Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

mercoledì 17 agosto 2011

Pelle

S. Fuoco - senza titolo
Del tuo corpo nudo ho più bisogno
che del tuo carattere, della tua voce.
Non perché t'ami in un silenzio denso o già feroce,
ma è della mia natura esser sanguigno.

Il quotidiano, invece, è come un ghigno,
ci ammanta di sollazzi e perversioni
che di rado trovano leggere concessioni,
dimenticate come gioie in uno scrigno.

Gli amanti  perdon
presto il condividere
del passar il tempo distesi, il loro ardore
troppi egoismi, troppa la vita da vivere

per dedicarsi ai gemiti, alla pelle, senza ore.
E così scordano com'è bello ridere,
guardandosi negli occhi dopo aver fatto l'amore.
 


Ps. Altre fotografie di Sara Fuoco potete trovarle qui
... il suo blog qui.

martedì 16 agosto 2011

Aforisma del giorno

"Ormai manca solo che un qualche politico in diretta tv dica: giacché finora vi siete mangiati e bevuti tutto quel che ho detto, è ora che vediate com'è fatto il vostro pasto; quindi calandosi le braghe defechi sotto gli sguardi attenti di tutti"

lunedì 15 agosto 2011

Due volte cento di questi post

Dato che è notte, anche se poi quel che sto scrivendo comparirà di giorno tra le dieci e le undici come quasi sempre accade, scribacchio qualche pensiero e non è che abbia proprio una ragione precisa è più una forma liturgica, come quelle insegne che "dicono" dal mille e(continuazione di data a piacere).
Una di quelle trovate idiote che starebbero a indicare il solco della tradizione che resiste alle intemperie; o cose tipo: "fidati che facciamo le cose come le faceva il nostro povero bisnonno morto", tutto questo mentre i pochi resti del povero estinto dopo aver sentito quanto detto dal nipote si rivoltano da qualche parte, temo non più nella tomba, almeno dopo che gli hanno tolto il loculo per mancati pagamenti dei famigliari (anche sta cosa poi, famigliari o familiari?).

Ho trovato!
Forse sono più vicino all'ovvietà perversa del: "Massì lo faccio lo stesso, in fondo diciotto (venti, trentaquattro, cinquantotto, sessantadue) anni sono una volta nella vita", come se in effetti per far qualche cagata ci fosse bisogno dell'alibi del compleanno o della festa.
A ogni modo eccoci qui, duecento post belli freschi di giornata.
Cioè, di giornata una sega, visto che ci ho messo quasi due anni, ma via non sottilizziamo, del resto se contiamo questo siamo già a duecentouno o duecentoEuno: "'he si fa signora, so' andato lungo, lascio"?

Buona lettura o buon Agosto o buon Ferragosto o chissà...

sabato 13 agosto 2011

Trilussa - Er teppista


Credi ch’io si monarchico? Pe’ gnente:
che me ne frega? E manco socialista!
Repubblicano? Affatto! Io so’ teppista
E, pé di più, teppista intransigente!

Ciancico, sfrutto, faccio er prepotente
cor proletario e cor capitalista,
caccio er cortello, meno a l’imprevista,
magno e nun pago e provoco la gente.

Se me capita, sfascio: e sputo in faccia
a le donne, a li preti, a li sordati…
Ma nun me crede poi tanto bojaccia:
che so’ più onesto, quando semo ar dunque,
de tutti sti teppisti ariparati
de dietro a ‘na politica qualunque.

giovedì 11 agosto 2011

Soundmagazine.it - Verily so - Verily so

"He picks flowers along the field,
but sun consumes his bones.
The dream of big white unicorns
is fallen in big black holes …
- Wax mask

Tre componenti, tre voci che tutto sembrano fuorché di matrice italica, tre polistrumentisti e una batteria, lo strumento musicale in comune, ecco forgiato il progetto musicale toscano coronato alla fine del 2010 dei Verily so: Marialaura Specchia (voce, batteria, chitarra), Simone Stefanini (voce, chitarra, batteria) e Luca Dalpiaz (basso, voce, batteria).

Dal momento in cui ho accennato un ascolto del loro primo lavoro, c’è stata solo una parola in grado di descrivere il modo in cui mi son sentito: “spiazzato”. Non me l’aspettavo, lo so che sono confessioni da non farsi, ma è così. Perché va bene essere bravi, ma il talento all’improvviso è sempre qualcosa che non puoi aspettarti e poi, diciamocelo, mi sono innamorato appena ho sentito Wax mask. Tengo a precisare che mi sono innamorato sia della canzone, in assoluto nella mia personalissima top five delle canzoni scoperte quest’anno!, sia della voce di Marialaura la cui profondità è da brividi.

