Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

domenica 27 febbraio 2011

Incontro con l'autore - Stefano Benni (26 febbraio 2011)

...
Ascoltate come sembra il primo
l'ultimo accordo che io imparai.
Io non voglio, non voglio morire
e a morire non riuscirò mai.
"Quello che non voglio" 

Se immaginassimo domenica scorsa come inizio di settimana e quindi oggi il suo settimo e ultimo giorno, questa sarebbe stata davvero da considerare come straordinaria e probabilmente insuperabile. Infatti dopo aver fatto la conoscenza di Valerio Evangelisti, oggi è toccata a Stefano Benni, Quello Stefano Benni, subire la mia azione di disturbo dello spazio altrui, in questo caso il suo.

Bologna, Librerie Coop Ambasciatori ore 17.00, incontro con l'autore Stefano Benni e presentazione della sua ultima fatica letteraria edita da Feltrinelli, "Le Beatrici". Ad accompagnarlo in questa presentazione un'artista (credo di aver capito) romana, Elisa Marinoni (la sola delle cinque attrici di questo esperimento teatrale/scrittorio presente in sala), che ha incantato la platea con la sua suggestiva interpretazione dei monologhi: Mademoiselle Lyconthrope e Beatrice.

Questo libro, è composto però da otto personaggi, otto donne con le loro rispettive singole voci a recitare il loro personalissimo monologo. L'esperimento letterario è nella sua totalità dominato dal colore rosa, vista la presenza di sole donne anche nella messinscena del libro, e questo considerando i mondi del sentire femminile potrebbe già essere un filo conduttore.
A suggerirne però uno possibile, pur contrariato dal doverlo necessariamente ricercare, è stato lo stesso Benni, affermando che "in fondo le donne di questo libro son tutte spinte dalla voglia di indipendenza; infatti in un mondo dominato dall'uomo, loro sono in lotta nell'assecondare la loro propria natura". 

Le domande del pubblico, il quale dopo un primo momento di generale imbarazzo, si è sbizzarrito, le magnifiche interpretazioni della Marinoni e le divertenti trovate di Benni, che comunque non ha risparmiato affermazioni al vetriolo contro la società politica italiana, hanno lasciato scorrere spassosamente un'ora, chiusa da una sua poesia "Quello che non voglio", scritta per Fabrizio De André, poco prima della scomparsa del cantautore.
Nell'ultima dissertazione culturale proposta, l'autore ha parlato di come la figura femminile di "Lolita" di Nabokov nell'essere paragonata alla sedicente Ruby, sia stata storpiata: "ci portano via sempre le cose più belle", ha infatti detto.
Ho però un pensiero ottimista (stranamente) da contrapporgli; in fondo finché ci saranno autori come lui o incontri come questo, non tutte le cose belle ci saranno state davvero portate via.
A presto e buona lettura.

venerdì 25 febbraio 2011

Soundmagazine.it - Supergonzo - History. A tribute to Supergonzo


Plin.
Un suono windowsiano come questo e una voce femminile robotizzata, vi introdurranno ed accompagneranno, rispettivamente, per la durata dell’istantanea musicale di quest’ultimo lavoro dei Supergonzo “History. A tribute to Supergonzo”, prima uscita della diNotte Records.

Ma attenzione, se pensate al nome con l’intenzione di aggiungerci l’aggettivo demenziale, sappiate che siete cascati male, perché questi come suggerisce un vecchio adagio popolare “menano come fabbri”, forse non solo musicalmente.
History, sono dieci minuti di esecuzione punk talmente intensi che per la loro brevità e i loro continui cambi di ritmo, non vi daranno nemmeno il tempo di pogare; è un viale cittadino percorso a duecento Km/h da un semaforo all’altro. I più distratti tra voi non faranno nemmeno in tempo a leggere Intro, che già dovranno prestare la loro attenzione a Superennio Morrigonzo, ultimo brano del cd.

Questo sesto lavoro dei ragazzi del gruppo nato a Verona, non è esattamente una raccolta ma piuttosto è un vero e proprio tributo. È la voglia di racchiudere cinque anni di concerti, birre e centimetri segnati sul bordo porta della sala prove; una sorta di autocelebrazione, ma comunque più che meritata, vista la capacità artistica delle tre anime (Mecchi, Otta e Ted) del gruppo.
I Supergonzo sono un devastante blitzkrieg che passando per il vostro timpano assalterà la vostra mente violandola impunemente. Un punk che supera il genere stesso da cui nasce per diventare qualcosa di assolutamente personale, che solo un super gonzo cercherebbe, inutilmente, di catalogare.
Buon ascolto.
Plin.

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l’opportunità.

lunedì 21 febbraio 2011

Incontro con l'autore - Valerio Evangelisti (20 Febbraio 2011)

"Quando le pistole sono scariche, usate bastoni e mattoni"
Film "The wobblies" (1979)

Se il Modo infoshop nel mio immaginifico è il monolocale di uno studente universitario sballato e ben fornito di libri, senza alcun dubbio il Dans la rue è il luogo dove il medesimo studente si ritrova con i membri del suo gruppo rock, per le sue accese serate di meta-politica, per provare i pezzi che suoneranno ai prossimi spettacoli, o magari il locale dove verranno portate le ragazze quando la serata svolterà bene.
L'incontro di questa sera prevedeva la presenza di Valerio Evangelisti uno dei più grandi e, vista la sua produzione, anche poliedrici, scrittori italiani e la presentazione del suo appena ristampato libro "Noi saremo tutto", edito dalle Strade blu Mondadori già nel 2004.

