schiere di mediocri, mediocri che invadono le cancellerie di Stato, altri che si distinguono nell'esercito per l'assoluta vocazione alla sottomissione.
Tutti questi mediocri hanno la presunzione di determinare le sorti del mondo; ciascuno è orgoglioso del proprio miserabile ruolo. Tutti questi mediocri credono di aver avuto un ruolo significativo negli avvenimenti della storia ... "
Vive, sullo sfondo di questo libro, la storia di un doppio, per cui vi lascio con una domanda. Chi dei doppi che vi caratterizza è il fisico e chi l'ombra?
Buona lettura.
"I mediocri popolano il mondo, ci sono eserciti di mediocri che pensano di farsi strada a gomitate, mediocri che pregano catechizzano e pontificano, altri che si prostituiscono, che camminano in ginocchio senza avere neppure il coraggio di alzare lo sguardo verso chi li domina. Mediocri che fanno carriera in politica perchè aggrappati a schiere di mediocri, mediocri che invadono le cancellerie di Stato, altri che si distinguono nell'esercito per l'assoluta vocazione alla sottomissione.
Tutti questi mediocri hanno la presunzione di determinare le sorti del mondo; ciascuno è orgoglioso del proprio miserabile ruolo. Tutti questi mediocri credono di aver avuto un ruolo significativo negli avvenimenti della storia ... "
Vive, sullo sfondo di questo libro, la storia di un doppio, per cui vi lascio con una domanda. Chi dei doppi che vi caratterizza è il fisico e chi l'ombra?
Buona lettura.
sabato 19 dicembre 2009
sabato 12 dicembre 2009
Aforisma del giorno
"La creatività istintiva è la scintilla del genio"
giovedì 10 dicembre 2009
Daphne du Maurier - Gli uccelli
Titolo originale: The birdsAutore: Daphne du Maurier
Anno 1996
Edizione: Sellerio editore Palermo
Pagine: 119
Il titolo del libro in questione, appartiene (non a caso, dato che ne rappresenta il diretto ispiratore) ad uno di quelli che restano nei miei ricordi cinematografici, prima che librari: Gli Uccelli di Alfred Hitchcock, semplicemente sensazionale.
Questa edizione della Sellerio si struttura in due racconti apparentemente differenti tra loro: Le lenti azzurre e Gli uccelli.
Nel primo romanzo, la protagonista, a causa di un'operazione oculistica, cessa di vedere il naturale volto delle persone, sostituendolo con il volto dell'animale che ne caratterizza la personale essenza.
Nel secondo romanzo, invece, per motivi del tutto imprecisati, "E' come se col vento di Levante fossero impazziti" suggerisce il protagonista, sono gli animali stessi a sovvertire le regole naturali di convivenza tra esseri umani e animali.
Questo in effetti è quanto avrebbe potuto dire chiunque, in una qualsiasi recensione giornalistica.
I due racconti sono legati da un filo, peraltro molto spesso, da una particolare accordanza; l'autrice, infatti, nel sovvertire le regole naturali a cui siamo abituati, osserva e ci mostra quel che secondo lei accadrebbe. Credo che l'angoscia e la tensione emotiva siano le caratteristiche più forti in cui il lettore viene proiettato e sta proprio qui, a mio parere, la bellezza di questi racconti, più che nella trama in sé (anche se entrambe le idee, non sono niente male).
In ultima analisi, aggiungo che i finali non sono necessariamente scontati, mi soffermo però sul secondo racconto (Gli Uccelli) che è l'unico su cui ho possibilità reali di raffronto.
Nel film hitchcockiano le speranze sembrano esistere, i personaggi principali salgono a bordo della macchina e si allontano circondati dagli uccelli lungo tutta la strada. Nel suo racconto la du Maurier appare un pò più realistica e, in questa sovversione naturale, la speranza, sembra piuttosto spegnersi con l'ultimo lapillo incandescente della sigaretta.
Buona lettura.
lunedì 7 dicembre 2009
Patrick McGrath - Grottesco
Titolo originale: The Grotesque
Autore: Patrick McGrath
Anno 2000
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 214
Il dizionario online della Hoepli, per il lemma grottesco, dà, cito testualmente, questo significato: "Bizzarro, stravagante, strampalato per goffaggine o deformità".
Ed è eccezionale come la parola che ho ricercato, venga sviscerata perversamente dall'autore, il quale non si sofferma solo a usarla come titolo del suo libro, ma la rende caratteristica eccelsa, in qualche maniera, di tutti i personaggi ivi presenti. Ognuno infatti ne incarna, seguendo le proprie inclinazioni, la bizzarria, la stravaganza o la deformità, fisica o morale.