La musica dei Verily so è così accogliente che quasi ti fa desiderare che arrivi l’inverno per poterli sentire sotto le coperte davanti a un caminetto scoppiettante, (quasi, ché io amo l’estate e nonfacciamoscherziperfavorechesiamoadagosto,grazie!). L’emotività dei testi, la coralità perfetta delle voci, il folk che si sporge sornione quasi a completare la miscelazione musicale acustica dei brani, ogni cosa in questo debutto fa ben sperare per il futuro.
Foto di gruppo

Gli “In verità è così” sono portentosi, vanno acquistati promossi e appoggiati, perché il panorama italiano ha bisogno di loro e di artisti come loro, poco importa se la verità è un concetto relativo.
Buon ascolto!

 
Ps. (Che donna!)
Pps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità

mercoledì 10 agosto 2011

Aforisma del giorno

"Le attenzioni di un solo uomo non potranno mai bastare alla felicità di alcuna donna, come alcuna donna potrà mai bastare a soddisfare la fame sessuale di un solo uomo"

lunedì 8 agosto 2011

Michail Lermontov - Un eroe del nostro tempo

Titolo originale: Geroj nasego vremeni
Autore: Michail Jur'evič Lermontov
Anno 2010
Edizione: Oscar classici Mondadori
Pagine: 214

"All'inferno il Diavolo è un eroe positivo"
Stanislaw Jerzy Lec

Mentre Huysmans con il suo Controcorrente e la sua accidia demoliva il lirismo del Romanticismo, Lermontov un po' prima di lui aveva già operato a demolire il mito dell'eroe romantico con il suo Un eroe del nostro tempo, che dire bellissimo è sminuirlo terribilmente.


Il protagonista dell'opera è un ufficiale dell'esercito russo, un tal Grigòrij Aleksàndrovic Pecòrin (perdonate la mia mancanza di caratteri cirillici, quindi leggasi - Grigòri Aliecsandravic Pieciòrin) un protagonista bislacco visto che non compare immediatamente all'interno del romanzo. Nella storia ci si avvicina a Pecòrin (ricordate che si legge Peciòrin, per carità) a piccoli passi, come piccoli benché estesi siano i passi del viaggio che fa da sfondo alla vicenda, ma in questo passeggiare ci si addentra non solo nella bieca visione machiavellica del protagonista, quanto anche nella bassezza del genere umano che lo circonda.

Lermontov disegna, con la peculiare abilità degli scrittori russi di interpretare l'animo umano con una maestria senza precedenti, ogni fisionomia umana, ogni suo comportamento, ogni sua quotidiana emanazione e il suo prediletto protagonista, Pecòrin, non è altro che una risposta quella nella Prefazione: "... Un eroe del nostro tempo ... è proprio un ritratto, ma non di un singolo uomo: è un ritratto composto con i vizi di tutta la nostra generazione nel loro pieno sviluppo. Mi ripeterete che un uomo non può essere così malvagio, e io vi dico: avete ritenuto possibile l'esistenza di tutti gli scellerati tragici e romantici; perché non credete dunque nella realtà di Pecòrin? ... non sarà perché contiene più verità di quanto non vorreste? ..."

Un eroe del nostro tempo è, come quasi tutti i classici, senza alcun tempo eppure,  anche in questo "dogmatico" assioma, vi ritroverete gli estremi della sorpresa, quella suscitata dal sapere che qualcuno abbia scritto di voi senza conoscervi.
Buona lettura!


Ps. E' ganzo scoprire le chicche. Lermontov in questo suo romanzo è il primo a parlare della roulette russa.

martedì 2 agosto 2011

Shingo Tamai Giallo - Le coincidenze di un agosto

SenzaBaffi era salito da un’ora sul treno Ancona-Chiasso e dai dieci minuti successivi al momento in cui si era seduto, stava maledicendo la sua sfortuna. A chi imputare sennò l’aver prenotato proprio quel posto in quella cabina occupata solo da altre due persone così egotiche, da aver bisogno di sentire le loro voci con quell’insistenza? Infatti CongliOcchiali e BarbaRiccia stavano parlando, anzi litigavano, scannandosi moderatamente, su questioni politiche, come se fossero stati in piena campagna elettorale e dovessero convincere un’invisibile platea a votar per uno di loro due.


Era già più di un’ora che sentiva ripetere ciclicamente gli stessi argomenti: “pensiero piccolo borghese”, “Agnelli è una persona rispettabile”, “fascista”, “comunista”; e tutto era cominciato con un commento al titolo dell’Unità che stava leggendo BarbaRiccia
Se solo le loro opinioni non fossero state così divergenti e le loro voci così accalorate, forse avrebbe anche potuto provare a starsene sulle sue, con i suoi pensieri, invece non aveva nemmeno potuto provare a chiudere gli occhi e dormire per far passare il tempo più velocemente.
Non che non ci avesse provato, è che proprio non gli era riuscito.
Aveva fumato almeno otto sigarette, letto tutte le scritte del vagone, due volte, era ritornato nello scompartimento e li aveva trovati ancora intenti, anzi ancora più di prima.
Ormai era rassegnato, in fondo l’unica cosa che contasse di quel viaggio era che passasse in fretta, ogni minuto era un minuto in meno a separarlo da Clara.
Clara.
Erano passati tre mesi dall’ultima volta che avevano avuto l’occasione di vedersi.