Tra tutti gli incontri cui ho finora preso parte, quello di questa sera e stato il più atipico. La principale motivazione la attribuirei al fatto che per la prima volta non era un libro inedito quello che stava venendo presentato, quindi, al fatto che la tematica - le lotte sindacali tra connivenza con la criminalità, movimento sociale e politica - e lo scenario storico - l'America degli trenta/cinquanta (del secolo scorso) - attraverso i quali si dipana la trama del romanzo, possiedono uno spessore e sono di un interesse tali da rendere infruttuoso qualunque tentativo di resistenza alla divagazione o alla digressione.

Andiamo con ordine. Già nel titolo c'è un richiamo fortissimo all'intera trama del libro. "Noi saremo tutto" è infatti l'ottava strofa dell'inno de L'Internazionale, canzone che credo non abbia bisogno di particolari presentazioni.
Ma è solo l'inizio di un libro che attraverso le azioni nefande e i maneggi dell'anti-eroico protagonista, Eddie Florio, porta in rassegna un venticinquennio di storia americana. Questo romanzo gode non solo di una bibliografia impressionante e minuziosa, ma opera anche un lavoro di ricerca capace, con l'intento di svelare retroscena, curiosità o veri e propri fatti della storia del movimento operaio americano, abbastanza sconosciuto e fin troppo poco trattato vista la sua importanza socio-politica.

Nei fatti la ri-proposizione di questo libro (particolarmente attuale visti gli ultimi fatti di spiacevole attualità che stiamo vivendo in Italia)  è stato un po' un "pretesto" con cui Evangelisti ha tenuto una breve e intensa lezione su molte delle cose che, associandosi al tema principale del suo romanzo, diventano storia e società americana di quegli anni: dall'inusitata violenza con cui i movimenti son stati combattuti dallo Stato,  fino ai loro legami con la criminalità del posto, tanto da esser paragonabili al caporalato di nostra conoscenza. 
Tutto questo mentre alle sue spalle e della presentatrice della serata, Barbara, su un grande pannello a muro veniva proiettato il film The Wobblies, 90 minuti per raccontare le vicende di questo movimento sindacale che si occupava di difendere i diritti dei lavoratori precari.

L'incontro meritava una partecipazione molto più consistente della ventina di persone presenti, ma leggere il libro potrà in qualche maniera porre rimedio all'assenza. 
A presto e buona lettura.
 
Ps. Era moltissimo tempo che non mi trovavo sballottato e un po' perso nella moltitudine di citazioni e stimoli, se ben ricordo dalle ultime lezioni sul Machiavello tenute all'Università di Siena dal professor Ginzburg. Stavolta per lo meno son stato in grado di prendere il fatidico toro per le corna.

venerdì 18 febbraio 2011

Paolo Rumiz - L'Italia in seconda classe

Titolo originale: L'Italia in seconda classe
Autore: Paolo Rumiz (appunti di Marco Paolini e disegni di Altan)
Anno 2009
Edizione: Universale Economica Feltrinelli 
Pagine: 141

"Chi s'estranea dalla lotta è 'n gran fijo de mignotta"

Immaginiamo per un momento di dover salire sulla Transiberiana, di "imbarcarci" in questo viaggio incredibile di settemilaquattrocentottanta Km (7480) dagli Urali a Vladivostock della durata di circa centoventi ore e quarantacinque minuti, non è esattamente come dire: "andiamo a prendere il 13 che ci porta in piazza Minghetti in venti minuti". Ecco, ora vediamo se riusciamo a partorire un'idea ancora migliore. Dislochiamo i 7480 km della Transiberiana srotolandoli per l'intera Italia (isole comprese) in un viaggio a tappe, percorso con solo l'ausilio di treni regionali. 
Parrebbe incredibile eppure è proprio questo che Rumiz e il suo misterioso quanto esperto accompagnatore, 740 (dal nome della famosa locomotiva), si propongono di compiere. Altro che viaggio della speranza da me studente terrone fuori sede tanto temuto!

Devo ammettere che L'Italia in seconda classe, non è uno di quei libri che posso catalogare come assolutamente da leggere, questo nonostante l'idea senza dubbio straordinaria di raccontare l'Italia nei suoi profumi, nella sua socialità, nelle sue maschere umane, nelle sue diversità, così evidenti da nord a sud; nonostante l'abilità satirica di Altan che fa da intermezzo fotografico al resoconto di viaggio; nonostante la scrittura forse a volte un po' troppo barocca, ma comunque sempre intrigante; infine, nonostante la brevità, poco meno di 150 pagine. Praticamente significa che anche se foste dei lettori non particolarmente veloci e leggeste solo 15 pagine all'ora, in dieci ore avreste comunque chiuso il libro. Una vera quisquilia! 
Eppure, benché tutto ciò che ho appena detto ci sia davvero, non ce l'ha fatta.  

