Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter
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sabato 6 novembre 2010

VerdeNero All Star - Reading teatrale

Se non fosse stato per Saverio Fattori, non avrei mai saputo di questo evento e apro la recensione, con questo brevissimo preambolo, semplicemente perché pare che "passaparola", sia la parola magica di questo mio vivace inizio bolognese (ad esempio l'incontro con Mandracchia, mi era stato suggerito da Charlotte Pitagora).

Il di Bologna, il luogo ospitante, è uno spazio cittadino che descriverò con le uniche parole che trovo davvero indicate, quelle lette su un rettangolo di foglio A4, affisso su una delle due ante di ingresso: "Teatrino clandestino".


Verdenero All star
, questo il nome dato al "galà" organizzato dalla casa editrice VerdeNero, con lo scopo di promuovere il libro Delta Blues, ultima fatica del gruppo Kaizen, e "... chiamare a raccolta tutti i suoi autori bolognesi per una serata di festa, impegno e divertimento". L'evento si è quindi diviso tra un reading teatrale del libro con annesso incontro con l'autore, anche se trattandosi del gruppo Kaizen, l'autore in questione ha 4 nomi e 4 entità fisiche (Jadel Andreetto, Bruno Fiorini, per ragioni geografiche i soli presenti, Guglielmo Pispisa e Aldo Soliani) e una vera e propria festa mondana, arricchita da musica rock alternativa e scrittori famosi. In proposito, però, ho trovato stonata la scelta di accentuare nella locandina la presenza di questi ospiti speciali, per l'apparente vicinanza del concept di base a un'offerta di possibili relazioni pubbliche, piuttosto che a una serata culturale. Ad ogni modo, probabilmente anche grazie alla partecipazione di tali scrittori, (permettetemi di non fare superflui elenchi!) le presenze in sala erano numerose e, se sottolineo la decina di minuti di ritardo, con cui è cominciata la performance, è solo per indicare quanto, per entusiasmo personale, abbia percepito l'attesa dell'inizio del reading teatrale, in assoluto il primo a cui ho assistito (prima fila, tra l'altro); un'esperienza che spero di poter ripetere presto.

Delta Blues, è un romanzo che immerso nello sfondo degradato dell'Africa del Delta del Niger, ricalca, attualizzandolo, l'immenso Cuore di Tenebra di Conrad (a sua volta ambientato sul fiume Congo). Un lavoro dai tratti complessi, che supera il muro del romanzo conradiano, rappresentato dal contrasto tra l'uomo bianco, protagonista parlante e attivo, e l'uomo nero, comparsa muta e misteriosa; quest'ultimo, infatti, qui diventa parte attiva e giocante un proprio autonomo ruolo. E non c'è da stupirsi se tutto questo contribuisce, in breve,
non solo a inscenare una valida storia consolidata dai tratti fumosi del noir, ma che miscela anche il gusto sottile del thriller, a quello "sfacciato" del reportage d'inchiesta.
A rappresentarlo erano presenti sul palco tre persone: Jadel Andreetto, co-autore e inteprete delle parti non recitate del romanzo, come voce riassuntiva, più che narrante (in procinto di iniziare un tour letterario che lo porterà fino a New York, Toronto e Buenos Aires, solo per citare alcune delle prossime tappe) e poi
Daniele Bergonzi e Andrea Giovannucci della Compagnia fantasma come attori/lettori. Quest'ultima, composta anche dall'organizzatrice Cristina Buono, e da Stefano D'arcangelo e Alessandro Giovannucci, dal canto suo, è un nome che continuerà a stimolare per un bel po' la mia mente, non solo per l'abilità tecnica, interpretativa e a tutto tondo teatrale di Daniele e Andrea, che persino da seduti e per più di mezz'ora, hanno reso fotograficamente nitide le immagini e dato tridimensionale vita ai personaggi presenti nei passi letti dell'opera, ma anche per una perfetta colonna sonora, a cura di Stefano e Alessandro, decisamente efficace e in tema, caratterizzata da suoni elettronici chillout e percussioni (a voler cercare il pelo nell'uovo, forse peccando nel volume, appena più alto del necessario).

Non c'è finale deludente, né credo di dover menzionar, il mio “oltranzismo” alla seconda parte mondano-musicale della serata, in fondo le relazioni sociali sono fondamentali, ad esempio, senza loro, avrei "rischiato" di trascorrere un venerdì sera in un’ennesima osteria.

A presto e buona lettura.


Ps. Ringrazio infine, Jadel dei Kaizen e Daniele della Compagnia Fantasma, per la gentilezza dimostrata nel sopportare,
rispettivamente, domande curiose e domande mancate.

mercoledì 12 maggio 2010

Simona Vinci - Stanza 411

Titolo originale:
Autore: Simona Vinci
Anno 2006
Edizione: Einaudi Stile Libero
Pagine: 121

Ammetto che parlare di questo libro mi è davvero difficile. E' il suo aver invaso la mia sfera sentimentale, a rendermi complicata la stesura della recensione, un esercizio che ha bisogno di chiarezza logica, di attitudine all'attenzione per i particolari, presenza.
Invece questo libro mi ha tolto tutto già con la copertina; quella silhouette di donna così eterea da essere quasi trasparente, come se lei fosse relativamente importante, come se il focus non fosse lei, ma la stanza. Una fotografia persistente nella lettura e nella mia memoria.
Stanza 411
è un libro d'amore. Credo simile a nessuno tra quelli a cui siete abituati. E' come se vi entrasse un coltello nel petto e la sua punta cercasse la vostra vulnerabilità, trovandola senza alcun indugio.

E' una storia d'amore raccontata in prima persona. Ma è priva di nomi. Non sono importanti. Le sue pagine sono come gli occhi di una donna: vivaci, sensibili, ammalianti e crudeli.
Non c'è un lieto fine. E' una catarsi. E' talmente bello da togliere il fiato, una notte d'amore prima del carcere a vita.
Questo libro mi ha innamorato, patologicamente.
Ma, come una donna, non è per tutti. Non è un Harmony, non è di Sparks, né della Steel, né di Moccia. La Vinci vive come donna prima che come scrittrice i postumi dei sentimenti che racconta, ne vive i ricordi, l'emozioni, la carnalità. O almeno è così che l'ho percepito.
Leggetelo, anzi fateci l'amore. Accarezzatelo, leccatelo, sentitene l'odore come fareste con la pelle della vostra (o del vostro) amante. Badate, amante, non amato. E' una relazione che saprete già finita prima ancora di cominciare, non per questo meno dolce, chimerica e avvolgente.
E' apoteosi e inferno.
E' una destinazione, non un arrivo.
Buona lettura.
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