...
Buona lettura!

lunedì 1 agosto 2011

Intermezzo - Bologna - parte terza

Non è che il pensiero di approcciarvi qui, vista la natura di questo "qui", alla mia vita privata mi renda saltellante di gioia, del resto dubito che voi possiate essere particolarmente soddisfatti da questa scelta, ma via, concedetemelo saranno momenti più unici che rari.
Direi che se volessi suddividere la mia vita in periodi potrei scegliere la strada dei traslochi, ed è seguendo questo filone che mi si aprirebbe quel "Bologna - parte terza" che trovate nel titolo.

Inizialmente mi era venuto in mente solo di scriverci su, una specie di impulso immotivato, nella notte appena trascorsa ho però riflettuto sul perché. Forse è che questa volta non mi sembra una sistemazione precaria. Quando sono arrivato in città sono stato ospite, poi ho preso posto in una camera di un ragazzo partito per un viaggio di ricerca scientifica al Polo Sud, adesso non ci sono più scadenze. 
Adesso c'è Bologna sempre in casa condivisa, è vero, ma con spazi miei.
Una nuova Bologna con un altro inizio.

E voi come suddividereste la vostra vita?

sabato 30 luglio 2011

mercoledì 27 luglio 2011

Trilussa - Bonsenso pratico


Quanno de notte sparsero la voce
che un Fantasma s'aggirava sur castello
tutta la Folla corse e, ner vedello,
cascò in ginocchio co' le braccia in croce.
Ma un Vecchio restò in piedi, e francamente
voleva dije che nun c'era gnente.

Poi ripensò: Sarebbe una pazzia.
Io, senza dubbio, vedo ch'è un lenzolo:
ma più che di' la verità da solo,
preferisco sbajamme in compagnia.
Dunque è un Fantasma, senza discussione.
E puro lui se mise a pecorone.

lunedì 25 luglio 2011

Selacapo.net - In morte di Amy Winehouse

E’ appena passato un giorno dalla morte di Amy Jade Winehouse e la prima cosa che mi è venuta in mente, prima di mettermi a scrivere, è che raramente un cognome è stato più azzeccato.
Quello che state per leggere è un articolo a scoppio ritardato e i motivi sono da ricercare innanzitutto nella sostanza concettuale su cui si posa, cioè il mio voler fotografare l’umanità in meno di un migliaio di caratteri, il secondo perché a furia di leggere i modi in cui si suppone che sia morta (hanno dimenticato di scrivere per una dose di troppo di supposte effervescenti) e le amenità varie trovabili in rete, ho l’orticaria.

... continua qui!
Buona lettura!

domenica 24 luglio 2011

Sergio Tofano - Il romanzo delle mie delusioni

Titolo originale: Il romanzo delle mie delusioni
Autore: Sergio Tofano
Anno 1977
Edizione: Gli struzzi Einaudi ragazzi 
Pagine: 109

Se c’è una cosa che riesce a migliorarmi la giornata è trovare una versione fantasticamente attempata di un’edizione libraria, proprio come questa che (pensate!) costava nel 1977 la bellezza di 2.000 lire!
Chi di voi ricorda questa filastrocca:
Qui comincia l’avventura
del signor Bonaventura”?
Perché Tofano oltre che autore di questo libro e importantissimo scrittore di piece teatrali è anche l’inventore di uno tra i più fortunosi personaggi del mondo dei fumetti italiano, l’uomo che salva le vecchine dall’affogamento e riceve in cambio un milione, il signor Bonaventura!
Tofano con questo romanzo non si dissocia dalla sua passione per le storie, per le fiabe per tutto ciò che è fantasia e si pone, rispondendovi, una domanda molto semplice: se le fiabe fossero reali cosa accadrebbe loro con il passar del tempo? La sua risposta è già contenuta in quel titolo dove il mondo fiabesco di Benvenuto, lo svogliato scolaro protagonista di questa vicenda, viene dissacrato e ironicamente raccontato di delusione in delusione, e così si scopre dei problemi finanziari del sig. Dino Ala e dell’insonnia patologica della Bella addormentata delle vicende della famiglia di Cappuccetto Rosso, fino al gran finale con la storia della bellissima Cenerentola.