"Per capire l'Italia basta davvero un finestrino"
Perché, vi starete chiedendo? Perché nel suo dipingere l'interessante varietà è troppo frettoloso, potrei rispondervi. Oppure che, sì è scorrevole, ma quando poi si arriva all'uso di quel barocco, quella ricerca continua di linguaggio epico, l'intero sapore di questo piatto così degustativo viene a rovinarsi. Ma non sarebbe la verità. Del resto questo libro nasconde così tante perle che non si può non far gli onori di casa e non portargli il rispetto che merita. E infatti non è di mancanza di rispetto che si tratta o di inefficienza dello scritto.

Emilio Salgari disse: "Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli", in generale una regola più che valida, ma che in questo caso viene un po' meno. Perché se c'è una cosa che questo resoconto spinge davvero a desiderare è di essere lì a farlo questo viaggio, anzi questo vagabondaggio a km zero (inteso come "fino a che non rimanga più nulla di quei 7480km"), che leggerne, non può bastare.
Buona lettura.

mercoledì 16 febbraio 2011

Meriggio in Meridione


A. Bernardinello - Meriggio in Meridione
Meraviglia del Sud è il tramonto,
con quella terra riarsa e rugosa
come volto di vecchia, che,
poco prima di abbandonare il giorno
si fa baciare, con ostenta voluttà 
da donna di vita qual è,
dal fuoco del mondo. 

Ps. Altre foto di Aurora Bernardinello potete trovarle qui

venerdì 11 febbraio 2011

Shingo Tamai Giallo - La partita a carte

A. Francesco - Giocatori di carte

Eravamo io, Franco, Peppe e Tonino il Porco, che lo chiamavamo così fin da quando eravamo ragazzi, perché qualunque cosa toccasse vi lasciava sopra una ditata di unto, manco avesse stretto nel pugno fino a poco prima della sugna fresca. Fortunatamente invecchiando aveva cominciato a lavarsi anche le mani.
Lo sa Dio il perché. 
Il soprannome però gli era rimasto.

Era sabato e come ogni sabato ci ritrovavamo a fare pranzo all’Orologio, che se sei della Città Vecchia non puoi non conoscerlo, perché le cozze appena pescate come si mangiano là, con quell’olio buono della terra rossa delle nostre parti e i grani di pepe pestati a mano, non si trovano da nessuna parte. A dire la verità avevamo già fatto pranzo. Oramai in tutta la sala rimanevamo solo noi come ospiti, poi c’era Michele, il proprietario che stava cominciando a preparare per la cena e suo padre Giovanni, seduto vicino a noi su una delle sedie pieghevoli di legno, che con un occhio, guardava la replica della tribuna politica di giovedì alla televisione, coll’altro le carte di Peppe che giocava con me. Poi quando vedeva che per più di un secondo nessuno rispondeva alla mano, si allungava fino alle carte che teneva Peppe e a bocca mezza chiusa gli diceva:
- Zio Peppe, questa dovete giocare!
Ricevendo sempre la stessa risposta:
- Per piacere, silenzio da dietro!


...
Buona lettura.

lunedì 7 febbraio 2011

Incontro con l'autore - Claudio Bagnasco (5 febbraio 2011)


… forse impegnarsi è celebrare la morte.”

Altro giro, altra corsa e son di nuovo al Modo, che potrebbe essere un po’ il corrispettivo del mio personalissimo Paese dei balocchi. E questa volta del paese dei balocchi ha tutto, persino la parte fiabesca.
Un’ora e mezza, cioè la durata dell’incontro (minuto più minuto meno), tanto è bastato per interessarmi, emozionarmi, divertirmi, commuovermi e convincermi a comprare il libro  Silvia che seppellisce i morti, scritto da Claudio Bagnasco ed edito da Il Maestrale.
Questa presentazione ha esattamente quattro protagonisti, due uomini e due donne: Claudio Bagnasco autore del libro (come appena detto), dotato di una spontanea simpatia e di un eloquio diretto e intenso; Alberto Sebastiani, un personalissimo uomo della provvidenza (di cui saprete meglio nel post scriptum) che nel suo presentare il libro, ha consentito: a “noi” pubblico di orientarci all’interno dell’incantevole trama e all’autore di svelarsi in alcuni sui ghiotti retroscena; quindi menzione d’onore alle due intrattenitrici, senza le quali certamente l’alchimia perfetta dell'incontro non si sarebbe creata: Rita Felicetti e Mikaela (o Micaela?) Cappucci, rispettivamente l’emozionante interprete vocale degli estratti letti del romanzo e la musicista che l‘ha accompagnata nelle sue parentesi di lettura recitata, con chitarra, voce, gargarismi e kazoo a labbra (che non sottintende alcuna volgarità [depravati!], ma semplicemente che simulava il suono del kazoo con le labbra).

Quando si è di fronte a una scelta radicale è evidente che tutto il resto viene cancellato, l’adesione incondizionata al proprio destino consegna una patente di validità anche all’equivoco”.