Ed è eccezionale come la parola che ho ricercato, venga sviscerata perversamente dall'autore, il quale non si sofferma solo a usarla come titolo del suo libro, ma la rende caratteristica eccelsa, in qualche maniera, di tutti i personaggi ivi presenti. Ognuno infatti ne incarna, seguendo le proprie inclinazioni, la bizzarria, la stravaganza o la deformità, fisica o morale.
giovedì 3 dicembre 2009
Aforisma del giorno
"Non importa la sapienza, nè l'arrivare goloso. Silenziate, impedite ad altrui di disturbarvi. Godetevi il viaggio"
domenica 22 novembre 2009
sabato 21 novembre 2009
Patrick Rambaud - La battaglia
Titolo originale: La batailleAutore: Patrick Rambaud
Anno 1997
Edizione: Tascabili Bompiani
Pagine: 217
La sanguinosa battaglia di Essling del 1809 è la colonna portante di questo straordinario romanzo storico, scritto da questo giornalista e scrittore francese.
L'idea da cui il libro trae la linfa vitale, è uno scambio epistolare con Madame Hanska, con il quale Honoré de Balzac esprime la volontà di scrivere un romanzo (mai portato a termine, nonostante tutti i suoi sforzi), che parli dello scontro avvenuto, in quei giorni della tarda primavera, tra l'esercito napoleonico e l'esercito austriaco.
Il romanzo è un'eccezionale visione a "volo d'uccello", sorvolante sulle distese erbose, sul fumo denso e scuro, lasciato dall'esplosione della polvere da sparo e sulle masse di soldati in movimento, sapientemente miscelata ad un accurato interesse per il particolare, sempre ben delineato, palpabile, pulsante, della vita e dell'emotività, anche razionalizzata, dei personaggi che lo popolano. La forza del romanzo storico rivive intensamente nelle pagine di questo libro, dalla lettura fluente, come lo scivolare sul terreno di una palla di cannone, meno mortifero, ma ugualmente dirompente nel suo coinvolgere.
Ammetto che sono rimasto estasiato, come in poche altre occasioni, e, se è vero che l'età napoleonica è così carica di espressività già per la sua stessa natura, è eccezionale la capacità di Rambaud di seguirne il flusso concertandolo magistralmente.
Essling riecheggia, attraverso la carta inchiostrata, tutt'intorno al lettore e non solo nella sua mente.
Buona lettura.
L'idea da cui il libro trae la linfa vitale, è uno scambio epistolare con Madame Hanska, con il quale Honoré de Balzac esprime la volontà di scrivere un romanzo (mai portato a termine, nonostante tutti i suoi sforzi), che parli dello scontro avvenuto, in quei giorni della tarda primavera, tra l'esercito napoleonico e l'esercito austriaco.
Il romanzo è un'eccezionale visione a "volo d'uccello", sorvolante sulle distese erbose, sul fumo denso e scuro, lasciato dall'esplosione della polvere da sparo e sulle masse di soldati in movimento, sapientemente miscelata ad un accurato interesse per il particolare, sempre ben delineato, palpabile, pulsante, della vita e dell'emotività, anche razionalizzata, dei personaggi che lo popolano. La forza del romanzo storico rivive intensamente nelle pagine di questo libro, dalla lettura fluente, come lo scivolare sul terreno di una palla di cannone, meno mortifero, ma ugualmente dirompente nel suo coinvolgere.
Ammetto che sono rimasto estasiato, come in poche altre occasioni, e, se è vero che l'età napoleonica è così carica di espressività già per la sua stessa natura, è eccezionale la capacità di Rambaud di seguirne il flusso concertandolo magistralmente.
Essling riecheggia, attraverso la carta inchiostrata, tutt'intorno al lettore e non solo nella sua mente.
Buona lettura.
mercoledì 18 novembre 2009
Aforisma del giorno
"Mi domando, abbastanza frequentemente, come si possa pensare di organizzare un sit-in in difesa della democrazia, quando non basterebbe l'Oceano Indiano a contenere il sangue della gente morta per crearla"
Etichette:
aforismi,
Broggi,
nichilismi,
Vaffanculo
sabato 14 novembre 2009
Aforisma del giorno
"Cinque sensi abbiamo, allora perché sol uno domina?"
giovedì 12 novembre 2009
Friedrich Durrenmatt - Il minotauro
Titolo originale: MinotaurusAutore: Friedrich Durrenmatt
Anno 1987
Edizione: Marcos Y Marcos
Pagine: 74
Conobbi questo libro quando durante uno dei miei lavori di editing, m'imbattei in un testo di psicologia terapeutica. La forza con cui colpì la mia immaginazione di antichista fu tale, che mi ripromisi di comprarlo al più presto.
