Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

sabato 26 giugno 2010

Frivolezza del giorno

"Penso che i film horror degli ultimi anni abbiano, come unico obiettivo, quello di diffidare lo spettatore dal fare viaggi verso i paesi dell'est e dell'America Latina. Un po' come accadde con i bagni in mare aperto da The Jaws in poi.

Ps. E anche che strappare occhi dalle teste, sia facile come vendemmiare uva.
Viviamo in tempi difficili, pare"

giovedì 17 giugno 2010

Aforisma del giorno

"Il benessere ci ha resi molli. La minaccia della mancanza di benessere ci rende ignavi"

lunedì 14 giugno 2010

Philip Kindred Dick - Follia per sette clan

Titolo originale: The clans of Alphane moon
Autore: Philip Kindred Dick
Anno 1963
Edizione: Fanucci editore
Pagine: 234

"Follia per sette Clan". Quando mi trovai per la prima volta questo libro tra le mani, il pensiero di leggere una storia popolata da malati di mente, mi colpì con così tanta vivacità da promettere, principalmente a me stesso, che prima o poi l'avrei comprato.

Il romanzo si divide inizialmente in due parti sovrapposte, che finiscono per congiungersi totalmente: la prima parte si focalizza sulla Terra, dove il protagonista Chuck, impiegato presso un'agenzia governativa, vive una relazione ormai in disfacimento con sua moglie; la seconda s'incentra, invece, sul pianeta Alpha III L2, un tempo colonia terrestre ove venivano ricoverati affetti da patologie psichiche, i quali, in seguito all'abbandono terrestre, hanno creato sette clan, uno per ogni disturbo, instaurando un consiglio dei capi clan con il compito di dirimere tutte le questioni del pianeta.

L'intreccio è decisamente spassoso, soprassedendo naturalmente la misoginia, spesso presente negli scritti di Dick, (ad esempio qui).

La riflessione che ha prodotto la lettura è decisamente in tema, benché non espressa completamente all'interno della sua struttura.
Diverso. Nella simbologia matematica viene rappresentato con un uguale sbarrato, quindi leggendo semplicemente, il simbolo significa non uguale.
Direi che si tratta di un pensiero banale, vero?
Ed allora in tutta la mia banalità, mi domando: se dato per assioma, che diverso, cioè non uguale non ha connotazioni spregiative, almeno non nella sua prima dicitura, come mai tutti i diversi da noi, quali che siano i diversi e quali che siamo noi, sono sempre guardati con sospetto, con intolleranza, con paura?
Accettare è un verbo della prima coniugazione, la prima che viene insegnata e presumibilmente imparata nelle scuole, ma coniugare e comprendere non fanno neanche rima, figurarsi se possono essere sinonimi.

Buona, estasiante, lettura.

lunedì 7 giugno 2010

Aforisma del giorno

"Come fiori che cercano luce, voltando il viso accarezzato dal vento. Così viviamo. Bruciati. Accecati. Beati"

martedì 1 giugno 2010

Metti un giorno un proiettile colpisce un civile

Diapositiva
I fatti che sono successi, tutti noi abbiamo la possibilità di leggerli sui giornali.
Certo, qualche telegiornale avrà nicchiato, nella speranza che l'accaduto non inneschi incidenti diplomatici tali da costringerlo rompere il suo proprio naturale schieramento "politico". Eppure i dubbi restano. Ché i video mostrati fanno vedere solo (come se già non bastasse) soldati in "tuta da lavoro" (leggasi in tenuta da guerra) che salgono mediante funi sulle navi, manifestanti portatori di diritti umani che brandiscono bastoni su esseri umani come fossero manichini. Poco più che questo.

La difficoltà dell'osservare è derivante da tante cose. In queste vicissitudini, come in altre c'è una difficoltà in più. Il tifo da stadio.
La mia squadra non la cambio nemmeno se perde, perché sennò non sarei un buon tifoso. Io sono filo-palestinese, io sono filo-israeliano. Bla bla bla.
Questo conflitto è pieno di cose che per sapersi davvero avrebbero bisogno di vite dedicate alla ricerca oggettiva dei fatti. E come si fa?
Chi li scrive sti' fatti oggettivi, una persona soggettiva?
Il problema solito della storia.