Silvia che seppellisce i morti è un libro dai tratti molto complessi a “fargli da padrone” ed è, per questa ragione, difficilmente inscrivibile in un unico genere letterario. Questo per mettere il cuore in pace dei catalogatori. Forse, pensandoci, se c’è un genere a cui si può avvicinare, ma per i tratti surreali e favolistici di alcuni suoi passaggi, è proprio quello fiabesco. In questo sembrano allinearsi il gatto apparentemente parlante che accompagna Silvia e soprattutto i protagonisti della trama principale, che vivono con l’intensità di chi intraprende in un certo senso la strada senza ripari dell’eccesso, quella che non prevede compromessi. Un po’ come accade nelle fiabe dove i protagonisti hanno un destino segnato nel bene e nel male dal loro temperamento invitto. Così è Silvia nella sua ricerca della gerbera da regalare a Caterina; così il figlio di lei, Davide che si rifugia nell’odio per la madre e nell’assuefazione alla droga e all’amore per Alice; così è la stessa Alice che a sua volta incarna nel suo amore d’incondizionata accettazione per Davide la Misericordia, così per tutti gli altri, fino all’unico personaggio innominato (nel senso di privo di nome proprio), il monomaniaco che morbosamente perseguita Silvia.

I personaggi del romanzo son privi di lacrime, persino quando queste non potrebbero far altro che bene, ma del resto come fa notare Bagnasco stesso: “il pianto è lo sfogo di un dolore inatteso e improvviso. Il quale non può colpire i protagonisti perché artefici del loro stesso destino". Probabilmente quindi è questa privazione ad avermi messo nella condizione di commuovermi profondamente. Sicuramente in questo senso c’è lo zampino della bravura artistica di Rita e Mikaela.

Vorrei aggiungere un altro paio di piccole perle nell’intento di presentarvi più accuratamente le pagine del romanzo e convincervi ulteriormente a comprarlo, ma le conserverò per quando, dopo averlo letto, arriverà il momento di recensirlo.
D’accordo, via, ne aggiungo una (di perla), ma sadicamente la butterò nello stagno del vostro genio lasciando ad ognuno i propri cerchi concentrici. Vi introduco quindi le digressioni, le brevi storie parallele che intrecciano il tema narrativo principale, che durante la presentazione hanno avuto il nome di corsivi e il merito di entusiasmare con ancor più forza la mia  immaginazione. Hanno esattamente due funzioni, la prima, più evidente, di abbassare il tono emotivo del romanzo e di accrescere l'aspettativa del lettore nei confronti della trama principale; la seconda, più interessante, è quella di mostrare come, anche nei momenti più cruciali della vita di un individuo, il destino si muova per tutti senza concentrarsi sulla crucialità vissuta dal singolo. Ma prometto che ve ne parlerò a tempo debito.

Silvia che seppellisce i morti varrà la vostra “messa in lettura”, ve l’assicuro.
Cercatelo.
Leggetelo e lasciatevi commuovere.
A presto e buona lettura.

Ps. Il motivo per cui ho aggiunto ad Alberto il titolo di uomo della provvidenza è legato all’avermi, prima ricordato l’esistenza della cena di Letteraria, e quindi impedito, grazie alla sua gentile disponibilità, di perdermi l'evento nel disperato quanto vano tentativo di raggiungere la Sala rossa (mi pare si chiami così) nei pressi di Borgo Panigale - Bo. A lui un personale saluto.

domenica 6 febbraio 2011

A Venire

A.Bernardinello - A venire
Quando tutto sarà finito
e passeranno gli anni,
non resterà molto a parlare di noi.
Ma la terra sarà ancora madre
e il mare solcato dai gabbiani e dal vento
e le stagioni continueranno a inseguirsi.
Chissà per quanto, però, 
sopravviveranno le case
come enormi bastioni nel deserto,
accoglienza di polvere e inutilità.


Ps. Altre foto di Aurora Bernardinello potete trovarle qui

martedì 1 febbraio 2011

Aforisma del giorno

"Tanto non ci si può riuscire, è troppo forte il richiamo all’uguale, troppo forte il richiamo all’omologazione, a un gruppo.
Ci siamo cresciuti, ce l’hanno ficcato a forza nel cervello.
Possiamo togliere il chiodo, ci resterà il buco.
Questo, senza contare il buon numero di mentecatti che popola il mondo
"

sabato 29 gennaio 2011

Frivolezza del giorno

"La parola rettifica mi ha sempre trasmesso un che di letterariamente diretto e legato alla sessualità più pornografica.
Ho nella mente questa immagine di una nerchia, in stato di possanza estrema, che dopo aver dato una bella ripassata a un culo, si prende come dessert anche la topa"

giovedì 27 gennaio 2011

Matei Cazacu - Barbablù. La vera storia di Gilles de Rais

Titolo originale: Gilles de Rais
Autore: Matei Cazacu
Anno 2008
Edizione: Oscar Storia Mondadori
Pagine: 278

Probabilmente chiedersi come nascano le fiabe è una domanda particolarmente sciocca. Nel senso, si potrebbe rispondere che la stessa domanda potrebbe avere come soggetto le storie dei libri o le poesie. In effetti sarebbe più che sensata. 
E' evidente che si tratta di invenzioni, più o meno appartenenti al reale. Del resto non vi sono volpi parlanti che vanno a cena dalle cicogne, né, che si sappia, gatti talmente geniali che in cambio di un paio di stivali, una cappa e un cappello, rendano il proprio padrone da poveraccio a futuro re. Ma le emozioni di cui però queste storie son condite o i motti finali, son ispirati dalla realtà, anzi spesso son molto più che semplici ispirazioni.