Benchè sia un libro, per la sceneggiatura e per la sua brevità, è molto più vicino ad un racconto o, al più, al testo di uno spettacolo teatrale.
La trama prende spunto, anzi meglio, si appropria, rivisitandolo, del mito di Teseo e del Minotauro intrappolato nel labirinto, con tanto di filo rosso finale che conduce l'eroe in salvo verso l'uscita. La chiave di volta e di lettura non è infatti l'intelletto che vince sulla brutalità, nè la giustizia che prevale di fronte alle avversità del destino; la chiave è il punto di vista rovesciato, quello del minotauro, in primis, dell'emotività umana in secundis e, dulcis in fundo, delle realtà sovrapposte e contrarie degli specchi che rivestono le pareti del labirinto.
Ciò che mi ha deluso, è che tutti gli aspetti salienti del libro li conoscevo già prima di poterlo sfogliare con le mie mani, questo, proprio a causa del lavoro che me l'aveva portato alla ribalta. Va però detto, che la rilettura dei miti operata da Durrenmatt, ha sempre qualcosa di profondo, di commovente e, nel caso de "Il minotauro", la tragica figura della fiera appare umanizzata come mai è accaduto nel mito, troppo intento a perorare la causa dell'eroe.
Una lettura che vi colpirà nella vostra emotività e che vi consiglio, anche per il senso di vuoto che proverete, quando le brevi pagine avranno finito di viaggiare sotto la spinta delle vostre dita.
Buona lettura.
Benchè sia un libro, per la sceneggiatura e per la sua brevità, è molto più vicino ad un racconto o, al più, al testo di uno spettacolo teatrale.
La trama prende spunto, anzi meglio, si appropria, rivisitandolo, del mito di Teseo e del Minotauro intrappolato nel labirinto, con tanto di filo rosso finale che conduce l'eroe in salvo verso l'uscita. La chiave di volta e di lettura non è infatti l'intelletto che vince sulla brutalità, nè la giustizia che prevale di fronte alle avversità del destino; la chiave è il punto di vista rovesciato, quello del minotauro, in primis, dell'emotività umana in secundis e, dulcis in fundo, delle realtà sovrapposte e contrarie degli specchi che rivestono le pareti del labirinto.
Ciò che mi ha deluso, è che tutti gli aspetti salienti del libro li conoscevo già prima di poterlo sfogliare con le mie mani, questo, proprio a causa del lavoro che me l'aveva portato alla ribalta. Va però detto, che la rilettura dei miti operata da Durrenmatt, ha sempre qualcosa di profondo, di commovente e, nel caso de "Il minotauro", la tragica figura della fiera appare umanizzata come mai è accaduto nel mito, troppo intento a perorare la causa dell'eroe.
Una lettura che vi colpirà nella vostra emotività e che vi consiglio, anche per il senso di vuoto che proverete, quando le brevi pagine avranno finito di viaggiare sotto la spinta delle vostre dita.
Buona lettura.
martedì 10 novembre 2009
Victor Hugo - L'ultimo giorno di un condannato a morte
Titolo originale: Le dernier jour d'un condannéAutore: Victor Hugo
Anno 1998
Edizione: Oscar classici
Pagine: 98
L'idea di scrivere un libro, che promuova pene alternative alla punizione capitale, non è facile da realizzare, nè per i nostri tempi particolarmente audace o avanguardistica, benchè esistano stati in cui ancora vengano addebitate simili barbarie con troppo faciloneria.
Questa breve introduzione perde parzialmente il suo significato, di fronte al fatto che l'autorevole autore, Victor Hugo, vivesse in tutt'altro periodo, quello in cui l'idea di amministrazione della giustizia attraverso la pena di morte, sotto forma di ghigliottina, faceva, non solo metaforicamente, perdere la testa ai più.
La forza di questo scritto, che ricalca, in forma di romanzo autobiografico (dove protagonisti sono il condannato a morte e i suoi ultimi giorni di detenzione prima della decapitazione), le argomentazioni affrontate da Cesare Beccaria nel suo "Dei delitti e delle pene", è nella scelta personalissima e poco editorialmente popolare (almeno stando alla nota conclusiva del romanzo, scritta da Adèle Hugo) di lasciare anonimo il protagonista, che coinvolge, in questo suo anonimato di uomo senza volto, tutti gli uomini che come lui avrebbero (o avevano già) subito la punizione estrema, perdendo davvero il loro volto e con esso, l'individuale identità umana.