Una fuga, quella di Benvenuto, dalla realtà quotidiana che lo porta tra le mani di qualcosa di ben peggiore, la trasposizione al reale delle illusioni infantili. Ma niente paura, del resto per Tofano la vita è una burla!
Buona lettura!

martedì 19 luglio 2011

Shingo Tamai - Mostra fotografica "Pelle"

Pelle


Ciao a tutti,
lo sappiamo che con questo incandescente caldo siete tutti lì con la voglia di scappar via, noi Shingo Tamai (in particolare il vostro Giallo) vi diamo però un buon motivo per restare a Bologna.
Venerdì 22 alle 19.00, durante l’inaugurazione della mostra fotografica Pelle di Alexander Gonzalez Delgado, vi aspettiamo con cinque nostri racconti inediti, che saranno letti dagli attori della Compagnia TenTeatro:






1) Esperimento – Shingo Tamai Blu

2) Con gli occhi aperti – Shingo Tamai Giallo

3) La pazza – Shingo Tamai Nero

4) Amore per sempre – Shingo Tamai Verde

5) Ex Novo – Shingo Tamai Viola

Poi non dite che non siete stati invitati.
A presto!
S.T.G.

lunedì 18 luglio 2011

Selacapo.net - Prog. Viaggio nel rock progressive con Ivano Fossati


Se c’è una cosa che davvero mi fa impazzire è l’incontro casuale. E non posso parlare di questo cofanetto senza sottolineare l’importanza che ha avuto la casualità, questo per svariate ragioni: tra cui il fatto che io non vado praticamente quasi mai nei negozi di dischi, soprattutto vista l’esistenza di canali alternativi (non sto parlando di Emule e simili, ma piuttosto di Youtube, Vimeo, Soundcloud ecc.), e il fatto che il rock progressivo italiano è senza alcuna ombra di dubbio al primo posto nelle mie preferenze di ascolto (se vi interessasse, e non vi interesserà ma lo riferirò lo stesso, a pari merito con il rock psichedelico americano dagli inizi fino alla fine degli anni ’70, insomma si resta in famiglia).


Prog. Viaggio nel rock Progressive con Ivano Fossati (Sony music label), è un’esperienza assolutamente stupefacente ...

... continua qui 
Buona lettura!

venerdì 15 luglio 2011

Verner live (13 luglio 2011)

Aurora Bernardinello - Verner, Elena Voli (attrice e presentatrice della serata) e Marco Manfredi
"Cos'è cos'è che ti tiene in vita a parte l'aria e la speranza di cambiare"
La Speranza di cambiare

Altro concerto, quello dei Sorry Gilberto, stesso posto, il CostArena, fu allora che sentii parlare di Verner (agli annali Gianandrea Esposito) giovane cantautore campano, bolognese d'adozione; e se ho usato l'espressione "stesso posto" non è a caso, vista la sua esibizione nel fresco giardino del circolo culturale di Azzo Gardino 48, accompagnata dall'attore Marco Manfredi. Un concerto arricchito da intermezzi recitati tratti da I Canti Orfici di Dino Campana.
Non è servito poi molto al musicista per coinvolgere con le sue liriche dense, il pubblico presente: una camicia da psichedelia esheriana, una chitarra acustica e la sua voce delicata e armonica.

L'intreccio al teatro ci attende, dopo un breve inizio musicale, con Batte botte, Manfredi arriva sul palco a piedi nudi e con Verner a due voci incalzano acusticamente servendosi del testo martellante di Campana, cadenzato da cartoline sfogliate e lasciate scivolare al suolo. L'impressione è quella di vita vissuta che scorre come il battere e ribattere della recitazione/canto corale dei due artisti. 


I testi emotivi e magneticamente metrici di Verner sembrano un tutt'uno con il trasporto offerto dalla qualità artistica di Manfredi e a tratti pare che anche il vento si faccia strada assecondando a loro la sua intensità.
La serata è stata, oltre che una loro ennesima joint venture, anche un modo per promuovere in maniera per nulla invadente il primo disco indipendente del cantautore, Il mio vestito, dodici tracce che oscillano tra il pop e il rock passando attraverso un folk melodico e nostalgico.

Un evento singolare, una breve parentesi malinconica sfumata in questa piacevole serata dell'incandescente estate bolognese. La musica di Verner, l'accompagnamento artistico di Manfredi rappresentano uno spettro d'emozioni ampio e dal calore palpabile.
Belle, bellissime, imperdibili.
A presto e buon ascolto!

    
Ps. Tutte le foto sono proprietà di Aurora Bernardinello che potete ammirare qui.
N.b. Niente furbate, se le volete prendere prima chiedetele. Grazie!

mercoledì 13 luglio 2011

Soundmagazine.it - Matteo Malquori - Il gioco analogo

Il progetto musicale Matteo Malquori nasce nel 2009 e Il gioco analogo, autoproduzione distribuita da Wondermark, è il trionfo di una ricerca atta a miscelare il folk e il blues a una poesia contemporanea malinconica e ricercata alla Tom Waits.

Le dieci tracce di questo disco sono la rappresentazione di altrettante figure umane. Un’umanità dubbiosa, innamorata e, pur nella sua rabbia (per chi ancora ne possiede), spesso ripiegata sulla sua tristezza.
C’è chi piange ciò che è stato e i sogni che ha abbandonato o che l’hanno abbandonato – Una volta da piccolo – o chi piange la donna di un altro che ha potuto amare senza rimpianti solo dopo cinque Bloody Mary – Bloody Mary blues – o ancora c’è chi per fuggire dal posto in cui vive parte soldato per ritornare non come avrebbe voluto – Il mercante di illusioni – o in ultimo chi è sul punto di decidere che cosa fare della propria vita e perché– Sul balcone.