Gilles de Rais (1405 - 1440), "la vera storia di".
Probabilmente il nome di questo famosissimo maresciallo di Francia, contemporaneo della giovin Pulzella d'Orleans, Giovanna d'Arco, senza quell'altisonante Barbablù in oro, non l'avrebbero riconosciuto in tanti. Anzi probabilmente, prima ancora di poter sfogliare rapidamente il libro o leggere la quarta di copertina, se non ci fosse stato l'ingombrante pseduonimo fiabesco di cui sopra, una domanda silenziosa avrebbe attraversato la vostra mente, ma chi è?
Ebbene, dovete sapere che al tempo di Charles Perrault (Parigi 1628 - Parigi 1703), a dirla tutta già da "qualche" anno prima, girava in lungo e in largo per la Francia la storia di un nobile, ex maresciallo del Re di Francia, che aveva compiuto (o fatto compiere dai suoi servitori) atrocità su bambini, giovinetti e "fine-adolescenti". Diciamo che in questo caso la parola atrocità faceva rima con sodomia e tortura; il nobile in questione, pare che fosse mancante di qualche venerdì
La storiella finiva con una punizione esemplare.
L'uomo, infatti, veniva catturato insieme ai suoi servitori più intimi, per così dire, e "convinto" dalla Santa Inquisizione a confessare le sue turpitudini davanti a Dio, quindi impiccato e bruciato (giusto per essere certi che non ricevesse possibilità di grazia). 

Gustave Doré - Bluebeard
E' evidente che nel popolo una storia simile, ebbe un eco assolutamente mostruoso. Questo le garantì il passaggio di bocca in bocca fino alle orecchie del papà del Gatto con gli Stivali. Insomma, quando Perrault s'imbattè nelle varie versioni di questa leggenda, de Rais era una specie di Babau vivente, un personaggio da incubo. 
Inutile stare a spiegarvi gli ovvi motivi umani che spinsero il favolista a scambiare un massacra-bambini con un uxoricida.

Tutto ciò che vi ho finora raccontato e molto altro ancora potrete leggerlo su queste pagine, che devo ammettere non mi hanno però colpito tanto quanto avrei voluto. 
Non che mi aspettassi chissà quale invenzione letteraria o ricamo romanzesco, speravo però di non trovarmi di fronte ad una biografia  (simil-annalistica) accuratamente e perfettamente scritta, ma anche terribilmente piena di genealogie e informazioni di rara pesantezza (come gli sterminati elenchi giuridici). 

Questo libro è eccezionalmente ben fornito di tutto ciò che vorrete sapere sul "Barbablù" uomo (troppo poco, forse, della sua mente) e sarebbe stato un lavoro strepitoso se solo la penna del Cazacu storico avesse voluto renderlo appetibile e scorrevole anche per un pubblico di non storici. 
Buona lettura.

Ps. La bellissima illustrazione è stata "trafugata" da questo indirizzo.

sabato 22 gennaio 2011

Shingo Tamai Giallo - Una nuova era

- Fratelli.
In questa terribile notte abbiamo conosciuto la morte.
Ci ha colti di sorpresa senza alcuna distinzione tra adulti e infanti. Non potevamo saperlo. Avremmo dovuto forse, ma come avremmo potuto pensare che la nostra fortuna sarebbe stata dissolta in questa maniera.
La nostra comunità, così potente, così prolifica.
Niente, non è rimasto più niente, eccetto Noi.

Vi ricordate cosa diceva il saggio Cocchieus Streptus? Temete la grande luce”.
Forse se qualcuno degli anziani fosse stato vivo avremmo potuto prevederlo. Invece siamo qui immersi nel nostro cordoglio, nel nostro senso d’impotenza.
Ma non ci hanno strappato ogni cosa. Ritorneremo potenti, perché il nostro valore è invincibile. Possono piegarci non vincerci.

...
Buona lettura.
 

giovedì 20 gennaio 2011

Trilussa - La dipromazzia


Naturarmente, la Dipromazzia
è una cosa che serve a la nazzione
p è conservà le bone relazione,
co' quarche imbrojo e quarche furberia.

Se dice dipromatico p è via
che frega co' 'na certa educazzione,
cercanno de nasconne l'opinione
dietro un giochetto de fisionomia.

Presempio, s'io te dico chiaramente
ch'ho incontrato tu' moje con un tale,
sarò sincero sì, ma so' imprudente.

S'invece dico: - Abbada co' chi pratica...
Tu resti co' le corna tale e quale
ma te l'avviso in forma dipromatica.
Pace trafitta (Migration Total - Flickr)
 

martedì 18 gennaio 2011

Alcolista Anonimo

A. Bernardinello - Pen-ombra


Quando bevvi di vino il primo bicchiere
sentii come un afflato di calore,
non fui in grado di esprimerne il piacere,
né potetti attingere del ricordo il sapore,

ma seppi già da allora, e ne fui sedotto,
che avrei bevuto tanto e tanto ancora,
non sapevo la gaudenza come mi avrebbe ridotto
ma non resistetti dall'esserne schiavo
e tale resto oggi come allora.
Ma prego di non dir a Bacco che di lui parlavo!