Uno scritto, questo, tanto più attuale, per il suo porre crudamente la natura stessa della non-vita di una persona condannata ad attendere il giorno, l'ora, il minuto stesso, della sua morte.
Una lezione, questa, che nei tempi passati poteva essere appresa osservando l'uomo che dal palco offriva il suo "moncone acefalo" alla folla e che oggi, in troppi, vorrebbero ignorantemente (nel senso più greco "di non conoscenza" possibile) riproporre.
Buona lettura.
Questa breve introduzione perde parzialmente il suo significato, di fronte al fatto che l'autorevole autore, Victor Hugo, vivesse in tutt'altro periodo, quello in cui l'idea di amministrazione della giustizia attraverso la pena di morte, sotto forma di ghigliottina, faceva, non solo metaforicamente, perdere la testa ai più.
La forza di questo scritto, che ricalca, in forma di romanzo autobiografico (dove protagonisti sono il condannato a morte e i suoi ultimi giorni di detenzione prima della decapitazione), le argomentazioni affrontate da Cesare Beccaria nel suo "Dei delitti e delle pene", è nella scelta personalissima e poco editorialmente popolare (almeno stando alla nota conclusiva del romanzo, scritta da Adèle Hugo) di lasciare anonimo il protagonista, che coinvolge, in questo suo anonimato di uomo senza volto, tutti gli uomini che come lui avrebbero (o avevano già) subito la punizione estrema, perdendo davvero il loro volto e con esso, l'individuale identità umana.
Uno scritto, questo, tanto più attuale, per il suo porre crudamente la natura stessa della non-vita di una persona condannata ad attendere il giorno, l'ora, il minuto stesso, della sua morte.
Una lezione, questa, che nei tempi passati poteva essere appresa osservando l'uomo che dal palco offriva il suo "moncone acefalo" alla folla e che oggi, in troppi, vorrebbero ignorantemente (nel senso più greco "di non conoscenza" possibile) riproporre.
Buona lettura.
Aforisma del giorno
"Una pistola ha i colpi contati e, se non li avesse lei, li avrebbe chi la impugna. La grettezza invece no ed è anche contagiosa"
Etichette:
aforismi,
Broggi,
nichilismi,
Vaffanculo
sabato 7 novembre 2009
Valerio Evangelisti & Antonio Moresco - Controinsurrezioni
Titolo originale: ControinsurrezioniAutore: Valerio Evangelisti e Antonio Moresco
Anno 2008
Edizione: Piccola biblioteca Oscar Mondadori
Pagine: 120
Comincio la mia stesura, proprio per la singolare armonia narrativa del libro, dalla fine.
Forse, questo romanzo in due tempi (slegati e indipendenti tra loro) non vi appagherà completamente, forse non riuscirà a tendere i vostri fili a tal punto da gradire il suono dell'accordo finale, tuttavia ne consiglio la lettura.
La ragione è nella prefazione che Evangelisti fa al libro, meritoria già da sé per la caratteristica visione d'insieme così coinvolgente e interessante. In particolare, quando l'autore della prima parte del romanzo scrive:
"E' col Risorgimento che, bene o male, riconosciamo comuni radici. ... A lungo si è parlato di "due Italie", adesso ne abbiamo quattro o cinque. Per individuare le falle non servono monumenti che nessuno vede, nè rivisitazioni storiche altrettanto ignote alla maggioranza. Solo la narrativa può restituire, in parte, il sapore di ciò che accadde.".
La prima domanda da fare ad ogni lettore, quindi, sarebbe: "Che cosa ricordi del Risorgimento"?
Ed è tanto più familiare nel suo porgersi, perchè i Fratelli d'Italia, hanno dimenticato ogni significato recondito non solo della parola "Fratelli" (semmai per un italiano, popolo multietnico per eccellenza, abbia significato qualcosa), ma soprattuto dell'importanza che, sul suo chiamarsi italiano, ha questo clamoroso e vitale evento storico.
Anomalia scrittoria.
Questa è la raffigurazione più precisa con cui identificare questo romanzo risorgimentale rivisitato, "narrativizzato". E i due autori sono davvero eccellenti nel manifestare con la loro scrittura e la loro scelta compositiva (lemma veramente calzante soprattutto per la seconda parte, scritta da Moresco), l'anomalia a cui mi riferisco.