Questo album è un piccolo capolavoro cantautoriale, e chi ascolta non può né celare un sorriso sornione di fronte agli scampoli di umanità che gli vengono dipinti e insieme provare una punta di sottile nostalgia per qualcosa che ha dentro, senza tuttavia riuscirla a definire.
Buon ascolto!

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità

domenica 10 luglio 2011

Pierre Bayard - Come parlare di un libro senza averlo mai letto

Titolo originale: Comment parler des livres que l'on n'a pas lus?
Autore: Pierre Bayard
Anno 2007
Edizione: Excelsior 1881
Pagine: 205

"I libri che recensiva li leggeva soltanto in seguito, così sapeva già quello che ne pensava"
Elias Canetti
"Una notte d'amore è un libro letto in meno"
Honore de Balzac
"Vi sono molti libri con un errore di stampa. E' stato un errore stamparli"
Robert Lembke

Ci siamo, finalmente dopo aver fatto una bella incetta di pareri sull'argomento (sappiate che sono buono perché avrei potuto continuare), possiamo cominciare a parlare di questo splendido ghiribizzo letterario, scritto da Bayard, Professore alla Sorbona di Parigi.
Come parlare di un libro senza averlo mai letto già nel titolo esprime interamente la sua dissacrante tesi. Del resto se parlassimo solo di ciò che sappiamo, perché comprovatamente studiato o esperienziato, passeremmo gran parte della nostra vita in silenzio; focalizzandosi sulla lettura poi, nemmeno volendo saremmo in grado di poter leggere ognuna delle uscite editoriali proposte, nemmeno se fossimo bibliofagi selvaggi. Ed è infatti questo è lo spunto di partenza da cui l'autore parte per la sua riflessione: considerando che moltissimi libri non potremo mai leggerli e considerando che la maggior parte dei libri che leggiamo finiremo comunque per dimenticarli, o parzialmente o completamente, è chiaro considerare più naturale anche riuscire a discutere o argomentare i contenuti di cui non si è mai letta una pagina.

La conoscenza di una cosa non deriva strettamente solo dalla cosa, ma a sua volta è legata all'averne già sentito parlare, a tutto il nostro apparato culturale, ai legami tra il soggetto della dissertazione e tutto ciò che di correlato, per quanto possiamo saperne, esiste. Questo breve libello se solo venisse proposto nelle scuole farebbe la gioia di milioni di studenti, che invece loro malgrado saranno costretti a leggere più di quanto vorrebbero. 
E qui mi trovo a un bivio, resistere e mantenere un registro semiserio o lasciar pompare la mia vena sarcastica. Perché sarebbe anche facile questo cambio, basterebbe non so citare qualche politico e qualche sua rivisitazione di lettura, oppure pensare al povero Sun Tzu ridotto a operatore di marketing per aziende... 
Qualunque cosa pensiate della lettura, questo è un libro da leggere, o per lo meno catturate quello che sentite in giro il resto se tutto va bene verrà da sé, del resto Longanesi usava dire: "L'intellettuale è un signore che fa rilegare i libri che non ha letto".
Buona lettura!

sabato 9 luglio 2011

Frivolezza del giorno

"Quando leggi una minchiata, non pensare ai secondi che ci son voluti per scriverla, ma immagina gli anni che ci son voluti a realizzarla"

giovedì 7 luglio 2011

Soundmagazine.it - Dave ID - Reponse

Elettronico, ipnotico cupo. 
Sembra di essere proiettati nello sprawl cyberpunk di un qualche mondo scrittorio generato dalla penna di William Gibson.
Dave I.D con questo suo Response pubblicato da Subpop America per l'etichetta !K7, ci spinge in una dimensione fatta di musica industrial, ripetitiva, riverberante. 

E' difficile poter apprezzare a pieno questo lavoro per un cultore del rock psichedelico come me, ma sono sicuro che nei testi anglofoni, secchi, introspettivi, troverete il trasporto necessario che accompagna la musicalità di un genere che si miscela facilmente a molti altri, quello elettronico a cui senza dubbio è facile assimilare il disco. 

Dave I.D. propone un suo mondo interiore, con cui avviluppa sensibilmente (leggasi a pelle) l'attenzione acustica del suo pubblico. Il ripetersi martellante delle sonarità sono gli echi della vostra testa, il loro maturare senza sosta una via.
Buon ascolto!


Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità

martedì 5 luglio 2011

Scontri in Val di Susa - I soliti quattro stronzi

"Sorto all'aurora, al buon pastor la via
addimandai di Francia. - Oltre quei monti
Sono altri monti, ei disse, ed altri ancora;
e lontano lontan Francia; mia via
non avvi; e mille son que' monti, e tutti
erti, nudi, tremendi, inabitati,
se non da spirti, ed uom mortal giammai
non li varcò."
Alessandro Manzoni - Adelchi

Sono orripilato, per innumerevoli ragioni a dire la verità, ad esempio sono orripilato perché costretto dagli eventi a parlare di argomenti di cui non vorrei parlare, sono orripilato anche perché al posto di essere parte attiva, finisco per essere, non importa se mi ci sento oppure no, solo una voce, e magari è vero che quando l'uomo con la penna incontra quello con la pistola, quello con la pistola è un uomo morto, ma lì per lì pure quello con la penna non starà mica più tanto bene.

Comunque non so se state vedendo quel che succede nel mondo. Io per essere sinceri no. Ma sto vedendo quel che sta succedendo in Val di Susa, il che non è una scusante, ma un semplice fatto.
Non so, avete presente la Val di Susa? Parlo di quella lingua di terra a ovest di Torino, dove hanno intenzione di costruire una TAV, come "'cazzo è la TAV?", è la linea ad alta velocità che ci collegherà con la Francia e ci darà una connessione con il futuro. Che poi se togliamo la parte in cui dicono di volerci connettere con la Francia, avevano già detto questa cosa anche per la Salerno-Reggio Calabria e poi sappiamo tutti come (non) è finita.
Comunque non è di TAV che voglio parlarvi, non sarei nemmeno lontanamente titolato a poterlo fare e troverei l'eventuale battibecco tedioso.

Quello di cui ho bisogno di parlarvi, e che voglio capire, è in ordine:
- questo

- questo 

- questo
http://informarexresistere.fr/2011/07/04/val-susa-la-cronaca-della-giornata/

Non sono i primi giorni di protesta o manifestazione solo che non riesco più a restare in silenzio sull'argomento.
E perché non ci riesci più? Perché dal mio essermi riempito la testa (leggasi sanato i coglioni) è venuto fuori il titolo. Il quale titolo ha molte letture, in potenza.
Sono giorni che leggo articoli sull'argomento. Ci sono un po' di cose che lasciano basiti. La prima, ma è solo un esempio, è che poliziotti in completo antisommossa stanno massacrando civili italiani armati di temibili bastoni e pietre, che uno vorrebbe pure fossero i soliti quattro stronzi di studenti di sinistra (tanto chi se ne è mai inculato dei giovani fatti neri per le strade? Quasi quasi non farebbe nemmeno più notizia), ma no, non sono loro. Lì in mezzo ci sono anziani, padri e madri di famiglia, giovani di sinistra e non, scalmanati, stimati professionisti.
Ah ho capito. Vuoi dire allora che i poliziotti sono i soliti quattro stronzi. No. Mi piacerebbe. Davvero. Quelli però non sono stronzi. Sono persone che stanno eseguendo degli ordini ben precisi. E non sono poliziotti, ché se lo fossero di fronte a una civile che spiega le sue ragioni non sparerebbero come invece fanno alla fine del primo video. No. Sono assassini. E gli assassini non sono stronzi. E' il loro lavoro. 
Eh, chi resta allora, vabbé quelli in Parlamento. Beh sì, loro sono i soliti quattro stronzi. Con quello che sta succedendo potrebbero almeno non dire quello schifo così infamante. Liquami vomitati dalla bocca. Che poi a vedersi non è neppure una bella scena. Comunque no, non sono nemmeno loro.

I soliti quattro stronzi siamo noi. 
Siamo così genuflessi a questo schifo da non comprendere nemmeno più fin dove esiste qualcosa di accettabile e dove questo cesso, cessa di essere tale. Siamo talmente spenti, da parlare di TAV/NO TAV mentre la polizia sta caricando come un branco di rinoceronti degli altri cittadini "colpevoli" di non volere il mostro ecologico di un treno ad alta velocità sotto casa loro (indipendentemente questo da se è giusto montare quei binari oppure no). I soliti quattro stronzi siamo noi, ché ci vien detto che la polizia è lì solo per controllare la situazione e quando mandano quindici civili in ospedale facciamo spallucce. 

A me sta bene essere un solito stronzo, è uno status come un altro tutto sommato. Basta però che quando vedo qualcuno inseguito da un uomo che brandisce uno scudo in plexiglass e un manganello di cuoio con l'anima di metallo, mi si dica che è lì per essere rimandato a casa rotto, almeno lo so in anticipo.
Che volete farci sono schizzinoso, queste sorprese non mi piacciono per nulla e le bugie mi irritano.