Quelle che produciamo noi altri son chiacchiere emotive dettate dalla conoscenza più o meno vasta di quel che sappiamo. Ma noi degli interessi che li muovono sti' fatti, sappiamo ricchi cazzi. Per lo meno i più di noi. Perché qualcuno sa, ma giustamente non parla.
Abbiamo un mondo costruito sui silenzi.
Un substrato di realtà, ben più spesso del reale, concepito dalle incomprensioni lasciate da questi silenzi.

Che è accaduto ieri?
Ieri un gruppo di persone, che contavano personalità importanti e in qualche caso famose, motivate dal loro essere uno strumento di vita (dal loro punto di vista in piena responsabilità e buonafede) si son trovate di fronte delle navi da guerra.
Moltissime cose passano nella mente di chi pensa di essere nel giusto, io penso che loro abbiano pensato "Non spareranno mai. Possiamo provocarli quanto ci pare, ma se sparano succede un casino e son cazzi loro".
I soldati hanno intimato loro di "non fare troppe storie e di far salire a bordo i soldati per portare le navi in un ormeggio sicuro per fare tutti i controlli" che tradotto significava, "fate salire i soldati e per questa volta ve la cavate tutti tranquillamente, senza che vi succeda nulla di grave, ma tutto ciò che c'è qua sopra non vi verrà restituito".

Qui c'è il primo "bivio", avrebbero potuto scegliere di prendere il largo e andar via, avrebbero potuto eseguire gli ordini, oppure l'opposizione diretta, la terza via, quella che hanno scelto.

I pacifisti hanno provato a sfondare il blocco.
I soldati son saliti a bordo della nave.

I pacifisti hanno preso la sciagurata decisione di romperne di legnate un paio quando si son visti abbordati (tra l’altro, abbordare un gruppo di navi battenti bandiere di stati misti, composto da passeggeri di cittadinanza mista, in acque internazionali, non sarà reato?), dopodiché tra legni alla buona e qualche coltello, che sempre ci si trova addosso in queste situazioni (coltelli da cucina compresi) se le son date, finché gli israeliani, visti disarmare per le botte subite i primi soldati arrivati sul ponte, hanno deciso, presi dalla comprensione che la situazione gli era ormai sfuggita di mano, di sparare sulla folla per disperderla, lasciandone a terra, invece, meno di una quindicina (speriamo).

In quel momento chi stava comandando la situazione avrà pensato, "Cazzo, sti’ figli di puttana non dovevano morire, mo' come glielo spiego al mondo intero che gli stronzi son loro e non io?"

Il resto son tutte le chiacchiere. Tutte quelle che ho proferito, che continuerò a tossicchiare, che ho ascoltato e letto.

Ora, quello che è importante capire, è che questa situazione è presumibilmente stata creata ad hoc; quello che sapremo nei prossimi tempi è chi l'ha pensata. Come in ogni conflitto della storia, ci vuole pochissimo per innescare dei piani. Questo piano può essere stato o un errore grossolano o un piano ben congegnato non entrambi.
Quindi, secondo problema. Chi.
Bisogna vedere, infatti, chi è che lo vuole il subbuglio, se sono i palestinesi (o arabi) che vogliono il pretesto per dare ulteriormente addosso, oppure se son stati gli israeliani che prospettando una risposta dal mondo arabo, sperano che questi ultimi la facciano grossa per avere l'autorizzazione a rispondere con la forza, quella che solo gli israeliani, grazie ai mezzi di cui dispongono, possono dispiegare. E che, aggiungerei io, non esitano giammai a mostrare, come fosse un modo per dire "occhio, che per come lo abbiamo duro noi, ve lo sentite solo quando ve lo ficchiamo dove vi fa più male".

Come ultima cosa un problema principe.
Quand’è che un soldato può sparare addosso a un civile? E poi, in tutto questo buglione di risposte emotive riguardanti il conflitto e l’accaduto, se al posto di Israele ci fosse stato uno stato come la Libia, che cosa avremmo detto? Perché da questa seconda risposta ne va anche della nostra onestà intellettuale.

Per mio conto ho parlato abbastanza.
Speriamo, quindi, nell'errore (anche se credo ci sia un piano), diversamente ripenserei a quando un coriaceo Mussolini disse, riuscendoci ampiamente: "voglio portare un migliaio di morti sul tavolo delle trattive"...
... e allora mi auguro che, se questa è la risposta che si danno i potenti di questa Terra, che comincino a buttarle queste atomiche, almeno sta' società di depressi mentali e degradati morali va al macello e fanculo a chi resta.
Buona lettura.
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