Ps. Altre foto di Aurora Bernardinello potete trovarle qui

domenica 16 gennaio 2011

Incontro con l'autore - Giulia Massini (15 Gennaio 2011)

Sapevo che sarebbe successo prima o poi. Ne ero certo e devo ammettere che ne sono contento. 
Dovete sapere che, in via di Pietralata a Bologna, c'è un'osteria che "vale molto più che una semplice messa" (non foss'altro per la presenza dei due simpaticissimi osti, Pasquale e Stefano), Il Rovescio
Un posto, dove senza dubbio è facile sentirsi a casa, che in questo pomeriggio appena trascorso era particolarmente affollato; almeno a giudicare dai partecipanti che hanno riempito ogni sedia della sala principale, per poter presenziare all'incontro con Giulia Massini, autrice di questa sua seconda fatica edita da Affinità Elettive e intitolata "Il posto che chiami casa".

A parlare di lei e ad aprire l'evento al pubblico c'è un giovane critico letterario, Guido Mattia Gallerani, che servendosi di una poco dinamica, ma precisa e competente analisi, ha compiutamente sviscerato quest'ultimo lavoro della Massini ampliandone i contenuti attraverso la prima opera dell'autrice, Le voci sotto, un libro "categorizzabile" come generazionale. E' con l'esposizione di Gallerani che si arriva esattamente al nocciolo di quello che questo romanzo, pur nelle sue dinamiche comunicative, nelle sue fotografie del reale e nelle sue digressioni filologico-storiche, vuole trattare, il turbamento nascosto dietro alla quotidianità e il tema del doppio. Un doppio che si manifesta in tutta la sua complessità, come se si trattasse dell'altro che ci portiamo dentro, come se il corpo fosse un involucro in cui esso è nascostamente custodito/imprigionato.

Fabria... ehm, Feriano
Ambientato nel 2007, protagonisti della vicenda sono Matteo e Alice due fratelli della provinciale Feriano ("alter ego" della città di Fabriano). Già dalle prime pagine è proprio l'inquietudine a far da padrona. Matteo, infatti, muore in un incidente stradale, ma in breve le circostanze si rivelano poco chiare ed è questo il quid che spinge Alice a muoversi, svelando, in questa sua ricerca, non solo cosa ci sia dietro la morte del fratello, ma anche paure sepolte e fatti terribili. 
Viene percorso, in queste pagine, un filone (se proprio vogliamo accostarlo a qualcosa) molto caro a Lynch, quello dell'orrore quotidiano che diventa talmente familiare da essere accantonato e non più percepito o anche coperto per incapacità ad affrontarlo (il rimando della mia mente a Twin Peaks è istantaneo).

Da questo brevissimo preambolo alla trama del romanzo, è necessario sottolineare due cose tutto sommato importanti per la struttura della vicenda. 
La prima è che benché il protagonista vero e proprio sia Matteo, di lui si parla solo attraverso i ricordi delle persone che gli sono state vicine; in secondo luogo sono le parti corali/comunitarie, cioè quelle che, come se stessero compiendo una liturgia del ricordo, vedono protagoniste più voci impegnate in un dialogo dai ritmi dinamici e personali, a rappresentare la vera ricchezza di quest'opera. Unico neo, che mi sembra di aver percepito durante la lettura degli estratti, è il tratto scrittorio a volte un po' troppo manieristico e verboso.

Ultime battute, che dire?
Sono rimasto colpito dal senso d'angoscia con cui viene trattata la tematica del doppio, probabilmente anche perché questo leit-motiv ciclicamente (casualità?) sembra ripresentarsi alla mia attenzione; ma del resto, "se la violenza (uno dei tratti che caratterizzano quest'opera) è una forma di espressione che manifesta la rottura di passare da un modo di essere a un altro", le motivazioni potrebbero essere più che loquaci.
Buona lettura e a presto.

Ps. Lo so, perdonatemi per l'immagine del libro, ma non ho trovato nulla. Ci credete? Nulla. 
Anzi a proposito, se incappaste in qualcosa di meglio sareste davvero gentili a informarmene!
Pps. Dopo Mandracchia, anche per la Massini è valsa la regola del cambio di nome in riferimento alla corrispondente città natale. Voglio che tu sappia, mia Taranto (l'aria minacciosa potrebbe non essere solo un'apparenza), che qualora ti ritrovassi talmente ingombrante da aver bisogno di esorcizzarti attraverso un libro, metterò senza nemmeno aver remore il tuo nome. Cordialmente.

mercoledì 12 gennaio 2011

Aforisma del giorno

"Il buon negozio di giocattoli è quello che persuade l'animo di un adulto a voler ritornare bambino"

martedì 11 gennaio 2011

martedì 4 gennaio 2011

Santa Claus

A. Bernardinello - Letters to Santa

Non posso provar l’emozione di chi scrive,
ma posso leggerne la speranza,
la stessa di chi protende i sogni alle stelle
sapendo di essere
da loro illuminato.
Io sono il Re dei desideri,
il mio regno è lungo una notte.


Ps. Altre foto di Aurora Bernardinello potete trovarle qui

lunedì 3 gennaio 2011

Frivolezza del giorno - in azzo. Ovvero: Indovinello

?
Posso far bene sopra un terrazzo
o nell'androne di un palazzo.

