Forse non essenzialmente io, ma io

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Bologna (itinerante), Bo, Italy
Nato a Taranto il 6 maggio nel segno del Toro. Il Giallo del collettivo Shingo Tamai, cialtrone poliedrico, dilettante eclettico, onnivoro relazionale, sempre in cerca di piaceri, di vezzi, di spunti e di guerre perse in partenza. L'idea di comparire in questi termini sulla rete è nata da un brainstorming con un amico, Leonardo Chiantini, qualunque fortuna possa avere il suo primo "quaderno di appunti" virtuale, è a lui che vanno i suoi ringraziamenti.
Benvenuti e buona lettura.
Ps. Aggiungetemi su Facebook e, con lo pseudonimo andrelebrogge, su Twitter

domenica 22 novembre 2009

sabato 21 novembre 2009

Patrick Rambaud - La battaglia

Titolo originale: La bataille
Autore: Patrick Rambaud
Anno 1997
Edizione: Tascabili Bompiani
Pagine: 217

La sanguinosa battaglia di Essling del 1809 è la colonna portante di questo straordinario romanzo storico, scritto da questo giornalista e scrittore francese.
L'idea da cui il libro trae la linfa vitale, è uno scambio epistolare con Madame Hanska, con il quale Honoré de Balzac esprime la volontà di scrivere un romanzo (mai portato a termine, nonostante tutti i suoi sforzi), che parli dello scontro avvenuto, in quei giorni della tarda primavera, tra l'esercito napoleonico e l'esercito austriaco.


Il romanzo è un'eccezionale visione a "volo d'uccello", sorvolante sulle distese erbose, sul fumo denso e scuro, lasciato dall'esplosione della polvere da sparo e sulle masse di soldati in movimento, sapientemente miscelata ad un accurato interesse per il particolare, sempre ben delineato, palpabile, pulsante, della vita e dell'emotività, anche razionalizzata, dei personaggi che lo popolano. La forza del romanzo storico rivive intensamente nelle pagine di questo libro, dalla lettura fluente, come lo scivolare sul terreno di una palla di cannone, meno mortifero, ma ugualmente dirompente nel suo coinvolgere.


Ammetto che sono rimasto estasiato, come in poche altre occasioni, e, se è vero che l'età napoleonica è così carica di espressività già per la sua stessa natura, è eccezionale la capacità di Rambaud di seguirne il flusso concertandolo magistralmente.

Essling riecheggia, attraverso la carta inchiostrata, tutt'intorno al lettore e non solo nella sua mente.
Buona lettura.

mercoledì 18 novembre 2009

Aforisma del giorno

"Mi domando, abbastanza frequentemente, come si possa pensare di organizzare un sit-in in difesa della democrazia, quando non basterebbe l'Oceano Indiano a contenere il sangue della gente morta per crearla"

giovedì 12 novembre 2009

Friedrich Durrenmatt - Il minotauro

Titolo originale: Minotaurus
Autore: Friedrich Durrenmatt
Anno 1987
Edizione: Marcos Y Marcos
Pagine: 74

Conobbi questo libro quando durante uno dei miei lavori di editing, m'imbattei in un testo di psicologia terapeutica. La forza con cui colpì la mia immaginazione di antichista fu tale, che mi ripromisi di comprarlo al più presto.


Benchè sia un libro, per la sceneggiatura e per la sua brevità, è molto più vicino ad un racconto o, al più, al testo di uno spettacolo teatrale.
La trama prende spunto, anzi meglio, si appropria, rivisitandolo, del mito di Teseo e del Minotauro intrappolato nel labirinto, con tanto di filo rosso finale che conduce l'eroe in salvo verso l'uscita. La chiave di volta e di lettura non è infatti l'intelletto che vince sulla brutalità, nè la giustizia che prevale di fronte alle avversità del destino; la chiave è il punto di vista rovesciato, quello del minotauro, in primis, dell'emotività umana in secundis e, dulcis in fundo, delle realtà sovrapposte e contrarie degli specchi che rivestono le pareti del labirinto.


Ciò che mi ha deluso, è che tutti gli aspetti salienti del libro li conoscevo già prima di poterlo sfogliare con le mie mani, questo, proprio a causa del lavoro che me l'aveva portato alla ribalta. Va però detto, che la rilettura dei miti operata da Durrenmatt, ha sempre qualcosa di profondo, di commovente e, nel caso de "Il minotauro", la tragica figura della fiera appare umanizzata come mai è accaduto nel mito, troppo intento a perorare la causa dell'eroe.