Di pulsioni è fatta questa Italia. Di masse sanguinanti, di fumee accecanti e di uomini illustri.
Buona lettura.
Forse, questo romanzo in due tempi (slegati e indipendenti tra loro) non vi appagherà completamente, forse non riuscirà a tendere i vostri fili a tal punto da gradire il suono dell'accordo finale, tuttavia ne consiglio la lettura.
La ragione è nella prefazione che Evangelisti fa al libro, meritoria già da sé per la caratteristica visione d'insieme così coinvolgente e interessante. In particolare, quando l'autore della prima parte del romanzo scrive:
"E' col Risorgimento che, bene o male, riconosciamo comuni radici. ... A lungo si è parlato di "due Italie", adesso ne abbiamo quattro o cinque. Per individuare le falle non servono monumenti che nessuno vede, nè rivisitazioni storiche altrettanto ignote alla maggioranza. Solo la narrativa può restituire, in parte, il sapore di ciò che accadde.".
La prima domanda da fare ad ogni lettore, quindi, sarebbe: "Che cosa ricordi del Risorgimento"?
Ed è tanto più familiare nel suo porgersi, perchè i Fratelli d'Italia, hanno dimenticato ogni significato recondito non solo della parola "Fratelli" (semmai per un italiano, popolo multietnico per eccellenza, abbia significato qualcosa), ma soprattuto dell'importanza che, sul suo chiamarsi italiano, ha questo clamoroso e vitale evento storico.
Anomalia scrittoria.
Questa è la raffigurazione più precisa con cui identificare questo romanzo risorgimentale rivisitato, "narrativizzato". E i due autori sono davvero eccellenti nel manifestare con la loro scrittura e la loro scelta compositiva (lemma veramente calzante soprattutto per la seconda parte, scritta da Moresco), l'anomalia a cui mi riferisco.
Di pulsioni è fatta questa Italia. Di masse sanguinanti, di fumee accecanti e di uomini illustri.
Buona lettura.
martedì 3 novembre 2009
Howard Philip Lovecraft - Il caso di Charles Dexter Ward
Autore: Howard Philip Lovecraft
Anno 2007
Edizione: BUR scrittori contemporanei
Pagine: 202
Lovecraft, tra i padri della letteratura horror propriamente detta, è raramente annoverato tra i romanzieri ed in effetti, i suoi sono più spesso racconti che romanzi. Il caso di Charles Dexter Ward, anche per la finezza e la ricercatezza dello stile e della trama, però, appartiene meritoriamente alla categoria dei romanzi.
Non sono un appassionato di Lovecraft e non sarebbe la prima volta che lascio una recensione di libri che non hanno colpito favorevolmente la mia avidità di lettore; tuttavia, non posso far altro che esprimere un giudizio davvero più che positivo, di fronte a questo scritto così ben concepito, con caratteristiche orrorifiche così tanto appaganti.
La forza di questo romanzo lovecraftiano, si insinua soprattutto attraverso un linguaggio fluido che ritrae una storia continuamente ombreggiata, fin quasi a diventare completamente nera proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di luce. Una luce maestosa che illumini a giorno il manifestarsi dell'orrore puro.
Invece è proprio qui che la maestria dell'autore diventa maggiore. Gli umani devono sapere senza vedere, devono scoprire senza competere con l'orrore, salvo pagare un prezzo elevato per la loro curiosità e, come mostrano i protagonisti del libro, la morte non sempre è quello più alto.
Senza dubbio, uno dei migliori Lovecraft di sempre.
Buona lettura.
Non sono un appassionato di Lovecraft e non sarebbe la prima volta che lascio una recensione di libri che non hanno colpito favorevolmente la mia avidità di lettore; tuttavia, non posso far altro che esprimere un giudizio davvero più che positivo, di fronte a questo scritto così ben concepito, con caratteristiche orrorifiche così tanto appaganti.
La forza di questo romanzo lovecraftiano, si insinua soprattutto attraverso un linguaggio fluido che ritrae una storia continuamente ombreggiata, fin quasi a diventare completamente nera proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di luce. Una luce maestosa che illumini a giorno il manifestarsi dell'orrore puro.
Invece è proprio qui che la maestria dell'autore diventa maggiore. Gli umani devono sapere senza vedere, devono scoprire senza competere con l'orrore, salvo pagare un prezzo elevato per la loro curiosità e, come mostrano i protagonisti del libro, la morte non sempre è quello più alto.
Senza dubbio, uno dei migliori Lovecraft di sempre.
Buona lettura.