Informatevi.
A presto e buona lettura.

lunedì 4 luglio 2011

Incontro con l'autore - Eddy Cattaneo (30 Giugno 2011)

"Questo è il mio diario ed è scritto sulla strada. 
Parla del tentativo di realizzare un sogno: 
fare il giro del mondo via terra, 
senza prendere aerei. 
Mollo tutto e parto, in solitaria. 
A contatto con la Natura, 
senza bucarla dall'alto"

Fare la conoscenza di Alberto Sebastiani e scoprire l'esistenza del suo C@ffè letterario.Bo è stato senza dubbio un colpo di fortuna; infatti senza di lui la maggior parte delle presentazioni a cui ho assistito non avrebbero mai fatto parte né di questo blog, né delle mie giornate, né della mia attenzione.
Il colpo di fortuna di questa volta è avvenuto alla Feltrinelli International dove ho assistito alla presentazione del libro di Eddy Cattaneo, Mondo via terra edito da Feltrinelli.

 Come lo stesso autore lo ha definito "questo è il racconto di un sogno" e in effetti non saprei come chiamare altrimenti quest'"imbarcarsi" in una simile avventura in solitaria, questo mollare tutto e lasciarsi ogni cosa alle spalle, per soddisfare il demone interiore del viaggio, della scoperta, del cambiamento. 
Per Cattaneo, viaggiatore esperto e abituato a peripezie in solitaria, è bastato poco: attendere che arrivasse la primavera/estate (siamo nel 2008), trovare un paio di scarpe comode che potessero accompagnarlo per tutto il viaggio, zaino in spalla quasi vuoto, in modo da poterlo riempire strada facendo e via, in partenza da est verso ovest, inseguendo la Via della seta, le "regioni" orientali della costa asiatica, approdare in America Latina e poi sempre più a sud seguendo la Panamericana per poi saltare in Africa, fino a Timbuktù e ritorno verso nord passando dal Mediterraneo e dalla Spagna. Un salto con la vita più tradizionale e tutto il resto alle spalle, eccetto la famiglia che resta comunque un modo per tenersi ben saldi anche nei grandi cambiamenti che si possono compiere.

Nel suo raccontare il curioso quanto sensazionale viaggio che l'ha visto protagonista ci si perde; ci si perde in quelle sue espressioni gongolanti che gli si dipingono sul viso mentre racconta questa sua storia, negli odori e nel cambio di scenari repentini in cui ci si muove, ci si perde negli aneddoti spesso divertenti che in pillole ci vengono sciorinati, e nelle fotografie che scorrono autonomamente senza sosta su un pannello, spennellate di sorrisi di tutto il mondo e sfondi mozzafiato.  
Itinerario di viaggio
Quello che ci viene raccontato è un viaggio (una sorta di "diario del capitano") intorno al mondo calpestando letteralmente la terra o, ove non possibile, viaggiando per mare con pesantissimi e pachidermici cargo merci. La fotografia è un elemento a sé stante, ci tiene a presentare Cattaneo, affiancabile ma ben distinto, per questo non c'è nel libro. L'intento, quindi, non è quello di scrivere cartoline o dare indicazioni turistiche, ma di raccontare il mondo del suo viaggio, quel mondo che è stato per lui uno stimolo sensoriale tout court.

Mondo via terra. 467 giorni 108.000 km senza bucare il cielo, e in quel che dice Pasolini, al termine di quel magnifico film che è il Decameron: "Perché realizzare un'opera quando è così bello sognarla soltanto", c'è senza dubbio del vero, ma per realizzare la soddisfazione della propria felicità passare dai propri sogni è un buon inizio, e il viaggio raccolto in questo libro è il buon inizio di Cattaneo.

sabato 2 luglio 2011

Selacapo.net - Una notte da Punkreas


Nella notte succedono sempre un sacco di cose, specie se sei una band abbastanza famosa e per abitudine le ore più buie son anche quelle più dilatate dalla veglia e dal divertimento della condivisione. Hanno sicuramente qualcosa da raccontare in proposito i Punkreas la band punk nata a Parabiago (Mi) più di venti anni fa.
Giovedì 30 giugno ore 2.00, al termine del Free Music Festival di Nichelino (To) la band ritorna in hotel. Un buon concerto a buon mercato, molta gente, molta musica. Una festa. Al ritorno dalla quale li aspetta una seconda festa, quella a sorpresa.
Apprendiamo dal comunicato stampa diramato ieri:
Arrivati all’EuroHotel di Nichelino, constatiamo la presenza di militari in divisa – carabinieri – che presidiano l’entrata e immediatamente ci si approcciano con modi poco amichevoli ..."