Di colore son rosa o nero o paonazzo
quest'ultimo a causa dello strapazzo.

Se mi titilli e dilunghi il sollazzo 
posso, sì, pianger, ma non d'imbarazzo

Quando colpisco io non ammazzo,
né mai mi fregio di essere un razzo

                                                                             Sono un uccello per il popolazzo,
                                                                          ma come i pinguini io non svolazzo

                                                                             piaccio a uomini, donne e a Marrazzo,
                                                                             mi presento, piacere, sono ...





ozzɐɔ oʇs

domenica 2 gennaio 2011

Il desiderio di un pagliaccio

A. Bernardinello - Secondo piano
Mentre gli scorre intorno la città,
un pagliaccio è in cerca d'attenzione.
Ma quella di una macchina, in verità,
è solo un'istantanea distrazione.

Ps. Altre foto di Aurora Bernardinello potete trovarle qui

lunedì 27 dicembre 2010

Antonio Tabucchi - Sostiene Pereira

Titolo originale:
Autore: Antonio Tabucchi
Anno 1996
Edizione: Universale Economica Feltrinelli
Pagine:214

"...Il rapporto che caratterizza in modo più profondo e generale il senso del nostro essere è quello della vita con la morte, perché la limitazione della nostra esistenza mediante la morte è decisiva per la comprensione e la valutazione della vita."

Quando venerdì scorso mi ritrovai alla stazione di Bologna per prendere uno dei miei soliti regionali, mi resi conto che una delle cose più importanti l'avevo dimenticata.
"Cazzo, il libro!", ho pensato. 
Così, vista l'attesa che mi sarebbe toccata, ho cominciato a guardarmi in giro con la speranza di trovare qualcosa che potesse fare al caso mio, speravo nei fantomatici libri della Newton & Compton da un euro.
Davvero, ci ho provato, ho provato a cercare qualcosa che fosse più frivolo, ma quando mi son trovato di fronte questo titolo, mi son ricordato di Mastroianni e non ce l'ho fatta, m'ha rapito la nostalgia, per restare in tema la saudade

Non ricordo nulla di quel film meraviglioso, eccetto la malinconia tutta italiana dell'espressione di quel mostro sacro del nostro eccezionale cinema, che paraltro mi ha accompagnato durante l'intera breve lettura.

Siamo nell'agosto del 1938 a Lisbona in Portogallo. Il regime salazarista controlla pressocché totalmente la società portoghese. Il Dottor Pereira è il capo redattore della pagina culturale di un piccolo giornale portoghese apparentemente indipendente, il Lisboa. Pereira è un uomo stanco, troppo impegnato a ricordare la meraviglia di ciò che era la sua vita per accorgersi davvero di quanto sia diventata triste. La sua intelligenza è sterilizzata da ogni scoppiettio creativo, la sua visione civile oscurata dal male di vivere che si porta addosso da quando gli è morta la moglie. Il contatto con il giovane e appassionato Monteiro Rossi e con la sua fidanzata Marta, è il suo primo passo verso il cambiamento, definitivamente innescato dall'incontro con il Dottor Cardoso.

State leggendo un'opera magistrale. Dai contenuti così straordinarii da colpire anche i più stanchi di voi. E' un romanzo civile, il suono della campanella scolastica che segna la fine della ricreazione. Pereira stesso è un uomo qualunque troppo debole e impegnato nei propri affari, per comprendere che esiste davvero molto poco (se esiste) del proprio mondo privato che non venga toccato da tutto ciò che appartiene alla società in cui si vive. Lo percepisce con consapevolezza tardivamente, ma non tanto tardi da impedirgli di far qualcosa.

Non voglio lasciar giudizi, inutili, fuorvianti.

L'unico consiglio è di leggerlo.
Leggetelo non come fareste con la lista della spesa, ascoltate le parole che s'innescano nella vostra mente durante la lettura. Trovate della lettura che state facendo un impegno. Date peso alle parole. Anche allora il tutto vi scorrerà come acqua fresca. Perché nel mondo che vivete ci sentirete quel "puzzo del compromesso morale" che questa civiltà fa quotidianamente con il potere, connivendovi.

Emozionatevi. Aprite gli occhi. Forse lo sosterrebbe anche Pereira.
Buona lettura.

giovedì 23 dicembre 2010

Aforisma del giorno

"Se a Natale diventassimo davvero tutti più buoni, ritireremmo tutti i soldi dalle banche"

mercoledì 22 dicembre 2010

Aforisma del giorno

"Il "non si fa" aprioristico è quello che aborro quando sento parlare di violenza fisica. Premesso che è l'unica arma, per quanto bestiale essa sia, a disposizione di tutti, inoltre nell'immaginario dell'uomo la mancanza della percezione del sangue, come "fuoriescente" e non solo "sottocutaneamentescorrente", è ciò che gli fa credere d'essere onnipotente.
Osservare il proprio sangue uscire, cambia la consapevolezza che si ha della propria persona e, conseguentemente, ridimensiona il proprio ego, non direttamente proporzionale, in importanza o in meritorio di rispetto, al numero di zeri disponibili in banca"

martedì 21 dicembre 2010

Roberto Mandracchia - Guida pratica al sabotaggio dell'esistenza

Titolo originale:
Autore: Roberto Mandracchia 
Anno 2010
Edizione: Agenzia X
Pagine: 156


"Qualsiasi cosa portata all'eccesso, contiene sempre il suo opposto"

Avrei potuto recensire questo libro immediatamente. Ultima pagina e giù con la penna. 
Se ho scelto, invece, di non farlo e di attendere, è stato perché volevo un segnale che realmente mi desse la possibilità di cogliere ogni cosa. Il momento è arrivato sul regionale Bologna-Milano delle cinque e trenta del mattino, un breve viaggio tragicomico d'espiazione. 