Una lettura che vi colpirà nella vostra emotività e che vi consiglio, anche per il senso di vuoto che proverete, quando le brevi pagine avranno finito di viaggiare sotto la spinta delle vostre dita.
Buona lettura.

martedì 10 novembre 2009

Victor Hugo - L'ultimo giorno di un condannato a morte

Titolo originale: Le dernier jour d'un condanné
Autore: Victor Hugo
Anno 1998
Edizione: Oscar classici
Pagine: 98

L'idea di scrivere un libro, che promuova pene alternative alla punizione capitale, non è facile da realizzare, nè per i nostri tempi particolarmente audace o avanguardistica, benchè esistano stati in cui ancora vengano addebitate simili barbarie con troppo faciloneria.


Questa breve introduzione perde parzialmente il suo significato, di fronte al fatto che l'autorevole autore, Victor Hugo, vivesse in tutt'altro periodo, quello in cui l'idea di amministrazione della giustizia attraverso la pena di morte, sotto forma di ghigliottina, faceva, non solo metaforicamente, perdere la testa ai più.


La forza di questo scritto, che ricalca, in forma di romanzo autobiografico (dove protagonisti sono il condannato a morte e i suoi ultimi giorni di detenzione prima della decapitazione), le argomentazioni affrontate da Cesare Beccaria nel suo "Dei delitti e delle pene", è nella scelta personalissima e poco editorialmente popolare (almeno stando alla nota conclusiva del romanzo, scritta da Adèle Hugo) di lasciare anonimo il protagonista, che coinvolge, in questo suo anonimato di uomo senza volto, tutti gli uomini che come lui avrebbero (o avevano già) subito la punizione estrema, perdendo davvero il loro volto e con esso, l'individuale identità umana.


Uno scritto, questo, tanto più attuale, per il suo porre crudamente la natura stessa della non-vita di una persona condannata ad attendere il giorno, l'ora, il minuto stesso, della sua morte.
Una lezione, questa, che nei tempi passati poteva essere appresa osservando l'uomo che dal palco offriva il suo "moncone acefalo" alla folla e che oggi, in troppi, vorrebbero ignorantemente (nel senso più greco "di non conoscenza" possibile) riproporre.


Buona lettura.

Aforisma del giorno

"Una pistola ha i colpi contati e, se non li avesse lei, li avrebbe chi la impugna. La grettezza invece no ed è anche contagiosa"

sabato 7 novembre 2009

Valerio Evangelisti & Antonio Moresco - Controinsurrezioni

Titolo originale: Controinsurrezioni
Autore: Valerio Evangelisti e Antonio Moresco
Anno 2008
Edizione: Piccola biblioteca Oscar Mondadori
Pagine: 120

Comincio la mia stesura, proprio per la singolare armonia narrativa del libro, dalla fine.
Forse, questo romanzo in due tempi (slegati e indipendenti tra loro) non vi appagherà completamente, forse non riuscirà a tendere i vostri fili a tal punto da gradire il suono dell'accordo finale, tuttavia ne consiglio la lettura.
La ragione è nella prefazione che Evangelisti fa al libro, meritoria già da sé per la caratteristica visione d'insieme così coinvolgente e interessante. In particolare, quando l'autore della prima parte del romanzo scrive:
"E' col Risorgimento che, bene o male, riconosciamo comuni radici. ... A lungo si è parlato di "due Italie", adesso ne abbiamo quattro o cinque. Per individuare le falle non servono monumenti che nessuno vede, nè rivisitazioni storiche altrettanto ignote alla maggioranza. Solo la narrativa può restituire, in parte, il sapore di ciò che accadde.".


La prima domanda da fare ad ogni lettore, quindi, sarebbe: "Che cosa ricordi del Risorgimento"?
Ed è tanto più familiare nel suo porgersi, perchè i Fratelli d'Italia, hanno dimenticato ogni significato recondito non solo della parola "Fratelli" (semmai per un italiano, popolo multietnico per eccellenza, abbia significato qualcosa), ma soprattuto dell'importanza che, sul suo chiamarsi italiano, ha questo clamoroso e vitale evento storico.


Anomalia scrittoria.
Questa è la raffigurazione più precisa con cui identificare questo romanzo risorgimentale rivisitato, "narrativizzato". E i due autori sono davvero eccellenti nel manifestare con la loro scrittura e la loro scelta compositiva (lemma veramente calzante soprattutto per la seconda parte, scritta da Moresco), l'anomalia a cui mi riferisco.