Aforisma del giorno
" - Mio nonno, che si faceva i cazzi suoi, campò cent'anni - Ora, se il bisogno di questa ostentata longevità non fosse così diffuso, il mondo in cui viviamo sarebbe migliore"
Etichette:
aforismi,
attualità,
Broggi,
frivolezze
Avvenimento estemporaneo - Bleach Nirvana
La Sub Pop Records spalanca le porte del Grunge e, a vent’anni dall’esordio dei Nirvana, ripropone i ragazzi di Seattle con il doppio LP in vinile del loro primo album, Bleach. Il nuovo Long Playing, il cui titolo (che tradotto significa candeggina n.d.r.) prese spunto da una pubblicità che consigliava di lavare gli aghi con la candeggina prima di drogarsi, è accattivante già a partire dalla sua riedita veste grafica. Infatti il primo disco, completamente bianco (proprio come se fosse stato appena lavato con la candeggina n.d.r.), si presenta come una fedele rimasterizzazione dei brani contenuti nell’album originale, mentre il secondo contiene la registrazione inedita di un live tenuto il 9 Febbraio del 1990 presso il Pine Street Theatre di Portland.I suoni cupi, spigolosi e distorti e i testi ripetitivi e grezzi di brani come “School”, “Swap meet” e “Negative Creep”, lasciano riecheggiare i Nirvana più primitivi e brutali, ma anche più autentici e meno influenzati dal punk più melodico, più pop, qui rappresentato solo da “About a girl”. Un punk-pop che rappresenterà, agli occhi del grande pubblico, l’immediato successo del loro secondo album, Nevermind e che si ritrova all’interno del live del’90. Infatti il secondo disco, oltre a proporre in ordine sparso alcuni brani storici dell’album originale (come Blew storico brano di apertura di Bleach e di chiusura del live), contiene anche tracce dei Nirvana più conosciuti, a cominciare dallo stesso “About a girl” passando per il ritmo reiterato, insistente, di “Been a son” e per quello più elettrico e testualmente monotono di “Molly’s lips”.
Un’ultima chicca da appassionati.
Jack Endino, lo straordinario produttore che registrò Bleach nelle tre sessioni effettuate presso il Reciprocal Recording Studios di Seattle, tra il Dicembre 1988 e il Gennaio 1989 è la mano che, in questo quinto di secolo compiuto dalla band di Cobain, li festeggia nella rimasterizzazione del live e dell’album.
Ultimo tiro di fiato e buon ascolto.
Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.
venerdì 30 ottobre 2009
Jack London - La peste scarlatta
Titolo originale: The scarlet plagueAutore: Jack London
Anno 2009
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 94
State avvicinandovi a leggere un libro che segue (meglio sarebbe dire, che si colloca tra i fondatori) il filone post apocalittico, genere che usualmente lascia un pò di fiele da ingurgitare.
Il titolo, La peste scarlatta, mi ricorda uno straordinario racconto di Edgar Allan Poe "La maschera della morte rossa", ma penso che sia una commistione tra il leitmotiv dello scritto Londoniano e il titolo dello stesso, a richiamare alla mente Poe.
Tra l'altro, pensandoci, visto il formato dei caratteri di stampa usati e la brevità che lo contraddistingue, sarebbe meglio definire questo un racconto, piuttosto che un romanzo. Un racconto dal punto di vista stilistico scorrevole, pur nella sua terribile visione.
Einstein disse: "Non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma la quarta lo sarà con pietre e bastoni". Ed è così che London immagina (ma presumo qualche anno prima dell'aforisma del genio del novecento) l'ecosistema in cui si muovono i personaggi del libro, ecosistema che non a causa di una guerra, ma di un'inarrestabile pandemia, è stato drasticamente ridotto nel numero degli esseri umani retrocendendo culturalmente ad una sorta di società simil-tribale.
Ciò che mi ha particolarmente colpito è anche qui, come in "Cecità" di Saramago, la scelta fatta dall'autore. Questi, infatti, con la scomparsa di un controllo statale e per contro con l'aumento della libertà individuale, lascia che le peggiori pulsioni dell'animo umano, prendano forme concrete, anche in persone tutt'altro che criminose nel quotidiano civile.
Viene, così, retrocessa una "giustizia economica", in cui è il più ricco ad avere più potere, ad una giustizia del più forte, del più prepotente; la prima, simbolo, nel libro, della società preapocalittica (riconducibile alla nostra contemporanea), la seconda, simbolo di una qualunque società primitiva.
