Forse non essenzialmente io, ma io

La mia foto
Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

sabato 28 marzo 2015

Cul in aria #7, Ovvero scintille di scrittura creativa in cucina

Waiting for Torta allo yogurt 


Partiamo da principio, cioè, che non è che un mal di testa è sempre furiero di sventure, metti ad esempio tu non voglia andare a lavoro, anzi, no no, meglio, tu non c'abbia voglia di scopare, un mal di testa, ma dico uno ogni tanto che sennò meglio consiglià na' biopsia, ti può anche salvare capre e cavoli.
E però, poi, ci sono quei mal di testa forti, tipo che lo senti proprio il sangue che ribolle e che son quelli di quando pure le guance ti diventano rosse e le orecchie bollenti e la bocca è riarsa e le mani sudate, ecco, quelli c'hanno due motivi: o è febbre e si curano più o meno sempre, più o meno tutti, o è il cuore e, se è il cuore, figlibbelli, allora i problemi alla testa son gli ultimi dei vostri pensieri.

venerdì 27 marzo 2015

Nichilismo del giorno - Di tragedie sociali più che social.

In tutti i social imperversano articoli e link che rimandano a quanto accaduto su quell'aereo. I fatti e il loro racconto siano benedetti, siano sempre benedetti e altrettanto il parlare per idee, il resto, signori, signore...
Troveranno, troverete, mai il buon senso di non aprire la bocca per sola egotica spinta di non restare in silenzio nella paura, immotivata, di apparire più ottusi, il buon senso di smetterla di giocare davvero alla consapevolezza di parlare di qualcosa, friggendo, invece, un'aria già quotidianamente satura e rarefatta di sproloqui e parole usate a casaccio?
 
Questa roba, questo vostro commentare e postare commenti di giornalisti e opinionisti è pornografia, è questa la roba per cui si dovrebbe provare ribrezzo, non due facce schizzate di sperma o un culo sfondato per lavoro.
Questo vostro scavare sudiciamente nel letame umano con l'intenzione di ritrovarvi del cibo non digerito da cui succhiare utile nutrimento.
Se di fronte a una tragedia siete solo in grado di speculare con la stessa attitudine con cui uno scarafaggio si nutre di scorie, siete un prodotto pubblicitario, rendetevene conto.
Buon venerdì...

venerdì 20 marzo 2015

Storizzamimimi #21

Ventuno oggi fa, rispettivamente all'età di trentatre e quarantacinque anni, mentre si trovavano a Mogadiscio come inviati di guerra, da ignoti vengono uccisi a colpi di kalashnikov la giornalista Ilaria Alpi e il suo cineoperatore Miran Hrovatin, che indagavano anche su un traffico internazionale di armi, rifiuti tossici e radioattivi, destinati agli africani, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali, in cui erano invischiati, tra gli altri, militari e personaggi dell'economia italiana. 
Oggi, mentre guardiamo l'eclissi per qualche istante, è bene ricordarsi che l'Italia non è al buio solo per qualche minuto.

mercoledì 18 marzo 2015

Soundmagazine.it - Paolo Benvegnù - Earth Hotel

Molti anni fa, ero ancora negli enti, m'imbattei in quella che, allora non potevo saperlo, sarebbe stata una delle più belle graphic novel mai lette, La locanda alla fine dei mondi di Neil Gaiman. 

martedì 3 marzo 2015

Cul in aria #6, Ovvero scintille di scrittura creativa in cucina

 Waiting for Moscow mule

Sigarette su sigarette e il fumo che mangiava prima le pareti di quel locale di periferia e poi anche le nostre bocche con una voracità nient'affatto normale, ma cosa poteva ancora essere  normale dopo il nostro quarto giro di drink? E, certo, non avremmo potuto chiamare cena due ciotole di olive verdi.
Avevo finito il mio Moscow mule e tu mi parlavi dei tuoi problemi di donna, il tuo esser da sola al mondo senza nemmeno un uomo a sorreggerti le spalle, ma poi a che servivano gli uomini, forse aggiungevi, "portano guai". Io avevo già perso il filo di ogni tua parola, intorpidito com'ero nel fondo dei tuoi occhi, quelle lucenti pietre opache di luna, a inseguire il disegno delle tue labbra che emettevano suoni inascoltati di un'accogliente dolce nota civettuola.
Come magneticamente attratto, mi ero avvicinato sempre di più a quelle linee in movimento, vestite appena di quel che restava di un rossetto rosso veneziano, sempre più tenue di bicchiere in bicchiere, di sorso in sorso. I nostri respiri erano a meno di un palmo di distanza, nei tuoi occhi se davvero avessi voluto, avrei potuto vederci l'interezza del mio volto. Prima fui colpito dall'oliva, poi potei sentire il gusto viscoso del Manhattan, il tuo Manhattan, investire il mio viso. 
"Stronzo!", avevo potuto udire distintamente nel vociare del mondo intorno, poi eri scivolata sui tuoi tacchi neri giù dallo sgabello e il fumo intorno, nella penombra del locale, aveva mangiato anche te. 
"Un'altra vittima, non c'è tregua" pensai "per chi ha sempre vissuto nel blu di un cielo senza nuvole, la nebbia è senza poesia". Quando mi voltai verso il bancone il quinto Moscow mule già mi stava attendendo e chissà quanti ancora ne avrei baciati prima di addormentarmi.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...
Si è verificato un errore nel gadget