Di pulsioni è fatta questa Italia. Di masse sanguinanti, di fumee accecanti e di uomini illustri.
Buona lettura.

martedì 3 novembre 2009

Howard Philip Lovecraft - Il caso di Charles Dexter Ward

Titolo originale: The case of Charles Dexter Ward
Autore: Howard Philip Lovecraft
Anno 2007
Edizione: BUR scrittori contemporanei
Pagine: 202

Lovecraft, tra i padri della letteratura horror propriamente detta, è raramente annoverato tra i romanzieri ed in effetti, i suoi sono più spesso racconti che romanzi. Il caso di Charles Dexter Ward, anche per la finezza e la ricercatezza dello stile e della trama, però, appartiene meritoriamente alla categoria dei romanzi.
Non sono un appassionato di Lovecraft e non sarebbe la prima volta che lascio una recensione di libri che non hanno colpito favorevolmente la mia avidità di lettore; tuttavia, non posso far altro che esprimere un giudizio davvero più che positivo, di fronte a questo scritto così ben concepito, con caratteristiche orrorifiche così tanto appaganti.

La forza di questo romanzo lovecraftiano, si insinua soprattutto attraverso un linguaggio fluido che ritrae una storia continuamente ombreggiata, fin quasi a diventare completamente nera proprio nel momento in cui ci sarebbe più bisogno di luce. Una luce maestosa che illumini a giorno il manifestarsi dell'orrore puro.
Invece è proprio qui che la maestria dell'autore diventa maggiore. Gli umani devono sapere senza vedere, devono scoprire senza competere con l'orrore, salvo pagare un prezzo elevato per la loro curiosità e, come mostrano i protagonisti del libro, la morte non sempre è quello più alto.

Senza dubbio, uno dei migliori Lovecraft di sempre.

Buona lettura.

Aforisma del giorno

" - Mio nonno, che si faceva i cazzi suoi, campò cent'anni - Ora, se il bisogno di questa ostentata longevità non fosse così diffuso, il mondo in cui viviamo sarebbe migliore"

Avvenimento estemporaneo - Bleach Nirvana

La Sub Pop Records spalanca le porte del Grunge e, a vent’anni dall’esordio dei Nirvana, ripropone i ragazzi di Seattle con il doppio LP in vinile del loro primo album, Bleach. Il nuovo Long Playing, il cui titolo (che tradotto significa candeggina n.d.r.) prese spunto da una pubblicità che consigliava di lavare gli aghi con la candeggina prima di drogarsi, è accattivante già a partire dalla sua riedita veste grafica. Infatti il primo disco, completamente bianco (proprio come se fosse stato appena lavato con la candeggina n.d.r.), si presenta come una fedele rimasterizzazione dei brani contenuti nell’album originale, mentre il secondo contiene la registrazione inedita di un live tenuto il 9 Febbraio del 1990 presso il Pine Street Theatre di Portland.

I suoni cupi, spigolosi e distorti e i testi ripetitivi e grezzi di brani come “School”, “Swap meet” e “Negative Creep”, lasciano riecheggiare i Nirvana più primitivi e brutali, ma anche più autentici e meno influenzati dal punk più melodico, più pop, qui rappresentato solo da “About a girl”. Un punk-pop che rappresenterà, agli occhi del grande pubblico, l’immediato successo del loro secondo album, Nevermind e che si ritrova all’interno del live del’90. Infatti il secondo disco, oltre a proporre in ordine sparso alcuni brani storici dell’album originale (come Blew storico brano di apertura di Bleach e di chiusura del live), contiene anche tracce dei Nirvana più conosciuti, a cominciare dallo stesso “About a girl” passando per il ritmo reiterato, insistente, di “Been a son” e per quello più elettrico e testualmente monotono di “Molly’s lips”.
Un’ultima chicca da appassionati.
Jack Endino, lo straordinario produttore che registrò Bleach nelle tre sessioni effettuate presso il Reciprocal Recording Studios di Seattle, tra il Dicembre 1988 e il Gennaio 1989 è la mano che, in questo quinto di secolo compiuto dalla band di Cobain, li festeggia nella rimasterizzazione del live e dell’album.
Ultimo tiro di fiato e buon ascolto.

Ps. Ringrazio Valentina e Soundmagazine per l'opportunità.
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