Naturalmente è un racconto scritto, ma è, nel suo significato, il canto di un aedo, una fiaba della buonanotte per persone coscienziose, un tentativo opposto dalla tradizione orale alla scomparsa di una memoria collettiva (incarnato dal protagonista del libro, il nonno, che all'inizio sembra quasi nemmeno ricordarsi il suo nome, ma alla fine lo enuncia per esteso, professor James Howard Smith).
Ora, questa tradizione orale, proprio perché appartenente ad un passato degradato dal punto di vista morale, pur nel suo insegnamento, pur nella sua encomiabile funzione, semina uno sperma (nel senso greco del termine di "seme del grano") malato, che ogni lettore particolarmente idealista, realista, scrupoloso, si augurerebbe di non veder nuovamente germogliare.
Anche se la storia suggerisce che si tratta di una speranza vana...
Buona lettura.
Il titolo, La peste scarlatta, mi ricorda uno straordinario racconto di Edgar Allan Poe "La maschera della morte rossa", ma penso che sia una commistione tra il leitmotiv dello scritto Londoniano e il titolo dello stesso, a richiamare alla mente Poe.
Tra l'altro, pensandoci, visto il formato dei caratteri di stampa usati e la brevità che lo contraddistingue, sarebbe meglio definire questo un racconto, piuttosto che un romanzo. Un racconto dal punto di vista stilistico scorrevole, pur nella sua terribile visione.
Einstein disse: "Non so come sarà combattuta la terza guerra mondiale, ma la quarta lo sarà con pietre e bastoni". Ed è così che London immagina (ma presumo qualche anno prima dell'aforisma del genio del novecento) l'ecosistema in cui si muovono i personaggi del libro, ecosistema che non a causa di una guerra, ma di un'inarrestabile pandemia, è stato drasticamente ridotto nel numero degli esseri umani retrocendendo culturalmente ad una sorta di società simil-tribale.
Ciò che mi ha particolarmente colpito è anche qui, come in "Cecità" di Saramago, la scelta fatta dall'autore. Questi, infatti, con la scomparsa di un controllo statale e per contro con l'aumento della libertà individuale, lascia che le peggiori pulsioni dell'animo umano, prendano forme concrete, anche in persone tutt'altro che criminose nel quotidiano civile.
Viene, così, retrocessa una "giustizia economica", in cui è il più ricco ad avere più potere, ad una giustizia del più forte, del più prepotente; la prima, simbolo, nel libro, della società preapocalittica (riconducibile alla nostra contemporanea), la seconda, simbolo di una qualunque società primitiva.
Naturalmente è un racconto scritto, ma è, nel suo significato, il canto di un aedo, una fiaba della buonanotte per persone coscienziose, un tentativo opposto dalla tradizione orale alla scomparsa di una memoria collettiva (incarnato dal protagonista del libro, il nonno, che all'inizio sembra quasi nemmeno ricordarsi il suo nome, ma alla fine lo enuncia per esteso, professor James Howard Smith).
Ora, questa tradizione orale, proprio perché appartenente ad un passato degradato dal punto di vista morale, pur nel suo insegnamento, pur nella sua encomiabile funzione, semina uno sperma (nel senso greco del termine di "seme del grano") malato, che ogni lettore particolarmente idealista, realista, scrupoloso, si augurerebbe di non veder nuovamente germogliare.
Anche se la storia suggerisce che si tratta di una speranza vana...
Buona lettura.
giovedì 29 ottobre 2009
Aforisma del giorno
"Le chiacchiere sono uno spasso in grado di soffiar via una notte"
martedì 27 ottobre 2009
Aforisma del giorno
"C'è una rara stupidità nell'offrire cortesia solo dopo che questa viene imposta con la forza o con l'aggressività"
martedì 20 ottobre 2009
Niccolò Ammaniti - Io non ho paura
Titolo originale: Io non ho pauraAutore: Niccolò Ammaniti
Anno 2001
Edizione: Einaudi Stile libero
Pagine: 219
Spesso quando mi trovo di fronte a scrittori blasonati dai media o a penne raccontate come incredibili dal pubblico di massa, il mio scetticismo (sempre allarmato dal binomio testè citato) rende il mio occhio più clinico, la mia mente più "aprioristicamente" confutante. Tutto sommato ammetto che questa fu l'impressione iniziale nei confronti di Ammaniti e verso le sue brevi armoniose opere.
Contrariamente a ciò che pensavo, invece, "Io non ho paura si è rivelato un libro dalle caratteristiche straordinarie, particolarmente per la prospettiva su cui tutta la struttura del testo si poggia. Quella degli occhi di un bambino che si relazionano ad una natura circostante tutta adulta, o precocemente adulta, com'è quella del sud.