Il pensiero di dover ricorrere in un così breve spazio, a una ripetizione, mi indispone, ma non posso far a meno di notare come il lemma tragicomico sia particolarmente adeguato anche a descrivere alcuni dei tratti più peculiari (corrispondenti ai luoghi e ai personaggi) di questo romanzo nichilista e, per certi versi, surrealista. 
Quando partecipai all'incontro con Roberto Mandracchia, il giovane siculo autore del romanzo, già dalle prime letture delle poche pagine fu facile percepire i toni nichilisti e autodistruttivi, la drammaticità parodistica, grottesca, respirabile, sia camminando per le strade di Garogenti, sia osservando i personaggi (soprattutto i comprimarii) legati alla vicenda. 

Per scoprire la restante parte ho avuto bisogno di molto più tempo. Ho dovuto, infatti, focalizzare la mia attenzione sulla relazione fisica, anche se del tutto platonica, tra il protagonista e Marta e, soprattutto, sulla maniera in cui si innesca la violenza, improvvisa e quasi sorprendente per l'agghiacciante crudezza.
Psichedelia come gocce di siero schizzate dall'ago di una siringa.

Tutto quel che ho gia detto riguardo all'incontro resta, come resta il consiglio alla lettura di quest'opera prima. 
Del resto come dice l'adagio popolare, chi ben comincia è a metà dell'opera e non posso far altro che attendere fibrillante la sua prossima fatica letteraria. 
Buona lettura.

martedì 14 dicembre 2010

"De violenza". Ovvero:"Ma state giustificando la violenza davvero?"

"Ma state giustificando la violenza?"
Oggi, 14 dicembre, lo stato italiano nelle sue principali città sta vivendo vari momenti di "guerriglia" urbana (potremmo telegiornalisticamente dire, pochi facinorosi stanno bestializzandosi). 

Diciamo, che il motivo fondamentale di questo sommovimento urbano è che pare, che un numero non ben precisato di gente (vorrei poter esprimere con più premura che si tratta di una gran fetta di troppo silenziosi italioti), si senta satolla della gestione accapponante della Res Publica. Leggendo e intervenendo mi sono imbattuto in questa sorta di domanda retorica: "ma state giustificando la violenza davvero?"
Vorrei quindi rispondere con l'intenzione di fugar via qualche dubbio a riguardo.
Giustificare la violenza avrebbe lo stesso valore di giustificare la vita dei sassi.
Qui non si giustifica nulla. Si discute, semmai, sul significato del lemma violenza.
Quindi, cos'è violenza?

Violento è uno Stato che affama la cultura, impedendo, appena, che il presente sia vitale, e annientando totalmente il futuro.
Violento è uno Stato che fomenta i facinorosi, leggasi coglioni, la cui madre è sempre incinta (proprio come quella dei cretini, potrebbe trattarsi infatti di un secondo matrimonio), a scaricare la loro furia, in modo da poter giustificare la violenza, molto più grave, delle forze dell'ordine sulla folla. Molto più grave, perché il loro ruolo sarebbe quello di proteggere la cittadinanza, anche da se stessa, non di massacrarla lungo le strade.

Violento è uno stato democratico che fa compravendita dei voti come se gli individui fossero caramelle dal pizzicagnolo.
Violento è attaccare una camionetta, violento nei confronti dell'ignara quanto neutra camionetta, s'intende.
Violento è il rumore che produce la fodera di cuoio di un manganello o la plastica oscillante di un bastone da banderuola su una guancia, arrossando la pelle, escoriando l'epidermide, spaccando il dente retrostante.

Violenti sono i pugni, i bastoni, le pistole, ma marginalmente e inusitatamente meno, di qualunque frusciare assordante di banconote, passato di mano in mano. E' la stessa differenza che passa tra l'annichilimento  tragico e istantaneo di Hiroshima e l'affamare il popolo africano, cancellando ogni sua speranza in divenire. La differenza che passa tra una qualunque manifestazione di piazza finita in tragedia e l'avvicendamento quotidiano, sempre più buio, che stiamo vivendo in Italia.

Violento è dire: "ma state giustificando la violenza davvero?"; senza però comprendere quanta violenza silenziosa venga quotidianamente compiuta da ignoranza e grettezza, senza comprendere la terribile e indiscriminata contagiosità di quest'ultime.
Violento è il popolo italiano che non capirà mai nulla di diverso dall'adattarsi a qualunque cosa cercando il personale prima ancora del civico, che non capirà mai la differenza tra democrazia e oclocrazia.

Violento è non considerare i diritti una conquista da tenere ben stretta e non una sedia da cui pigramente amministrare i propri doveri.
A presto e buona lettura.
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