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Buona lettura!

venerdì 1 luglio 2011

Incontro con l'autore - Francesco Aloe (29 Giugno 2011)

 “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente"
Bertolt Brecht

A tutto stavo pensando, meno che a questo, cioè essendo il primo anno in cui mi cimento con gli incontri con gli autori, penso sia naturale che solo ora mi venga in mente quanto il caldo possa essere demotivante per la mia voglia di partecipazione mondana... a questo tipo di (generalmente) pomeridiana mondanità, diciamo meglio.
Comunque questa volta ho avuto fortuna, perché l'evento, organizzato con la collaborazione della Libreria Irnerio e dell'attivissima Associazione Culturale Eur-eka (entrambe di Bologna) ha goduto sensazionalmente di un pomeriggio in stato di grazia, "offerto" dalla corte interna del giardino del CostArena (sul quale per conflitto di interessi, dato che attualmente vi lavoro come addetto ufficio stampa, non mi dilungherò raccontando quanto sia straordinariamente eccellente, anche solo per la prolifica energia con cui viene promosso tutto ciò che è accomunabile sotto il nome di cultura).
Insomma, la presentazione, introdotta dallo scrittore Patrick Fogli, vedeva partecipe il romanziere Francesco Aloe, già autore di Vertigine, con il suo Il vento porta farfalle o neve, edito in questo 2011 da VerdeNero, che come sempre si dimostra attenta a tutto ciò che da noir diventa racconto dell’uomo come mostro sociale.

Un romanzo con due storie parallele, questo è il libro di cui veniamo a conoscenza. 
Un’opera che ha per protagonista un uomo, Fratello. Un personaggio, introspettivo, curioso, freddo, che è prima di tutto un killer dell’ndrangheta, la cui ispirazione romanzata è tratta da una persona realmente esistita e vissuta (se non ancora vivente) a Lamezia Terme. 
La sua storia è la prima del romanzo. La finzione creativa.
Poi c’è la seconda storia, quella che parrebbe venir fuori dalla fantascienza, e invece come spesso tristemente accade, è frutto della realtà. Nella notte del 10 aprile 1991, il traghetto Moby Prince, appena partito dal porto di Livorno, si scontra contro il lato destro della petroliera Agip Abruzzo. Nell’incidente oltre a svariate tonnellate di petrolio disperso tra aria e mare, muoiono carbonizzate 140 persone tutti i passeggeri del traghetto, meno il mozzo che viene tratto in salvo per tempo.

Tra la fiction e la realtà, L’Aloe, con abile e inquietante grazia trova un taglio che non sia divaricatore, ma, piuttosto, definito. Il punto di contatto tra queste due parti è lo stesso protagonista. Fratello, infatti, si imbatte casualmente nell’accaduto, è all’estero per “lavoro”, ma è talmente impressionato dall’incontro con i fatti della vicenda che comincia a leggere, a indagare, a informarsi. Si imbatte nello stupro della realtà che è stato sistematicamente fatto sull’accaduto. Uno dei nostri famosi misteri italiani. Che tanto se è un mistero è anche perché un po’ ci piace che resti tale, del resto se venisse svelato perderebbe il suo fascino. Come se ne avesse alcuno. A ogni modo il mistero non piace a Fratello. E il lettore, malgrado la sua naturale indolenza, si trova proiettato pagina dopo pagina in fatti, interrogativi irrisolti, storie su storie. Fino alla fine. Quando come dice l’autore: “ho scoperto crescendo che quella nave bruciata in mare aperto, che io ricordavo, si è trasformata in bare”.

Perché sia chiaro che è stato un incidente, è necessario sottolineare la parola.
Quella notte c’era la nebbia. C’era un banco di nebbia proprio lì tra la prua rivolta a sud della nave petroliera ancorata a largo e il punto dello schianto della Moby, il traghetto che proveniva dal porto. Anzi no, che stava tornando in porto, se la prua era rivolta a sud il lato destro dell’Agip doveva affacciarsi sul mare aperto. Ma perché stava tornando in porto? Sciocchezze, il personale di bordo era agli ordini del comandante Ugo Chessa, un uomo di 56 anni con solo un’intera vita passata in mare e stava guardando la partita di Coppa delle Coppe Juventus - Barcellona! Poi mentre morivano, la maggior parte dei membri dell’equipaggio si son trascinati tutti nella plancia di prua per far credere d’aver mantenuto saldo il loro impegno al dovere fino all’ultimo! E comunque a parte l’errore umano, c’era la nebbia e faceva anche caldo a causa del materiale combustibile vomitato dalla fiancata della petroliera e c’era fumo e c’erano in radio le voci in americano (una nave, tale Theresa, che non si sa cosa facesse lì e che fine abbia fatto) e le voci italiane. Il salvataggio era impossibile. Prima dovevamo impedire che l’oro nero si rovesciasse in mare, chi poteva sapere che l’unica nave appena partita dal porto, come un falò nel buio, stava andando completamente avvolta dal combustibile alla deriva con 141 vite umane a bordo?
Ma un falò nel buio non si dovrebbe vedere? Certo, ma c’era la nebbia, seguiva la Moby Prince.
A presto, buona lettura.


Ps. Non ho parlato delle verità nascoste dietro l’incidente. Non ho parlato della giornalista Ilaria Alpi, né della sua morte sospetta a Mogadiscio, mentre indagava su un traffico di armi occidentali scambiate con l’accoglimento di rifiuti tossici illegali. "Non c'è niente di cui vergognarsi se non sai, questa storia non ti è stata raccontata", terrebbe a precisare con gentilezza l’Aloe, forse però è arrivato per tutti il momento di cercarla.
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