Questo libro parla dell'estate, di un luogo imprecisato, in un posto imprecisato. E' la storia di un bambino e del mondo visto con i suoi occhi, che vedono il significato senza ricercarne il significante. E' il racconto di una stretta amicizia tra bambini che si sostanzia, ad un certo punto del libro, in quel "... io e te siamo uguali". Un messaggio profondo, questo, rivolto non solo ai bambini, che fin troppo spesso stanno dimenticando di essere bambini, ma a tutti gli adulti, che un tempo bambini, hanno dimenticato crescendo il significato della parola uguale.
Questo libro è la corsa di un bambino in una torrida estate del sud Italia, un nuovo salto verso un altrove, che in queste pagine appare di minore importanza rispetto alla corsa stessa.
Contrariamente a ciò che pensavo, invece, "Io non ho paura si è rivelato un libro dalle caratteristiche straordinarie, particolarmente per la prospettiva su cui tutta la struttura del testo si poggia. Quella degli occhi di un bambino che si relazionano ad una natura circostante tutta adulta, o precocemente adulta, com'è quella del sud.
Questo libro parla dell'estate, di un luogo imprecisato, in un posto imprecisato. E' la storia di un bambino e del mondo visto con i suoi occhi, che vedono il significato senza ricercarne il significante. E' il racconto di una stretta amicizia tra bambini che si sostanzia, ad un certo punto del libro, in quel "... io e te siamo uguali". Un messaggio profondo, questo, rivolto non solo ai bambini, che fin troppo spesso stanno dimenticando di essere bambini, ma a tutti gli adulti, che un tempo bambini, hanno dimenticato crescendo il significato della parola uguale.
Questo libro è la corsa di un bambino in una torrida estate del sud Italia, un nuovo salto verso un altrove, che in queste pagine appare di minore importanza rispetto alla corsa stessa.
Buona lettura.
domenica 18 ottobre 2009
Aforisma del giorno
"Vorrei esplorare mondi nuovi, per comprendere i colori prima ancora di dargli un nome"
sabato 17 ottobre 2009
Aforisma del giorno
"L'utilità di uno strumento è inversamente proporzionale alla sua fallacia e direttamente proporzionale alla sua imparzialità"
giovedì 15 ottobre 2009
Roy Lewis - Il più grande uomo scimmia del pleistocene
Titolo originale: The evolution man
Autore: Roy Lewis
Anno 1960
Edizione: Gli Adelphi
Pagine: 178
Mi è sempre un pò complesso definire divertente un libro (soprattutto perchè non ritengo esilarante e divertente sinonimi, né l'uno l'approssimazione per eccesso dell'altro), presumibilmente perché io stesso resto perplesso di fronte al significato reale di tale aggettivo.
Ad ogni modo, assumendo spassoso come sinonimo ed indipendentemente dal filosofeggiare, ho trovato questo romanzo eccezionale in tutto il suo anacronismo, sia dal punto di vista narrativo, che per la scelta linguistica adottata dall'autore.
Come già accennato per Jerome questo di Lewis è uno di quei libri da bollino rosso, non per contenuti sconci, ma solo per il rischio che si corre, leggendolo in pubblico, di passare per il matto che ride da solo.
Meraviglioso è stato leggere questo breve romanzo, che sul finire lascia anche spazio, dopo le tante risate e i sorrisi, per riflettere sulla natura avida dell'umana specie.
Veloce lettura, giusta lunghezza.
Buona lettura.
Ad ogni modo, assumendo spassoso come sinonimo ed indipendentemente dal filosofeggiare, ho trovato questo romanzo eccezionale in tutto il suo anacronismo, sia dal punto di vista narrativo, che per la scelta linguistica adottata dall'autore.
Come già accennato per Jerome questo di Lewis è uno di quei libri da bollino rosso, non per contenuti sconci, ma solo per il rischio che si corre, leggendolo in pubblico, di passare per il matto che ride da solo.
Meraviglioso è stato leggere questo breve romanzo, che sul finire lascia anche spazio, dopo le tante risate e i sorrisi, per riflettere sulla natura avida dell'umana specie.
Veloce lettura, giusta lunghezza.
Buona lettura.
mercoledì 14 ottobre 2009
Aforisma del giorno
"Gli italiani sono un'accozzaglia di individualisti furbi, ma come si sa, se tutti si credono furbi, qualcuno o è un bugiardo o è un coglione"
Etichette:
aforismi,
attualità,
Broggi,
società,
Vaffanculo
Iscriviti a:
Post (Atom)
